sabato 24 giugno 2017

La Fanciulla con Una Mano Sola, (Africa), A. Lang. Prima Parte - Traduzione Mia

anto tempo fa, un’anziana coppia viveva in una capanna all'ombra di un boschetto di palme: avevano un unico figlio e un'unica figlia.
Vissero felici insieme per molti anni, ma il padre cadde gravemente malato e sentì di essere in punto di morte. Chiamò i suoi figlioli nell'angolo in cui dormiva sul pavimento - poiché nessuno in quel paese possedeva un letto - e disse al figlio:
"Non ho del bestiame da lasciarti in eredità, ma solo le poche cose che si trovano in casa poiché sono un uomo povero, lo sai bene. Comunque, scegli: vuoi la mia benedizione o i miei beni?"
"I tuoi beni, senz'altro", rispose il figlio e il padre annuì.
"E tu?" domandò il vecchio alla figlia, che stava accanto al fratello.
"Io voglio la tua benedizione", rispose la ragazza, e il padre le diede la sua benedizione di tutto cuore.
Il vecchio morì quella stessa notte, e sua moglie, il figlio e la figlia lo piansero per sette giorni, poi lo seppellirono secondo le usanze del suo popolo.
Era appena finito il periodo di lutto che la madre cadde gravemente malata.
"Sto per lasciarvi - disse ai figli con voce morente - Figlio mio, scegli: vuoi la mia benedizione o i beni?"
"I beni, senz'altro", rispose il figlio.
"E tu, figlia mia?"
"Io voglio la tua benedizione", rispose la ragazza.
La madre le diede la sua benedizione con tutto il cuore e morì quella stessa notte. Finito il periodo del lutto, il fratello ordinò alla sorella di mettere fuori dalla capanna tutti i beni dei loro genitori. La ragazza obbedì e lui portò via ogni cosa, tranne una piccola pentola e un mortaio nel quale la sorella avrebbe potuto macinare il grano... se solo avesse avuto grano da macinare.
La ragazza sedeva triste e affamata, quando una vicina bussò alla sua porta.
"La mia pentola si è incrinata sul fuoco - disse - Prestami la tua perché io possa cucinare la cena e in cambio ti darò un pugno di grano."
La ragazza fu ben felice di accettare, e, quella sera, anche lei ebbe la sua cena.
Il giorno seguente, un’altra donna prese in prestito la sua pentola, e poi un’altra, e un’altra ancòra, poiché nel villaggio non si era mai riscontrato un così alto numero di pentole incrinate. In breve tempo, la ragazza si rinvigorì, e si fece bella florida con tutto il grano che ricavava grazie alla pentola.
Una sera, raccolse un seme di zucca trovato in un angolo, lo piantò vicino al pozzo, e il semino attecchì, germogliò e le diede molte zucche.
Accadde che un giovane del villaggio passasse nei paraggi della località in cui viveva il fratello della ragazza, lo incontrò e scambiarono due chiacchiere.
"Hai notizie di mia sorella?" chiese il giovane, a cui le cose andavano male.
"Si è fatta bella prosperosa - rispose l’altro giovane - Le donne del villaggio prendono in prestito il suo mortaio per macinare il grano e la sua pentola per cucinarlo, e, in cambio, le danno molto più cibo di quanto possa mangiarne."
E se ne andò per la sua strada.
Ma le sue parole avevano aceso una grande invidia nell'animo del fratello.
Senza perder tempo, si mise in viaggio, e, prima di sera, giunse alla capanna della sorella: la pentola e il mortaio erano là fuori. Se li caricò in spalla e ripartì, tutto soddisfatto della propria astuzia. Quando la sorella si svegliò, cercò la pentola per cucinare il grano per la colazione, ma non riuscì a trovarla. Alla fine, si disse:
'Un ladro deve averla rubata mentre dormivo. Andrò a vedere se qualcuna delle mie zucche è matura.'
E, per l'appunto, scoprì che le zucche erano belle mature, ed erano tante e così grosse che la pianta si piegava fin quasi a spezzarsi sotto il loro peso. Così, le mangiò, e, quando fu sazia, portò le zucche restanti al villaggio, dove le cedette in cambio di grano, e le altre donne dichiararono che non avevano mai assaggiato zucche più dolci, e che avrebbe dovuto portare loro ogni giorno tutte quelle che aveva. Dopo qualche tempo, aveva accumulato molto più grano di quanto le servisse per il suo sostentamento, e, in cambio del grano, fu in grado di prendere un altro mortaio e un’altra pentola. E pensò di essere diventata ricca.


