giovedì 27 luglio 2017

There Was a Greedy Look in His Eyes Now Which Ought to Have Alarmed Her, But Did Not.


Robet Ingpen


Adesso, sedevano fianco a fianco nella stessa poltrona, e Wendy lo incalzava con altre domande.
"Così non vivi più nei Giardini di Kensington?"
"Ma qualche volta ci vado ancòra".
"E dove vivi per la maggior parte del tempo?"
"Con i Bambini Perduti".
"Chi sono?"
"Sono i bambini che cadono dalle carrozzine quando le bambinaie si distraggono e guardano da un'altra parte. Se nessuno li reclama entro sette giorni, vengono spediti all’Isola-che-non-c'è. Io sono il loro capitano".
"Dev'essere divertente!".
"Sì, - disse Peter e aggiunse scaltramente - ma ci sentiamo soli: non abbiamo compagnia femminile".
"Vuoi dire che non ci sono bambine?"
"Oh, no! Sai, le bambine sono troppo furbe e non cadono dalle carrozzine".
Questa frase riempì Wendy di immenso orgoglio.
"Penso che tu parli di noi bambine in modo incantevole. Non sei come John che ci disprezza", disse.
Peter scattò in piedi e, con un solo calcio, buttò John giù dal letto, con lenzuola, coperte e tutto quanto, il che parve a Wendy piuttosto azzardato per un primo incontro, e sottolineò con fermezza che Peter non era il capitano in casa loro. Intanto, John, continuava a dormire placidamente sul pavimento, e Wendy non si preoccupò di rimetterlo nel suo lettino.
"Comunque, so che volevi essere gentile -  disse, con un tono più dolce - Puoi darmi un bacio, se vuoi".
Wendy aveva dimenticato l'ignoranza di Peter a proposito di baci.
"Lo sapevo che lo avresti rivoluto indietro", disse Peter con un po’ di amarezza e si offrì di restituirle il ditale.
"Oh, caro, - disse teneramente Wendy - Non intendevo dire un bacio, ma un ditale".
"Cos'è?"
"Qualcosa del genere".
E lo baciò.
"Che strano! - disse Peter seriamente - E adesso, posso darti anch'io un ditale?"
"Se vuoi", disse Wendy, ma, questa volta, non inclinò la testa.
Peter le diede un ditale, e quasi immediatamente, Wendy lanciò uno strillo.
"Che succede?", chiese Peter.
"Qualcosa mi ha tirato i capelli".
"Dev'essere Tink. Non sapevo fosse così dispettosa".
E, intanto, Tink sfrecciava per la nursery lanciando epiteti offensivi.
"Dice che ti tirerà i capelli ogni volta che ti darò un ditale".
"Perché?"
"Perché, Tink?".
E anche questa volta, Tink gli diede dello stupido asino.


Alice E. Woodward


Peter, non capì il perché, ma Wendy sì, e rimase un po' delusa quando Peter ammise di essere venuto alla finestra della nursery non per vedere lei, ma per ascoltare le fiabe.
"Vedi, io non conosco fiabe. Nessuno dei Bambini Perduti ne conosce".
"È terribile!" disse Wendy.
"Sai perché le rondini costruiscono il nido sotto i  tetti delle case? - chiese Peter - Per ascoltare le fiabe. O Wendy, tua madre stava raccontando una fiaba così bella!".
"Quale?"
"Quella del principe che non riusciva a trovare la dama che potesse calzare la scarpina di cristallo".
"Oh. Peter - disse Wendy eccitata - è la fiaba di Cenerentola. Lui trovò lei, si sposarono e vissero felici per sempre".
Peter ne fu così deliziato che scattò in piedi, alzandosi dal pavimento dove entrambi si erano seduti, e corse verso la finestra.
"Dove vai?", chiese Wendy con apprensione.
"A dirlo ai bambini".
"Oh, non andare, Peter - lo implorò - Io conosco un sacco di fiabe".
Furono proprio queste le sue esatte parole, quindi non si può negare che lei lo tentò per prima.
Peter tornò indietro e, adesso, nei suoi occhi, brillava un lampo di avidità che avrebbe dovuto allarmarla. Ma non fu così.



Scott Gustafson



Da "Peter Pan and Wendy", di J.M. Barrie.
Traduzione: Mab's Copyright


martedì 25 luglio 2017

Storia del Primo Vecchio e della Cerva, Mille e Una notte

IL MERCANTE E IL GENIO
Novella-cornice



Un ricco mercante intraprende un lungo viaggio per curare i suoi affari. Il quarto giorno, riposandosi presso una fonte, mangia alcuni datteri e lancia i noccioli all'intorno. All'improvviso, compare un Djinn spaventoso, enorme e carico d'anni, che, brandendo una sciabola, gli annuncia la sua prossima morte: uno dei noccioli sbadatamente lanciati dal mercante ha colpito in un occhio il figlio del Djinn uccidendolo. Dopo inutili lacrime e proteste di innocenza, il mercante ottiene un anno di tempo: sistemerà i suoi affari, si congederà da moglie e figli e tornerà per la propria esecuzione. Il mercante fa ritorno a casa, sistema gli affari di famiglia*, e, dopo un anno, rispetta il giuramento e raggiunge il luogo in cui aveva incontrato il Djinn. Mentre attende l'arrivo del suo carnefice, sopraggiungono tre vecchi, che, uno dopo l'altro, ascoltano la sua storia e manifestano il desiderio di aspettare con lui. Una volta comparso il Djinn, quando afferra il mercante per ucciderlo, il primo vecchio, che conduce con sé una cerva al guinzaglio, si getta ai suoi piedi e gli propone di ascoltare la storia sua e di quella cerva: se il Djinn riterrà tale storia meravigliosa e fuori dall'ordinario, rimetterà  al mercante un terzo della sua condanna. Il Djinn accetta.


