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martedì 9 maggio 2017

La Troll nel Bosco, Scandinavia

n giorno un boscaiolo stava abbattendo alberi con due suoi compagni a Hurdal. Avevano appena rovesciato un tronco pesante quando all'improvviso dei gomitoli rotolarono ai loro piedi. Meravigliati, gli uomini si chiesero che cosa mai significasse. Quando il primo di loro sollevò lo sguardo per vedere da dove erano caduti, vide in cima all'altura una giovane donna, la cui bellezza era così accecante che il boscaiolo dovette chiudere gli occhi.
"Non mi vuoi riportare uno dei gomitoli?", gli chiese la donna.
Il boscaiolo le si avvicinò e si accorse che era ancora più bella di quel che sembrava. Se non avesse dovuto terminare il lavoro sarebbe certamente rimasto a contemplarla. Tornò invece ad abbattere tronchi, e quando, qualche istante dopo, volse nuovamente lo sguardo alla montagna, la donna era sparita. Il boscaiolo aveva sentito parlare spesso di Huldren e Troll e sapeva bene cosa succedeva a coloro che davano troppa confidenza a questi esseri. Durante la notte si coricò perciò in mezzo ai suoi due compagni per sentirsi al sicuro, e decise di non pensare più alla troll.
Ma tutto ciò non servì a nulla, perché la donna lo rapì e lo trasportò in volo all'interno di una montagna, in un posto lussuoso e confortevole.
Per tre giorni e tre notti il boscaiolo rimase prigioniero nella montagna.
Il mattino del quarto giorno si risvegliò, tutto turbato, nel suo solito giaciglio del bosco.
"Che tu sia tornato è una bella cosa - gli dissero i suoi compagni - ma ci hai portato sufficienti provvigioni da casa?"
"Certo - rispose il boscaiolo - vi ho portato dei buonissimi tritelli".
Alcuni giorni dopo, mentre stava inserendo un cuneo in un tronco per poterlo fendere in lunghezza, una affascinante donna gli portò un piatto di tritelli, che avevano un aspetto molto invitante e fumavano belli caldi.
"Mangia", gli disse la donna, sedendosi sul tronco.
Proprio allora il boscaiolo si accorse della lunga coda che le penzolava nella fenditura del tronco.





Senza neppure toccare il piatto, estrasse il cuneo dalla fenditura, così che questa si richiuse imprigionando la coda della donna.
L'uomo cominciò poi a pregare ad alta voce, e la troll, urlando e bestemmiando, Iniziò a tirare la sua coda, e infine la strappò e volò via.
Da quel giorno il nostro boscaiolo divenne alquanto strano e cominciò a trascurare il lavoro; non aveva il coraggio di recarsi nel bosco, rischiando di incontrare la troll.
Dopo quattro anni, tuttavia, spinto dalla necessita di lavorare, tornò nel bosco. Mentre si dirigeva nel luogo stabilito, si trovò all'improvviso, senza sapere come, davanti a una casa in cui abitava una vecchia così brutta che al nostro boscaiolo vennero i brividi. Tra i ceppi d'albero giocava un bambino di quattro anni, arruffato e squamoso. La vecchia prese dalla casa un boccale d'acqua e lo porse al bimbo con queste parole:
"Su monello, vai da tuo padre e portagliene un sorso".
Il boscaiolo, a quelle parole, cominciò a tremare e fuggì terrorizzato verso il paese.
Da quel giorno, nonostante le insistenze dei compagni, non volle mai più mettere piede nel bosco.


J. Bauer



"La Troll nel Bosco" (Scandinavia), da: "Norske Huldreeventyr og Folkesagn", di P. C. Asbjørnsen.

Da notare la scena dell'agnizione finale, comune a "La Fanciulla Senza Mani", sia la variante più antica che quella con santificazione, ma anche alle fiabe-novelle del tipo "La Moglie/Sorella Calunniata". Sembrerebbe la risposta grottesca a quel finale, in realtà, è l'esatto contrario.


