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martedì 8 settembre 2015

Il Bosco Magico. K. Briggs (Inghilterra)

Rackham A.



olto tempo fa, viveva in Inghilterra un Re crudele che amava rincorrere a cavallo le giovani fanciulle che capitavano nella campagna intorno al suo castello e, dopo averle catturate (e malvagiamente approfittato di loro), le trafiggeva con la sua spada affilata. I genitori delle giovani della zona fecero allora in modo di mandare le loro figlie lontano, in luoghi più sicuri.
C'era però una piccola, giovane fanciulla, in una casa solitaria, che non aveva potuto andarsene. Sua nonna era troppo povera per pagarle il viaggio e così la teneva nascosta, e tutte e due si guadagnavano la vita filando.
La loro casa era vicina a un bosco incantato dove nessuno osava entrare, neppure il malvagio Re, per timore della grande quercia magica che cresceva nel centro del bosco. Un giorno che la nonna era malata, la fanciulla fu costretta a uscire per andare al mercato a vendere la lana, perché non avevano più niente da mangiare. Prima che la nipote se ne andasse, la nonna la baciò raccomandandole di essere molto cauta e di stare lontana dal bosco magico, benché la strada più breve per raggiungere il mercato passasse proprio di lì. La fanciulla si mise in cammino con la matassa di lana da vendere. Non aveva fatto ancora molta strada quando vide comparire in lontananza la figura del crudele Re a cavallo.
La fanciulla non fuggì ma silenziosamente entrò nel bosco magico.

Nel bosco della quercia ella entrò
e davanti a essa s'inchinò
così la quercia la portò in città
e così giunse in città attraverso il bosco.
Il bosco magico.

Sembrava tutto risolto. ma il Re, che l'aveva vista entrare nel bosco, aveva spronato il cavallo e si era lanciato all'inseguimento.

Nel fitto della boscaglia cavalcò
e verso la grande quercia se ne andò,
lì giunto estrasse la spada affilata per colpire
ma un grosso ramo gli cadde sul collo facendolo morire.
Nel bosco, nel bosco magico.

Gli uomini del Re andarono a cercare il loro Signore, e, quando lo trovarono morto, si lanciarono al galoppo nel bosco, verso la grande quercia magica.
Cavalcarono nel bosco verso la magica quercia per tagliare la pianta, la grande quercia.

La quercia scricchiolò
e il suo richiamo risuonò
e tutti gli alberi del bosco radunò.
Essi si chiusero attorno agli incauti guerrieri
e il bosco si strinse in tutti i suoi sentieri.
Più nessuno ritornò dal bosco
dal grande bosco magico.


Welz Stein C.


Da K. Briggs: "Dictionary of British folk tales".



lunedì 14 aprile 2014

Mr. Rochester delle Fate, o "l'Essere Fatato Vedovo"

on molto tempo fa, viveva a Towednack una ragazza molto carina di nome Jenny Permuen. Jenny era molto romantica, vestiva spesso alla moda, e amava mettersi dei fiori sui capelli. Per questa ragione ella suscitava l'ammirazione dei giovanotti e, naturalmente, l'invidia delle altre ragazze. Jenny era, senza dubbio, vanitosa e la sua vanità era accompagnata da una notevole insicurezza per quanto concerneva il suo aspetto fisico (i vanitosi considerano questo particolare un po' strano). Ella amava essere adulata e, poiché era una ragazza povera e non molto educata, non riusciva a mascherare le sue debolezze: ogni uomo che le diceva Quanto sei carina! veniva ricambiato con uno sguardo che ammetteva la verità di quella asserzione. Quando qualche ragazza le diceva: Tu sei pazza a credere a tutto quello che ti dicono, le sue labbra e i suoi occhi sembravano rispondere: Sei solo una stupida gelosa.
Non vi era stagno, pozzo o corso d'acqua che ella non avesse consultato per provare a se stessa di essere la ragazza più carina del luogo.



Kinuko Y Craft


Un giorno sua madre la mandò a cercare un lavoro; ella fu felice ma quando arrivò sul Lady Downs si accorse che non sapeva dove andare; guardò prima da una parte e poi dall'altra, poi, completamente confusa si sedette su un masso e si mise a strappare delle fronde di felce, sovrappensiero. Era difficile dire quali fossero le sue intenzioni, se andare avanti o tornare indietro o rimanere seduta là, tanto sembrava indifferente. Alcuni dicono che fosse profondamente assorta in sogni di autocompiacimento. Non passò molto tempo che udì una voce, si girò e vide un giovane:
"Ehi, ragazzina - disse lui - che stai cercando?"
"Sto cercando un posto".
"E dimmi un po' che tipo di posto vorresti, bella fanciulla?", disse lui con il sorriso più affascinante del mondo.
"Non sono un tipo difficile signore. So adattarmi bene".
"Bene, bene. Pensi di saperti adattare ad un vedovo con un bambino?"
"Oh! Io adoro i bambini!".
"Allora cercavo proprio una giovane della tua età che badasse a mio figlio, per un anno e un giorno".