Leo e Diane Dillon




Sfortunatamente per lei, anche un'altra persona aveva pensato la stessa cosa: la moglie di suo fratello, che era venuta a sapere della pianta di zucche.
La donna mandò il suo schiavo a prendere una zucca in cambio di un pugno di grano. In un primo momento, la ragazza disse allo schiavo che le zucche rimaste erano poche e non poteva privarsene, ma, quando scoprì che lo schiavo apparteneva al fratello, cambiò subito idea, andò alla pianta, colse la zucca più bella, la più grossa e matura, e la consegnò allo schiavo dicendo:
"Prendi questa zucca e portala alla tua padrona, ma dille di tenersi pure il suo pugno di grano poiché la zucca è un regalo."
La moglie del fratello fu felicissima alla vista della zucca, e, quando la assaggiò, dichiarò che era la più buona che avesse mai mangiato, e, per tutta la notte, non riuscì a pensare a nient’altro. Appena spuntò il sole, chiamò un altro schiavo - era una donna ricca - e gli ordinò di andare a chiedere un’altra zucca alla cognata.
Ma la ragazza disse allo schiavo che le aveva già date via tutte, così lo schiavo tornò dalla sua padrona a mani vuote.
La sera, il fratello, che si era spinto molto lontano per cacciare, tornò a casa e trovò la moglie in lacrime.
"Che ti succede?", le chiese.
"Ho mandato uno schiavo da tua sorella con un po’ di grano per scambiarlo con una zucca, ma lei non ha voluto saperne e mi ha mandato a dire di non averne più, ma io so che ne aveva molte e le ha date alle altre donne."
"Non ti preoccupare adesso, va' a dormire - le disse lui - Domani andrò a sradicare la pianta di zucche di mia sorella: sarà il suo castigo per averti trattata male."
Prima del sorgere del sole, si alzò, andò a casa della sorella, e la trovò che nettava il grano.
"Perché hai rifiutato una zucca a mia moglie che la desiderava tanto?” le chiese.
"Le zucche mature erano finite, e le altre sono ancòra acerbe - rispose la ragazza - Quando, due giorni fa, tua moglie mi ha mandato il suo schiavo, mi erano rimaste solo quattro zucche, ma io gliene ho data una in dono, e non ho voluto accettare il suo grano."
"Non ti credo; so che le hai date alle altre donne. E adesso taglierò quella pianta di zucche!" urlò il fratello, pieno di rabbia.
"Se tagli la pianta di zucche, dovrai tagliare anche la mia mano!" Esclamò la ragazza, che corse alla pianta e si afferrò ai suoi rami. Ma il fratello la seguì e, con un sol colpo, tagliò la pianta e anche la mano della sorella.


