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sabato 16 settembre 2017

Bridget Cleary, l'Ultima Strega Uccisa in Irlanda - Changeling

Are you a witch, or are you a fairy
Or are you the wife of Michael Cleary?{1}

Bridget Boland  (Bríd Ní Chléirigh) nacque nel 1869 a Ballyvadlea, Contea di Tipperary, in Irlanda. Incontrò il futuro marito, Michael Cleary, più grande di nove anni, a Clonmel, dove lui lavorava come bottaio e lei come apprendista sarta. Subito dopo le nozze, Bridget ritornò nel paese natìo e a vivere con i suoi genitori. Era una donna ambiziosa - come poteva esserlo una ragazza nata e cresciuta in un villaggio irlandese olezzante di fuoco di torba - e desiderava migliorare le proprie condizioni di vita. Prese ad allevare nidiate di pulcini e vendeva le uova ai vicini. Comprò una Singer, inaudita e rara modernità, e lavorò come sarta. Quando Michael, finalmente, si ricongiunse alla moglie, la trovò cambiata.
Morta la madre, il padre di Bridget andò a vivere con la figlia: aveva lavorato molti anni come operaio e i due coniugi ebbero l'opportunità di acquistare la più bella casa del villaggio tra quelle che noi chiameremmo di edilizia popolare. Pare che la casa fosse costruita su un forte delle Fate, circostanza contro la quale in Irlanda ci si tutela sempre e scrupolosamente. Ricordiamo che l'Irlanda era poverissima, che il livello di istruzione era indecente, e che la suddetta istruzione era dominata da un Cattolicesimo oscurantista, ma vessillo identitario per un popolo ansioso di affrancarsi dal dominio dagli occupanti inglesi e protestanti.
Una piccola prosperità poteva attirare la malevolenza e l'invidia non solo del vicinato, ma di un intero villaggio. La personalità indipendente e intraprendente di Bridget, la sua bellezza di cui cominciò ad avere più cura, e il fatto che, in otto anni di matrimonio, non fosse stata benedetta dalla nascita di un figlio, fecero il resto. Certamente si chiacchierava, certamente si sussurrava, ed è altamente probabile che anime buone avessero messo sull'avviso lo "sfortunato" marito, che, ignorante quanto e più dei compaesani, e, con ogni probabilità, affetto anche da turbe mentali [2], si convinse che la moglie non fosse la donna che aveva sposato, ma un changeling.






Nel marzo del 1895, il padre e il marito denunciarono la scomparsa di Bridget, all'epoca ventiseienne.
Giorni prima, Bridget si era recata, con il suo cestino di uova, al cottage di un cugino. Faceva molto freddo, il cottage era lontano e Bridget, non trovando nessuno in casa, aveva atteso a lungo, fuori, al gelo. Si era ammalata, pare si trattasse di una forte bronchite, e, dopo una settimana senza alcun miglioramento, era stato chiamato il medico del villaggio, che non ci capì nulla, ma che, evidentemente, aveva comunque constatato la gravità delle sue condizioni, poiché arrivò anche il prete, padre Ryan, per somministrarle l'Estrema Unzione. La povera Bridget, che era lucida anche se arsa dalla febbre, si spaventò presagendo la fine imminente, ma persino il suo naturale terrore di morire venne interpretato dai parenti come ripugnanza nei confronti dei sacramenti.
Nei due giorni che seguirono, il capezzale della povera donna fu molto frequentato: amici e parenti le somministrarono, senza successo, ogni sorta di rimedi popolari. Il famoso cugino del cottage, Jack, era uno stimato guaritore e, con il consenso di Michael Cleary, che non aveva alcuna fiducia nella medicina ufficiale, fece la sua parte, non solo rispetto a pozioni e quant'altro, ma appoggiando con fervore il padre e il marito che avevano incominciato a dichiararsi certi che l'ammalata fosse, in realtà un changeling: di conseguenza, dopo esser costretta ad ingurgitare erbe e pozioni, Bridget fu anche sottoposta al rito del "bagno" di urina. Benché debole e fiaccata dalla febbre e dal digiuno, Bridget si ribellò con tutte le sue forze e lottò contro "la cura". Quindi, venne trasportata accanto al fuoco del caminetto e minacciata con le molle del focolare (stringere il naso del changeling con le molle incandescenti era una pratica in uso per stanarlo) per costringere il malefico rappresentante del Piccolo Popolo che aveva sostituito la vera Bridget a manifestarsi. Oltre il marito, almeno nove persone la terrorizzarono e la torturarono, le sue grida disumane vennero udite in tutto il villaggio, ma nessuno intervenne. Anzi, i compaesani parteciparono come pubblico. E non ho dubbi che scattò il famigerato "Lo dicevo io!". Pare che Bridget si fosse rivolta audacemente al marito dicendo che, se qualcuno era stato sostituito dagli Elfi, quella era certamente sua madre. Pare che Michael Cleary avesse dato fuoco accidentalmente alla sua camicia da notte minacciandola con un tizzone, ma che avesse completato l'opera versandole addosso l'olio della lampada.
Quando Bridget, improvvisamente, scomparve, la polizia attenzionò il marito, il cui convincimento di avere a che fare con un changeling era di pubblico dominio. Mentre erano in corso le indagini, venne rinvenuto il corpo di Bridget, il 22 marzo, in una fossa scavata non lontano dalla sua casa. Il coroner dichiarò che era morta bruciata viva. Il marito e altre nove persone che avevano collaborato con lui alla "cura" vennero arrestati.
Il processo, naturalmente, ebbe grande eco non solo in Irlanda, ma in tutta la Gran Bretagna.
Nel 1893, il primo ministro britannico, William E. Gladstone, Liberale, aveva sostenuto per la seconda volta, con l'Home Rule Bill, le richieste di autonomia irlandesi e la nascita di un Parlamento autonomo a Dublino, progetto di legge che aveva già appoggiato nel 1886, e, per la seconda volta, ne uscì sconfitto. Il processo Cleary piombò in un'atmosfera politicamente pesantissima (lo stesso Partito Liberale si era spaccato subendo una scissione), in cui si metteva in discussione la capacità del popolo irlandese, oppresso dall'ignoranza, da un superstizioso Cattolicesimo e mai svincolato da profonde radici contadine, di autogovernarsi.
Se ne parlò anche in America. Il New York Times ne discusse più volte. In generale, si appoggiava la tesi della difesa: Michael Cleary era uno dei tanti Irlandesi rozzi ed ignoranti e non aveva mai avuto intenzione di uccidere la moglie, ma, credendo nel changeling, l'aveva pubblicamente torturata ed arsa viva nel tentativo di riavere indietro la "vera Bridget".
Non fu un processo simile a quelli dell'Inquisizione, non fu un processo alle streghe, né a chi le torturava ed uccideva, ma le credenze popolari ne furono parte integrante, e vennero usate dai difensori per spiegare la perversa condotta di Michael Cleary - che continuò a dichiararsi convinto di aver ucciso il changeling e non la propria moglie - e degli altri accusati.
Venne chiamato a testimoniare padre Ryan, il quale dichiarò che aveva trovato Bridget molto agitata ma lucida, e che il marito gli aveva confidato di non averle mai somministrato le medicine prescritte dal medico perché convinto che i rimedi popolari sarebbero stati più efficaci nel caso della moglie.
Altri, fra compaesani, parenti e vicini, testimoniarono dichiarandosi incerti se Bridget fosse già morta quando il marito le aveva dato fuoco, ma tutti concordarono che Michael Cleary aveva reagito violentemente ai loro tentativi di salvarla, gridando che, se lo avessero fatto, il Piccolo Popolo non gli avrebbe mai restituito la sua vera moglie.
Il tentativo degli avvocati della difesa di certificare, se non la veridicità del fenomeno del changeling, la "buona fede" di Cleary era comprensibile e legittimo. Purtroppo, la loro tesi venne in parte accolta: Cleary fu condannato a soli quindici anni di lavori forzati per omicidio colposo, scontati i quali, si trasferì a Liverpool, e, successivamente - si disse - in Canada. Degli altri nove imputati, solo quattro furono dichiarati colpevoli, ma di lesioni gravi, non di omicidio.
In Irlanda, Bridget Clairy non è ricordata, nell'immaginario popolare, come una vittima, ma come una strega che morì bruciata viva. E, poiché la partenza di Michael Cleary per il Canada rimase solo un'ipotesi riguardo la sua scomparsa dopo il soggiorno a Liverpool, si diffuse la credenza che fosse stato rapito dal Piccolo Popolo affinché subisse il castigo per aver ucciso "una di loro".




Come sempre, il Cristianesimo 
si è appropriato di credenze antichissime. 
In questo dipinto, 
il Nemico sostituisce il neonato 
con un piccolo diavolo.


[1] Come risulta evidente anche da questa celebre filastrocca irlandese, il sospetto che portò all'omicidio di Bridget Cleary riguardava il presunto changeling, sospetto che la credulità popolare ampliò, in alternativa, ad una supposta natura malefica della donna. Raccontando questa storia vera, spesso si falsano le principali circostanze, l'omicidio viene descritto come un esorcismo, come se nel corpo della povera Bridget coabitassero la sua anima e un intruso soprannaturale; in breve, il changeling, ovvero la sostituzione di un essere umano con un folletto che ne assume le sembianze, diventa una possessione. Invece, come risulta dai verbali del processo, lo stesso Michael Cleary ai pochi che tentarono di spegnere le fiamme che avvolgevano la moglie gridava:"Non lo fate! Altrimenti i folletti non mi rimanderanno mai indietro Bridget!"
Oppure, benevolmente o malevolmente, si continua a parlare di Bridget come dell'ultima "strega" bruciata in Irlanda. Marito, parenti e compaesani si erano convinti che quella non fosse Bridget, ma un changeling, un essere certamentr maligno, ma che nulla aveva a che fare con lei, se non averla sostituita. Mai si è parlato di traffici di Bridget con il Nemico.
La sottolineatura di certi comportamenti "audaci", della relativa prosperità spiegano il terreno fertile per ciò che sarebbe accaduto in seguito.

[2] A proposito di Michael Cleary, si è ipotizzato che fosse affetto dalla Sindrome di Capgras, o delirio del Sosia.
"Nel 1923 Jean Marie Josef Capgras e Reboul-Lachaux, descrissero una sindrome delirante atipica: l'illusion des sosies (Capgras J, Reboul-lachaux J, 1923) nominata in seguito Sindrome di Capgras (SC). Il fenomeno psicopatologico patognomonico della SC è rappresentato dalla convinzione delirante che le persone affettivamente significative per il paziente siano state sostituite da sosia impostori e in rari casi è il paziente stesso a sentirsi sostituito. [...] e il sosia assume spesso aspetti ostili e minacciosi.

