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lunedì 29 settembre 2014

La Guardiana d'Oche, Grimm n.89, Traduzione Mia

'era una volta una vecchia Regina, vedova da molti anni, che aveva una bella figlia, promessa ad un Principe che abitava in terre lontane. Approssimandosi la data stabilita per le nozze, la Principessa si apprestò a partire per il Regno straniero, e la vecchia madre preparò per lei preziosi arredi e gioielli, coppe e ornamenti, sia d'oro che d'argento: ogni cosa era degna di una dote regale poiché la Regina amava teneramente sua figlia. Le diede inoltre un'ancella perché si prendesse cura di lei durante il viaggio, e la consegnasse nelle mani dello sposo. Entrambe ebbero un cavallo: quello della Principessa si chiamava Falada e sapeva parlare.
Arrivato il momento del commiato, la vecchia madre condusse la Principessa nella propria camera, prese un coltellino e si ferì un dito lasciando cadere tre gocce del suo sangue su di un candido fazzoletto che porse alla figlia, raccomandandole di serbarlo con cura e di non separarsene mai, perché le sarebbe stato utile durante il viaggio. Poi si salutarono con grande dolore; la Principessa ripose il fazzoletto nel corsetto, salì a cavallo e partì per raggiungere il suo promesso.
Cavalcavano da un'ora, quando alla Principessa venne una gran sete e disse alla sua ancella:
"Scendi, e riempi la coppa che hai portato per me con l'acqua dal ruscello: sono assetata."
"Se avete sete - rispose l'ancella - scendete voi stessa da cavallo, inginocchiatevi sulla riva e bevete: non ho intenzione di farvi da serva!"
La Principessa aveva tanta sete che smontò da cavallo, si inginocchiò sulla sponda del ruscello e bevve senza poter usare la sua coppa d'oro.
Allora disse: "Ah, Dio mio!"
E le tre gocce di sangue udirono e risposero:
"Se lo sapesse tua madre, le si spezzerebbe il cuore!"
Ma la Principessa non disse nulla e risalì a cavallo.


Vogel H.