H.J. Ford



Quindi entrò nella capanna e si impadronì di tutto ciò che riuscì trovare, e vendette la capanna ad un suo amico che la desiderava da tempo, così sua sorella non ebbe più neanche una casa.
Intanto, la ragazza lavò con cura il braccio ferito, lo fasciò con alcune foglie medicamentose che crescevano là vicino, e lo avvolse in un panno. Poi, corse a nascondersi nel folto della foresta sperando che il fratello non riuscisse a trovarla.
Vagò per sette giorni, cibandosi solo di frutti selvatici che le pendevano sul capo dai rami più bassi, e la notte, si arrampicava su di un albero e si metteva al sicuro tra le liane che legavano i grossi rami, perché i leoni, le tigri e le pantere non riuscissero a ghermirla.
La mattina del settimo giorno, si svegliò, e, dall'albero su cui aveva trascorso la notte, vide il fumo che saliva dai focolari di un grosso villaggio ai margini della foresta. La vista delle capanne la fece sentire più sola e indifesa che mai. Desiderava disperatamente un sorso di latte da una delle scodelle ricavate dalle zucche svuotate, perché non c'era acqua da quelle parti e lei era molto assetata, ma come avrebbe potuto guadagnarsi il latte con una mano sola? E questo pensiero spense il suo coraggio, e la ragazza si sciolse in un amarissimo pianto.
Ora, accadde che il figlio del Re, quella mattina, si fosse recato a caccia quando appena albeggiava, e, adesso che il sole era alto, si sentiva molto stanco.
”Mi sdraierò sotto questo albero, e mi riposerò un po' - disse ai cacciatori che lo scortavano - Voi continuate la caccia, con me terrò solo questo schiavo."
La scorta si allontanò e il giovane Principe si addormentò e dormì a lungo. Improvvisamente, fu svegliato da un qualche liquido salato che gli gocciava sul viso.
"Ma che succede? Sta forse piovendo? - chiese allo schiavo - Va' a vedere."
"No, padrone, non sta piovendo", rispose lo schiavo.
"Allora arrampicati sull’albero e guarda di che cosa si tratta".
Lo schiavo si arrampicò, poi tornò dal figlio del Re e gli riferì che, in cima all'albero, sedeva una splendida ragazza, e che dovevano essere state le sue lacrime a bagnargli il volto.
"Perché piange?" chiese il Principe.
"Non ho osato domandarglielo, ma, forse, a voi lo direbbe."


H.J. Ford



E il Principe, assai meravigliato, si arrampicò sull'albero.
"Che ti succede?- chiese gentilmente alla ragazza, ma, poiché ella si limitò a singhiozzare ancòra più forte, continuò - Sei una donna o uno spirito dei boschi?"
"Sono una donna", rispose lei lentamente, asciugandosi gli occhi con una foglia dei rampicanti tra i quali si era nascosta.
"Perché piangi?” insistette il Principe.
"Ne ho di motivi per piangere - rispose la ragazza - più di quanti tu possa mai immaginare."
"Vieni con me -  le disse il Principe - Non molto lontano da qui c'è la casa di mio padre e di mia madre. Io sono figlio di re."
"Allora cosa fai qui?" chiese la ragazza, spalancando gli occhi e fissandolo.
"Una volta al mese io e i miei compagni veniamo a caccia nella foresta, ma oggi ero molto stanco e ho detto loro di lasciarmi riposare. E tu, che fai su questo albero?"
La ragazza ricominciò a piangere e raccontò al figlio del Re tutto ciò che le era capitato dalla morte della madre.
"Non posso scendere perché non voglio essere vista dalla gente", concluse con un singhiozzo.
"Ci penso io", disse il Principe.
Scese fino ad un ramo basso e ordinò allo schiavo di correre fino al villaggio e di ritornare con quattro uomini robusti e una portantina chiusa.
Quando l’uomo si allontanò, la ragazza scese dall'albero e si nascose tra i cespugli.
Presto, lo schiavo ritornò con la portantina, che fu posata a terra, vicino ai cespugli in cui si nascondeva la ragazza. E il Principe disse agli uomini:
"Adesso andate a chiamare i miei cacciatori perché non desidero trattenermi oltre qui", e, non appena rimasero soli, il Principe ordinò alla ragazza di entrare nella portantina e chiuse accuratamente le tende.
Poi, entrò dall’altro lato della portantina e attese finché giunsero i suoi uomini.
"Che succede, figlio di re?" domandarono, tutti trafelati per la corsa.
"Credo di essermi ammalato, ho molto freddo", disse, e, fatto segno ai portatori, tirò le tende e fu trasportato di gran carriera, attraverso la foresta, diritto a casa.
Chiamò lo schiavo e gli ordinò:
"Va' da mio padre e mia madre e di' loro che ho la febbre e desidero una scodella di farinata, e raccomandati che me la mandino in fretta."
Così lo schiavo corse a Palazzo e riferì il messaggio, che preoccupò grandemente il Re e la Regina. Fu subito preparata e portata al malato una scodella di farinata calda, e, non appena terminato il Consiglio che si era riunito, il Re e i suoi ministri si recarono a fargli visita, latori anche di un messaggio della Regina.