La Sindrome di Capgras si presenta in associazione a disturbi psichiatrici: Schizofrenia Paranoidea, Disturbi dell’Umore, o in associazione a disturbi organici: demenze Alzheimer, a corpi di Lewy, Parkinson, malattie cerebrovascolari-ictus, epilessia, alcolismo, encefaliti.
E' comunque comunque sempre presente una marcata componente paranoidea, indipendentemente dalla patologia clinica cui si associa."
Da:www.neuroscienze.it.

***

Ovviamente, per saperne di più sul changeling, basta consultare le etichette o tags, ma segnalo qualche post particolarmente attinente.

"Quante Ultime Streghe Sono State Uccise in Italia?"

"Le Fate di Rahonain ed Elizabeth Shea", Jeremiah Curtin

"... La storia venne richiamata da una domanda riguardo ad una pratica in uso tra le Fate (e che pare essere abbastanza comune), quella del portare via delle persone e lasciare dei sostituti al loro posto.
Pare che questi sostituti siano cadaveri, quando le persone rapite sono giovani donne in età da marito. Quando viene presa una donna sposata, viene messo al suo posto il simulacro di un defunto. Quando viene rapito un bambino, ne viene posta nella culla una imitazione vivente. Il sostituto appare ai genitori come il proprio figlio, ma a chiunque abbia la visione fatata l'inganno appare nella sua vera forma...
Il che si evince dalle parole della stessa Elizabeth Shea:
'Ho passato - disse - tre mesi a Rahonain, all'inizio nutrendo un bambino che vi era dentro, ma in seguito sono stata portata al Forte nel luogo dove vivo ora, a Lismore. Non ho ancora assaggiato cibo nel Forte - disse - ma, trascorsi sette anni sarò costretta a mangiare e bere, a meno che qualcuno non mi salvi. Non posso fuggire da sola.'"

"Jamie Freel e la Fanciulla Rapita"
Da: "Fiabe Irlandesi", (Fairy and Folk Tales of Ireland), W.B.Yeats.

Nel corso di una scorribanda al seguito del Piccolo Popolo, Jamie Freel assiste al rapimento di una giovane, che riesce a sottrarre agli Elfi.

... La compagnia smontò da cavallo vicino a una finestra e Jamie vide un volto meraviglioso adagiato sul cuscino in un letto. Vide la fanciulla che veniva sollevata e portata via, mentre il ciocco che era stato poggiato al suo posto nel letto ne prendeva in tutto e per tutto la forma...

Dopo la liberazione e il suo soggiorno, in casa di Jamie Freel, la fanciulla viene riportata a casa sua, a Dublino, ma i genitori non la riconoscono.

"Caro padre - disse lei - non mi riconoscete?"
"Ma come osate chiamarmi padre? - gridò irato l'anziano gentiluomo - Siete una bugiarda. Io non ho una figlia."
"Guardate il mio viso, padre, e certamente vi ricorderete di me."
"Mia figlia è morta e sepolta. È scomparsa molto tempo fa.".

In genere, dopo l'agnizione finale, viene riaperta la tomba della persona rapita, e si scopre che, al suo interno, c'è solo un ceppo. Inoltre, il più delle volte, l'essere umano liberato non sopravvive comunque, "non è mai più lo stesso", e si spegne lentamente.

Mab's Copyright

mercoledì 6 settembre 2017

Il Changeling (Scandinavia)


ivevano un tempo, vicino al lago di Tiis, due persone sole che erano tristemente tormentate da un changeling dato loro dal popolo sotterraneo al posto del loro vero figlio, che non era stato battezzato in tempo. Questo changeling si comportava in maniera molto strana e insolita, perché quando non c‟era nessuno in giro era molto vigoroso, saltava sui muri come un gatto, sedeva sotto il tetto e urlava e gridava con forza; ma quando qualcuno era nella stanza con lui sedeva sonnecchiando alla fine della tavola. Era capace di mangiare per quattro e non gli importava di ciò che gli veniva messo davanti da mangiare; ma, pur non importandogli la qualità del suo cibo, come quantità non era mai soddisfatto e dava eccessivo disturbo a tutti in casa.
Quando per lungo tempo avevano cercato invano la maniera migliore per sbarazzarsi di lui, visto che con lui in casa non si viveva, una furba fanciulla disse che lo avrebbe scacciato dalla casa.
Mentre dunque lui era fuori nei campi, lei prese un maiale e lo uccise e ne mise la pelle, i peli e tutto in un budino nero, quindi glielo mise davanti quando tornò a casa. Egli cominciò, come suo uso, a trangugiarlo ma, quando ne ebbe mangiato per un po', cominciò a rallentare gli sforzi ed infine divenne calmo, con il coltello in mano, e si mise a guardare il budino. Alla fine, dopo essere rimasto così per un po', cominciò:
"Un budino con della pelle! Ed un budino con dei peli! Un budino con degli occhi! Ed un budino con delle zampe dentro! Bene, tre volte ho visto un giovane bosco presso il lago di Tiis, ma non ho mai visto un budino del genere! Il diavolo stesso potrebbe stare qui ora al mio posto!"
Dicendo ciò fuggì e non tornò mai più indietro.


Maurice Sendak


Di un altro changeling se ne sbarazzarono nel modo che segue.
La madre, sospettando che fosse tale perché rifiutava il cibo e cresceva così male, riscaldò il forno al massimo. La domestica, come da istruzioni, le chiese perché lo facesse.
"Per bruciare mio figlio in esso fino alla morte", fu la risposta.
Quando la domanda e la risposta furono pronunciate per tre volte, ella mise il bambino sulla pala da fornaio e lo stava mettendo dentro al forno quando una donna Troll entrò spaventatissima con il vero bambino e prese via il proprio dicendo:
"Eccoti il tuo bambino. L'ho trattato meglio di quanto tu abbia trattato il mio."
Ed invero era grasso e gioioso.


Da "Fate nordiche, francesi e medioevali", Thomas Keightley.

domenica 20 agosto 2017

La Voce della Morte (Romania), Traduzione Mia

Tanto tanto tempo fa, accadde qualcosa.
Se non fosse mai accaduto, non sarebbe mai stato raccontato.
C'era una volta un uomo che pregava Dio ogni santo giorno perché gli concedesse la ricchezza.
Un giorno, le sue innumerevoli e pressanti preghiere trovarono Nostro Signore dell'umore giusto perché gli prestasse ascolto ed esaudisse il suo desiderio. Quando l'uomo divenne molto ricco, non accettò più di morire. Così, decise di mettersi in viaggio e di stabilirsi laddove fosse risaputo che la gente vivesse per sempre. Si preparò per il viaggio, raccontò alla moglie i suoi progetti e partì.
In ogni paese che raggiungeva chiedeva se là gli uomini morivano, e ripartiva immediatamente non appena riceveva una risposta affermativa. Infine, giunse in una terra i cui abitanti gli risposero che non sapevano cosa significasse la parola "morire". Al colmo della gioia, il viaggiatore chiese:
"Ma come mai non vedo un'immensa moltitudine di gente, dal momento che nessuno muore?"
"Vedi, il paese non è sovraffollato - fu la risposta - perché, di tanto in tanto, arriva qualcuno che chiama gli abitanti uno per uno, e chiunque decida di seguirlo non ritorna mai più"
"E gli abitanti possono vedere la persona che li chiama?"
"Perché non dovrebbero?" fu la risposta.
L'uomo non finiva di meravigliarsi della stupidità di coloro che seguivano la persona che li chiamava, benché sapessero che sarebbero stati obbligati a restare là dove li avrebbe condotti.
Ritornò a casa, radunò i suoi beni, e, con la moglie e i figli, andò a stabilirsi nel paese in cui la gente non moriva mai, ma, che, se seguiva il richiamo di un essere misterioso, non tornava più.
Aveva preso l'incrollabile decisione che né lui né la sua famiglia avrebbero mai seguito alcun richiamo, da chiunque provenisse.
Così, dopo che si fu ben sistemato ed ebbe avviato i suoi affari, avvertì moglie e figli che, se non volevano morire, avrebbero dovuto guardarsi dal seguire qualsiasi richiamo. E trascorsero diversi anni in pace, godendosi la vita.
Un giorno, mentre erano tutti riuniti nella loro bella casa, sua moglie, improvvisamente, prese a gridare:
"Arrivo, arrivo..."
E, intanto, si guardava intorno, cercando la sua giacca di pelliccia. Immediatamente, il marito balzò in piedi, le afferrò la mano e la rimproverò:
"Non tieni in alcun conto il mio avvertimento, quindi? Rimani qui se non vuoi morire!"
"Ma non senti che mi chiama? Andrò solo a vedere cosa vuole da me e tornerò subito indietro"
E lottava per liberarsi dalla stretta del marito. L'uomo, però, la teneva con mano ferma e ordinò che venissero sprangate tutte le porte della stanza. Allora, la moglie si calmò e disse:
"Lasciami sola, marito, non m'importa più di uscire".
L'uomo pensò che fosse rinsavita e avesse rinunciato al suo folle impulso, ma, pochi istanti più tardi, la moglie si precipitò verso la porta più vicina, la spalancò precipitosamente e corse fuori. Il marito la seguì, la trattenne per la pelliccia, supplicandola di non andare poiché non sarebbe mai più tornata. Lei abbandonò le braccia lungo il corpo, si piegò leggermente indietro, poi, al'improvviso, si slanciò in avanti, scivolando fuori dalla pelliccia che abbandonò nelle mani del marito, il quale rimase là, impietrito, mentre la donna correva via gridando:
"Arrivo! Arrivo!"