Proseguirono per alcune miglia. La giornata era calda, il sole scottava, e, ben presto, la Principessa ebbe nuovamente una gran sete. Giunte nei pressi di un altro corso d'acqua, ella disse all'ancella:
"Scendi, e dammi da bere nella mia coppa d'oro", poiché aveva dimenticato l'accaduto.
Ma l'ancella le rispose ancòra più sgarbatamente:
"Avete tanta sete? Scendete e bevete, non ho più voglia di farvi da serva!"
La Principessa aveva tanta sete che smontò da cavallo, si chinò sull'acqua e disse piangendo: "Ah, mio Dio!"
E le gocce di sangue udirono e risposero:
"Se lo sapesse tua madre, le si spezzerebbe il cuore!"
E, mentre era curva sull'acqua, intenta a dissetarsi, il fazzoletto con le tre gocce di sangue le cadde dal corsetto e sparì nella corrente, ma la Principessa, oppressa dalla pena, non se ne accorse neanche.
L'ancella, però, aveva visto tutto e, in cuor suo, se ne rallegrò perché adesso la sposa era in suo potere: aveva perduto le tre gocce del sangue materno ed era debole e senza alcuna difesa. E, quando la Principessa si apprestò a risalire sul suo cavallo - Falada - l'ancella disse:
"Falada spetta a me, tu prendi il mio ronzino!"
La Principessa fu costretta a ubbidirle. Poi, l'ancella le ordinò, con parole ancòra più dure e crudeli, di spogliarsi delle vesti regali per indossare il suo abito disadorno, e, infine, la costrinse a giurare che, una volta giunte a destinazione, non avrebbe detto una parola dell'accaduto, e minacciò di ucciderla se si fosse rifiutata. Intanto, Falada aveva osservato e ascoltato ogni cosa.
L'ancella montò in sella a Falada, mentre la vera sposa saliva sul ronzino, e proseguirono il viaggio finché giunsero alla reggia del promesso sposo.
Il loro arrivo fu salutato con grande gioia, e il Principe corse loro incontro e aiutò l'ancella a smontare da cavallo, pensando che si trattasse della sua sposa. Così, mentre quella veniva scortata su per lo scalone, la vera Principessa dovette restare in cortile. Ma alla finestra c'era il vecchio Re, che notò, laggiù, quella fanciulla immobile, così fine, delicata e bella. Andò, allora, nella sala del trono e domandò alla promessa sposa chi fosse la sua accompagnatrice.
"L'ho presa con me durante il viaggio per avere un po' di compagnia, ma datele qualcosa da fare, ché non resti con le mani in mano."
Il vecchio Re non sapeva proprio che lavoro assegnarle. Infine, le disse:
"C'è un ragazzino che custodisce le oche: potrebbe aiutarlo."
Il ragazzo si chiamava Konrädchen e la vera sposa dovette aiutarlo a governare le oche. Non passò molto tempo che la falsa sposa disse al Principe:
"Caro sposo, vi prego di farmi un piacere!"
"Con tutto il cuore!", rispose lui.
"Fate chiamare il macellatore perché tagli la testa del mio cavallo: durante il viaggio mi ha fatto tribolare."
In realtà, temeva che il cavallo rivelasse cosa aveva fatto alla Principessa.
E, quando si sparse la voce che Falada doveva morire, anche la vera Principessa venne a saperlo. Si recò in gran segreto dal macellatore e gli promise una moneta d'oro se le avesse reso un servizio. Nelle mura della città c'era un grande, buio passaggio che lei doveva attraversare di buon mattino e la sera con le sue oche:
lo pregò di inchiodare sopra il passaggio la testa di Falada, perché potesse vederlo ancòra, ogni tanto. Il macellatore promise. Tagliò la testa del cavallo e la inchiodò sopra il buio passaggio.
La mattina, di buon'ora, quando la Principessa attraversò il passaggio con Konrädchen, disse:
"O Falada, appeso lassù!"
E la testa rispose:
"O disgraziata Principessa che passi laggiù! Se lo sapesse tua madre, le si spezzerebbe il cuore!"
Ella uscì dalla città, conducendo le oche al pascolo. E, giunta in mezzo al prato, si mise a sedere e si sciolse i capelli, che erano d'oro fino; e, quando Konrädchen vide come risplendevano, avrebbe voluto strappargliene qualcuno per sé.
Allora, la Principessa disse:

"O vento, forte devi soffiare,
il suo cappello lontano fai volare,
e che a lungo lo debba cercare
ché i miei capelli io possa pettinare,
e in decorosa foggia intrecciare."

E si levò una folata di vento così forte che strappò via il cappello a Konrädchen, e il ragazzo fu costretto a rincorrerlo. Quando ritornò, la Principessa aveva già intrecciato i suoi bei capelli, e Konrädchen non poté averne neanche uno. Allora, si imbronciò e non le rivolse più una parola; così, governarono le oche fino a sera, e, poi, se ne tornarono a casa.



Anderson Anne


Il mattino dopo, nell'attraversare il buio passaggio, la fanciulla disse:
"O Falada, appeso lassù!"
E Falada rispose:
"O disgraziata Principessa che passi laggiù! Se lo sapesse tua madre, le si spezzerebbe il cuore!"
E, una volta in mezzo ai prati, si mise a sedere sull'erba e incominciò a pettinarsi i capelli.  Konrädchen corse per rubargliene qualcuno, ma la Principessa, presto presto, disse:

"O vento, forte devi soffiare,
il suo cappello lontano fai volare,
e che a lungo lo debba cercare
ché i miei capelli io possa pettinare,
e in decorosa foggia intrecciare."



Nielsen K.


E il vento soffiò forte e portò lontano il cappello del ragazzo, e lui dovette rincorrerlo. Quando ritornò, la fanciulla si era acconciata i capelli da un bel pezzo e Konrädchen non poté rubargliene neanche uno; così governarono le oche fino a sera. Ma, una volta tornati a casa,  Konrädchen andò davanti al vecchio Re e disse:
"Non voglio più custodire le oche con quella!"
"Perché mai?" domandò il vecchio Re.
"Mi dà il tormento tutto il giorno!"
Allora il vecchio Re gli ordinò di raccontare ogni cosa.
E Konrädchen disse:
"Al mattino, quando attraversiamo con le oche il passaggio nelle mura, sul muro è appesa una testa di cavallo, e lei gli parla: 'O Falada, appeso lassù!' E la testa risponde: 'O disgraziata Principessa che passi laggiù! Se lo sapesse tua madre, le si spezzerebbe il cuore!'"
E Konrädchen continuò a raccontare come, una volta in mezzo al prato, egli dovesse rincorrere tutto il giorno il suo cappello portato dal vento.