Leo e Diane Dillon




Dovete sapere che il Principe fingeva di essere malato per addolcire il cuore dei genitori, e, infatti, il giorno seguente, dichiarò di sentirsi molto meglio e, salito nella portantina, raggiunse il Palazzo accompagnato dal solenne rullo dei tamburi lungo tutto il percorso. Scese dalla portantina ai piedi delle scale che salì all'ombra di un grande parasole sorretto da uno schiavo. Poi, entrò nell'ampia e fresca sala in penombra in cui sedevano il padre e la madre, e disse loro:
"Ieri, nella foresta, ho incontrato una ragazza che desidero sposare, e, di nascosto dai miei cacciatori, l'ho portata a casa mia in una portantina chiusa. Datemi il vostro consenso, vi supplico, poiché nessuna donna mi piace quanto lei, benché abbia una mano sola."
Naturalmente, il Re e la Regina avrebbero preferito una nuora con entrambe le mani e fornita di una ricca dote, ma non se la sentirono di dire no al figlio, così approvarono la sua scelta e disposero che le nozze fossero celebrate immediatamente.


FINE PRIMA PARTE
"The One-handed Girl",
da "Swaheli Tales", di E. Steere
in "The Lilac Fairy Book" di A. Lang.

Traduzione: Mab's Copyright.

mercoledì 14 giugno 2017

The King and the Beggar-Maid

Questa piccola leggenda, quella del Re Cophetua e della Mendicante Penelophon, ha ispirato poeti, pittori e scrittori nel corso dei secoli. E' stata citata da Shakespeare più volte nelle sue opere (Shakespeare, oltre alle storie dei “grandi”, era molto attento anche al patrimonio popolare, alle ballate dalle oscure origini come questa, e, persino, ai libretti “rosa” dell'epoca).



Edward Burne-Jones



Narra di un esotico Re, Cophetua, insensibile all'amore e alle attrattive femminili. Un giorno, mentre da una finestra dei suoi appartamenti osservava la lunga fila dei mendicanti che venivano a ricevere la regale elemosina, vide una fanciulla di straordinaria bellezza, Penelophon, che avanzava a piedi scalzi stringendosi negli stracci che ricoprivano a malapena la sua nudità.
Folgorato da improvvisa passione, il Re si precipitò incontro alla piccola mendicante, le si inginocchiò davanti, depose la corona ai suoi piedi e giurò che, se non avesse accettato di sposarlo, si sarebbe ucciso. Penelophon fu così compassionevole da accettare la sua proposta, e, nonostante le sue povere ed oscure origini, si dimostrò una buona Regina. I due sposi vissero una lunga vita serena e, quando morirono, vennero seppelliti in un'unica tomba.



Edmund Blair Leighton




In una poesia giovanile, Lord Alfred Tennyson scrisse:

“Her arms across her breast she laid;
She was more fair than words can say:
Bare-footed came the beggar maid
Before the king Cophetua.
In robe and crown the king stept down,
To meet and greet her on her way;
"It is no wonder," said the lords,
"She is more beautiful than day".
As shines the moon in clouded skies,
She in her poor attire was seen:
One praised her ancles, one her eyes,
One her dark hair and lovesome mien:
So sweet a face, such angel grace,
In all that land had never been:
Cophetua sware a royal oath:
"This beggar maid shall be my queen!"