H.J. Ford


Quando la moglie sparì alla sua vista, l'uomo rientrò in sé, tornò a casa e disse:
"Se sei pazza e vuoi morire, allora va', in nome di Dio, non posso farci nulla. Infinite volte ho detto di non seguire alcun richiamo, da chiunque provenga!".
E passarono i giorni, e poi le settimane, i mesi e gli anni, e la pace della casa non fu più turbata.
Un giorno, mentre era, come tutte le mattine, nella bottega del barbiere per farsi radere e aveva già il mento insaponato, e il negozio era pieno di gente, l'uomo incominciò a urlare:
"Non vengo - mi senti? - Non vengo!"
Il barbiere e gli avventori erano sbalorditi. L'uomo, guardando verso la porta, riprese a gridare:
"Una volta per tutte: non ho alcuna intenzione di seguirti! Quindi, vattene!"
E dopo un po':
"Vattene - mi ascolti? - se vuoi salvare la pelle, perché ti ho ripetuto mille volte che non voglio venire!"
Poi, come se sull'uscio ci fosse qualcuno che continuava incessantemente a chiamarlo, l'uomo montò su tutte le furie e gli rivolse frasi deliranti perché non si decideva a lasciarlo in pace. Infine, balzò in piedi, e strappò il rasoio dalle mani del barbiere gridando:
"Dammi qua, ché gli mostri cosa succede a chi infastidisce la gente!"
E si precipitò all'inseguimento di colui che - diceva - continuava a chiamarlo, ma che nessun altro vedeva. Il povero barbiere, che non voleva perdere il suo rasoio, gli andò dietro. L'uomo correva, il barbiere correva finché uscirono dalle porte della città, e, appena fuori dalle mura, l'uomo precipitò in una voragine da cui non riemerse più. Così anche lui, nonostante la sua resistenza, aveva condiviso il destino di chi rispondeva al richiamo della Voce.
Il barbiere ritornò nella sua bottega senza fiato per la gran corsa, e raccontò a tutti ciò che era accaduto. In breve, per il paese si diffuse il convincimento che precipitare nella voragine fosse la sorte toccata a tutti quelli che avevano seguito il richiamo della Voce.
Quando una folla di cittadini si recò sul luogo della disgrazia, per vedere la voragine che aveva ingoiato tutta quella gente, e, tuttavia, non ne aveva mai abbastanza, non trovò nulla: pareva come se dall'inizio dei tempi, al posto del precipizio, si estendesse un'ampia pianura. E, da quel giorno, gli abitanti del paese incominciarono a morire proprio come tutti gli altri esseri umani  di questo mondo.


"Romanian Fairy Tales", Mite Kremnitz.
Traduzione: Mab's Copyright.
Andrew Lang ha incluso questa storia ne "The Red Fairy Book".


venerdì 11 agosto 2017

Variante "Rusticana" della Ballata di Sir Olaf

ro un bel giovane contadino ed alla corte dovevo andare.
Uscii a cavallo nell'ora della sera; nel boschetto profumato di rose mi stesi a dormire.
Fin da quando la vidi per la prima volta.
Mi ero disteso sotto un verde tiglio, i miei occhi cadevano dal sonno; giunsero allora due fanciulle che mi parlarono volentieri.
Fin da quando la vidi per la prima volta.
Una mi diede un colpetto sulla guancia, l'altra mi sussurrò all'orecchio: "Alzati, bel giovane contadino, se vuoi udire parlare d'amore."
Fin da quando la vidi per la prima volta.
Portarono quindi una fanciulla i cui capelli come oro splendevano: "Alzati, bel giovane contadino, se sei incline alla gioia."
Fin da quando la vidi per la prima volta.
La terza cominciò a cantare un canto, con buona volontà lo fece; accanto vi era il rapido fiume, che prima era solito fluire.
Fin da quando la vidi per la prima volta.
Accanto vi era il rapido fiume, che prima era solito fluire, e dietro era coperta dai suoi capelli così marroni ed aveva scordato dove doveva andare.
Fin da quando la vidi per la prima volta.
Mi alzai dal terreno e posai la mano sulla spada; le donne Elfo danzarono in dentro ed in fuori, tutte avevano il modo elfico.
Fin da quando la vidi per la prima volta.
Se la fortuna non fosse stata così buona con me da far sì che le ali del gallo sbattessero in quel momento, avrei dormito all'interno della collina quella notte con le donne Elfo.
Fin da quando la vidi per la prima volta.


B. Froud



Variazione della ballata danese di Elveskud, che è stata tradotta dal Dr. Jamieson (Popular Ballads) e da Lewis in Tales of Wonder.
Da "Fate nordiche, francesi e medioevali", Thomas Keightley

nota: Questa è la Elvesböj delle ballate danesi, tradotta da Jamieson e da Lewis. Nella diversa variante svedese, esse sono Hafsfruen, cioè Sirene, che tentano di sedurre giovani uomini al loro amore con l'offerta di doni preziosi. Una leggenda danese (Thiele, i. 22) riferisce che un pover'uomo che lavorava vicino a Gillesbjerg, una collina incantata, vi si sdraiò sopra per riposare a metà giornata. Improvvisamente apparve davanti a lui una bella fanciulla con una coppa d'oro in mano. Gli fece cenno di avvicinarsi ma quando l'uomo, spaventato, si fece il segno della croce, ella fu costretta a voltarsi e lui vide la sua schiena, che era cava.

martedì 8 agosto 2017

Sir Olof nella Danza degli Elfi - Variante della Precedente Ballata


Beatriz Martin Vidal



Sir Olof esce a cavallo la mattina presto e giunge così ad una gioiosa danza elica.
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
Il padre Elfo raggiunse la sua bianca mano: “Venite, venite, Sir Olof, procedete nella danza con me.” La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
“Oh, io né voglio né potrei, domani sarà il giorno del mio matrimonio.”
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
E la madre Elfo raggiunse la sua mano: “Venite, venite, Sir Olof, procedete nella danza con me.”
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
“Oh, io né voglio né potrei, domani sarà il giorno del mio matrimonio.”
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
E la sorella Elfo raggiunse la sua mano: “Venite, venite, Sir Olof, procedete nella danza con me.”
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
“Oh, io né voglio né potrei, domani sarà il giorno del mio matrimonio.”
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
E la sposa parlò ed anche le sue damigelle: “Cosa può significare che le campane suonino in tal modo?”
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
“E‟ usanza della nostra isola”, essi risposero; “ogni giovane contadino richiama a casa la sua sposa.” La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
“E la verità io temo di nasconderti, Sir Olof è morto e giace nella sua bara.”
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
E l'indomani luminoso era il giorno, nella casa di Sir Olof giacevano tre corpi.
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.
Erano Sir Olof, la sua dolce sposa ed anche la madre di lui, morta di dolore.
La danza procede bene, molto bene nel boschetto.

Variazione della ballata danese di Elveskud, che è stata tradotta dal Dr. Jamieson (Popular Ballads) e da Lewis in Tales of Wonder.
Da "Fate nordiche, francesi e medioevali", Thomas Keightley

lunedì 7 agosto 2017

La Donna Elfo e Sir Olof (Scandinavia)

Beatriz Martin Vidal



Sir Olof cavalcava all‟alba, sul cominciare del giorno; il giorno luminoso arrivò,
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
Sir Olof cavalca presso Borgya, irrompe il giorno,
Incontra una danza di Elfi gioiosa.
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
Là danzano un Elfo ed una fanciulla Elfo; irrompe il giorno.
La figlia del re degli Elfi, con i suoi capelli fluttuanti.
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
La figlia del re degli Elfi gli porse la mano; irrompe il giorno,
“Venite qui, Sir Olof, unitevi alla danza con me.”
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Non mi unirò alla danza con voi”; irrompe il giorno “La mia sposa me lo ha proibito.”
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Né lo vorrei né lo potrei”; irrompe il giorno, “Domani è il giorno delle mie nozze.”
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Non vi unirete a me nella danza?” Irrompe il giorno, “Un male io fisserò su di voi.”
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
Sir Olof voltò il cavallo; irrompe il giorno,
Malanno e tormento lo seguirono a casa.
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
Sir Olof cavalcò verso sua madre; irrompe il giorno.
Sua madre era fuori davanti a lui.
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Benvenuto, benvenuto, mio caro figlio”; irrompe il giorno "Perché la tua rosea guancia è così pallida?”
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Il mio puledro è stato veloce ed io lento”; irrompe il giorno, “Ho sbattuto contro una quercia verde”. Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Mia cara sorella, preparate il mio letto”; irrompe il giorno,
“Mio caro fratello, portate il mio cavallo al prato”.
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Mia cara madre, pettinate i miei capelli”; irrompe il giorno,
“Mio caro padre, fatemi una bara”.
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.
“Mio caro figlio, non dire questo”; irrompe il giorno “Domani è il giorno del tuo matrimonio.”
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie. 
“Sia quando accadrà”; irrompe il giorno “Io non andrò mai dalla mia sposa”
Sir Olof giunse a casa quando il bosco era verde di foglie.

Variazione della ballata danese di Elveskud, che è stata tradotta dal Dr. Jamieson (Popular Ballads) e da Lewis in Tales of Wonder.
Da "Fate nordiche, francesi e medioevali", Thomas Keightley

giovedì 11 maggio 2017

L'Albero Sacro (Austria)

ell'albero sacro, che una volta si trovava in un prato a sud del paese di Nauders, oggi rimane solo il ceppo. Il prato si trova su un declivio, a fianco del quale si estende il bosco, e il lato meridionale si chiude con una collinetta sulla quale un tempo sorgeva un castello. Ancora oggi si possono vedere alcuni resti di mura, che secondo la leggenda appartenevano al castello dell'albero sacro.
Questo albero era un grosso larice, dalla bella corona rotonda; si racconta che rapisse i bimbi appena nati, e preferibilmente i maschietti. Non si poteva raccogliere legna da ardere o tronchi nelle vicinanze del larice; far rumore o gridare lì vicino era considerato un comportamento imprudente e se si pronunciavano bestemmie o si litigava si commetteva un grave sacrilegio che sarebbe stato ben presto punito.
L'ammonimento: Non farlo, qui vicino c'è l'albero sacro! era molto frequente.

Una volta un servo volle provare ad abbatterlo, per prendersi gioco delle credenze del popolo. Dopo il primo colpo, il tronco cominciò a sanguinare, e alcune gocce caddero anche dai rami del larice. Il servo terrorizzato lasciò cadere la scure e se la svignò a gambe levate. I compaesani lo trovarono lungo la strada svenuto e lo portarono a casa, dove si riprese solo il giorno seguente. Le tracce del sangue rimasero visibili sul tronco per molto tempo e la ferita provocata dal colpo d'ascia rimase aperta finché l'albero fu in vita.