H.J. Ford





Storia del Primo Vecchio e della Cerva




uesta cerva che Voi vedete, è mia cugina, ed è anche mia moglie. Ella non aveva che dodici anni quando la sposai. Siamo vissuti insieme trent'anni, senza che mi abbia dato figli. E fu unicamente per il desiderio di avere figli che sposai una schiava, la quale partorì un maschio sano e intelligente. Mia moglie si ingelosì e prese in odio madre e figlio, ma nascose così bene i suoi sentimenti che io me ne accorsi troppo tardi.
Intanto, mio figlio cresceva, e aveva già dieci anni quando fui obbligato ad intraprendere un viaggio. Prima di partire, raccomandai a mia moglie la schiava e suo figlio, e la pregai di averne cura durante la mia assenza, che sarebbe durata un anno intero. Ma ella approfittò di quel tempo per sfogare il suo odio. Si diede agli studi della magia, e, quando ne seppe abbastanza di quell'arte diabolica, la scellerata trascinò mio figlio in un luogo isolato, dove, con i suoi sortilegi, lo trasformò in un vitello; quindi, lo affidò al mio intendente. Né si limitò a sfogare la sua rabbia compiendo quel crimine abominevole contro mio figlio: trasformò la schiava in una vacca, e affidò anch'essa alle cure dell'intendente.
Al ritorno, le domandai notizie della madre e del figlio.
"La tua schiava è morta - mi disse - e tuo figlio son due mesi che non lo vedo, né so che ne sia stato di lui".
Mi addolorò grandemente la morte della schiava: ma, quanto a mio figlio, che era solamente scomparso, mi sosteneva la speranza di ritrovarlo.
Ma trascorsero otto mesi senza che ne avessi alcuna notizia. Giunse la festa del gran Bairam.
Ordinai al mio intendente di condurmi una vacca bella grassa da sacrificare in onore della festività.
Egli scelse la vacca che era stata, per l'appunto, la mia schiava. La legai, ma, nell'istante in cui mi apprestavo a sacrificarla, essa cominciò ad emettere muggiti strazianti: e mi accorsi che dagli occhi le scorrevano due ruscelli di lacrime.
Mi parve un fatto commovente e straordinario e non riuscii a sacrificarla, e ordinai al mio intendente di condurmi un’altra vacca.
Mia moglie, che era presente, inorridì della mia compassione.
"Sposo mio, che fai? - gridò - Sacrificala!"
Per compiacerla, tornai ad accostarmi alla vacca, e, combattendo con la pietà che mi ispirava, feci per infliggerle il colpo mortale, quando la povera vittima raddoppiò lacrime e muggiti, disarmandomi per la seconda volta.
Allora, lasciai la scure nelle mani dell'intendente, e gli dissi:
"Sacrificala tu ché i suoi muggiti e le sue lacrime mi spezzano il cuore!"
L'intendente, meno impietosito di me, la sacrificò, ma, quando fece per scorticarla, scoprì che, a dispetto del suo aspetto florido, sotto la pelle non aveva che le ossa.
Io ne fui grandemente dispiaciuto, e gli dissi:
"Tienila tu, e conducimi il vitello più grasso che possiedo".
Poco dopo, mi condusse un vitello bello grasso. Appena mi vide, fece uno sforzo così grande per correre a me che ruppe la corda. Si gettò ai miei piedi, toccando terra con il muso, come se avesse voluto suscitare la mia compassione.
Il suo comportamento mi sbalordì ancòra di più dei muggiti disperati della vacca.




