lunedì 13 maggio 2013

La Riabilitazione dell'Ultima (?) Strega Suppliziata in Europa - Anna Goldi

Un paio di anni fa è comparsa una notizia che sapeva di anacronistico, di surreale, un po' come certi tardivi pentimenti della Chiesa di Roma. Per la serie: basta chiedere scusa... sì, vabbé... con 4-500 anni di ritardo... Beh, siamo granellini di polvere nell'Universo... Magari, qualcuno è un po' più polvere degli altri...
Allora, sorvolando il blog storiedidonne.splinder.com. a caccia del testo originale di una canzone dedicata a Frances Farmer, ho trovato un vecchio post e la notizia .
Riguardava una donna, Anna Goldi (sulla “o” ci andrebbe la dieresi, oppure andrebbe inserito il dittongo “oe”) , una domestica svizzera, nata povera nel 1737 e morta povera nel 1782. In un rigo entra tutta la sua esistenza. Il fatto è che Anna Goldi non morì di parto, né di vecchiaia, magari in un asilo per indigenti, né di una qualche terribile malattia endemica dell'epoca. Morì decapitata nella piazza di Glarona il 13 giugno 1782, condannata e giustiziata, dopo una scrupolosa tortura che le estorse la debita confessione, per stregoneria, anche se, formalmente, la sentenza la definì avvelenatrice. Nel 2007, per la prima volta al mondo, un Parlamento, quello del Canton Glarona, appunto, discusse la questione della sua riabilitazione, della riabilitazione dell'ultima strega suppliziata in Europa.


Anna Goldi


La famiglia di Anna un tempo era di condizioni agiate ed occupava una sua dignitosa nicchia nella società del Cantone San Gallo, ma beghe legali con potenti signorotti locali e pesanti ammende in denaro misero le ali ai piedi del nonno, che sparì per sempre, ed il marchio della povertà sui discendenti, costretti a lavorare in giovanissima età per estinguere il peso mortale di quel debito... Anna (potrei chiamarla... Tess) fu assunta come domestica (serva) presso famiglie benestanti del Cantone. Rimase incinta, partorì, (da sola, immagino), un bambino che fu scoperto senza vita nel suo letto. Riconosciuta colpevole di infanticidio, fu esposta alla pubblica riprovazione (gogna), e fu, inoltre, condannata agli arresti domiciliari. Questo precedente avrà una pessima influenza sull'epilogo della sua storia. Nel 1768 si trasferisce nel Canton Glarona e lavora nella casa del pastore Zwicky, un'altra famiglia perbene. Anna ha una relazione con Melchior Zwicky, figlio del pastore e molto più giovane di lei, e rimane nuovamente incinta. La famiglia Zwicky la spedisce in gran fretta a Strasburgo. Di quest'altro bambino non si saprà mai nulla. Ma – pare - Melchior rimase al suo fianco sino alla fine.
Nel 1780, Anna Goldi torna nel Canton Glarona ed inizia a lavorare in casa di Johann Jakob Tschudi, esponente di una prestigiosa famiglia del luogo, nonché membro influente della comunità evangelica.

I Fatti del "Prima"

In seguito ad un litigio, Anna viene licenziata su due piedi. Ma il suo improvviso, e debolmente motivato, allontanamento dalla casa di Johann Jakob Tschudi alimenta le voci di una sua presunta relazione con il padrone. Un terribile scandalo potrebbe scoppiare da un momento all'altro, anche perché Anna non è una donna remissiva  ed ha un'istruzione insolita per la sua condizione sociale: invece di sparire in silenzio, se ne torna a casa, ma, prima di partire, denuncia l'ingiustizia subita al Camerarius, la più alta Autorità del Cantone.  Le conseguenze di uno scandalo sessuale sarebbero devastanti per una persona molto perbene e molto ambiziosa come Johann Jakob Tschudi. Meno di un mese dopo il licenziamento di Anna Goldi, Johann Jakob Tschudi la denuncia per avvelenamento e stregoneria e ne chiede l'arresto.