Victoria Francés



Si narra inoltre che il castello vicino all'albero sacro fosse stato colpito da una maledizione e per questo fosse sprofondato nel suolo assieme a tutti i suoi tesori. Nel luogo dove sorgeva un tempo il castello si dice che siano ancora racchiuse nel sottosuolo enormi ricchezze e che, se ci si aggira da quelle parti a tarda ora, si può udire il tintinnio delle monete d'oro e d'argento.
Si è tentato spesso di scavare sulla collinetta per cercare i tesori nascosti ma pare che vi siano a guardia tre giovani donne colpite da una maledizione, che solo il ritrovamento del tesoro potrà liberare. Esse compaiono ai viandanti a tarda notte facendo loro dei segnali o cercando un modo per farli avvicinare. Un pastore che a sera inoltrata cercava le sue mucche, imboccò un bel sentiero largo, che conduceva nelle vicinanze del castello. Quando però si trovò davanti alle rovine ebbe paura e cercò di fuggire, ma si accorse all'improvviso che il sentiero era sparito e dovette faticosamente guadagnarsi la via tra la sterpaglia.

Un contadino invece, che rincasava col suo carico di fieno, vide sul sentiero vicino al castello una vasca piena di denti bianchi. Senza badarci la spinse da parte. Sua moglie però, che camminava dietro il carro, prese tre denti e se li infilò in una tasca dove teneva anche un rosario. Giunta a casa trovò al posto dei denti tre splendenti pezzi d'oro.

Nonostante le varie apparizioni delle tre fanciulle maledette, e i loro tentativi di condurre molti viandanti sul luogo del tesoro, nessuno è finora riuscito a trovarlo.
Di una delle tre donne si racconta che è mezza bianca e mezza nera. Si dice che costei si sia avvicinata un giorno a un ragazzo, che era giunto insieme ad altri per accendere i fuochi di san Giovanni nei pressi del castello.
Costei gridò:
"Johannes (così si chiamava il giovanotto) seguimi, e quando saremo nel luogo giusto spogliati. Io mi trasformerò in serpente e mi attorciglierò intorno a te per tre volte. Non devi avere paura, perché solo in questo modo potrai sciogliere la maledizione che mi colpisce e impossessarti del tesoro".
Johannes ubbidì: si spogliò e si lasciò avvolgere dal serpente per due volte ma alla terza ebbe una gran paura e d'improvviso il serpente scomparve.

Da "Sagen aus Osterreich", a cura di Hans Darnstadt

martedì 9 maggio 2017

La Troll nel Bosco, Scandinavia

n giorno un boscaiolo stava abbattendo alberi con due suoi compagni a Hurdal. Avevano appena rovesciato un tronco pesante quando all'improvviso dei gomitoli rotolarono ai loro piedi. Meravigliati, gli uomini si chiesero che cosa mai significasse. Quando il primo di loro sollevò lo sguardo per vedere da dove erano caduti, vide in cima all'altura una giovane donna, la cui bellezza era così accecante che il boscaiolo dovette chiudere gli occhi.
"Non mi vuoi riportare uno dei gomitoli?", gli chiese la donna.
Il boscaiolo le si avvicinò e si accorse che era ancora più bella di quel che sembrava. Se non avesse dovuto terminare il lavoro sarebbe certamente rimasto a contemplarla. Tornò invece ad abbattere tronchi, e quando, qualche istante dopo, volse nuovamente lo sguardo alla montagna, la donna era sparita. Il boscaiolo aveva sentito parlare spesso di Huldren e Troll e sapeva bene cosa succedeva a coloro che davano troppa confidenza a questi esseri. Durante la notte si coricò perciò in mezzo ai suoi due compagni per sentirsi al sicuro, e decise di non pensare più alla troll.
Ma tutto ciò non servì a nulla, perché la donna lo rapì e lo trasportò in volo all'interno di una montagna, in un posto lussuoso e confortevole.
Per tre giorni e tre notti il boscaiolo rimase prigioniero nella montagna.
Il mattino del quarto giorno si risvegliò, tutto turbato, nel suo solito giaciglio del bosco.
"Che tu sia tornato è una bella cosa - gli dissero i suoi compagni - ma ci hai portato sufficienti provvigioni da casa?"
"Certo - rispose il boscaiolo - vi ho portato dei buonissimi tritelli".
Alcuni giorni dopo, mentre stava inserendo un cuneo in un tronco per poterlo fendere in lunghezza, una affascinante donna gli portò un piatto di tritelli, che avevano un aspetto molto invitante e fumavano belli caldi.
"Mangia", gli disse la donna, sedendosi sul tronco.
Proprio allora il boscaiolo si accorse della lunga coda che le penzolava nella fenditura del tronco.





Senza neppure toccare il piatto, estrasse il cuneo dalla fenditura, così che questa si richiuse imprigionando la coda della donna.
L'uomo cominciò poi a pregare ad alta voce, e la troll, urlando e bestemmiando, Iniziò a tirare la sua coda, e infine la strappò e volò via.
Da quel giorno il nostro boscaiolo divenne alquanto strano e cominciò a trascurare il lavoro; non aveva il coraggio di recarsi nel bosco, rischiando di incontrare la troll.
Dopo quattro anni, tuttavia, spinto dalla necessita di lavorare, tornò nel bosco. Mentre si dirigeva nel luogo stabilito, si trovò all'improvviso, senza sapere come, davanti a una casa in cui abitava una vecchia così brutta che al nostro boscaiolo vennero i brividi. Tra i ceppi d'albero giocava un bambino di quattro anni, arruffato e squamoso. La vecchia prese dalla casa un boccale d'acqua e lo porse al bimbo con queste parole:
"Su monello, vai da tuo padre e portagliene un sorso".
Il boscaiolo, a quelle parole, cominciò a tremare e fuggì terrorizzato verso il paese.
Da quel giorno, nonostante le insistenze dei compagni, non volle mai più mettere piede nel bosco.


J. Bauer



"La Troll nel Bosco" (Scandinavia), da: "Norske Huldreeventyr og Folkesagn", di P. C. Asbjørnsen.

Da notare la scena dell'agnizione finale, comune a "La Fanciulla Senza Mani", sia la variante più antica che quella con santificazione, ma anche alle fiabe-novelle del tipo "La Moglie/Sorella Calunniata". Sembrerebbe la risposta grottesca a quel finale, in realtà, è l'esatto contrario.


domenica 26 marzo 2017

La Signorina Esperson, di Stephen Grendon

Ricordavo la signorina Esperson molto vagamente, quando lessi il suo cognome nella colonna dei necrologi di un giornale metropolitano. Suppongo sia sempre per queste vie misteriose che si creano ponti per i ricordi, specie per i ricordi d'infanzia, anche se poi non riusciamo a spiegare il flusso di pensieri che si intrecciano successivamente.
Nel caso della Esperson, forse fu la differenza tra la visione delle cose dell'uomo maturo e la visione delle cose del ragazzo che non ero più. Di sicuro era improbabile che esistesse un rapporto tra il gentiluomo appena defunto di nome Esperson, e la dolce vecchietta di quella piccola cittadina della Louisiana dove avevo trascorso tanta parte dell'infanzia.



Paul Hoecker



Il fatto è che avevo dimenticato completamente la signorina Esperson. Erano dieci anni che non ripensavo più a lei, e l'imbattermi nella lettura del nome Esperson tra i necrologi fu assolutamente un caso di pura coincidenza. L'avevo appena scorso, così, distrattamente, quando dai recessi della mia memoria uscì improvvisamente l'immagine della signorina Esperson, e in un attimo mi ritrovai nelle vesti di un ragazzino di un'oscura cittadina della Louisiana.
Ecco la Esperson, alta, con la sua bizzarra faccia rettangolare, la mascella forte - quasi equina, a ripensarci adesso - e i suoi meravigliosi occhi scuri incastonati tra i capelli d'argento... Ecco la sua piccola "proprietà", circondata da filari di alberi e da un giardino di rose, separata dal resto della città, affacciata sulla strada ombrosa dietro al fiume che tracciava i confini della sua terra, quei prati che erano un vero paradiso per i fortunati bambini che vi arrivavano per caso... Ed ecco di nuovo quel terrore superstizioso così sciocco, agli occhi di un bambino. Perché la Esperson, che era di sicuro lo spirito della dolcezza incarnato e che non faceva del male a nessuno, avviandosi serenamente sulla strada del tramonto come si conveniva all'ultima superstite di una famiglia estinta, era vittima di una strana paura superstiziosa da parte della popolazione nera della città. Una paura oltremodo strana proprio perché era assolutamente infondata.

venerdì 24 marzo 2017

The Dark, o Pitch Pine, Figlia del Re di Norvegia

Quando, nel nostro Paese e nelle isole, arrivarono i Norvegesi per rivendicarne il possesso, e le loro incursioni divennero sempre più frequenti, con i crudeli saccheggi e i massacri a cui si abbandonavano ovunque sbarcassero, si guadagnarono la fama di essere una razza audace, coraggiosa, tenace, brutale, e senza scrupoli, e, più di ogni altra cosa, dedita alla stregoneria, agli incantesimi e alle fatture, e ad ogni sorta di empie conoscenze.


Abbey Edwin Austin



In particolare, la figlia maggiore del Re di Norvegia divenne tristemente famosa in quanto esperta di Magia Nera. Non vi era incidente o disgrazia che colpisse una persona cara, o una qualche rovina che abbattesse i nemici, o una buona sorte che riguardasse sia amici che nemici di cui non fosse ritenuta, in un modo o nell'altro, responsabile.

lunedì 27 febbraio 2017

Sulasa e Sattuka, Traduzione Mia

C'era una volta, quando a Benares regnava Brahmadatta, una bellissima donna di quella città, di nome Sulasa, che aveva uno schiera di cinquecento cortigiane, e il cui prezzo era di mille monete per una notte.