H.J. Ford



"Va' - dissi all'intendente - riporta indietro il vitello. e abbine gran cura, e, al suo posto, portami un'altra bestia".
Quando mia moglie mi sentì parlare così, non si trattenne e gridò:
"Sposo mio, che fai? Ascoltami e non sacrificare altro vitello che questo".
"Moglie - esclamai - non lo sacrificherò, voglio che viva".
Quella donna malvagia non accettava di arrendersi alle mie preghiere, e non si risparmiò pur di farmi cambiare idea, ma, per quanto dicesse, io fui irremovibile, e, per calmarla, le promisi che l’avrei sacrificato l’anno seguente.
L'indomani mattina, il mio intendente chiese di parlarmi in segreto.
"Vengo - mi disse - a recarti una notizia. Io ho una figlia che sa qualcosa di magia. Ieri, quando ricondussi all'ovile il vitello che ti rifiutasti di sacrificare, ella rise nel vederlo e, un momento dopo, pianse. Le domandai il perché del suo strano comportamento. 'Padre mio - rispose - questo vitello è il figlio del nostro padrone. Risi di gioia vedendolo ancòra in vita, e piansi ricordandomi che ieri sua madre, trasformata in una vacca, era stata sacrificata. E tutto a causa dei sortilegî  della moglie del nostro padrone, che odiava la madre ed il figlio'. Ecco ciò che mi ha detto mia figlia".
A queste parole, o Principe dei Djinn, - continuò il vecchio - vi lascio immaginare quale fu la mia sorpresa. Volli parlare io stesso con la figlia dell'intendente. Ci dirigemmo all'ovile dov'era rinchiuso mio figlio. E io dissi alla fanciulla:
"Figlia mia, sei in grado di restituire a mio figlio la sua forma umana?"
"Sì - mi rispose - ma a due condizioni: la prima, che tu me lo dia in sposo. La seconda, che mi sia permesso di punire la persona che lo ha trasformato in vitello".
"Acconsento - le risposi - ma, prima, restituiscimi mio figlio".
Allora, la giovane donna prese un vaso pieno di acqua, vi pronunziò sopra delle parole a me incomprensibili, e, rivolgendosi al vitello, esclamò:
"O vitello, - disse - se tu sei stato creato dall'Onnipotente, Sovrano e Padrone del mondo, nella forma di vitello, resta nel tuo stato, ma, se sei un uomo e fosti trasformato in vitello a causa di un incantesimo, riprendi la tua forma primitiva con il permesso del Creatore".
Pronunciate  queste parole, gettò l'acqua sul vitello, e, all'istante, egli riacquistò forma umana.
"Figlio mio! Caro figlio! - esclamai allora, abbracciandolo con immensa gioia - È Dio che ci ha inviato questa giovane per distruggere l'abominevole sortilegio di cui eri prigioniero e per vendicare il male fatto a te e a tua madre. Sono certo che, per gratitudine, la prenderai in sposa, consentendomi di mantener fede alla parola che le diedi".
Mio figlio acconsentì con gioia, ma, prima di sposarsi, la fanciulla trasformò mia moglie in una cerva, in questa cerva. Dopo qualche tempo, mio figlio, diventato vedovo, partì. Poiché sono molti anni che non ho sue notizie, mi sono risolto a mettermi in cammino per cercare di averne, e, non volendo affidare ad alcuno mia moglie, ho deciso di condurla con me dovunque fossi andato. Ecco dunque la mia storia e quella della mia cerva. Non è, forse, una delle più straordinarie e meravigliose?"
"Sono d'accordo - disse il Djinn - e, per questa ragione, ti concedo un terzo della vita di questo mercante".

FINE

Traduzione: Mab's Copyright

 * Riporto alla lettera  in che modo il mercante  dispone dei proprî averi. Naturalmente, il maggiore interesse è suscitato dal trattamento riservato alla futura vedova. Ciò che sarebbe stato impensabile per quattro-cinque secoli ancòra nei Paesi occidentali fa, invece, parte della giurisdizione basata sul Corano. La vedova rimane proprietaria della dote versata al momento del contratto nuziale. In più, ha diritto ad una legittima del patrimonio. Mosso da personale generosità, il marito le lascia il massimo consentito dai limiti di legge. Né le assegna un tutore, pratica che in Occidente era prassi.
"Quando comunicò la ferale notizia, la casa cadde nella più grande angoscia. L’indomani, il mercante pensò di mettere in ordine i suoi affari, affrettandosi, prima di tutto, a pagare i suoi debiti. Fece regalie ai suoi amici e ingenti elemosine ai poveri; donò la libertà ai suoi schiavi; divise il patrimonio fra i suoi figli; nominò i tutori per i minorenni, e, dopo aver reso a sua moglie ciò che le apparteneva (la dote) sulla base del contratto di matrimonio, le lasciò quanto più poté, nel rispetto della legge."

venerdì 21 luglio 2017

Il Serpente, G. Pitrè (Sicilia) Traduzione Mia

'erano una volta un marito e una moglie che avevano tre figli. Tutt'e tre femmine: una di sei, una di quattro, e una di due anni. Queste bambine andavano da una maestra, e la maestra era zitella. Le piccole crescevano, ma la madre cadde malata di una malattia mortale: il Signore la stava chiamando a sé. Poco prima di morire, si voltò al marito e gli disse: "Io muoio. Voi vi riammoglierete. Ecco qua c'è un paio di scarpe: vi risposerete solo quando queste scarpe cadranno a pezzi".
Morì, lasciando soli, marito e figlie.


Gysis Nikolaos



La maestra, vedendo che a queste bambine era morta la madre, cominciò a far loro mille carezze. Dopo un po', disse alla più grandicella:
"Rusidda, tu mi vuoi bene? Se mi vuoi bene, diglielo a tuo padre che mi prenda per moglie e io diventerò tua madre".
Le rispose la picciridda:
"Io vi voglio bene, ma mia madre ha lasciato detto che mio padre potrà riammogliarsi solo quando un certo paio di scarpe cadrà a pezzi!"
"Stupida! - le disse la maestra - tu piglia le scarpe, bagnale e poi appendile. Le scarpe marciranno in fretta e io diventerò tua madre".
La bambina ci credette  e lo raccontò alle sorelline. Si arrampicarono su per una scala. Presero le scarpe, le inzupparono per bene e le appesero. In un amen, le scarpe marcirono e caddero a pezzi. Allora, la maggiore disse all'uomo:
"Padre, ora che le scarpe sono cadute, perché non vi prendete per moglie la maestra, che stravede per noialtre?"
Il padre fece finta di non sentire, ma, dopo poco, si risposò con la maestra.