Cramer R.


Ma il vecchio Re gli ordinò di condurre le oche al pascolo anche il giorno seguente, e, di buon'ora, si nascose all'ingresso del passaggio buio, e ascoltò il dialogo della fanciulla e di Falada. Poi la seguì fino al prato, e si nascose dietro un cespuglio.
E vide con i propri occhi la fanciulla sedersi sull'erba, e la osservò mentre scioglieva e pettinava i capelli d'oro lucente. Subito, ella disse:

"O vento, forte devi soffiare,
il suo cappello lontano fai volare,
e che a lungo lo debba cercare
ché i miei capelli io possa pettinare,
e in decorosa foggia intrecciare."

Ed ecco, si levò una folata di vento e si portò via il cappello di Konrädchen, che dovette corrergli dietro. La fanciulla pettinò  e intrecciò i suoi bei capelli, e il vecchio Re osservava ogni suo gesto. Poi, non visto, si avviò alla Reggia, e, a sera, quando la guardiana d'oche rincasò, la mandò a chiamare e le chiese una spiegazione.
"Non posso confidarmi né con Voi né con altri giacché, minacciata di morte, ho fatto un solenne giuramento".
Ma il Re non si arrese e continuò a tormentarla, senza ottenere, però, alcuna risposta.
"Se non puoi parlare con me - disse, infine - confidati con il forno."
"Sì, lo farò", rispose la fanciulla. Così, si rannicchiò nel forno di ferro e aprì il suo cuore, raccontando per filo e per segno il misfatto della crudele ancella.
Ma il forno aveva un'apertura in alto e il vecchio Re si mise in ascolto e udì ogni parola. Immediatamente, ordinò che la rivestissero con abiti regali, e la Principessa pareva un miracolo, tanto era bella.
Il vecchio Re chiamò il Principe e gli rivelò che al suo fianco c'era la falsa sposa - una semplice ancella -  e che la vera sposa era lì, davanti a lui, ed era la guardiana d'oche. Il Principe fu felicissimo, colpito dalla sua grande bellezza.
Venne allestito un gran banchetto e furono invitati tutti i Nobili di Corte e gli amici.
A tavola, lo sposo sedeva tra la Principessa  e l'ancella, che, abbagliata dalla magnificenza delle vesti e degli ornamenti, non riconobbe la vera sposa. Quando i convitati ebbero mangiato e bevuto, ed erano tutti allegri, il vecchio Re si rivolse all'ancella chiedendole cos'avrebbe meritato qualcuno che avesse ingannato i suoi Signori nel peggiore dei modi. E raccontò tutta la storia per filo e per segno, concludendo:
"Quale condanna meriterebbe?"
Allora, la falsa sposa rispose:
"Non meno severa che l'essere spogliata e rinchiusa in una botte foderata di chiodi acuminati. E che la botte sia legata a due cavalli bianchi che la trascinino su e giù per le strade fino alla sua morte."
"Hai pronunciato tu stessa la tua condanna - esclamò il vecchio Re - e sarà fatto ciò che hai detto."
Eseguita la condanna, il Principe si unì in matrimonio alla vera sposa, e regnarono da allora e per sempre felici e contenti.



Rackham A.


Grimm n.89, "Die Gänsemagd".
Classificazione: AaTh 533 [The Speaking Horsehead]
                          AaTh 403  [La Sposa Bianca e la Sposa Nera]

Traduzione: Mab's Copyright

Il testo in lingua originale è nella Pagina: "Brüder Grimm"

sabato 13 settembre 2014

"Pelle di Vecchia" Non E' "Pelle d'Asino"

La fiaba del post precedente, "Occhi-Marci", raccolta da Gherardo Nerucci, è la fonte popolare della Calvino n.70, "Pelle di Vecchia". Nelle note, Calvino rimanda sia alla n.54, "Bene come il Sale", che alla n.103, "Maria di Legno" (Pelle d'Asino) della sua raccolta.
Cita anche "La Guardiana d'Oche alla Fonte" (Grimm n.179), ma la fiaba dei Grimm non ha nulla a che vedere con il tipo Pelle d'Asino. Effettivamente, Calvino la ricorda giusto per il camuffamento da vecchia. Sbagliando comunque.
E non si tratta di un dettaglio. Anche se la Guardiana e la principessa-Comare Formica sgusciano via dalla larva di vecchia come se fosse una veste, una corteccia, un bòzzolo, è molto chiaro nel racconto che esse siano state effettivamente vecchie e brutte, fino alla liberazione.