E. Dulac

giovedì 12 gennaio 2017

Donne, Gatte Diaboliche e Malocchio nelle Credenze Popolari Norvegesi

Una superstizione, che esiste tuttora ai giorni nostri, è quella della Gatta del Diavolo, strumento malefico di cui possono servirsi soltanto le donne.
Ricordo che, ancora nei giorni della mia fanciullezza, c'erano donne del paese delle quali avevamo un sacro terrore, alla cui casa ci s'avvicinava malvolentieri per paura del malocchio che esse gettavano sulla gente per mezzo della Gatta del Diavolo. Si diceva che codeste femmine evocassero tale spirito maligno in una maniera molto semplice: preparavano una pasta con lo sterco di vacca e il latte, le davano una forma allungata e la gettavano per terra, pronunciando queste parole: "Io ti ho dato corpo e membra, che il diavolo ti dia vita e movimento!".
Ciò detto, ecco la gatta cominciare a saltare, a chiedere cosa dovesse fare e dove dovesse andare e poi, via, in un batter d'occhio, a eseguire gli ordini ricevuti.
La scuola e la cosiddetta civiltà hanno, naturalmente, distrutto anche nei nostri villaggi molte di queste primitive, favolose credenze e, con il racconto popolare, sono morte, in fondo, la cultura che noi chiamiamo paesana [...]
Tuttavia la superstizione della Gatta del Diavolo vive ancora.
Nel 1924 prestavo servizio come comandante di plotone nella fortezza di Adganess. Un giorno i miei soldati, che erano ospiti delle donne del vicinato, vennero a dirmi che queste volevano aumentare loro la pigione. Sapevano che essi guadagnavano pochi centesimi al giorno e che non avrebbero potuto sobbarcarsi questa maggiore spesa, perciò mi opposi risolutamente. Le donne, com'è naturale, montarono su tutte le furie e mi dissero che l'avrei pagata cara. E cosi fu. Tre giorni dovetti rimanere a letto, colpito da quel misterioso malessere che provoca la Gatta del Diavolo, e, quando ricominciai a marciare in testa al mio plotone, a ogni porta vidi una di queste femmine sorridere, soddisfatta e sicura di essere riuscita a mettermi addosso la Gatta del Diavolo.
Non più tardi di quest'estate, sono venuto a sapere che a Gulbrandsdal v'è un'appendice al racconto della Gatta del Diavolo. Narrano lassù che, se si riesce a trovare un po' di saliva della Gatta del Diavolo, quando una persona o una bestia viene colpita da malattia, bisogna mettere questa saliva in una scatola di latta e bruciarla una sera di giovedi. In tal modo la femmina che ha operato il malocchio, spinta da una forza misteriosa, è costretta a mostrarsi, anche se appartiene ad un'altra parrocchia. Allora, insegnano, nascondi un giovanotto dietro la porta pronto a colpire con una frusta il braccio della donna, non appena questa sarà entrata, fino a farlo sanguinare: nell'istante medesimo che il sangue colerà, l'uomo o la bestia ritorneranno sane.


Jeremy Hush


Da "I Racconti Popolari Norvegesi", saggio di Johan Boier del 1928. In "Fiabe e Leggende Norvegesi", traduzione di Massimo Conese.

mercoledì 20 luglio 2016

La Ballata del Marinaio di G. Doré e la "Mermaid" di Martin Carthy

Come resistere alla tentazione di illustrare una bellissima ballata con le incisioni di G. Doré, e alla tentazione di donare alle incisioni di Doré il canto di Martin Carthy?







mercoledì 15 giugno 2016

The Mother, the Nurse and the Fairy


J. Bauer


"Give me a son!" The blessing sent,
Were ever parents more content?
How partial are their closing eyes;
No child is half so fair and wise.
Waked to the mornings pleasing care,
The Mother rose, and sought her heir.
She saw the Nurse, like one possessed,
With wringing hands and sobbing breast.
"Sure some disaster has befel:
Speak, Nurse, I hope the boy is well."
"Dear Madam, think me not to blame,
Invisible the Fairy came:
Your precious babe is hence conveyed,
And in its place a changeling laid.
Where are the father's mouth and nose,
The mother's eyes, as black as sloes?
See here, a shocking, awkward creature,
That speaks a fool in every feature."
"The woman's blind," the Mother cries;
"I see wit sparkle in his eyes."
"Lord, Madam, what a squinting leer!
No doubt the Fairy has been here."
Just as she spoke, a pigmy Sprite
Pops through the keyhole, swift as light;
Perched on the cradle's top he stands,
And thus her folly reprimands:
"Whence sprung the vain, conceited lie,
That we the world with fools supply?
What! give our sprightly race away,
For the dull helpless sons of clay!
Besides, by partial fondness shown,
Like you, we dote upon our own.
Where yet was ever found a mother,
Who'd give her baby for another?
And should we change for human breed,
Well might we pass for fools indeed."

Joseph Ritson (1831)

Mi rifiuto di tradurre questa piccola poesia - di più antiche origini rispetto alla versione postata - per un paio di ottimi motivi. Per prima cosa, non mi dedico anima e corpo alle traduzioni che posto sul Blog. In genere, non uso alcun dizionario (mi "intoppo" spesso su nomi di piante, erbe e/o frutti, non di rado "false friends"), ma osservo rigorosamente la regole aurea: tradurre senza tradire.
In questo caso, una maggior cura sarebbe richiesta. Rendendo le antiche ballate non tento neanche di tradurle "in rima", ma se si tratta di una sorta di filastrocca ambientata in una nursery... Esigerebbe un impegno particolare, e senza esiti brillanti. In secondo luogo, non presenta insormontabili difficoltà per chi conosca un po' la lingua. Possiamo risparmiarla. E, soprattutto, lasciarle la sua freschezza.
Apparentemente, rientra nella categoria "Changeling", argomento molto serio per i raccontatori di antiche storie. E con risvolti sociali, legati alla contingenza, tristissimi e amarissimi. Era una sorta di assoluzione collettiva, celebrata dagli storytellers nei granai e nei fienili, una consolazione e una giustificazione mascherate da avvertimento, vestite da "fiabe di paura". Non a caso, le stesse identiche trame giravano per i villaggi, e, più che per altri generi, si citavano ambientazioni note, e nomi molto comuni in quelle contrade.
Ma questa poesia non ha nulla a che fare con i racconti paurosi dei fienili.
La cattiva abitudine da parte del Buon Popolo di rapire il bimbo umano biondo e roseo per sostituirlo con un maligno Calibano di trecento anni è giusto lo spunto per ironizzare sulla cieca adorazione di certe madri, una borghese che può permettersi una balia-governante, nella fattispecie.
E' anche il confronto tra la suddetta Madre borghese e la Nurse, donna del popolo. La Madre va ad adorare l'erede (maschio), il pupone più bello e intelligente del mondo, che è stato atteso con impazienza, e trova la balia sconvolta. "Non è colpa mia - dice - ma le Fate sono entrate, invisibili, nella nursery e hanno rapito il vostro bambino. E adesso un changeling giace nella culla!" E, inorridita, si affanna a sottolineare quanto sia diventato brutto, e che parla come un demente, e si/le chiede (a riprova) "Dove sono finiti il naso e la bocca del Padre e gli occhi neri come bacche della Madre?"
Proteste della Madre che la tratta da vecchia cieca e pazza: Lei vede sempre lo stesso spirito arguto e vivace negli occhi del pupo. Ma quale? Ma dove? O Signore! Ma se ti guarda in tralice con quegli occhietti strabici! Figlio delle Fate, figlio delle Fate...
Ed ecco, un rappresentante del Buon Popolo, giustamente indignato, scivola come una saetta nella nursery attraverso il buco della serratura, e, usando come pulpito la sommità della culla, rampogna le due donne.
Chi si permette di spargere questo pettegolezzo odioso ed offensivo, la chiacchiera maligna che sostituiamo i bambini umani con brutti dementi? Cosa cosa? Noi dar via la nostra stirpe per i vostri noiosi, inetti bambini fatti di argilla? - E, in conclusione: Tra l'altro, non siete i soli ad adorare ciecamente i vostri figli. Nessuna madre scambierebbe il proprio bambino! E se noi lo facessimo per avere in cambio bambini umani, beh, allora saremmo dementi davvero!

domenica 12 giugno 2016

John Shea e il Tesoro, J. Curtin

ra Dingle ed il villaggio di Banog viveva un certo John Shea, un pover'uomo nonostante lavorasse di buona lena quando trovava del lavoro da fare.
Un giorno, infine, egli disse che non aveva intenzione di fare ancora la fame e casa e che sarebbe andato in un qualche paese straniero. Perciò partì e non si fermò fino che giunse a Cork e trovò un ingaggio su una nave per Lochlin, quella che ora viene chiamata Danimarca. Shea salì a bordo della nave ed il capitano gli chiese dove stava andando.
"Non mi importa molto di dove vado - rispose Shea - se vado via da questo posto."
"Non è una cosa intelligente andare a Lochlin - disse il capitano - là la gente uccide tutti gli Irlandesi che arrivano."
"Per me fa lo stesso - disse Shea - preferisco essere ucciso dai Danesi che morire di fame a casa."
Il capitano fece alzare l'ancora e partì con Shea a bordo; infine raggiunsero Lochlin. John Shea scese sulla riva e si incamminò, non sapendo né importandogli dove stesse andando.



Norelius


Nel suo viaggio, giunse ad un incrocio e prese la strada a destra. Ad un lato della strada vi era una siepe potata con cura. "Dovrebbe condurmi a qualche casa dove potrei trovare lavoro" pensò Shea. Giunse infine ad una bella dimora e vi entrò per chiedere un impiego.
All'interno, vide due vecchi con la barba fino alla cintola ed una vecchia megera con le sopracciglia cespugliose.

lunedì 18 aprile 2016

Cataenin e il Fegatello - Liguria

unque, una volta, c'era una donna di nome Cataenin e suo marito faceva il beccamorto. Che volete, la passione di quest'uomo era il fegatello, e, di riffa o di raffa, non passava giorno che non volesse che la moglie gliene cuocesse un po'. Ma, un giorno, combinazione, dopo aver girato tutte le botteghe, torna a casa disperata, senza il fegatello, e dice: "Povera me, come farò stasera quando tornerà mio marito che non ho preparato il fegato!" Pensa e ripensa, alla fine le viene in mente che il giorno prima suo marito aveva sotterrato un morto, e dice:
"Mah! Andrò a dissotterrarlo, gli leverò il fegato e cucinerò quello!"
E così, infatti, va di nascosto nel camposanto, dissotterra il morto, lo apre, gli leva il fegato, se lo porta in cucina, e, quando il marito torna a casa, trova bell 'e pronto il fegatello come tutti gli altri giorni.
"Com'è buono oggi questo fegato, Cataenin! Com'è che tu non ne mangi?"
"Stasera non ho fame, mangialo tu."
E, mentre il beccamorto mangiava tutto il suo fegatello, a ogni boccone Cataenin si sentiva un colpo al cuore perché cominciava a venirle paura per quello che aveva fatto. Venne la notte e vanno a letto; ma, tant'è, Cataenin non poteva né dormire né calmarsi. Si rigirava di qua e di là per il letto, stringeva gli occhi per non vedere niente, ma le sembrava di vedere sempre il morto lì davanti con le budella fuori. Ed ecco che a mezzanotte... patatun! sente un gran fracasso giù in fondo alle scale. Cataenin ha un soprassalto, s'alza a metà e spalanca gli occhi e orecchie. E sente dal fondo delle scale una voce come un lamento che dice:
"Cataenin, sono sugli scalini, ridammi il mio fegato!"
E Cataenin comincia a tremare come una foglia.
Il lamento continua:" Cataenin, ne monto uno; dammi il mio fegato!"
E poi: "Cataenin, ne monto due; dammi il mio fegato!"
E poi ancora: "Cataenin, ne monto tre; dammi il mio fegato!"
Cataenin comincia a ballare nel letto come una matta.
Ma la voce si avvicina sempre e dice: "Cataenin, ne monto quattro; dammi il mio fegato!"
"Cataenin, sono alla porta; dammi il mio fegato!"
E Cataenin si copre tutta di sudore e batte i denti come la morte. La voce si fa sempre più forte e dice: "Cataenin, sono dentro la stanza! Dammi il mio fegato! Cataenin, sono dentro il letto! Dammi il mio fegato!"
E Cataenin cacciò un urlo e cascò lì riversa morta stecchita.


