Il tema del sogno, molto diffuso anche nei Balcani e in Russia, innesta, forse, sulla descrizione di esperienze sciamaniche, il più tardo espediente di camuffare nel racconto l'intrusione del magico per evitare qualsiasi sospetto di credenze in (maligne) divinità pagane.
Perché qui non si parla di Djinn bonari che favoriscono matrimoni fra mortali, o di fate benefiche o di dèmoni simili agli orchi e/o ai troll delle fiabe occidentali. L'atmosfera è molto vicina a quella del sabba, e alle fiabe-novelle nostrane che rientrano nel filone "il Noce di Benevento".
n una città viveva un mercante che aveva un figlio. Questo giovane era straordinariamente bello e di assai amabili maniere. Quando ebbe sedici o diciassette anni, tutti i mercanti gli volevano bene; lo ricevevano nelle loro case, lo portavano in giro per la citta e anche nei loro viaggi.
Così un bel giorno una trentina di questi mercanti lo invitarono in un giardino fuori città dove volevano divertirsi. Insieme al giovane passarono la giornata mangiando e bevendo e poi fecero musica e danzarono in quel bel giardino fino a quando scese la notte. Allora uno di loro disse:
"Qui l'aria è deliziosa, il giardino è molto bello e la luna splende luminosa. La cosa migliore è trascorrere qui anche la notte".
Tutti furono d'accordo; mangiarono e bevvero fino a mezzanotte. Poi il giovane si alzò e andò a passeggiare nel giardino. La luna mandava una luce chiara e il giovane era ubriaco.
Arrivò fino alla porta del giardino, l'aprì e uscì fuori, per camminare ancora un po'.
Nel chiarore della luna vide un'ombra, che venne verso di lui e lo salutò. Il giovane figlio del mercante domandò:
"Chi sei ?"
E l'ombra rispose:
"Sono un uomo d'affari, amico dei tuoi amici e arrivo proprio ora da un'altra città. La mia merce, gli asini e i cammelli sono ancora fuori porta. Ho sentito che voi vi siete riuniti in questo giardino e sono venuto a cercarvi per poter far entrare la mia merce oltre le mura della città; in tal modo potrei evitare di pagare la gabella domattina. "
Il giovane, ubriaco com'era, gli prestò subito fede e disse:
"Andiamo!"
E così si allontanò con l'uomo, senza neppure avvertire gli altri mercanti. Lo sconosciuto camminava a passo molto svelto e il giovane lo seguiva. Andarono e andarono. E dopo due o tre farsach, attraverso strade pietrose e cespugli di rovi, il giovane figlio del mercante, stanco morto e sfinito, si rese conto che non si vedeva né la città, né gli asini, né i cammelli.
A un certo punto si accorse che stava nascendo il giorno e il cielo si colorava di porpora.
E l'uomo d'improvviso scomparve, senza che il giovane potesse capire se era stato inghiottito dalla terra o se era salito al cielo... E non vide più nessuno. Sorse il sole e il ragazzo si ritrovò in un deserto pietroso e pieno di arbusti spinosi - non c'era un goccio d'acqua, non un albero e tanto meno una città o un villaggio. Colto dallo spavento, il figlio del mercante cominciò a correre di qua e di là, fino a che arrivò mezzogiorno. Il sole era intanto diventato rovente e il ragazzo spossato dalla fame e dalla sete svenne.