Cramer Rie


Nel momento in cui la fiaba del tipo Pelle d'Asino o Bene Come il Sale scivola verso la novella, la principessa in fuga o scacciata e/o maledetta che gira per il mondo da sola ha estremo bisogno di un camuffamento che la protegga dall'interesse degli uomini. In Occhi-Marci è detto esplicitamente.
Ma, non a caso, escludendo l'aristocratica fantasia dell'asino distributore d'oro di Perrault, la fanciulla in fuga sceglie le pelli di animali "impuri", ben al di là della tradizionale ripugnanza che alcuni di loro ispirano (es.:"Pel di Topo" di Afanas'ev).
Le fiabe arabe ne offrono esempi da manuale. E la principessa non fugge, ma viene scacciata  con orrore dal padre proprio perché contaminata da un mascheramento che la rende un'intoccabile.
La "pelle di vecchia" infrange un altro tabu: la Morte, il rispetto per i Defunti, la paura del contatto... e tutto viene esibito ed esorcizzato nella minuziosità con cui si dà conto di certi dettagli truculenti. Questo motivo è diffuso in Italia, ma non si lega in esclusiva al tipo Pelle d'Asino. Anzi, se proprio dovessi individuare un tipo fiabesco, indicherei quello che io chiamo la Principessa-Esorcista. E' la principessa de "Il Pappagallo" e de "Le Mie Tre Belle Corone", per intenderci, anche se, in questo caso, siamo in piena fiaba-novella. E, appena possibile, posterò un esempio che lega lo "scorticamento della vecchia defunta" a due altri tipi fiabeschi assolutamente insospettabili. Eppure, l'origine del motivo "Pelle di Vecchia" è certamente lì.
Nelle fiabe più antiche e più lontane dal tipo Pelle d'Asino (in cui si accenna o viene sottintesa l'eventualità che il padre incestuoso le dia la caccia ), o non viene fornita  alcuna spiegazione, o, più credibilmente, la "pelle di vecchia"  (ovvero, una reale trasformazione) è parte dell'incantesimo/maledizione.
La principessa non trascorre mai il periodo del suo camuffamento nella casa del futuro sposo, il fortunato Prince Charmant. E', spesso, la protagonista girovaga di una fiaba-matrioska, che contiene incontri inquietanti, o vive nascosta in un luogo completamente estraneo.
La principessa è sempre innocente. La pur bellissima Comare Formica non è una fiaba popolare, e l'invenzione di Luigi Capuana, l'esilio come espiazione per un carattere arrogante e superbo, non fa testo.
Anche lì, comunque troviamo una vera vecchia, la nonna regina-fata, che tanta parte ha nel determinare il suo destino.
In tutte queste fiabe, è presente l'alter ego realmente carico d'anni: una Nonna, una Madrina, una Balia. Niente a che vedere, comunque, con la misteriosa vecchia del bosco de "La Guardiana d'Oche alla Fonte", fiaba che è un gustoso manuale per tutte le possibili classificazioni di fiaba iniziatica. Lo sforzo di decifrazione è minimo. E' un peccato che Propp abbia concentrato la sua attenzione ed i suoi studi prevalentemente sulle fiabe cosiddette "maschili", e su un ristretto numero di tipi fiabeschi (e relative varianti) raccolti nella madre Russia.

Mab's Copyright

sabato 8 febbraio 2014

Il Re Bazza di Tordo (o la Superbia Punita), Grimm n.52

n Re aveva una figlia di straordinaria bellezza, ma molto altera e sdegnosa, sicché nessun pretendente le pareva degno di lei, ed ella li respingeva l'uno dopo l'altro, deridendoli per giunta. Una volta il Re ordinò una gran festa e invitò quanti desiderassero ammogliarsi. I pretendenti furono messi in fila secondo il grado e il ceto: prima i re, poi i duchi, i principi, i conti e i baroni, e infine i nobili. La principessa fu condotta fra di loro, ma a ciascuno trovava qualcosa da ridire:

Cramer R.