Monge J.B.

"Dove vivete?"
"Non lontano da qui, vuoi venire a vedere dove?"
"Se avete voglia di mostrarmelo, io sono pronta".
"Sì, ma prima, Jenny Permuen...", Jenny rimase attonita quando sentì che l'uomo conosceva il suo nome. Egli era completamente sconosciuto da quelle parti e, allora, come poteva conoscere il suo nome, si chiese lei e lo fissò stupita.
"Ah, capisco, pensavi che non ti conoscessi; ma come puoi credere che un giovane vedovo possa attraversare Towednack senza rimanere colpito da una ragazza carina come te? Ti ho visto un giorno mentre ti facevi le trecce e ti specchiavi in uno dei miei stagni adornandoti i capelli con le violette. E ora, Jenny Permuen, vuoi il posto?"
"Per un anno e per un giorno?"
"Sì, e se saremo entrambi contenti, rinnoveremo il contratto".
"E la paga?"
L'uomo fece tintinnare i soldi che aveva in tasca.
"Per la paga non c'è alcun problema, ti darò quanto vorrai".
Jenny era incantata, davanti ai suoi occhi scorrevano le più rosse visioni e disse senza esitare:
"Certo, Sir, prendo il posto, quando devo venire?"
"Ho bisogno di te ora. Il mio bambino è molto triste e solo, tu potrai renderlo di nuovo felice. Ti va di venire subito?"
"Ma mia madre?"
"Non ti preoccupare, le manderò a dire che sei con me".
"E i miei vestiti?"
"Ti bastano quelli che hai indosso; quando saremo a casa ti darò una livrea bellissima".
"Bene, allora il patto è concluso", disse Jenny.
"Non ancora - rispose l'uomo - ho anch'io una cosa da chiederti, devi fare un giuramento".
Jenny s'impaurì.
"Non ti devi spaventare - le disse lui con dolcezza - voglio solo che tu baci la foglia di felce che hai in mano e dica: Per un anno e un giorno prometto di restare".
"Tutto qui", disse Jenny e fece ciò che lui le aveva detto. Senza dire altro, egli s'incamminò verso una strada che portava ad est ed ella lo seguì.


J. Larriva


Dopo un po', Jenny incominciò a pensare che era molto strano che il suo nuovo padrone se ne stesse muto per tutta quella strada; iniziò a sentirsi anche un po' stanca. Continuarono a camminare, avanti, avanti. Jenny era esausta e aveva un terribile dolore ai piedi e, alla fine, si mise a piangere. Allora l'uomo si voltò:
"Povera ragazza, sei stanca? Siediti un po'", le disse prendendendola per mano e facendola accomodare su uno strato di morbido muschio. Tutta quella gentilezza sopraffece la ragazza che si mise a piangere ancora più forte. Egli la lasciò fare, poi, prese un mucchietto d'erba e disse:
"Devo asciugarti gli occhi".
Passò l'erba rapidamente prima sull'uno e poi sull'altro occhio. Le lacrime se ne andarono e anche la tristezza scomparve. E sebbene non si fosse nemmeno accorta di essersi alzata, Jenny capì che si stava muovendo; le sembrò che la terra si aprisse e, in realtà, andarono velocemente sottoterra.
Poi si fermarono.
"Siamo arrivati, Jenny - le disse - lascia che ti asciughi una lacrima che è rimasta tra le tue ciglia perché nella nostra terra non possono entrare le lacrime degli uomini".
Di nuovo egli le pulì gli occhi con delle foglie e... Oh, ella vide un paese bello come mai aveva visti. Colline e vallate erano ricoperte di fiori variopinti e multiformi. Tutta la terra sembrava cosparsa di gemme che emanavano una luce brillante come quella del sole estivo e dolce come quella della luna. Vi erano fiumi con l'acqua limpidissima che scendevano da colline di granito, cascate e fontane; dappertutto uomini e donne vestiti d'oro e di verde camminavano, giocavano o giacevano su mucchi di fiori, canticchiando o raccontandosi storie.
Era davvero un luogo meraviglioso!