John Byam Liston Shaw



domenica 11 giugno 2017

Thomas the Rhymer e la Regina delle Fate, (Scozia)




rcildourne è un paese che giace all'ombra della montagna di Eildon.
Nei tempi antichi viveva in questo luogo un uomo di nome Thomas Learmont, che si distingueva dai suoi vicini per il fatto di suonare il liuto, come fanno gli artisti ambulanti.
In un giorno estivo, Thomas uscì dalla sua capanna con il liuto sotto il braccio per recarsi da un piccolo contadino, che viveva sul pendio della montagna.
Il luogo non era molto lontano ed egli cominciò a camminare con passo spedito attraversando la landa. Il cielo era senza una nuvola, di un bel blu terso, quando raggiunse la località di Huntlie Bank, ai piedi della montagna. Stanco e spossato per il caldo decise di riposarsi un po' all'ombra di un grosso albero. Davanti a lui si estendeva un piccolo bosco dal quale si snodavano verdi sentieri; Thomas guardò gli alberi del bosco e suonò un paio di accordi nel suo liuto. Udì allora in lontananza un rumore, come il gorgoglio di un ruscello, e all'improvviso vide avvicinarsi a cavallo la più bella donna del mondo, vestita di seta verde, con un mantello di velluto del colore dell'erba e i biondi capelli sciolti sulle spalle. Il suo cavallo, bianco come il latte, si muoveva leggiadro tra gli alberi e Thomas vide che a ogni pelo della criniera era legata una campanellina d'argento.
Il giovane si levò il cappello e cadde in ginocchio davanti alla bella cavallerizza, che fermò la sua cavalla e gli ordinò di rialzarsi.
"Sono la Regina del Regno delle Fate e vengo a trovarti, Thomas di Ercildourne", disse sorridendo e gli porse la mano, affinché lui l'aiutasse a smontare da cavallo.
Costui lasciò cadere le briglie in un cespuglio e la condusse, incantato dalla sua bellezza eterea, sotto l'ombra di un grosso albero.
"Suona il tuo liuto Thomas - disse la Regina - bella musica e verde ombra sono due cose che si accompagnano bene".
Thomas suonò e gli parve di non aver mai prodotto con il suo liuto melodie così dolci.



Kinuko Y Craft


Oh, Surely She Must Have Been Dreaming!







A volte, visitando le menti dei suoi bambini, Mrs Darling si imbatteva in cose che non riusciva a comprendere, e, tra queste, la più misteriosa era il nome "Peter".
Non conosceva nessun Peter, eppure trovava il suo nome qui e là nelle menti di John e Michael, mentre quella di Wendy cominciava a esserne tutta scarabocchiata.
Il nome "Peter" spiccava a lettere cubitali, più grande di ogni altra parola. E, ogni volta che Mrs Darling era assorta ad osservarlo, aveva l'impressione che avesse un aspetto curiosamente spavaldo.
"Sì, è piuttosto spavaldo", ammise Wendy con un certo rammarico.
Mrs Darling la interrogava:
"Ma chi è. piccola mia?"
"Ma è Peter Pan, mamma".
Sulle prime, Mrs Darling non capì, ma, più tardi, ripensando alla sua infanzia, ricordò un certo Peter Pan che si favoleggiava vivesse con le Fate. Si raccontavano strane storie sul suo conto. Ad esempio, si diceva che, quando un bambino moriva. Peter lo accompagnava per un tratto di strada perché non avesse paura. A quel tempo, Mrs Darling credeva in Peter Pan, ma, adesso che era una donna sposata e piena di buon senso, dubitava fortemente che una simile creatura potesse esistere davvero.

"E poi - disse a Wendy - sarà cresciuto ormai!"
"Oh, non è cresciuto affatto - ribattè Wendy con sicurezza - E' proprio della mia taglia".
Naturalmente, intendeva dire che dimostrava la sua stessa età, sia nell'aspetto che nella mente. Non era in grado di spiegare da dove provenisse la sua convinzione: lo sapeva e basta.
Mrs Darling ne parlò con il marito, ma Mr Darling, minimizzò con un sorriso.
"Ricorda le mie parole - le disse - è stata Nana a metterle in testa queste sciocchezze. Giusto il genere di sciocchezze che potrebbe venire in mente ad un cane. Non ci pensare, e questa fantasia si smonterà da sé".
Ma non andò così.