Questo era troppo grasso: "Che botte!" esclamava.
Quello era troppo lungo: "Lungo, lungo, alto fin là, bella andatura proprio non ha!".
Il terzo troppo piccolo: "Così grasso e piccolino, sembra proprio un maialino!". Il quarto troppo pallido: "Terreo come la morte!".
Il quinto troppo rosso: " Che tacchino!".
Il sesto non era perfettamente diritto: "Legna verde seccata dietro la stufa!".
E così trovava sempre qualcosa da ridire su ciascuno; ma in particolare beffeggiò un buon Re che si trovava in prima fila e aveva il mento un po' ricurvo.
"Oh - esclamò ridendo - quello ha il mento come il becco di un tordo!"
E da quel momento lo chiamarono Bazza di Tordo. Ma il vecchio Re andò in collera vedendo che la figlia non faceva altro che prendersi gioco dei pretendenti là riuniti, sdegnandoli, e giurò di darla in moglie al primo mendicante che bussasse alla sua porta. Qualche giorno più tardi un suonatore si mise a cantare sotto la finestra per avere una piccola elemosina.
Quando il Re l'udì, disse: "Fatelo salire!".
Entrò un suonatore lurido e cencioso, cantò davanti al Re e a sua figlia e, quand'ebbe finito, domandò una modesta ricompensa. Il Re disse:
"Il tuo canto mi è così piaciuto che voglio darti mia figlia in isposa".
La principessa inorridì, ma il Re disse: "Ho fatto giuramento di darti al primo accattone e lo manterrò".
A nulla valsero le proteste: fu chiamato il parroco ed ella dovette sposare il suonatore. Celebrate le nozze, il Re disse:
"Non si confà che la moglie di un mendicante abiti nel mio castello, non hai che da andartene con tuo marito".
Il mendicante se ne andò così insieme a lei.

Rackham A.

Arrivarono in un grande bosco ed ella domandò:
"Questo bel bosco a chi appartiene?"
"Bazza di Tordo in suo poter lo tiene. Sarebbe tuo non l'avessi rifiutato."
"Povera me, or tutto ho ricordato, come vorrei che ciò non fosse stato!"
Poi attraversarono un bel prato ed ella chiese ancora:
"Questo prato verde a chi appartiene?"
"Bazza di Tordo in suo poter lo tiene. Sarebbe tuo non l'avessi rifiutato."
"Povera me, or tutto ho ricordato, come vorrei che ciò non fosse stato!"
Giunsero poi in una gran città ed ella tornò a domandare:
"Che prospera città! A chi appartiene?"
"Bazza di Tordo in suo poter la tiene. Sarebbe tuo non l'avessi rifiutato."
"Povera me, or tutto ho ricordato, come vorrei che ciò non fosse stato!"
Allora il suonatore disse:
"Non mi garba affatto che tu rimpianga sempre un altro marito; non ti basto io, forse?".
Finalmente giunsero ad una piccola casetta, ed ella disse:
"Ah, Dio mio! Che casa piccina! A chi appartiene la povera casina?"