"Siamo a casa", le disse il suo nuovo padrone; Jenny si accorse che egli era un po' cambiato; era il più bell'ometto che avesse mai visto, aveva un vestito di seta verde con ornamenti d'oro.
"Ora - le disse - ti farò conoscere il tuo piccolo incarico" e la condusse in una nobile casa in cui tutti gli oggetti erano d'avorio, intarsiati d'oro e d'argento e tempestati di smeraldi. Dopo essere passati davanti a molte stanze arrivarono in una tutta ornata di trine, leggere come ragnatele e rese più belle dai fiori. Nel mezzo della stanza vi era una piccola culla fatta con stupende conchiglie che riflettevano talmente tanti colori che Jenny faceva fatica a guardarla. Si avvicinò e guardando dentro disse:
"Qua dorme uno dei più dolci angioletti di Dio!" il bimbo era così bello che ne rimase estasiata.

Gilbert A.Y.

"Questo è il tuo compito - disse il padre - Io sono il re di questo paese e ho le mie ragioni per desiderare che mio figlio conosca qualcosa della natura umana. Devi soltanto lavare e vestire il bimbo quando si sveglia, portarlo a passeggiare nel giardino e metterlo a letto quando è stanco".
Jenny imparò presto il suo lavoro, diede e continuò a dare soddisfazione al suo padrone. Ella amava il bambino e anch'egli sembrava amarla cosicché il tempo passò con incredibile rapidità. Per un motivo o per l'altro ella non aveva mai pensato a sua madre e neppure alla sua casa; era felice e soddisfatta di vivere nel lusso e non ricordava quasi più il tempo passato. La felicità, tuttavia, può rendere ciechi di fronte alla realtà e le ore e i giorni si susseguirono; anche il periodo del contratto terminò. Così, un giorno Jenny si svegliò e si accorse che tutto era cambiato: stava dormendo nella stanza da letto della casa di sua madre. Ogni cosa le sembrava estranea ed ella appariva bizzarra a tutti.


 W. MacGregor Paxton

Molti si recarono a trovarla e a ognuno ella raccontò la sua incredibile vicenda. Un giorno venne la vecchia Mary Calineck di Zennor e anch'ella udì la storia del vedovo, del bambino e dello splendido paese.
La vecchia guardò la ragazza con aria saggia e le disse:
"Piega le braccia, Jenny".
Jenny si mise a sedere sul letto e piegò le braccia poggiando le mani sui fianchi.
"E ora di': Spero che le mie braccia non si stendano più se ho detto anche solo una piccolissima bugia".
"Che le mie braccia rimangano piegate per sempre se ho mentito" ripetè la ragazza.
"Stendi le braccia" disse Mary. E Jenny stese le braccia.
"La ragazza non ha mentito. Ella è stata portata via dal Piccolo Popolo in uno dei loro paesi sotto le colline".
"Tornerà come prima?", chiese ansiosamente la madre.
"Tutto a suo tempo -  rispose Mary - Se sarà onesta sono sicura che il suo padrone l'aiuterà a fare ciò che lei desidera".
Tuttavia, Jenny non riuscì più ad adattarsi alla vita degli uomini. Si sposò, ma fu ugualmente scontenta e non potè raggiungere la felicità poiché continuava a rimpiangere quell'uomo. Se Jenny non avesse sognato tutto questo mentre sedeva cogliendo le felci, avrebbe certamente vissuto una singolare avventura.



VladislavPANtic su deviantART


Da: A Dictionary of Fairies, Katharine Briggs (Tratto da Popular Romances of the West of England di Hunt)
Traduzione di C. Casorati e G. Iovane

lunedì 27 gennaio 2014

La Ballata di Tam Lin di J.Child

Katharine Briggs:
Della ballata "Young Tam Lin" esistono molte versioni nei paesi della zona di confine tra l'Inghilterra e la Scozia e nell'Aberdeenshire. E' forse la più importante di tutte le ballate soprannaturali proprio per le molte credenze fatate che vi si trovano. La versione più completa è quella di Child in "The English and Scottish Popular Ballads". All'inizio, il Re avverte le fanciulle della sua corte di non andare nella foresta di Carrhaugh poichè è abitata da Young Tam Lin, il quale esige un pegno da ogni fanciulla che visita quel luogo, e tale pegno è spesso la verginità. Non tenendo conto del suo avvertimento, la giovane figlia Janet va al pozzo di Carrhaugh e perde la verginità per colpa di Young Tam Lin.