giovedì 20 luglio 2017

To Put it with Brutal Frankness, There Never Was a Cockier Boy







Se ci avesse riflettuto su - ma io non penso che lo avesse mai fatto - Peter avrebbe avuto il fermo convincimento che lui e la sua ombra, una volta entrati in contatto l'uno con l'altra, si sarebbero fusi come due gocce d’acqua. Quando si accorse che le cose non stavano proprio così, impallidì. Cercò di incollarsela addosso con un pezzo di sapone trovato in bagno, ma non ci riuscì.
Un brivido gli corse giù per la schiena. Si sedette a terra e scoppiò in lacrime.

sabato 15 luglio 2017

Il Ceppo d'Oro, Pentamerone (Giornata Quinta, Trattenimento Quarto)

Parmetella, figlia di un povero villano, incontra una buona fortuna; ma per la sua troppa curiosità, se la fa fuggir di mano, e, dopo aver sofferto mille travagli, trova il marito in casa della madre di lui, ch'era un'orca, e, superati pericoli grandi, i due restano insieme contenti.

'era una volta un ortolano, il quale, essendo poverello poverello, che, per quanto faticasse, a stento si procurava il pane per sostentarsi, comprò tre scrofette alle sue tre figlie femmine, affinché, allevandole, si mettessero da parte un po' di doticciuola.
Pascuzza e Cice, che erano le maggiori, portarono a pascere le loro due in un bel prato; ma non vollero che la più piccola, Parmetella, andasse con loro, e la scacciarono, dicendole di andare in qualche altro posto. Ed essa menò il suo animaletto a un bosco, dove le ombre si fortificavano contro gli assalti del Sole; e, quando fu in un prato, in mezzo al quale correva una fontana che, ostessa d'acqua fresca, invitava con lingua d'argento il passeggero a bere una mezzetta, trovò un bell'albero con le foglie d'oro.



Goble W.

mercoledì 5 luglio 2017

Il Principe Scursuni (Sicilia)


'erano una volta un re e una regina che avevano quanto si può desiderare, da mangiare e da bere, bei vestiti e carrozze e feste quante ne volevano, solo una cosa mancava loro: non avevano figli.
La regina diceva sempre tra sé e sé: "Oh, Dio, tutti gli animali hanno i loro piccoli, persino i ragni, le lucertole e gli scarafaggi, solo a me non avete concesso un figlio".
Un giorno andò a passeggiare in giardino e vide strisciare uno scorsone con i suoi piccoli e disse: "Oh, Dio, quanti piccoli avete concesso a questo animale velenoso e a me nemmeno un  figlio. Ah, come vorrei un figlio, anche se fosse uno scursuni!"
Poco dopo la regina rimase incinta. Ci fu grande gioia al castello e in tutto il paese. Trascorsi i nove mesi, venne il momento di partorire e il re mandò a chiamare subito la levatrice. Non appena questa entrò nella stanza dove era coricata la regina, cadde a terra morta.
"Cosa succede? - gridò il re - Presto, chiamate un'altra levatrice".
Ne fecero venire un'altra, ma non le andò meglio che alla prima, e, per quante ne chiamassero, tutte morivano non appena mettevano piede nella stanza della regina.
Vicino al castello abitava un povero calzolaio che aveva un'unica figlia che era bellissima. Lei però aveva una matrigna che non la poteva soffrire e pensava sempre a come danneggiarla. Quando la matrigna malvagia sentì le grandi difficoltà che c'erano al castello, disse alla ragazza:
"Vestiti e va' al castello: devi assistere la regina in questo momento difficile", pensando che anche la ragazza sarebbe morta come le altre donne.
"Ah, - disse la ragazza - come potrò assistere la regina? Nessuno può avvicinarsi a lei senza morire".
"Non mi interessa" disse la matrigna malvagia e scacciò la ragazza con male parole.
La povera ragazza entrò nella chiesa vicina, dov'era seppellita la sua vera madre e si lamentò:
"Ah, anima di mia madre! Ah, cara mammina! Vedi come vengo maltrattata! Ah, aiutami!"
"Non piangere! - rispose una voce che era l'anima della madre - Va' invece coraggiosa al castello, perché se fai quel che ti dico non ti succederà niente. Fatti preparare dal fabbro un paio di guanti di ferro e mettiteli. Poi prepara un grande mastello di latte e, quando la regina partorirà, prendi il bambino con i guanti di ferro e gettalo nel latte".
Così la ragazza uscì consolata dalla chiesa e si fece preparare dal fabbro un paio di guanti di ferro; li infilò e andò al castello per assistere la regina. Prima di entrare nella stanza, si fece dare un grande mastello di latte, lo prese e lo mise vicino al letto. La regina era in grandi angustie, ma la figlia del calzolaio la prese tra le sue braccia e l'aiutò a partorire un maschio che sembrava un grande scursuni.
La ragazza lo prese con i guanti di ferro e lo gettò nel latte. Lo scursuni bevve il latte e si fece il bagno.
Il figlio della regina diventava ogni giorno più grande e forte, ma era e rimase uno scursuni, perché sua madre aveva commesso un peccato nel desiderare di avere un figlio anche se fosse stato uno scursuni.
Così trascorsero alcuni anni. Un giorno lui disse a sua madre:
"Madre, datemi una moglie, voglio sposarmi".
"Ah, adesso l'animale si vuole sposare, -  lamentò la regina - chi vuoi che ti prenda, orribile Scursuni!".
"Madre! non m'importa, voglio una moglie".
Allora la regina andò dal re e disse:
"Figurati, nostro figlio si vuole sposare. Vicino a noi abita un povero tessitore, che ha una figlia graziosa; facciamola venire, senza dirle che deve sposare nostro figlio".
Il re fu contento e la regina fece chiamare il tessitore e gli disse:
"Mastro, voi avete una bella figlia; mandatecela come serva per nostro figlio, ché la pagheremo lautamente".
Il padre acconsentì e mandò sua figlia al castello, dove venne rinchiusa nella stanza del Principe Scursuni. La sera si mise a letto, e a mezzanotte  Scursuni  si sfilò improvvisamente la sua pelle di serpente e si trasformò in un uomo bello, benfatto.
"Di chi sei figlia tu?" chiese alla ragazza.
Lei rispose:
"Sono la figlia di un tessitore".
"Cosa! Io sono figlio di un re e mi portano in moglie la figlia di un tessitore?"
Con queste parole si infilò di nuovo la pelle del serpente e la uccise con un morso.