domenica 12 giugno 2016

John Shea e il Tesoro, J. Curtin

ra Dingle ed il villaggio di Banog viveva un certo John Shea, un pover'uomo nonostante lavorasse di buona lena quando trovava del lavoro da fare.
Un giorno, infine, egli disse che non aveva intenzione di fare ancora la fame e casa e che sarebbe andato in un qualche paese straniero. Perciò partì e non si fermò fino che giunse a Cork e trovò un ingaggio su una nave per Lochlin, quella che ora viene chiamata Danimarca. Shea salì a bordo della nave ed il capitano gli chiese dove stava andando.
"Non mi importa molto di dove vado - rispose Shea - se vado via da questo posto."
"Non è una cosa intelligente andare a Lochlin - disse il capitano - là la gente uccide tutti gli Irlandesi che arrivano."
"Per me fa lo stesso - disse Shea - preferisco essere ucciso dai Danesi che morire di fame a casa."
Il capitano fece alzare l'ancora e partì con Shea a bordo; infine raggiunsero Lochlin. John Shea scese sulla riva e si incamminò, non sapendo né importandogli dove stesse andando.



Norelius


Nel suo viaggio, giunse ad un incrocio e prese la strada a destra. Ad un lato della strada vi era una siepe potata con cura. "Dovrebbe condurmi a qualche casa dove potrei trovare lavoro" pensò Shea. Giunse infine ad una bella dimora e vi entrò per chiedere un impiego.
All'interno, vide due vecchi con la barba fino alla cintola ed una vecchia megera con le sopracciglia cespugliose.

mercoledì 5 agosto 2015

La Troll Partoriente


Hague M.


"Nell'anno 1660, quando io e mia moglie eravamo nella mia fattoria (faboderne), che è ad un quarto di miglio dalla parrocchia di Ragunda, seduti a parlare un poco nel primo pomeriggio, venne alla porta un piccolo uomo che chiese a mia moglie di andare ad aiutare sua moglie, che proprio in quel momento stava partorendo. Il ragazzo era di piccole dimensioni, di carnagione scura e vestito con vecchi abiti grigi. Mia moglie ed io sedemmo per un istante a chiederci di quell'uomo, perché eravamo consapevoli che si trattava di un Troll ed avevamo sentito dire che costoro, chiamati dai contadini Vetter (Spiriti), erano soliti abitare nelle fattorie quando la gente le lasciava al tempo del raccolto.
Ma, quando egli ebbe ripetuto la sua richiesta quattro o cinque volte e noi avemmo pensato a quale male la gente di campagna dice di avere sofferto a volte a causa dei Vetter quando è capitato loro di imprecare contro di loro o di mandarli all‟inferno con parole incivili, presi la risoluzione di leggere alcune preghiere su mia moglie e di benedirla, dicendole di andare con lui in nome di Dio. Lei prese con sé in tutta fretta alcuni vecchi panni di lino ed andò con lui, mentre io rimasi seduto là.
Quando ritornò, mi disse che quando uscì dalla porta con l'uomo le parve come se per lungo tempo l'avessero trasportata nel vento ed era così giunta ad una stanza, ad un lato della quale vi era una piccola stanza oscura in cui la moglie giaceva a letto molto addolorata. Mia moglie andò da lei e, dopo un poco, la aiutò fin quando non mise alla luce il bambino nello stesso modo degli altri esseri umani.
L'uomo allora le offrì del cibo e, quand'ella rifiutò, la ringraziò e la accompagnò fuori. Venne quindi riportata qui allo stesso modo nel vento e dopo poco era di nuovo alla porta, giusto alle dieci in punto. Nel frattempo, una quantità di pezzi vecchi e ritagli d'argento vennero posati su uno scaffale del salotto e mia moglie li trovò il giorno seguente quando andò a rigovernare la stanza. Si suppone che siano stati lasciati là dai Vetter. Questo è in verità accaduto ed io ne sono testimone scrivendo il mio nome.
Ragunda, 12 aprile 1671
Pet. Rahm."

Bauer J.


Leggenda nordica raccolta dai Grimm, citata da Thomas Keightley in "Fate nordiche, francesi e medievali".