Jeremy Hush


Da "Leggende e Racconti Popolari della Liguria", a cura di Guido Ferraro.

lunedì 14 dicembre 2015

La Storia della Yara (Brasile), A.Lang - Traduzione Mia

l Sud, dove il sole risplende con tanto ardore che ogni essere inanimato e ogni essere vivente dorme tutto il giorno, e persino la grande foresta sembra assorta in un silente torpore, tranne la mattina presto o la sera tardi, dunque, in questo Paese, vivevano un giovane uomo e una fanciulla. La ragazza era nata in città e se n’era allontanata di rado, ma il giovane era originario di un altro Paese ed era venuto nella città sul grande fiume solo perché dove viveva non riusciva a trovare lavoro.
Qualche mese dopo il suo arrivo, quando le giornate rinfrescarono e la gente non dormiva per tutto il tempo, si tenne una grande scampagnata appena fuori città, e a questa festa accorsero a frotte anche da più di trenta miglia di distanza. Chi venne a piedi e chi a cavallo - alcuni arrivarono in splendide carrozze dorate - ma tutti indossavano magnifici abiti rossi e blu, e nei loro capelli erano intrecciate ghirlande di fiori.
Era la prima volta che il ragazzo partecipava ad una grande festa, e se ne stava in disparte, ammirando le danze armoniose e i piacevoli giochi eseguiti dagli altri giovani. E, mentre guardava, notò una ragazza biancovestita, con purpurei fiori di melograno tra i capelli, che gli parve la più bella di tutte.



Stanislaus Soutten Longley


Quando la festa terminò e il giovane se ne ritornò a casa, il suo comportamento era così insolito da attrarre l’attenzione dei suoi amici.
Il mattino seguente, al lavoro, il ragazzo continuava a vedere il volto della fanciulla mentre lanciava la palla alle sue compagne o intrecciava vaghe danze con gli altri giovani.
Quella notte, il sonno fuggì lontano da lui, e dopo essersi rigirato nel letto per ore, il ragazzo si alzò e andò a tuffarsi in un profondo stagno, poco lontano, nella foresta.
Questo stato di cose andò avanti per settimane, finché, finalmente, la fortuna gli sorrise.
Una sera, passando nei pressi della casa in cui abitava la fanciulla, la vide in piedi, spalle al muro, mentre cercava di respingere con il ventaglio gli assalti di un cane inselvatichito che tentava di azzannarla alla gola. Alonzo - questo era il nome del giovane - accorse e con un solo pugno abbatté il cane, che cadde morto sul selciato. Poi accompagnò la fanciulla terrorizzata e mezza svenuta nell’ampia e fresca veranda in cui sedevano i suoi genitori, e, da quel momento, fu un ospite gradito nella loro casa, e, ben presto, diventò il promesso sposo di Julia.
Ogni giorno, terminato il lavoro, andava a casa della fidanzata, una casa quasi sommersa da arbusti in fiore e rutilanti rampicanti, dove i colibrì sfrecciavano da un cespuglio all'altro, e pappagalli di tutti i colori, rossi e verdi e grigi, strillavano in coro. Lì incontrava l'amata che lo aspettava e trascorrevano insieme un’ora o due sotto le stelle - e le stelle erano così grandi e luminose che sembrava quasi di poterle toccare.
"Che cosa hai fatto ieri notte, dopo essere tornato a casa?", chiese improvvisamente, una sera, la fanciulla.
"Quello che faccio sempre - rispose lui - Faceva troppo caldo per dormire: era perfettamente inutile che mi coricassi; così sono andato nella foresta e ho fatto il bagno in uno dei profondi, scuri stagni nei pressi del fiume. Sono mesi che ci vado ormai, ma la scorsa notte è successa una cosa strana. Stavo per tuffarmi un'ultima volta, quando ho udito, proveniente ora da una parte ora da un'altra, un canto più soave di quello di qualsiasi usignolo, anche se non ho compreso neanche una parola. Sono uscito senza indugio dallo stagno, e, dopo essermi rivestito più in fretta che ho potuto, ho frugato in ogni cespuglio e ho cercato dietro ogni albero, pensando che, forse, il mio amico mi stava facendo uno scherzo, ma non c’era anima viva, e, ritornato a casa, ho scoperto che il mio amico dormiva profondamente".
Man mano che raccontava, Julia si faceva sempre più pallida, e tremava tutta come se avesse un gran freddo. Fin da quando era bambina, aveva sentito storie su terribili Esseri che vivevano nella foresta e si nascondevano sotto le rive del fiume, e che solo potentissimi incantesimi potevano tenere a bada.
La voce che aveva stregato Alonzo apparteneva, forse, a uno di loro? Magari - chi può dirlo? - poteva essere la voce di quell'Essere spaventoso, la Iara, che ghermiva giovani uomini alla vigilia delle nozze.
Per qualche istante, Julia fu sopraffatta dal tumulto dei suoi pensieri, poi disse:
"Alonzo, vuoi farmi una promessa?"
"Di che si tratta?"
"Ha a che fare con la nostra futura felicità"
"Ah, dunque è una cosa seria. Prometto. E adesso spiegami"
"Voglio che tu mi prometta di non bagnarti più in quello stagno", rispose lei, e la sua voce si abbassò tanto da ridursi ad un bisbiglio.
"Ma perché no, regina della mia anima? Non ci sono andato, forse, tutte le notti senza riceverne alcun danno, fiore del mio cuore?"
"Ma potrebbe succedere. Se non prometterai, impazzirò di paura. Prometti!"
"Ma perché? Sei talmente pallida! Perché sei così spaventata?"
"Non hai forse udito quel canto?", chiese lei, tutta tremante.
"Ebbene? Che male potrebbe mai farmi? Era il canto più soave che abbia ascoltato in vita mia!"
"Sì, e dopo il canto arriverà l'apparizione. E dopo... E dopo..."
"Non capisco. E dopo?"
"Dopo... la morte!"
Il giovane la fissò: che fosse davvero impazzita? Discorsi simili non erano proprio da lei. Prima che Alonzo riuscisse a schiarirsi le idee, la fanciulla parlò nuovamente:
"Questo è il motivo per cui ti imploro di non tornare laggiù, per nessuna ragione al mondo, non prima che saremo sposati"
"E che differenza potrà mai fare il nostro matrimonio?"
"Una volta sposato non correrai più alcun pericolo e potrai andare a fare il bagno nello stagno tutte le volte che vorrai".
"Ma perché sei così spaventata?"
"Perché la voce che hai udito - so che riderai, Alonzo, ma è l'assoluta verità - era la voce della Iara".
A quelle parole, Alonzo scoppiò a ridere, ma la sua risata era così stentorea e stridula che Julia si ritrasse da lui sudando freddo. Pareva proprio che il giovane non riuscisse a smettere di ridere, ma, più lui rideva, più la povera fanciulla impallidiva, sussurrando mentre l'osservava:
"O Cielo! Era lei! Era lei! Che farò adesso?"
Benché la voce di Julia fosse poco più di un bisbiglio, Alonzo udì le sue parole, e, pur non smettendo di ridere, scosse il capo in segno di diniego.
"Tu puoi anche non rendertene conto, ma è la verità. Nessuno ride così, a meno che non abbia incontrato la Iara". E Julia si lasciò cadere al suolo piangendo amaramente. A quella vista, Alonzo, ritornato improvvisamente serio, si inginocchiò accanto a lei e con sollecitudine l'aiutò a risollevarsi:
"Non piangere così, angelo mio - disse - Ti prometterò qualsiasi cosa tu voglia purché ti veda sorridere nuovamente".
Con grande sforzo, Julia trattenne il pianto e si rialzò dicendo:
"Il mio cuore è più leggero grazie alle tue parole. So che ti sforzerai di mantenere la promessa e cercherai di stare lontano dalla foresta, ma il potere della Iara è grande e il suono della sua voce riesce a far dimenticare qualsiasi altra cosa al mondo ad un uomo. Oh, io lo so bene. Più di una fidanzata è rimasta sola e con il cuore spezzato. Se mai tu dovessi tornare allo stagno dove hai udito per la prima volta la sua voce, promettimi - almeno - che porterai con te questa scatola".
Aprì una scatola bizzarramente intagliata, ne trasse una grande conchiglia multicolore e cantò una canzone al suo interno.
"Non appena si leverà la voce della Iara - gli disse - accosta la conchiglia all’orecchio e ascolta la mia canzone. Forse - non lo so per certo - ma, forse, potrei essere più forte io della Iara.”