Ségur A.


venerdì 30 giugno 2017

"Peter Somigliava Moltissimo al Bacio Segreto di Mrs Darling"

Mrs Darling fece un sogno.
Sognò che l’Isola-che-non-c'è si era avvicinata troppo e che uno strano ragazzo ne era scivolato fuori. Non si spaventò perché sapeva di averlo visto sul volto delle donne che non hanno figli. Forse lo si può vedere anche sul volto di alcune donne che sono madri.




R. Ingpen


giovedì 29 giugno 2017

La Fanciulla con Una Mano Sola, (Africa), A. Lang. Seconda e Ultima parte, Traduzione Mia

a ragazza non riusciva a credere alla propria buona sorte, e, grata per la grande gentilezza con cui era stata accolta, si dimostrò così premurosa e gentile con i genitori del marito che essi, ben presto, l'amarono.
Qualche tempo dopo, la giovane diede alla luce un bambino, ma il Principe fu costretto a lasciarla poiché il Re suo padre lo inviò ad occuparsi di affari di Stato in remote regioni del Regno.
Non era trascorso molto tempo dalla partenza del Principe che il fratello della ragazza decise di recarsi nella capitale. Aveva dilapidato le ricchezze della moglie ed era più povero di prima. Mentre camminava tra la folla, udì un uomo dire:
"Sapete che il figlio del Re ha sposato una donna senza una mano?"
 A queste parole, si fermò e chiese:
"E dove ha incontrato quella donna?"
"Nella foresta", rispose l’uomo, e il crudele fratello intuì che doveva trattarsi di sua sorella.
Il pensiero che la ragazza che aveva tentato di condurre alla rovina si fosse innalzata ad un tale rango accese in lui una rabbia feroce, e giurò che ne avrebbe provocato la caduta. Quello stesso pomeriggio, si recò a Palazzo e chiese udienza al Re.