Janet ha rimboccato la veste verde
Un po' sopra il ginocchio,
Ha raccolto i capelli biondi
Un po' sopra la fronte,
E corre al palazzo del padre
Più veloce che può. 
Ventiquattro dame belle
Giocano a palla,
Ecco che arriva la bionda Janet
Che fu il fiore tra loro. 
Ventiquattro dame belle
Giocano a scacchi
Ecco che viene la bionda Janet
Verde come lo smeraldo.
Parlò un vecchio cavaliere grigio,
Appoggiato al muro del castello,
"Ahimè, bionda Janet, per causa tua
Saremo biasimati tutti".
"Sta' zitto, cavaliere grinzoso,
Che tu muoia di morte tremenda!
Accetta come padre chi voglio,
Nessuno di voi lo è di mio figlio". 
Parlò allora il vecchio padre amato,
E parlò con grande mitezza,
"Ahimè, per sempre, dolce Janet,
Te ne andrai con tuo figlio". 
"Se devo andarmene con lui, padre,
Io sola sarò biasimata,
Non c'è signore nel tuo palazzo
Che possa dar nome a questo figlio. 
Se il mio amato fosse terreno,
E non un elfo cavaliere,
Non cambierei il mio amore
Per nessuno dei tuoi nobili. 
Il destriero che cavalca il mio amore
E' più leggero del vento,
Davanti è ferrato d'argento
Dietro con oro ardente". 


Remnev A.

Janet ha rimboccato la veste verde
Un po' sopra il ginocchio.
Ha raccolto i capelli biondi
Un po' sopra la fronte,
E corre a Carterhaugh
Più veloce che può. 
Quando giunse a Carterhaugh
Tam Lin era al pozzo;
Vide lì il suo destriero,
Ma il suo amato non c'era. 
Aveva colto forse due rose,
Una rosa sola o due.
Quando comparve il giovane Tam Lin,
Dicendo "Non coglierne più. 
Perchè cogli le rose, Janet,
Nei boschi d'alberi verdi,
Forse per uccidere il bimbo grazioso
che noi tra poco seguiremo?".
"Dimmi, dimmi, Tam Lin,
Per amore di chi è morto in croce,
Sei mai stato in una sacra cappella,
Hai mai visto i cristiani?".
"Mio nonno era Roxbrugh,
Mi portò a vivere con lui;
Ma un giorno giunse l'ora
In cui il male mi colse.
E giunse un giorno
Un giorno freddo e pungente,
Stavamo tornando dalla caccia
E io caddi dal mio cavallo;
Mi catturò la Regina delle Fate,
Perchè abitassi in quella verde collina.
E' piacevole la terra incantata,
Ma, storia lugubre a dirsi,
Quando scattano i sette anni
Si paga un tributo all'Inferno;
Sono così bello e robusto
Che non vorrei, questa volta, esser io.
Nella notte della vigilia, o fanciulla,
Prima dell'alba d'Ognissanti,
Conquistami, conquistami,
Ti supplico piangendo di farlo.
Solo nelle tenebre di mezzanotte
Cavalcherà il popolo delle fate,
E chi vuole conquistare l'amore
Deve attendere al Miles Cross".
"Come ti riconoscerò, Tam Lin,
Come troverò il mio vero amore
In mezzo a tanti cavalieri
Fantastici e senza simili?"
"Lascia passare il cavallo nero,
Poi lascia passare il baio
Corri lesta al destriero biancolatte
E butta in terra il cavaliere.
Sul destriero bianco sarò io,
Il più vicino alla città,
Perchè ero un cavaliere terreno
Mi daranno questa distinzione.
Nella destra avrò un guanto,
La mano sinistra sarà nuda,
Terrò alzata la falda del cappello,
Pettinati e lisci i miei capelli,
Per questi segni mi riconoscerai,
E non temere, io sarò lì.
Mi muteranno mentre ti abbraccio
In una vipera velenosa,
Ma tienmi stretto, non temere,
Sono il padre di tuo figlio.
Mi muteranno in un orso feroce,
E poi in un leone audace,
Ma tienmi stretto, non temere,
Per amore di tuo figlio.
Mi muteranno mentre mi abbracci
In una lancia di ferro arroventato
Ma tienmi stretto, non temere,
Non ti farò nessun male.
Mi muteranno nel tuo abbraccio,
Infine, in brace ardente,
Buttami allora nell'acqua del pozzo,
Buttami più veloce che puoi.
E sarò il tuo amore fedele,
Diventerò un nudo cavaliere,
Coprimi allora col tuo mantello
E nascondimi alla loro vista".
Cupa, cupa è la notte
E lugubre il cammino,
La bella Janet nel manto verde
Va verso Miles Cross.
A mezzanotte
Sente le redini tintinnare
E la rallegra questo suono
Come fosse di metallo.
Lascia passare il cavallo nero,
Poi lascia passare il baio,
Corre lesta al destriero biancolatte
E butta in terra il cavaliere.
Si ricorda sì bene ciò che ha detto,
Che conquista il giovane Tam Lin,
lo copre del suo mantello verde
Allegra come un uccello a primavera.
Parlò allora la Regina delle fate,
Da un fitto cespuglio di erica,
"Chi si è preso Tam Lin
Si è preso un nobile marito".
Parlò allora la Regina delle fate,
Ed era una donna furiosa,
"Che la vergogna copra il suo volto infausto,
Che muoia di morte tremenda,
Ha rapito il cavaliere più bello
Di tutta la mia compagnia. 
Ma se avessi saputo, Tam Lin, disse la Regina,
Quel che questa notte dovevo vedere,
Ti avrei strappato i begli occhi grigi
E messo al posto due occhi di legno".