I Fatti del "Dopo"

Le accuse della famiglia Tschudi svelano i misteriosi retroscena del licenziamento, quel licenziamento improvviso che aveva provocato tante chiacchiere... Subito dopo il banale litigio, dei chiodi vengono ritrovati in una scodella di latte destinata alla figlioletta dei "padroni", la piccola Anna Maria Tschudi: i sospetti cadono subito sulla domestica rancorosa che viene immediatamente licenziata ed allontanata. Ma, dopo la sua partenza, la bambina è còlta da attacchi di convulsioni sempre più frequenti e violenti, nel corso dei quali vomita aghi e chiodi. Tutto cambia. I chiodi nel latte, quindi, non erano un dispetto, una vendetta, ma gli strumenti di una qualche stregoneria che Anna Goldi, in combutta con il Maligno, avrebbe esercitato sulla piccola.
Le Autorità, casualmente imparentate con la famiglia Tschudi, avevano ignorato l'appello della domestica ingiustamente licenziata, ma la storia delle terribili convulsioni di cui è vittima la bambina innocente e la quantità industriale di aghi e chiodi presenti nel suo vomito e nelle sue scodelle di latte colpiscono la credulità popolare e le suddette Autorità si convincono della colpevolezza di Anna Goldi. Viene messa una taglia di cento corone sulla sua testa. E' arrestata e riportata a Glarona nel febbraio del 1782.

La Condanna

In prigione, Anna Goldi subisce pesanti interrogatori e continue torture (il confine era labile), cede e, come tante povere disgraziate prima di lei, confessa:  confessa tutto, confessa di essere una strega, di avere traffici con il Maligno - un cagnaccio nero - e confessa di aver gettato un maleficio sulla bambina, che, intanto, guarisce prodigiosamente: cessano all'improvviso le convulsioni e non c'è più traccia di aghi o chiodi. A questo punto, nessuno crede all'innocenza di Anna. Mai si fa cenno, nelle carte del processo, all'eventuale relazione tra serva e padrone come alla possibile causa del litigio e dell'allontanamento di Anna. In fondo, è comprensibile che anche lei abbia taciuto: i suoi precedenti erano ben noti.
Fra ritrattazioni e nuove confessioni estorte con i soliti sistemi, con l'ombra del passato infanticidio, (per cui era stata condannata senza alcuna prova), segnata dal peccato mortale di una bellezza ancòra talmente evidente da colpire i cronisti dell'epoca, nonostante le sofferenze e l'età - avanzata per quei tempi - educata ed istruita in misura sinistramente sconveniente rispetto alla sua condizione sociale, con la potente famiglia Tschudi schierata al gran completo contro di lei (anche il Camerarius era uno Tschudi), fu condannata a morte come avvelenatrice (non per stregoneria) e decapitata sulla pubblica piazza di Glarona il 13 giugno 1782.



La vicenda Di Anna Goldi è ritornata a sollevare polemiche e a dividere l'opinione pubblica svizzera nel novembre del 2007, quando il Parlamento del Canton Glarona approvò una mozione per la sua riabilitazione, nonostante l'opposizione del Governo e della Chiesa riformata cantonali . Tale opposizione si basava, in entrambi i casi, sull'inutilità di una formale riabilitazione, dal momento che Anna Goldi era già stata riabilitata. Beh, era stata già decapitata, se è per questo. Non ritenendo giusto accollarsi ufficialmente le colpe dei padri, il Governo cantonale proponeva, in compenso, un bell'approfondimento storico, (che non si nega a nessuno, manco a Craxi, Minoli si sarà dichiarato disponibile), ed un Museo altrettanto bello dedicato ad Anna Goldi. Per la Chiesa un atto formale, un vero processo di riabilitazione, sarebbe stato ancora più scomodo in quanto il Camerarius era sì la massima autorità civile, ma anche la massima autorità religiosa del Cantone, ed  un esponente di quel Protestantesimo evangelico direttamente collegato a Huldrych Zwingli, che proprio a Glarona aveva esercitato il suo ministero e teorizzato le basi della Chiesa Riformata svizzera.
Il 27 agosto 2008, Anna Goldi è stata ufficialmente riabilitata grazie al Parlamento. Remember.

Qualche altra informazione:

Walter Hauser ha attirato l'attenzione internazionale (e del Parlamento del Canton Glarona) sulla storia dell'ultima strega d'Europa nel 2007 con il libro “L'Omicidio Giudiziario di Anna Goldi” in cui riporta un'ampia documentazione delle vicende processuali e conclude con un appello per la sua riabilitazione.
Di Eveline Hasler è, invece, un libro su Anna Goldi, pubblicato in Italia nel 1994 con il titolo “L'Ultima Strega” da Armando Dadò Editore.




Del 1991 è il film di Gertrud Pinkus, "Anna Goldin, La Derniére Sorcière".

Nel Museo di Mollis, quello amorosamente foraggiato dal Governo cantonale, è il volto dell'attrice che ha interpretato Anna a campeggiare sulla parete di fondo.






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