Leo e Diane Dillon


sabato 24 giugno 2017

La Fanciulla con Una Mano Sola, (Africa), A. Lang. Prima Parte - Traduzione Mia

anto tempo fa, un’anziana coppia viveva in una capanna all'ombra di un boschetto di palme: avevano un unico figlio e un'unica figlia.
Vissero felici insieme per molti anni, ma il padre cadde gravemente malato e sentì di essere in punto di morte. Chiamò i suoi figlioli nell'angolo in cui dormiva sul pavimento - poiché nessuno in quel paese possedeva un letto - e disse al figlio:
"Non ho del bestiame da lasciarti in eredità, ma solo le poche cose che si trovano in casa poiché sono un uomo povero, lo sai bene. Comunque, scegli: vuoi la mia benedizione o i miei beni?"
"I tuoi beni, senz'altro", rispose il figlio e il padre annuì.
"E tu?" domandò il vecchio alla figlia, che stava accanto al fratello.
"Io voglio la tua benedizione", rispose la ragazza, e il padre le diede la sua benedizione di tutto cuore.
Il vecchio morì quella stessa notte, e sua moglie, il figlio e la figlia lo piansero per sette giorni, poi lo seppellirono secondo le usanze del suo popolo.
Era appena finito il periodo di lutto che la madre cadde gravemente malata.
"Sto per lasciarvi - disse ai figli con voce morente - Figlio mio, scegli: vuoi la mia benedizione o i beni?"
"I beni, senz'altro", rispose il figlio.
"E tu, figlia mia?"
"Io voglio la tua benedizione", rispose la ragazza.
La madre le diede la sua benedizione con tutto il cuore e morì quella stessa notte. Finito il periodo del lutto, il fratello ordinò alla sorella di mettere fuori dalla capanna tutti i beni dei loro genitori. La ragazza obbedì e lui portò via ogni cosa, tranne una piccola pentola e un mortaio nel quale la sorella avrebbe potuto macinare il grano... se solo avesse avuto grano da macinare.
La ragazza sedeva triste e affamata, quando una vicina bussò alla sua porta.
"La mia pentola si è incrinata sul fuoco - disse - Prestami la tua perché io possa cucinare la cena e in cambio ti darò un pugno di grano."
La ragazza fu ben felice di accettare, e, quella sera, anche lei ebbe la sua cena.
Il giorno seguente, un’altra donna prese in prestito la sua pentola, e poi un’altra, e un’altra ancòra, poiché nel villaggio non si era mai riscontrato un così alto numero di pentole incrinate. In breve tempo, la ragazza si rinvigorì, e si fece bella florida con tutto il grano che ricavava grazie alla pentola.
Una sera, raccolse un seme di zucca trovato in un angolo, lo piantò vicino al pozzo, e il semino attecchì, germogliò e le diede molte zucche.
Accadde che un giovane del villaggio passasse nei paraggi della località in cui viveva il fratello della ragazza, lo incontrò e scambiarono due chiacchiere.
"Hai notizie di mia sorella?" chiese il giovane, a cui le cose andavano male.
"Si è fatta bella prosperosa - rispose l’altro giovane - Le donne del villaggio prendono in prestito il suo mortaio per macinare il grano e la sua pentola per cucinarlo, e, in cambio, le danno molto più cibo di quanto possa mangiarne."
E se ne andò per la sua strada.
Ma le sue parole avevano aceso una grande invidia nell'animo del fratello.
Senza perder tempo, si mise in viaggio, e, prima di sera, giunse alla capanna della sorella: la pentola e il mortaio erano là fuori. Se li caricò in spalla e ripartì, tutto soddisfatto della propria astuzia. Quando la sorella si svegliò, cercò la pentola per cucinare il grano per la colazione, ma non riuscì a trovarla. Alla fine, si disse:
'Un ladro deve averla rubata mentre dormivo. Andrò a vedere se qualcuna delle mie zucche è matura.'
E, per l'appunto, scoprì che le zucche erano belle mature, ed erano tante e così grosse che la pianta si piegava fin quasi a spezzarsi sotto il loro peso. Così, le mangiò, e, quando fu sazia, portò le zucche restanti al villaggio, dove le cedette in cambio di grano, e le altre donne dichiararono che non avevano mai assaggiato zucche più dolci, e che avrebbe dovuto portare loro ogni giorno tutte quelle che aveva. Dopo qualche tempo, aveva accumulato molto più grano di quanto le servisse per il suo sostentamento, e, in cambio del grano, fu in grado di prendere un altro mortaio e un’altra pentola. E pensò di essere diventata ricca.


Leo e Diane Dillon


mercoledì 14 giugno 2017

The King and the Beggar-Maid

Questa piccola leggenda, quella del Re Cophetua e della Mendicante Penelophon, ha ispirato poeti, pittori e scrittori nel corso dei secoli. E' stata citata da Shakespeare più volte nelle sue opere (Shakespeare, oltre alle storie dei “grandi”, era molto attento anche al patrimonio popolare, alle ballate dalle oscure origini come questa, e, persino, ai libretti “rosa” dell'epoca).



Edward Burne-Jones



Narra di un esotico Re, Cophetua, insensibile all'amore e alle attrattive femminili. Un giorno, mentre da una finestra dei suoi appartamenti osservava la lunga fila dei mendicanti che venivano a ricevere la regale elemosina, vide una fanciulla di straordinaria bellezza, Penelophon, che avanzava a piedi scalzi stringendosi negli stracci che ricoprivano a malapena la sua nudità.
Folgorato da improvvisa passione, il Re si precipitò incontro alla piccola mendicante, le si inginocchiò davanti, depose la corona ai suoi piedi e giurò che, se non avesse accettato di sposarlo, si sarebbe ucciso. Penelophon fu così compassionevole da accettare la sua proposta, e, nonostante le sue povere ed oscure origini, si dimostrò una buona Regina. I due sposi vissero una lunga vita serena e, quando morirono, vennero seppelliti in un'unica tomba.



Edmund Blair Leighton




In una poesia giovanile, Lord Alfred Tennyson scrisse:

“Her arms across her breast she laid;
She was more fair than words can say:
Bare-footed came the beggar maid
Before the king Cophetua.
In robe and crown the king stept down,
To meet and greet her on her way;
"It is no wonder," said the lords,
"She is more beautiful than day".
As shines the moon in clouded skies,
She in her poor attire was seen:
One praised her ancles, one her eyes,
One her dark hair and lovesome mien:
So sweet a face, such angel grace,
In all that land had never been:
Cophetua sware a royal oath:
"This beggar maid shall be my queen!"