Hom Jennifer

Traduzione di  Cecilia Casorati e Giovanni Iovane, da "A Dictionary of Fairies", di K. Briggs.

Confronta con La Leggenda di Tam Lin,Trasformato in Cavaliere Elfo e Liberato nella Notte di Halloween dal Coraggio di una Mortale Innamorata

venerdì 24 gennaio 2014

IT (Esso)


"Vi era una creatura conosciuta come It (Esso) che nessuno descriveva nello stesso modo. Uno diceva: Sembra un grande pezzo di medusa.
Un altro: Sembra una borsa di lana bianca.
Talvolta appariva come un animale senza zampe, o come una creatura dal corpo da uomo, ma privo di testa. Non era mai apparso due volte sotto le stesse sembianze. Senza zampe né ali, poteva correre più veloce di un cane e volare più svelto di un'aquila. Non emetteva alcun rumore, eppure la gente capiva cosa volesse dire. Ogni anno una casa di Yule veniva disturbata da Esso. Una volta un uomo stava seduto in una stanza di quella casa con una candela accesa e la Bibbia. Improvvisamente sentì qualcosa di strano come se stesse cadendo un corpo morto.
L'uomo si precipitò fuori con una scure in una mano e la Bibbia nell'altra; Esso correva lungo la scogliera e l'uomo faceva fatica a seguirlo; e proprio mentre lo Spirito stava per gettarsi nel mare, l'uomo pronunciò le parole sacre e gettò la scure che si conficcò su Esso.
Tornato a casa convinse alcuni amici ad accompagnarlo sul posto; trovarono Esso con la scure conficcata nel corpo; gli uomini gli buttarono addosso della terra. Nessuno di loro fu in grado di dire se fosse vivo o morto, né di descrivere il suo aspetto, poiché a ognuno sembrava differente. Dopo averlo coperto con la terra, scavarono intorno al suo corpo un fossato ampio e profondo, di modo che nessun uomo o nessun animale potesse avvicinarsi - precauzione inutile poiché
nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi.
Uno straniero cercò di risolvere il mistero che riguardava Esso: quando alzò la terra per vedere cosa ci fosse sotto, fu circondato da una luce sinistra e da una strana nebbia e qualcosa sorse dal buco e rotolò nel mare.
Gli scettici chiesero se quella creatura potesse essere una lontra o una foca, ma venne loro risposto, con estrema serietà, scuotendo la testa: Noi tutti sappiamo che ci sono molti tipi di vita sulla terra, nell'aria e nell'acqua - e inoltre sopra le nuvole. E noi, poveri mortali, non siamo in grado di vedere, sentire o capire determinate cose. Dobbiamo soltanto rimetterci tutti al potere che proviene da lassù".

Jessie Saxby, "Shetland Traditional Lore"





La Briggs, riportando questa descrizione, definisce It la versione dello Shetland di Boneless, e aggiunge che questo spirito (Spirito, non elfo o folletto) era "abilissimo negli incantesimi", e che il suo potere magico era al culmine del periodo natalizio.

A proposito di Boneless, afferma che apparterrebbe alla categoria di spiriti che amano spaventare i viaggiatori solitari e i bambini nei loro letti.
"Ruth Tongue riporta una storia - raccontatale nel 1916 - che narra l'incontro di un venditore ambulante con Senz'ossa e pochi anni più tardi ella venne a sapere che un poliziotto, durante la ronda notturna, era stato assalito dallo spirito. L'apparizione fu descritta dalla cognata della guardia:
Mi disse che era buio sopra Putsham Rise e che la marea stava alzandosi rapidamente, tanto che egli poteva sentirne il rumore. A un certo punto la lampadina della sua bicicletta illuminò qualcosa di bianco in mezzo alla strada. Non vi era nebbia. Era qualcosa di vivo - una creatura lanosa simile a una nuvola o a una pecora bagnata - e improvvisamente l'essere scivolò sopra di lui e gli si avvinghiò addosso, cominciando a scuoterlo su e giù. Egli non ebbe il tempo di reagire, ma mi disse che era come una coperta bagnata, pesante e terribilmente fredda, che aveva un odore stantìo. Dopo questo incontro, mio cognato chiese di essere trasferito a un altro distretto".