sabato 1 marzo 2014

La Mammadràa (La Mamma-Draga) Così Come la Descrive il. Pitrè


"Le draghe o mammadraghe portano il nome dei mariti, e pari ad essi hanno la leggerezza nel segreto e la imprudenza del parlare là ove meno dovrebbero: di che le conseguenze peggiori per loro. Ma tra esse e i mariti v'è una certa differenza di istinti; chè quello de' draghi è di malfare, sebbene le loro minacce facciano temere di peggio, e quello delle draghe è di mangiar carne umana e di cercarla ad ogni costo. La draga è sanguinaria, e si pasce rubando, come il mostro della novella-mito di Polifemo, pecore, capre e buoi, sempre alla ragione sommettendo il talento. Una ragazza, un giovane che capiti nelle sue mani, può esser certo di dover morire se non verrà in suo soccorso il figlio e la figlia, veri o adottivi, di lei, presi di pietà del malcapitato giovane. I quali, maschio o femmina che sieno, affin di contentare l'antropofaga e di salvare l'innocente, non trovano altro espediente che quello di far nascondere agli occhi, non all'odorato, della sedicente madre o del padre che è di là da venire, quelle povere creature. In altre versioni di queste novelle le draghe son sostituite dalle streghe, che come quelle si presentano sotto vesti di vecchie tapine e brutte quanto sia dato immaginare. In un altro ciclo di novelle le mammedraghe sono fate premiatrici di buone, e punitrici di cattive opere."

Dall'Introduzione a "Fiabe, Novelle e Racconti Popolari Siciliani".

lanLlanas. deviantArt

La Mammadraga, come ho già scritto nel post "Tutto Quello che Non Dovreste Leggere sui Troll", a proposito delle consorelle Trollesse, Orchesse e Ghoule (QUI), non è automaticamente la moglie del Drago - che, al contrario, è spesso una femmina umana (forse, chissà, una Principessa senza lieto fine), ma è spesso, nelle fiabe "sudiste", madre nubile di bellissimi figli ancorché suocera malefica. Ironia delle ironie, ruba il ruolo di Afrodite, nella storia di Amore e Psiche.

domenica 26 gennaio 2014

Tutto Quello che Non Dovreste Leggere sui Troll

... Dominante nelle fiabe scandinave è  la figura del troll, in origine un mostro grande e maldestro ma anche ingenuo, credulone e crudele, che può rapire gli esseri umani portandoli sulla montagna. In svedese il rapimento compiuto dal troll ha un suo verbo specifico, att bergta, che vuol dire, appunto, portare sulla montagna.

Bauer J.

La figura del troll è sempre stata assimilata a quella del diavolo della religione cristiana, ma il troll ha anche una generosità e una disponibilità che mancano del tutto al diavolo dei cristiani. Si tratta, semmai, di una sopravvivenza pagana, il dio selvaggio, dispettoso, infantile, occasionalmente crudele, ma non malvagio per natura. C'è anche qualcosa del trickster, il dio briccone che i greci chiamavano Ermes; come il trickster ed Ermes (psicopompo, ricordiamo) il troll è legato al regno dei morti, anche se tra i suoi compiti non c'è quello di far da guida alle anime.
Per quanto spesso rapisca fanciulle, il troll non ne abusa mai, al contrario offre alle sue sequestrate una vita comoda e lussuosa e, a contatto con la loro verginità, si raffina.In proposito sono attestate scene simboliche come lo spidocchiamento, inequivocabile indicazione del passaggio del troll (ma anche dell'eroe in certi casi) dallo stato selvaggio a quello civilizzato. Come i draghi, il troll può avere molte teste e per annientarlo, come nel caso del drago, l'eroe gliele deve tagliare tutte. La decapitazione aprirà al morto le porte di un piacevole aldilà.



Bauer J.


La connessione con il mondo selvaggio, soprattutto con l'ignoto e la morte (anzi, con l'utero primigenio e la morte, luoghi opposti ma identici), è evidente soprattutto nel caso delle vecchie trollesse che vivono nel cuore delle foreste, lontanissime dalle abitazioni degli umani. La loro età pluricentenaria, l'aspetto grigio e rugoso, il piacere che esprimono sempre a incontrare un'anima cristiana fanno supporre che possa trattarsi di anime perdute che finalmente trovano l'anima cristiana, trovano la loro salvezza. Tuttavia, la loro costante generosità, il loro rigore morale, l'attaccamento che dimostrano all'eroe o all'eroina, il piacere che ricevono nell'essere salutate con "Buonasera, madre cara!" legittimano altre interpretazioni. Potrebbe trattarsi dello spirito di un'antenata che viene in soccorso della sua discendenza.