John Byam Liston Shaw



domenica 11 giugno 2017

Thomas the Rhymer e la Regina delle Fate, (Scozia)




rcildourne è un paese che giace all'ombra della montagna di Eildon.
Nei tempi antichi viveva in questo luogo un uomo di nome Thomas Learmont, che si distingueva dai suoi vicini per il fatto di suonare il liuto, come fanno gli artisti ambulanti.
In un giorno estivo, Thomas uscì dalla sua capanna con il liuto sotto il braccio per recarsi da un piccolo contadino, che viveva sul pendio della montagna.
Il luogo non era molto lontano ed egli cominciò a camminare con passo spedito attraversando la landa. Il cielo era senza una nuvola, di un bel blu terso, quando raggiunse la località di Huntlie Bank, ai piedi della montagna. Stanco e spossato per il caldo decise di riposarsi un po' all'ombra di un grosso albero. Davanti a lui si estendeva un piccolo bosco dal quale si snodavano verdi sentieri; Thomas guardò gli alberi del bosco e suonò un paio di accordi nel suo liuto. Udì allora in lontananza un rumore, come il gorgoglio di un ruscello, e all'improvviso vide avvicinarsi a cavallo la più bella donna del mondo, vestita di seta verde, con un mantello di velluto del colore dell'erba e i biondi capelli sciolti sulle spalle. Il suo cavallo, bianco come il latte, si muoveva leggiadro tra gli alberi e Thomas vide che a ogni pelo della criniera era legata una campanellina d'argento.
Il giovane si levò il cappello e cadde in ginocchio davanti alla bella cavallerizza, che fermò la sua cavalla e gli ordinò di rialzarsi.
"Sono la Regina del Regno delle Fate e vengo a trovarti, Thomas di Ercildourne", disse sorridendo e gli porse la mano, affinché lui l'aiutasse a smontare da cavallo.
Costui lasciò cadere le briglie in un cespuglio e la condusse, incantato dalla sua bellezza eterea, sotto l'ombra di un grosso albero.
"Suona il tuo liuto Thomas - disse la Regina - bella musica e verde ombra sono due cose che si accompagnano bene".
Thomas suonò e gli parve di non aver mai prodotto con il suo liuto melodie così dolci.



Kinuko Y Craft


Oh, Surely She Must Have Been Dreaming!







A volte, visitando le menti dei suoi bambini, Mrs Darling si imbatteva in cose che non riusciva a comprendere, e, tra queste, la più misteriosa era il nome "Peter".
Non conosceva nessun Peter, eppure trovava il suo nome qui e là nelle menti di John e Michael, mentre quella di Wendy cominciava a esserne tutta scarabocchiata.
Il nome "Peter" spiccava a lettere cubitali, più grande di ogni altra parola. E, ogni volta che Mrs Darling era assorta ad osservarlo, aveva l'impressione che avesse un aspetto curiosamente spavaldo.
"Sì, è piuttosto spavaldo", ammise Wendy con un certo rammarico.
Mrs Darling la interrogava:
"Ma chi è. piccola mia?"
"Ma è Peter Pan, mamma".
Sulle prime, Mrs Darling non capì, ma, più tardi, ripensando alla sua infanzia, ricordò un certo Peter Pan che si favoleggiava vivesse con le Fate. Si raccontavano strane storie sul suo conto. Ad esempio, si diceva che, quando un bambino moriva. Peter lo accompagnava per un tratto di strada perché non avesse paura. A quel tempo, Mrs Darling credeva in Peter Pan, ma, adesso che era una donna sposata e piena di buon senso, dubitava fortemente che una simile creatura potesse esistere davvero.

"E poi - disse a Wendy - sarà cresciuto ormai!"
"Oh, non è cresciuto affatto - ribattè Wendy con sicurezza - E' proprio della mia taglia".
Naturalmente, intendeva dire che dimostrava la sua stessa età, sia nell'aspetto che nella mente. Non era in grado di spiegare da dove provenisse la sua convinzione: lo sapeva e basta.
Mrs Darling ne parlò con il marito, ma Mr Darling, minimizzò con un sorriso.
"Ricorda le mie parole - le disse - è stata Nana a metterle in testa queste sciocchezze. Giusto il genere di sciocchezze che potrebbe venire in mente ad un cane. Non ci pensare, e questa fantasia si smonterà da sé".
Ma non andò così.


Robert Ingpen



Poco tempo dopo, quell'enigmatico ragazzo provocò un bello spavento a Mrs Darling.
I bambini vivono le più strane avventure senza esserne minimamente turbati.
Per esempio, sono capaci di raccontare, a distanza di una settimana dall'accaduto, di aver incontrato nei boschi lo spirito del padre morto e di avere giocato con lui.
Con la stessa naturalezza, Wendy, una mattina, fece un'inquietante rivelazione.
Sul pavimento della nursery erano state rinvenute delle foglie che di sicuro non c'erano quando i bambini si erano coricati. Mrs Darling si stava lambiccando il cervello quando Wendy le disse con un sorriso indulgente:
"Credo proprio che sia stato di nuovo quel Peter".
"Che vuoi dire, Wendy?"
"Oh, avrebbe dovuto spazzare via le foglie", sospirò Wendy, che era una bambina molto ordinata.
E, come se fosse la cosa più naturale del mondo, le raccontò che, di tanto in tanto, Peter entrava nella loro camera, si sedeva sul pavimento ai piedi del suo letto, e suonava il flauto per lei. Non si  era mai svegliata, e. quindi. non poteva spiegare come lo sapeva: lo sapeva e basta.