lunedì 20 gennaio 2014

Un'altra "Persefone" Irlandese e il Cibo del Popolo Fatato

Anche questo racconto inizia con una fanciulla, la più bella d'Irlanda, ed un pozzo. E siamo nel mese di novembre, il mese in cui il confine tra i due mondi è labile. La ragazza cade e si ritrova su di un bel prato, in un paesaggio che le è completamente sconosciuto. Intorno ad un fuoco luminoso, un cerchio di esseri fatati che la fissano in silenzio. La ragazza cerca di allontanarsi, ma non può muoversi. Un bellissimo uomo, giovane, con lunghi capelli biondi ed una fascia d'oro intorno alla fronte, apparentemente il loro principe, rompe l'immobilità ed il silenzio aprendo le danze con un cenno della mano. Il principe e la fanciulla danzano a lungo nel cerchio fatato, fino al sorgere della luna e delle stelle. Cessate le danze, il principe, in testa al corteo fatato e tenendo la giovane per mano, scese giù, per una lunga scalinata, in una vasta sala sotterranea, splendente d'oro e d'argento e illuminata da mille lampade, dove era stata imbandita una ricca cena. E i vini più preziosi scintillavano in caraffe di cristallo e coppe d'oro.




Shvayba V.



opo aver danzato con il principe delle fate, una ragazza venne condotta a un meraviglioso banchetto... Ella prese la coppa d'oro che il principe le porgeva e la portò alle labbra per bere. In quell'istante un uomo le passò accanto e bisbigliò:
"Non mangiare e non bere nulla altrimenti non tornerai mai più a casa". Allora la ragazza poggiò la coppa e rifiutò di bere. Tutti si arrabbiarono e cominciarono a gridare, un uomo scuro e dallo sguardo crudele si alzò e disse:
"Chiunque viene qui deve bere con noi!"
Afferrò la mano della fanciulla e le avvicinò il bicchiere alla bocca con tale violenza che lei stava quasi per morire dalla paura. Ma in quell'istante entrò un uomo con i capelli rossi, la prese per mano e la condusse fuori:
"Per questa volta - le disse - sei salva. Prendi questa erba e tienila in mano fin quando non sarai giunta a casa e vedrai che nessuno ti farà del male".
Detto ciò, le diede una manciata di un'erba chiamata Athair-Luss (edera di terra).
Ella prese e corse via nella notte buia, ma per tutto il cammino udì dei passi che la inseguivano. Alla fine arrivò a casa, si sbarrò dentro, e andò a letto; sentì, allora, delle grida fuori della porta:
"Il potere che avevamo su di te è stato neutralizzato dall'erba magica ma vedrai che la prossima volta che danzerai con noi sulla collina delle fate, noi riusciremo a prenderti per sempre e nessuno ce lo potrà impedire".
Tuttavia, la ragazza tenne sempre con sé l'erba magca e nessuno degli esseri fatati la potè disturbare.
Ci volle comunque molto perché le sue orecchie si liberassero dalla musica fatata al cui suono aveva danzato quella notte tra le braccia del suo amante soprannaturale.


"When herbs are dying..." 
V.Shvayba


K. Briggs, dalla raccolta di Lady Wilde.


Katherine Fordyce di Unst, una Problematica "Persefone" Irlandese




Shvayba V.