Il suonatore rispose: "E' la mia casa e la tua, dove abiteremo insieme".
"Dove sono i servi?", chiese la principessa.
"Macché‚ servi!- rispose il mendicante - devi farti da sola ciò che vuoi. Accendi subito il fuoco e metti l'acqua a bollire per la cena: sono stanco morto."
Ma la principessa non sapeva accendere il fuoco né cucinare, e il mendicante dovette darle una mano perché potesse cavarsela. Quand'ebbero mangiato il pasto frugale, si coricarono ma, il mattino dopo, egli la buttò fuori dal letto di buon'ora perché sbrigasse le faccende di casa. Per un paio di giorni vissero così alla meno peggio e consumarono le loro provviste. Poi l'uomo disse:
"Moglie, non possiamo continuare così, a mangiare senza guadagnare. Farai dei canestri".
Andò a tagliare dei giunchi e li portò a casa; ella incominciò a intrecciarli, ma i giunchi duri le ferivano le mani delicate.
"Vedo che non va - disse l'uomo - Fila piuttosto forse ti riesce meglio."
Ella si mise a sedere e cercò di filare; ma il filo duro le tagliò ben presto le tenere dita facendole sanguinare.
"Vedi - disse l'uomo - non sei buona a nulla: con te sono capitato male. Be', voglio provare a commerciare in pentole e stoviglie di terra: venderai la merce al mercato"
'Ah, - pensò la principessa - se viene al mercato gente dal regno di mio padre e mi vede seduta a vendere, si farà beffe di me!'
Ma non c'era via d'uscita, dovette andarci se non voleva morir di fame. La prima volta andò bene: per la sua grande bellezza, la gente comprava volentieri la sua merce e pagava ciò che ella chiedeva; molti le diedero addirittura il denaro lasciandole le pentole. Tirarono avanti con quel guadagno finché durò, poi l'uomo acquistò un altro mucchio di stoviglie. Ella si mise a sedere in un angolo del mercato ed espose la merce in vendita intorno a sé. Ma improvvisamente arrivò al galoppo un ussaro ubriaco che finì con il cavallo proprio fra le pentole, mandandole in mille pezzi. Ella si mise a piangere e per l'affanno non sapeva che fare.
"Ah, che sarà di me! - esclamò - Cosa dirà mio marito!" Corse a casa e gli raccontò l'accaduto.
"Chi mai va a sedersi all'angolo del mercato con stoviglie di terra!- disse l'uomo - Smettila di piangere, vedo bene che non sei buona a nulla. Proprio per questo sono stato al castello del nostro Re e ho domandato se aveva bisogno di una sguattera; mi hanno promesso che ti prenderanno, in cambio ti daranno da mangiare."
Così la principessa diventò sguattera; dovette aiutare il cuoco ed eseguire i lavori più faticosi. A ogni tasca fissava un pentolino per portare a casa gli avanzi, e così campavano. Ora avvenne che si dovevano celebrare le nozze del figlio primogenito del Re; la povera donna salì le scale e si mise davanti alla porta della sala per guardare. Fra tanto lusso e splendore, ella pensava tutta afflitta al suo destino e malediva la superbia e l'arroganza che l'avevano precipitata in tanta miseria. Ogni tanto i servi le buttavano qualche avanzo dei piatti deliziosi che venivano serviti, ed ella li metteva nei suoi pentolini per portarli a casa.
D'un tratto entrò il principe tutto vestito d'oro e, quando vide la bella donna sulla porta, la prese per mano e voleva ballare con lei. Ma lei rifiutò, spaventata, poiché riconobbe il re Bazza di Tordo, il pretendente che aveva respinto e dileggiato. Mentre ella faceva resistenza, il principe la tirò nella sala; così si ruppe il cordino da cui pendevano le tasche: i pentolini caddero a terra facendo colar fuori la minestra e gli avanzi si sparsero qua e là. A quella vista, tutti scoppiarono a ridere, sbeffeggiandola; ed ella si vergognò tanto che avrebbe preferito essere mille braccia sotto terra. Corse alla porta e voleva fuggire, ma sulle scale un uomo la raggiunse e la riportò indietro. E quando ella lo guardò, vide che era di nuovo il Re Bazza di Tordo.

Batten

"Non aver paura - le disse questi - io e il suonatore che abitava con te nella misera casetta siamo la stessa persona: per amor tuo mi sono travestito così: e sono anche l'ussaro che ti ha spezzato le stoviglie. Tutto ciò è accaduto per spezzare il tuo orgoglio e per punire l'arroganza con la quale ti sei presa gioco di me. Ma ora tutto è finito, e adesso festeggeremo le nostre nozze."
Allora vennero le ancelle e le fecero indossare le vesti più sontuose, e venne il padre della principessa con tutta la corte per farle gli auguri per il suo sposalizio con il re Bazza di Tordo; e la vera festa incominciò solo allora. Se io e te ci fossimo stati!

Grimm n.52, "König Drosselbart".
Classificazione: AaTh 900 [ King Trushbeard ]

Il testo in lingua originale è nella pagina Brüder Grimm.