Robert Ingpen



"Ma che sciocchezza, amore mio! Nessuno può entrare in casa senza bussare".
"Credo che entri dalla finestra", disse Wendy.
"Tesoro, abitiamo al terzo piano".
"Ma le foglie non erano proprio sotto la finestra, mamma?"
Era vero. Le foglie erano state ritrovate sotto la finestra.
Mrs Darling non sapeva cosa pensare, poiché Wendy ne parlava con tanta naturalezza che non si poteva liquidare l'intera faccenda dicendo che si era trattato di un sogno.
"Bambina mia - esclamò - perché non me ne hai mai parlato prima?"
"L’ho dimenticato", dichiarò distrattamente Wendy. Aveva fretta di fare colazione.
Oh, senz'altro era stato solo un sogno.
D'altra parte, c’erano sempre quelle foglie.
Mrs Darling le esaminò con molta attenzione: erano secche, ed era sicura che non appartenessero a nessun albero che cresceva in Inghilterra. Si inginocchiò e scrutò da vicino il pavimento, aiutandosi con la luce di una candela, in cerca di qualche strana impronta. Controllò con l’attizzatoio su per la cappa del caminetto e picchiò contro le pareti. Poi, con un metro a nastro, misurò l’altezza tra la finestra e il marciapiede sottostante: era un salto di quasi trenta piedi e non c’era alcun appiglio.
Oh, senz'altro era stato solo un sogno. [...]



Robert Ingpen


Da "Peter Pan and Wendy", di J.M. Barrie.
Traduzione: Mab's Copyright

giovedì 8 giugno 2017

Mrs Darling Seppe per la Prima Volta di Peter Pan Mentre...






Mrs Darling  seppe per la prima volta di Peter Pan mentre riordinava la mente dei suoi figli. Infatti, è buona abitudine di tutte le brave mamme, dopo che i loro bambini si sono addormentati, frugare nelle loro menti e mettere ordine nei  loro pensieri per il mattino dopo, riponendo al proprio posto i più disparati oggetti che, durante il giorno, hanno vagabondato di qua e di là. Se riusciste a svegliarvi - ma, ovviamente, non potete - sorprendereste anche vostra madre intenta a mettere ordine, e trovereste molto interessante osservarla. È come se riordinasse i cassetti.[...]

lunedì 5 giugno 2017

Nana

Alice Bolingbroke Woodward 



A Mrs Darling piaceva fare le cose a modo, e Mr Darling non poteva assolutamente essere da meno dei suoi vicini; così, ovviamente, assunsero una bambinaia. Dal momento che erano poveri, a causa della gran quantità di latte che bevevano i bambini, presero come bambinaia una Terranova molto perbene di nome Nana, che, prima del suo ingresso in casa Darling, non era appartenuta a nessuno in particolare.
Nana aveva sempre tenuto i bambini in gran considerazione. I Darling l’avevano notata nei Giardini di Kensington, dove Nana trascorreva la maggior parte del suo tempo libero sbirciando nelle carrozzine. Era odiatissima dalle bambinaie disattente perché le seguiva fino a casa e le rampognava davanti alle loro padrone.

Si rivelò un vero tesoro di bambinaia.
Era vigile e scrupolosa al momento del bagnetto, e saltava su a qualsiasi ora della notte se udiva il più flebile lamento da parte di uno dei suoi protetti. Naturalmente, la sua cuccia si trovava nella camera dei bambini.
Aveva un fiuto particolare per le malattie: sapeva quando un colpo di tosse era solo un colpo di tosse e quando, invece, era necessario avvolgere una bella sciarpa di lana intorno al collo dei bambini.
Fino al suo ultimo giorno di vita, ebbe un'incrollabile fiducia nei rimedi tradizionali, come le foglie di rabarbaro, e brontolava, sprezzante, quando sentiva parlare di sciocchezze moderne come i germi e cose del genere.
Vederla scortare i bambini a scuola era una lezione di buone maniere: se si comportavano come si deve, Nana incedeva dignitosamente al loro fianco, ma, se accennavano ad allontanarsi, li spingeva al loro posto nella fila a colpi di muso. Quando John giocava a calcio, non dimenticava mai di portare il suo maglione sportivo, e, non di rado, la si vedeva con un ombrello in bocca se il cielo minacciava pioggia. Al pianterreno della scuola di Mrs Fulsom c'era una stanza in cui le bambinaie aspettavano i bambini: Nana si sdraiava sul pavimento e questa era l’unica differenza tra loro. Le altre bambinaie la ignoravano, come se appartenesse ad una classe sociale inferiore, e Nana disprezzava il loro stupido chiacchiericcio.
Non gradiva affatto che le amiche di Mrs Darling visitassero la nursery, ma, quando accadeva, in un attimo sfilava il grembiule di tutti i giorni a Michael per infilargli il grembiule con i nastri blu, lisciava i capelli di Wendy e dava una ravviata a quelli di John. Nessuno avrebbe potuto governare la nursery meglio di Nana e Mr Darling lo sapeva bene, ma, a volte, si chiedeva, con un certo disagio, se i vicini  sparlassero: aveva il suo prestigio personale da tenere in conto.


Ivan Kravets


Da "Peter Pan and Wendy", di J.M. Barrie.
Traduzione: Mab's Copyright