'era una volta una donna che si chiamava Katherine Fordyce che morì di parto quando nacque il suo primo figlio o almeno la gente pensò che fosse morta. Poco dopo la sua apparente morte, ella apparve in sogno ad un'amica e disse:
"Ho preso dalla tua mucca il latte che non potevi avere, ma stai sicura che potrai averne di più se mi darai ciò che presto ti farò sapere".
L'amica non promise nulla, poiché non capì quello che Katherine aveva voluto dire, ma poco tempo dopo ella comprese che Katherine si era riferita al fatto che le sarebbe nato un bambino. Le nacque, dunque, una bambina e la madre la chiamò Katherine Fordyce.
Dopo il battesimo, Katherine riapparve alla donna e le disse che tutto sarebbe andato bene finché la piccola fosse rimasta con lei. Le disse anche di non essere morta ma di trovarsi tra il popolo delle fate, ma che non poteva andarsene finché qualcuno, vedendola per caso, avesse avuto la presenza di spirito di chiamarla in nome di Dio. La prosperità regnò in casa della donna fino al momento in cui la figlia si sposò. La notte stessa delle nozze si scatenò una terribile tempesta, nessuno dei vivi ne ricordava una simile. Tutta la regione fu inondata dalle acque; il padre della sposa perse molte pecore portate via dalla furia delle acque e alcuni contadini dissero di aver visto dei vecchi con lunghe barbe bianche che allungavano le mani tremanti fuori dall'acqua e vi trascinavano dentro la gente. Da quel giorno la donna non ebbe più fortuna.
Un uomo di nome John Nisbet  vide la stessa Katherine Fordyce; stava arrampicandosi su una collinetta vicino alla vecchia casa di lei, quando vide una fessura nella terra. Sbirciò dentro ed ecco Katherine seduta su una poltrona di forma molto strana che stava cullando un neonato. C'era una sbarra di ferro che la teneva prigioniera ed ella aveva indosso una gonna marrone di popeline, che i paesani riconobbero come l'abito che aveva il giorno delle nozze. Gli parve che dicesse:
"Oh, Johnnie! Come mai da queste parti?"
Allora lui disse:
"Come va la vita?"
"Sto bene - rispose Katherine - e sono felice, ma non posso venir via perchè ho mangiato il loro cibo."
John Nisbet sfortunatamente o non sapeva o dimenticò di dire Dio sia con te, e Katherine non fu capace di fargli nessun cenno e, così, improvvisamente, la visione scomparve.


Remnev A.


K. Briggs, da "Home of a Naturalist" di Edmonston e Saxby.


domenica 5 gennaio 2014

Robin Goodfellow (Imparentato con Puck e con Robin Hood)

Goble W.

"Il più noto di tutti i folletti (Hobgoblin) d'Inghilterra nel XVI e XVII secolo. In realtà, sembra perfino che egli "assorbisse" tutti gli altri, cosicché i loro nomi divennero suoi soprannomi. Anche in Shakespeare, Robin Goodfellow e Puck si identificano".
Sebbene in Sogno di una Notte di Mezz'estate preferisca essere chiamato Puck, "è certo che Robin Goodfellow sia un nome più gentile rispetto a Puck, che nei tempi più antichi era inequivocabilmente usato per il Diavolo. Il pamphlet del 1628, Robin Goodfellow, his mad Pranks and Merry Jests, lo mostra come un essere semifatato, figlio di Oberon e di una donna di campagna. Sua madre fu ben ricompensata dai suoi amici fatati, i quali le regalarono ricchi vestiti, cibo e vino, ma, sebbene Robin avesse la precocità e l'indole burlona degli esseri fatati, non aveva alcun potere finché, a circa sei anni, non scappò da casa. Mentre stava dormendo in un bosco, ebbe una visione magica e quando si svegliò trovò una pergamena d'oro davanti a sé. Era di suo padre che gli assicurava il potere di ottenere qualunque cosa desiderasse e la capacità di cambiare forma e aspetto. Questi poteri dovevano essere usati contro chi era mal disposto nei suoi confronti e in aiuto della gente onesta. Infine, gli prometteva che avrebbe visitato il Paese Incantato [...]
J.O. Halliwell-Phillipps, nel suo Fairy Mithology of Shakespeare, prende seriamente questo pamphlet, sottolineando la sua somiglianza con la leggenda celtica Manannan figlio di Lir. Come Robin Goodfellow, Manannan era figlio di un essere soprannaturale e di una madre umana e fu ammesso nel Pantheon da suo padre [...]
VI sono molti passi riguardanti Robin Goodfellow nella letteratura del XVII secolo; ad esempio, in More Knaves Yet di Rowland :

Tra gli altri vi è un buon diavoletto
Così detto perché non fa enorme dispetto
Conosciuto con il nome di Robin Goodfellow
..................................................................

Una poesia ben più importante, attribuita a Ben Jonson, tocca quasi tutte le attività dei folletti e sembra quasi che compendi il pamphlet di Robin Goodfellow:

Se qualche vagabondo incontrerò
O nottambuli ubriachi a fine d'anno
Con voce contraffatta li saluterò
Li inviterò e con me verranno
Attraverso foreste e laghetti
Pludi e boschetti
Attraverso siepi con loro andrò
E il mio circuire li farà proseguire
E io ridendo mi girerò: oh, oh, oh! 
...................................................

da K. Briggs


Rackham A.