Robert Ingpen



Poco tempo dopo, quell'enigmatico ragazzo provocò un bello spavento a Mrs Darling.
I bambini vivono le più strane avventure senza esserne minimamente turbati.
Per esempio, sono capaci di raccontare, a distanza di una settimana dall'accaduto, di aver incontrato nei boschi lo spirito del padre morto e di avere giocato con lui.
Con la stessa naturalezza, Wendy, una mattina, fece un'inquietante rivelazione.
Sul pavimento della nursery erano state rinvenute delle foglie che di sicuro non c'erano quando i bambini si erano coricati. Mrs Darling si stava lambiccando il cervello quando Wendy le disse con un sorriso indulgente:
"Credo proprio che sia stato di nuovo quel Peter".
"Che vuoi dire, Wendy?"
"Oh, avrebbe dovuto spazzare via le foglie", sospirò Wendy, che era una bambina molto ordinata.
E, come se fosse la cosa più naturale del mondo, le raccontò che, di tanto in tanto, Peter entrava nella loro camera, si sedeva sul pavimento ai piedi del suo letto, e suonava il flauto per lei. Non si  era mai svegliata, e. quindi. non poteva spiegare come lo sapeva: lo sapeva e basta.


Robert Ingpen



"Ma che sciocchezza, amore mio! Nessuno può entrare in casa senza bussare".
"Credo che entri dalla finestra", disse Wendy.
"Tesoro, abitiamo al terzo piano".
"Ma le foglie non erano proprio sotto la finestra, mamma?"
Era vero. Le foglie erano state ritrovate sotto la finestra.
Mrs Darling non sapeva cosa pensare, poiché Wendy ne parlava con tanta naturalezza che non si poteva liquidare l'intera faccenda dicendo che si era trattato di un sogno.
"Bambina mia - esclamò - perché non me ne hai mai parlato prima?"
"L’ho dimenticato", dichiarò distrattamente Wendy. Aveva fretta di fare colazione.
Oh, senz'altro era stato solo un sogno.
D'altra parte, c’erano sempre quelle foglie.
Mrs Darling le esaminò con molta attenzione: erano secche, ed era sicura che non appartenessero a nessun albero che cresceva in Inghilterra. Si inginocchiò e scrutò da vicino il pavimento, aiutandosi con la luce di una candela, in cerca di qualche strana impronta. Controllò con l’attizzatoio su per la cappa del caminetto e picchiò contro le pareti. Poi, con un metro a nastro, misurò l’altezza tra la finestra e il marciapiede sottostante: era un salto di quasi trenta piedi e non c’era alcun appiglio.
Oh, senz'altro era stato solo un sogno. [...]



Robert Ingpen


Da "Peter Pan and Wendy", di J.M. Barrie.
Traduzione: Mab's Copyright

giovedì 8 giugno 2017

Mrs Darling Seppe per la Prima Volta di Peter Pan Mentre...






Mrs Darling  seppe per la prima volta di Peter Pan mentre riordinava la mente dei suoi figli. Infatti, è buona abitudine di tutte le brave mamme, dopo che i loro bambini si sono addormentati, frugare nelle loro menti e mettere ordine nei  loro pensieri per il mattino dopo, riponendo al proprio posto i più disparati oggetti che, durante il giorno, hanno vagabondato di qua e di là. Se riusciste a svegliarvi - ma, ovviamente, non potete - sorprendereste anche vostra madre intenta a mettere ordine, e trovereste molto interessante osservarla. È come se riordinasse i cassetti.[...]

lunedì 5 giugno 2017

Nana

Alice Bolingbroke Woodward 



A Mrs Darling piaceva fare le cose a modo, e Mr Darling non poteva assolutamente essere da meno dei suoi vicini; così, ovviamente, assunsero una bambinaia. Dal momento che erano poveri, a causa della gran quantità di latte che bevevano i bambini, presero come bambinaia una Terranova molto perbene di nome Nana, che, prima del suo ingresso in casa Darling, non era appartenuta a nessuno in particolare.
Nana aveva sempre tenuto i bambini in gran considerazione. I Darling l’avevano notata nei Giardini di Kensington, dove Nana trascorreva la maggior parte del suo tempo libero sbirciando nelle carrozzine. Era odiatissima dalle bambinaie disattente perché le seguiva fino a casa e le rampognava davanti alle loro padrone.