Era notte inoltrata quando Alonzo tornò a casa. In lontananza, la luna scintillava sul fiume, che appariva fresco ed invitante, e sembrava che gli alberi della foresta allungassero i loro rami facendogli cenno di avvicinarsi. Ma il giovane volse con determinazione il viso nella direzione opposta e se ne tornò a casa.
La lotta era stata dura, ma Alonzo ebbe la sua ricompensa il giorno dopo grazie alla gioia e al sollievo con cui Julia lo salutò.
Le assicurò che, avendo vinto la tentazione una volta, non c'era più alcun pericolo, ma Julia, che conosceva bene la malìa del viso e della voce della Iara, non mancò di fargli ripetere la sua promessa.
Per tre notti Alonzo mantenne la parola, non perché credesse all'esistenza della Iara - pensava che le storie su di lei fossero solo sciocchezze - ma perché non avrebbe sopportato le lacrime con le quali sapeva che Julia lo avrebbe accolto se le avesse confessato di essere ritornato nella foresta. A dispetto di tutto, però, quel canto gli risuonava nelle orecchie, e si faceva ogni giorno più forte.
La quarta notte, l’attrazione della foresta divenne irresistibile tanto che né il pensiero di Julia né le promesse che le aveva fatto ebbero la forza di trattenerlo. Alle ventitré in punto si immerse nella fresca ombra degli alberi e s'inoltrò per il sentiero che conduceva al fiume. Tuttavia, per la prima volta, scoprì che gli ammonimenti di Julia - sebbene lì per lì ne avesse riso - gli erano rimasti impressi, tanto che scrutava fra i cespugli con un senso di timore che prima gli era del tutto sconosciuto.
Una volta raggiunto il fiume, si fermò e si guardò intorno per un attimo per essere ben certo che la strana sensazione di essere osservato fosse unicamente frutto della sua immaginazione. La luna splendeva luminosa su ogni albero e lui non vedeva altro che la propria ombra, e non udiva altro che lo sciabordio dei flutti. Si tolse gli abiti, ed era sul punto di tuffarsi, quando qualcosa - non sapeva dire cosa - all’improvviso, lo costrinse a guardarsi intorno.
In quel momento, i raggi della luna forarono una nube cadendo su una bellissima donna dai capelli d’oro che se ne stava mezza nascosta tra le felci. Con un balzo, Alonzo afferrò il mantello, e si slanciò su per il sentiero che aveva percorso, e, ad ogni passo, temeva di sentire una mano posarsi sulla sua spalla.
Soltanto quando si lasciò dietro gli ultimi alberi della foresta e si ritrovò in campo aperto, osò voltarsi a guardare e credette di vedere una bianca figura che continuava ad agitare le braccia avanti e indietro. Era troppo! Corse a perdifiato e non si fermò finché non fu sano e salvo nella propria camera.
Alle prime luci dell'alba, ritornò nella foresta per vedere se gli rusciva di trovare qualche traccia della Iara, ma, per quanto frugasse in ogni cespuglio e ispezionasse ogni albero, non scoprì nulla e l’unico suono che udiva era lo starnazzare dei pappagalli, così sgradevole che sarebbe bastato, da solo, a tener lontano chiunque.
'Devo essere impazzito - si disse - ed è stato solo un sogno'.
E andò in città, a lavorare. Ma o il lavoro era più faticoso del solito o lui doveva essere malato, perché non riusciva a concentrarsi, e chiunque lo incontrasse, vedendolo pallido e spaventato, finiva per chiedergli se gli fosse accaduto qualcosa di grave.
'Devo avere la febbre - si disse - si sa, è pericoloso fare un bagno freddo con questo gran caldo'.
Tuttavia, sapeva, mentre si ripeteva queste parole, che stava contando le ore che mancavano al calar della notte per poter tornare nella foresta. La sera, come sempre, si recò nella casa avviluppata dai rampicanti, ma avrebbe fatto meglio a starsene lontano perché il suo viso era così pallido e il suo comportamento così strano che la povera Julia si accorse che gli era accaduto qualcosa di terribile.
Alonzo si rifiutò di rispondere a qualsiasi domanda e tutto ciò che lei ottenne fu la promessa che avrebbe saputo ogni cosa il giorno seguente. Fingendo un violento mal di testa, si congedò prima del solito e si affrettò verso casa.
Prese una pistola, la caricò e se l’infilò nella cintura. Poi, poco prima di mezzanotte, uscì in punta di piedi, per non svegliare nessuno.
Si precipitò giù per la strada che conduceva alla foresta e non si fermò finché non ebbe raggiunto lo stagno presso il fiume. Impugnata la pistola, prese a guardarsi intorno. Ad ogni minimo rumore - la caduta di una foglia, la corsa di un animale tra i cespugli, il grido di un uccello notturno - sussultava e puntava la pistola in quella direzione. Ma, nonostante la luna risplendesse, non riuscì a scorgere nulla, e poco a poco, gli parve di scivolare in uno stato più simile al sogno che alla realtà, tanto che si appoggiò contro un albero. Non avrebbe saputo dire quanto fosse rimasto in quelle condizioni, ma si scosse di soprassalto sentendo pronunciare sommessamente il proprio nome.
”Chi è là?” gridò, balzando in piedi, ma gli rispose solo un’eco. Poi i suoi occhi furono sempre più attratti dall'acqua scura dello stagno lì accanto, e sembrava che non avrebbe mai potuto distoglierne lo sguardo. Guardava fisso nelle profondità dello stagno da qualche minuto, quando si accorse che, laggiù, un barbaglio di luce si faceva strada nell'oscurità, e diventava sempre più grande e brillante. Fu nuovamente colto da un senso di terrore e tentò inutilmente di staccare lo sguardo dallo stagno, ma qualcosa che era più forte di lui lo costringeva a fissare l'acqua. Infine, essa si spartì delicatamente e Alonzo vide fluttuare sulla superficie dello stagno la bellissima donna da cui era fuggito solo poche notti prima. Si voltò per scappare, ma i suoi piedi erano come inchiodati al suolo.
La donna gli sorrise e  gli tese le braccia, ma quel gesto gli rammentò Julia, come l’aveva vista solo poche ore prima, i suoi ammonimenti e la sua paura per il grave pericolo in cui lui si trovava. La figura si faceva sempre più vicina; con un violento sforzo, Alonzo si scosse dal suo torpore e premette il grilletto. Il colpo provocò un'eco soffocata e si propagò per tutta la foresta, ma la figura continuava a sorridere e ad avanzare verso di lui. Alonzo sparò una seconda volta, e, per la seconda volta, il proiettile fischiò nell’aria, mentre la figura si faceva ancòra più vicina. Un attimo e sarebbe stata al suo fianco. Allora, afferrò la canna della pistola scarica con entrambe le mani e si tenne pronto ad usarla come fosse una mazza se la Iara si fosse avvicinata di più.
Ora sembrava che fosse il turno della Iara di avere paura, perché esitò un istante mentre lui si preparava a sferrare il colpo, la pistola sollevata sulla testa con entrambe le mani. Nella concitazione del momento, lui aveva dimenticato il fiume finché l’acqua gelida non gli sfiorò i piedi, e, allora, si arrestò d’istinto.
La Iara vide la sua esitazione, e, dondolandosi dolcemente, avanti e indietro, sulla superficie dello stagno, incominciò a cantare.
Il canto fluttuava tra gli alberi, ora lontano, ora vicino, nessuno avrebbe potuto dire da dove venisse, tutta l’aria ne sembrava ricolma. Alonzo sentì venire meno i sensi e la volontà. Le braccia gli ricaddero pesantemente lungo i fianchi, ma, ricadendo, urtarono la conchiglia che, come aveva promesso a Julia, aveva sempre portato nell’abito. La sua mente offuscata fu lucida abbastanza per ricordare le parole di Julia, e, con dita tremanti, quasi incapaci di muoversi e afferrare, la tirò fuori. E il canto divenne più dolce e più tenero di prima, ma Alonzo non lo ascoltò e chinò la testa sulla conchiglia: dalle sue profondità, emerse la voce di Julia che cantava per lui come aveva fatto quando gli aveva donato la conchiglia, e, sebbene sul principio le note risuonassero fievoli, esse divennero sempre più alte e sonore finché le nebbie che lo avvolgevano furono spazzate via. Allora, rialzò la testa, sentendo di aver attraversato strani luoghi nei quali non avrebbe vagato mai più, e si mantenne eretto e forte guardandosi intorno: non si vedeva altro che lo scintillio del fiume e le cupe ombre degli alberi; non si udiva altro che il ronzio degli insetti che sfrecciavano nella notte.







Da: "The Brown Fairy Book", di A. Lang
Traduzione: Mab's Copyright

domenica 1 novembre 2015

Spettri Irlandesi, da W.B. Yeats



Eugène Grasset 


Gli spettri o, come sono chiamati in irlandese, i Thevshi o Task (taidhbhse, tais), vivono in una condizione intermedia tra questa e l'altra vita. Sono trattenuti in questo stato da qualche desiderio o passione, o da qualche dovere non compiuto, o ancora da animosità contro i vivi. "Ti perseguiterò" è una minaccia comune; si sentono anche dire frasi del tipo: "Lei lo perseguiterà, se ha un briciolo di vera passione". [1] Se una persona è molto addolorata per la morte di un amico, un vicino dirà: "Calmati ora, gli stai impedendo di riposare in pace" [2]; nelle isole occidentali invece, secondo la signora Wilde, [3] vi diranno: "State svegliando il cane che è all'erta per divorare le anime dei morti".
Si crede che coloro che muoiono all'improvviso diventino più frequentemente degli altri dei fantasmi persecutori. Questi si aggirano spostando mobili e cercando di attirare in tutti i modi l'attenzione. Quando l'anima ha lasciato il corpo, viene portata via, a volte, dai folletti [4]. Conosco la storia di un contadino che un giorno vide, seduti in una fortezza fatata, tutti coloro che per anni erano morti nel suo villaggio. Tali anime sono considerate perdute. Se un'anima sfugge ai folletti può essere catturata dagli spiriti del male. Le anime deboli dei bambini sono in particolare pericolo. Quando muore un bambino molto piccolo i contadini dell'ovest spruzzano la soglia con il sangue di una gallina, in modo che gli spiriti vengano attratti fuori dal sangue. Un fantasma è costretto a obbedire agli ordini dei vivi. "Il garzone di stalla, là dalla signora G. - disse un vecchio contadino - incontrò il padrone, morto da due giorni, che andava in giro per il cortile, e gli propose di andare con lui al faro e di infestare quello; ed è ancora lì in mezzo al mare, signore. La signora G. si arrabbiò moltissimo per questo e licenziò il ragazzo". Un faro desolato, povero diavolo d'un fantasma! La signora Wilde pensa che vengano castigati così soltanto gli spiriti troppo cattivi per il paradiso e troppo buoni per l'inferno. Sono obbligati ad obbedire a qualcuno a cui abbiano fatto torto.
Le anime dei morti prendono a volte la forma di animali. A Sligo c'è un giardino in cui il giardiniere vide un vecchio proprietario nelle sembianze di un coniglio. A volte prendono la forma di insetti, specialmente farfalle [5]. Se ne vedete una svolazzare vicino a un cadavere, quella è l'anima, ed è segno che essa è andata nel mondo della felicità eterna. L'autore di Parochial Survey of Ireland, 1814, sentì una donna dire a un bambino che stava inseguendo una farfalla: "Come fai a sapere che non è l'anima di tuo nonno?". Alla vigilia di Ognissanti i morti se ne vanno in giro e danzano con le creature fatate. Qui, come in Scozia, si crede comunemente alle apparizioni. Se vedete il sosia, o l'apparizione di un amico al mattino, niente di male può venirne; ma se lo vedete alla sera, sta per morire [6].