Annuska Palme Sanavio
Piero Sanavio

Dall'introduzione a "Fiabe Popolari Svedesi"

Non mi fa impazzire "mettere all'indice", ma un esempio per tutti (e non è assolutamente uno dei peggiori) può essere utile per far scattare qualche campanello d'allarme.
Ho già accennato all'Orco come tardivo e occasionale sostituto dell'antica "strega", la Vecchia della Foresta.  Il Troll ha moltissimo in comune con i nostri orchi: ingenuo, cannibale (frustrato), bruttissimo, solitario. L'accostamento al trickster non è solo inspiegabile: è stupefacente. In realtà, se vogliamo addentrarci in questo argomento, il trickster è più vicino al Pollicino, o al Gobbo Tabagnino, o al Corvetto eroi delle fiabe che vedono l' Orco (e/o il troll) regolarmente gabbato, ridicolizzato, derubato in più riprese dei suoi tesori e spesso, ucciso.

E' vero che si gioca il ruolo da antagonista con il "vecchio Nick" delle fiabe popolari (non a caso quelle del tipo "Il Diavolo Gabbato"), ed è vero che, specie nel Sud italiano, ma non solo, è l'immancabile fiume Giordano a fermare l'inseguimento finale da parte del non-battezzato; ma è una semplice sostituzione o sovrapposizione del confine invalicabile tra il Regno dei Vivi e quello dei Morti. L'eroe è riuscito ad entrare, vivo tra i morti, e ad uscire incolume e trionfante. L'Orco/Troll, che ha fallito (felicemente, in quanto sostituto della Vecchia iniziatrice del Bosco!) il suo compito di guardiano e custode, non può attraversare il confine.

Lo spidocchiamento: pratica diffusa in una realtà non così remota, gesto di sottomissione, e di intimità. La vecchia nonna del diavolo e aiutante dell'eroe che spidocchia il nipotino per strappargli i tre capelli d'oro e le tre soluzioni agli enigmi non indica certo il passaggio dallo stato selvaggio alla civilizzazione!
Lo spidocchiamento, il taglio delle fluenti sopracciglia o degli artigli corrispondono alla spina estratta dalla zampa della belva pronta a divorarti, con, in più, una richiesta di fiducia e di amicizia (regolarmente concesse e regolarmente tradite).

L'Orco/Troll forse non violenta esplicitamente, ma "sposa" la principessa rapita. Quale sia la differenza...
Non si dimostra un "Barbablu", anzi, la sua eccessiva fiducia e la voglia di accontentare la "moglie" mortale lo perderanno.



Bauer J.


"La connessione con il mondo selvaggio, soprattutto con l'ignoto e la morte (anzi, con l'utero primigenio e la morte, luoghi opposti ma identici), è evidente soprattutto nel caso delle vecchie trollesse che vivono nel cuore delle foreste, lontanissime dalle abitazioni degli umani. La loro età pluricentenaria, l'aspetto grigio e rugoso, il piacere che esprimono sempre a incontrare un'anima cristiana fanno supporre che possa trattarsi di anime perdute che finalmente trovano l'anima cristiana". Ecco, questo passaggio mi ha fatto cascare la mandibola (quando leggete "utero" in una pseudo-analisi fiabesca, scappate). 
Ci allontaniamo dall'Orco: la moglie dell'Orco è, quasi sempre una mortale, o ne ha le caratteristiche. L'Orchessa, invece, non ha marito, ma ha spesso dei figli, ed è spietata, crudele, affamata e rabbiosa.
La Trollessa è molto più vicina alla Ghoula mediorientale, non la moglie, ma la sorella del Ghoul. Il Ghoul, incontrato in prima battuta dell'eroe, non è che la guida al suo incontro con la Ghoula. Una, in origine. A parte la triplicazione fiabesca sottolineata da Propp.
Orribile, vecchia, grassa e irsuta come le Trollesse, con lunghe mammelle che getta dietro le spalle per sbrigare senza impacci le sue faccende (cuocere la carne nelle fiabe orientali, macinare il sale nelle scandinave), la Ghoula è dichiaratamente vergine, ma l'eroe si apposta per farsi allattare a tradimento, attaccandosi ad una mammella, secondo le istruzioni del fratellone. E non è una storia strappalacrime: la Ghoula/Trollessa non può più mangiarlo perché l'eroe è diventato suo figlio di latte, cosa che non manca di spiegare molto chiaramente!
E, certamente, nelle fiabe più antiche, così come nessuna "zietta" suggerisce il giusto comportamento alla Vasilisa di turno, nessun Ghoul-fratellone istruisce l'eroe... che è un eroe proprio perché sa cosa fare.