Si rivelò un vero tesoro di bambinaia.
Era vigile e scrupolosa al momento del bagnetto, e saltava su a qualsiasi ora della notte se udiva il più flebile lamento da parte di uno dei suoi protetti. Naturalmente, la sua cuccia si trovava nella camera dei bambini.
Aveva un fiuto particolare per le malattie: sapeva quando un colpo di tosse era solo un colpo di tosse e quando, invece, era necessario avvolgere una bella sciarpa di lana intorno al collo dei bambini.
Fino al suo ultimo giorno di vita, ebbe un'incrollabile fiducia nei rimedi tradizionali, come le foglie di rabarbaro, e brontolava, sprezzante, quando sentiva parlare di sciocchezze moderne come i germi e cose del genere.
Vederla scortare i bambini a scuola era una lezione di buone maniere: se si comportavano come si deve, Nana incedeva dignitosamente al loro fianco, ma, se accennavano ad allontanarsi, li spingeva al loro posto nella fila a colpi di muso. Quando John giocava a calcio, non dimenticava mai di portare il suo maglione sportivo, e, non di rado, la si vedeva con un ombrello in bocca se il cielo minacciava pioggia. Al pianterreno della scuola di Mrs Fulsom c'era una stanza in cui le bambinaie aspettavano i bambini: Nana si sdraiava sul pavimento e questa era l’unica differenza tra loro. Le altre bambinaie la ignoravano, come se appartenesse ad una classe sociale inferiore, e Nana disprezzava il loro stupido chiacchiericcio.
Non gradiva affatto che le amiche di Mrs Darling visitassero la nursery, ma, quando accadeva, in un attimo sfilava il grembiule di tutti i giorni a Michael per infilargli il grembiule con i nastri blu, lisciava i capelli di Wendy e dava una ravviata a quelli di John. Nessuno avrebbe potuto governare la nursery meglio di Nana e Mr Darling lo sapeva bene, ma, a volte, si chiedeva, con un certo disagio, se i vicini  sparlassero: aveva il suo prestigio personale da tenere in conto.


Ivan Kravets


Da "Peter Pan and Wendy", di J.M. Barrie.
Traduzione: Mab's Copyright

domenica 4 giugno 2017

il Bacio Segreto di Mrs Darling

... Come è noto, la famiglia Darling viveva al numero 14, e, fino alla nascita di Wendy, sua madre era stata senza dubbio il personaggio più importante della casa. Era un'affascinante giovane signora, con un'indole romantica e una bocca  dolcemente ironica.
La sua indole romantica era simile a quelle scatoline infilate una dentro l’altra che vengono dall'Oriente misterioso. Per quante tu possa aprirne, ne scopri sempre una nuova, più piccola, e, sulla sua bocca dolcemente ironica, c'era un bacio che Wendy non era mai riuscita a rubarle, benché fosse proprio lì, all'angolo destro,  visibile a tutti.
[...] Mr Darling ottenne tutto, tranne l'ultima scatolina, quella più nascosta, e il bacio all'angolo destro della sua bocca. Della scatolina non sospettò neanche l'esistenza, e, con il trascorrere del tempo, rinunciò alla conquista del bacio.
Wendy pensava che Napoleone sarebbe riuscito a conquistarlo, io, invece. me lo figuro mentre se ne va su tutte le furie, sbattendo la porta, dopo un appassionato quanto inutile tentativo.



Lynch Albert




Da "Peter Pan and Wendy", di J.M. Barrie.
Traduzione: Mab's Copyright