W. B. Yeats

Note mie:

[1] La diffusa, e spesso sottesa, teoria che il protagonista di un grande amore, o di una bruciante passione, vinca anche la Morte, condannando se stesso e l'oggetto del suo folle innamoramento ad una sorta di possessione delirante è stato sfruttato senza vergogna dalla letteratura romantica (e/o sentimental-gotica).
Personalmente, trovo che la disperata invocazione di Heathcliff alla sua Cathy - proprio in quel contesto di rinfacci crudeli e richiami disperati, senza requie sino alla fine, ne sia il più emozionante esempio.
"... I stood still, and was witness, involuntarily, to a piece of superstition on the part of my landlord which belied, oddly, his apparent sense. He got on to the bed, and wrenched open the lattice, bursting, as he pulled at it, into an uncontrollable passion of tears. ‘Come in! come in!- he sobbed - Cathy, do come. Oh, do - once more! Oh! my heart’s darling! hear me this time, Catherine, at last!’ (Wuthering Heights, di Emily Bronte)

"... mi soffermai nel labirinto dei corridoi, e, senza volerlo, fui testimone di uno sfogo superstizioso del mio padrone di casa che bizzarramente contrastava con il suo apparente cinismo. Montò sul letto e, spalancati i pesanti scuri, scoppiò in un irrefrenabile pianto: 'Entra, entra!- singhiozzò - Cathy, vieni... Torna da me! Oh! amore mio, dammi ascolto per questa volta, Cathy, vieni, infine!" (Cime Tempestose).


Angel Dominguez


[2] Stessa filosofia della fiaba - di origine orientale - della madre inconsolabile che impedisce il riposo del bambino perduto con il suo ininterrotto pianto, riportata anche dai Grimm, "La Camicina da Morto", KHM 109.

[3] Lady Wilde, madre di Oscar Wilde

[4] Il Cristianesimo, travolgendo e stravolgendo l'antica cultura, ha portato una confusione irrimediabile. Nel pur lodevole tentativo di preservare saghe e miti precedenti, i monaci traduttori e amanuensi irlandesi hanno spogliato di qualsiasi accenno di divinità i protagonisti del Passato. Li hanno dapprima mescolati e poi volutamente e definitivamente confusi con il Piccolo Popolo che abitava nei Tumuli sotto le colline. E, perché anche la magia sa di "soprannaturale", ne hanno fatto degli abili illusionisti capaci di ingannare i sensi delle proprie vittime. Li hanno imparentati con il Diavolo e ne hanno ipotizzato la condizioni di angeli caduti. Oppure di anime indegne di qualsiasi dimora ultraterrena. O di un antico popolo di non battezzati perché antecedente al Cristianesimo. Oppure, oppure, oppure... Mi sembra cosa buona e giusta che gli spettri inquieti rendano loro visita.


Araya Samuel


[5] In realtà, usanza funebre vuole e pretende che la "veglia" serva a tenere lontano gli spiriti maligni dell'aria che potrebbero introdursi nel corpo del defunto, che per tre giorni è una sorta di sliding door, in quanto anche la sua stessa anima potrebbe "fuggire", e poi rientrare, sotto forma di insetto (mosca). Per questo tutti gli orifizi vengono sigillati.


Yusuke Katekari


[6] Se si incontra il proprio sosia va aggredito fino ad indurlo alla fuga, altrimenti vi sostituirà.

Mab's Copyright


sabato 31 ottobre 2015

La Leggenda di Bloody Mary


Mary Worth, o Mary Worthington o Hell Mary


Ormai si può definire una “leggenda metropolitana”, grazie anche ad un popolare e prolifico filone cinematografico americano di ambientazione giovanilista.
L'origine della leggenda è piuttosto nebulosa: da una parte, vanterebbe prestigiose ascendenze europee, dall'altra, è radicata nel profondo folklore rurale nordamericano, in particolar modo in quello della Pennsylvania. Bloody Mary, Mary Worth, Mary Worthington, e Hell Mary sono alcuni dei nomi con cui la protagonista di questa storia è stata identificata.
Si dice che, se si pronuncia il suo nome ad alta voce guardando in uno specchio, questa strana creatura, un po' spettro un po' strega, apparirà per predire il futuro a coloro che l'hanno evocata, soprattutto il futuro amoroso delle giovani ragazze (il che spiega il successo della location – tipo dei film americani, ovvero il college). Naturalmente, questo rito, incautamente riesumato, un po' per gioco e preferibilmente durante la notte di Halloween, si ritorce contro gli avventati evocatori che diventano vittime della furia vendicatrice di Bloody Mary. Ma quale terribile avvenimento nutre e scatena la sete di vendetta (e di sangue) di questa creatura?





Una versione della storia di Mary vede la presenza di un bambino. E questa circostanza è legata ad una leggendaria "parentela" regale senza alcun fondamento.
Bloody Mary, infatti, è spesso confusa con Maria I, detta, appunto, la Sanguinaria, sorellastra di Elizabeth I, che precedette sul trono d'Inghilterra. Affetta da un'intolleranza religiosa acuta, era una cattolica bigotta e superstiziosa, cresciuta dalla religiosissima madre, Caterina d'Aragona), scatenò le sue ossessioni contro l'onda montante del Protestantesimo. [E' a lei, ed alla sua fama di “stragista”, che dobbiamo...ehm... il famoso cocktail].
Feroce persecutrice, fu anche parecchio disgraziata: fonte di grande infelicità furono i numerosissimi aborti che ponevano bruscamente fine alle sue gravidanze. Morì senza eredi diretti, ed Elizabeth, l'odiata sorellastra protestante, salì sul trono d'Inghilterra. Dopo la sua morte, si sparse il dubbio che i suoi aborti fossero stati provocati proditoriamente. Il fantasma senza pace di Bloody Mary, in questo caso, tornerebbe a vendicarsi per la strage della sua figliolanza.



Linda Bergkvist



In Nord America, fra le tante, si narra anche questa storia:

Una quattordicenne morì per disgrazia e i suoi genitori la seppellirono in giardino. Sua madre, che sperava ch'ella fosse ancòra viva, si attaccò al braccio una cordicella collegata ad un campanello che aveva lasciato nella bara. Durante la notte, svegliò più volte il marito dicendo che sentiva il tintinnio del campanello, ma il marito pensò che fosse impazzita per il dolore e non le diede ascolto. La donna, però, era sicura di aver sentito qualcosa e spinse il marito a scoperchiare la bara e a riesumare il corpo della figlia. Quando i genitori videro tutti i segni della terribile lotta che la povera bambina aveva affrontato prima di morire nel tentativo disperato di uscir fuori dalla sua sepoltura, tanto da lasciare le unghie conficcate nel coperchio della bara, impazzirono per il dolore di essere stati causa della sua orribile morte. Ma lo spirito della bambina tornò. Mary è una piccola serial killer che aspetta la sua vendetta nel luogo dove lei stessa è stata assassinata, seppellita viva dai propri genitori.


Beatriz Martin Vidal


Sempre in Nord America, in Pennsylvania :

Una donna di nome Mary viveva in una capanna isolata nel cuore della foresta e si guadagnava il pane cercando e raccogliendo erbe medicinali che poi rivendeva. E così tirava avanti. Gli abitanti del paese vicino la temevano: erano convinti che fosse una strega ed usavano chiamarla "Bloody Mary". Temevano assai di indispettirla: certamente, i loro figli sarebbero caduti malati, il latte delle loro mucche si sarebbe seccato, le provviste per l'inverno sarebbero marcite, insomma, sarebbero stati colpiti da tutto il repertorio di terribili dispetti che le streghe infuriate usavano riservare ai propri vicini. Un certo terribile giorno, le ragazze del paese incominciarono a sparire, una dopo l'altra. Inutili le ricerche disperate dei genitori e di tutti gli abitanti del villaggio. Naturalmente, i sospetti si appuntarono su Mary, ma non esisteva alcuna prova. Un gruppetto di paesani particolarmente coraggiosi penetrò nel folto del bosco e si spinse fino alla capanna della vecchia per interrogarla. Mary rispose che non sapeva nulla delle giovinette scomparse. I suoi vicini, però, notarono qualcosa di strano: sembrava ringiovanita, anche più attraente! I loro sospetti aumentarono, ma se ne tornarono indietro sconsolati poiché non potevano provare in alcun modo che la "strega" avesse a che fare con la scomparsa delle loro figliuole.



J.Hush


Poi, una notte, la figlia del mugnaio lasciò il suo letto e seguì una musica incantata che riusciva a sentire soltanto lei. Sua madre era in piedi a causa di un terribile mal di denti e stava in cucina per prepararsi un decotto. La vide uscire di casa e lanciò un grido disperato che svegliò il mugnaio.Si precipitarono fuori e cercarono di trattenere la figlia, ma la ragazza, completamente presa dalla musica incantata, sfuggì dalle loro braccia e corse verso il bosco. Le grida disperate del mugnaio e di sua moglie svegliarono i vicini. Uno di loro, che aveva la vista lunga, notò una strana luce ai margini della foresta, e, seguito da qualche coraggioso, si spinse più avanti nei campi, finché, sull'orlo del bosco, accanto ad una grande quercia, videro Bloody Mary: puntava una verga in direzione della casa del mugnaio, e dalla verga scaturiva una luce che non era di questo mondo. I contadini corsero a casa e si armarono di forconi e fucili. Uno di loro, temendo che la strega potesse rapire sua figlia, aveva avuto l'intelligenza di armare il proprio fucile con proiettili d'argento. Intanto, Bloody Mary, accortasi dell'assalto, aveva bruscamente interrotto il suo incantesimo e si era data alla fuga . Ma uno dei famosi proiettili d'argento la colpì al fianco e l'abbattè a terra . In quattro e quattr'otto, i paesani le furono sopra, la legarono, accesero un gran fuoco e la bruciarono viva. Mentre soffriva la sua atroce agonia, Mary lanciò una tremenda maledizione sui suoi assassini: se qualcuno avesse pronunciato il suo nome ad alta voce davanti ad uno specchio, il suo spettro sarebbe tornato a prendersi la sua vendetta. Quando morì, i suoi giustizieri perquisirono la capanna della strega ed i terreni intorno. Trovarono le sepolture senza nome delle povere creature che Bloody Mary aveva rapito ed ucciso per ottenere l'eterna giovinezza dal loro sangue.
Si narra che, da allora, se qualcuno è così stupido o folle da evocarla ad alta voce davanti ad uno specchio oscurato, Bloody Mary ritorna, smembra i corpi delle sue vittime e condanna le loro anime alla sua stessa pena infernale, imprigionandole per sempre nello specchio.




Mab's Copyright