Sebbene nei film siano stati ovviamente privilegiati la storia d'amore con Mad/Maid Marian e i colpi di spada, il Robin Hood letterario riecheggia con grande evidenza i "modi" dell'Essere semifatato: le burle, gli inganni, i travestimenti, il suo trasformismo (compresa la capacità di camuffare la voce) sono almeno pari alle qualità guerresche e sono il sale dei continui sequestri-lampo che persegue con grandissimo divertimento. La sua ospitalità nella "verde dimora" è munifica, cavalleresca e allegra. Il che non gli impedisce di depredare i rapiti. Fascinazione, allegria e pericolo accompagnano tutti gli incontri con gli Esseri fatati. E Robin, per essere un nobile Sassone diventato fuorilegge per "motivi politici" e di personale vendetta, è felicissimo nella Foresta, che conosce come se vi fosse nato e non se ne fosse mai allontanato.

Mab

"La Morte di Robin Hood" - N. C. Wyeth

giovedì 12 dicembre 2013

Molly Cass e il Nove di Cuori, K.Briggs (Inghilterra)

olly Cass visse per molti anni in una casetta vicino al mulino di Leeming, o forse nel mulino stesso. C'è una strana leggenda sul suo conto.
Il mugnaio stava giocando a carte al mulino con alcuni amici, e per otto volte di fila George Winterfield si trovò in mano servito il nove di cuori. Quando le carte stavano per essere distribuite la nona volta, uno dei giocatori posò una ghinea sul tavolo, e disse che puntava quella contro uno scellino che Winterfield non avrebbe più avuto il suo nove di cuori.

Monge J.B.

In quel preciso istante, la vecchia Molly fece capolino dalla porta e disse:
"Metti via quella moneta. I tuoi soldi non sono per lui, e i suoi non sono per te".
L'uomo era talmente spaventato all'idea di offenderla in qualche modo che si affrettò a rimettersi in tasca la ghinea, e Molly aggiunse, guardando le carte ancora coperte sul tavolo:
"L'hai avuto di nuovo, George, prendi la tua mano e guardala - Era vero e la vecchia proseguì - L'hai già avuto otto volte e mal te ne verrà. Hai il Maligno dentro, adesso, e non ti lascerà finché non ti avrà preso del tutto. Hai avuto una possibilità, l'hai buttata via, ed è finita nel fiume. E il fiume ti aspetta, sarà il tuo letto nuziale. Corri; più aspetti, più ci starai".
George divenne bianco come la morte, e saltò su gridando:
"La sposerò. Dammi un'altra possibilità. Mi pento e maledico ciò che ho fatto"
"Do raramente una possibilità, figuriamoci due. Va' per la tua strada. La tua sposa ti attende in un letto di giunchi. Che letto nuziale!"
George uscì dal mulino dicendo che correva a sposare la ragazza che aveva abbandonato. E Molly gli gracchiò dietro:
"Buona notte, George. Stanotte tutte le strade conducono al fiume".
E vuoi che si sia perso al buio, vuoi per qualche altro motivo, il mattino dopo trovarono il suo cadavere e quello della fidanzata aggrovigliati insieme tra i giunchi. Lui non aveva fatto in tempo a vederla viva, perchè lei si era annegata prima del suo arrivo.
Per molti anni ancora si disse che chi passava in quel punto a mezzanotte vedeva passare nel fiume prima il cadavere di una fanciulla, poi quello di un uomo, e poi entrambi andavano a incagliarsi fra i giunchi e scomparivano.


Francés V.

Il Parlamento delle Lepri, K. Briggs (Inghilterra)

ary e Pat vivevano in una graziosa casetta. Un giorno Mary comprò uno specchio. Mentre si pavoneggiava davanti allo specchio si accorse che le sue orecchie stavano diventando molto lunghe e pelose, e lei rimpiccioliva e rimpiccioliva. Qusndo si guardò di nuovo, era una lepre. Corse fuori di casa, e cominciò a saltellare in giro, poi si sentì attirare in una certa direzione, e saltellò per di là. Intanto, Pat era tornato a casa, e cercò Mary dappertutto; ben presto trovò lo specchio. Anche lui incominciò a guardarsi, e gli successe la stessa cosa. Corse fuori, e si sentì attratto in una certa direzione. Raggiunse Mary, e proseguirono insieme. Si accorsero che c'erano molte altre lepri che andavano nella stessa direzione. Alla fine giunsero in un grande prato, pieno di lepri che ballavano in tondo.

Monge J.B.


Anche Mary e Pat si misero a danzare in tondo. Una lepre enorme li richiamò all'ordine e cominciò a parlare. Loro due capivano benissimo il linguaggio delle lepri, e si resero conto che era una specie di parlamento.
Non passò molto che il capo disse:
"Sento odore di estranei. Qui ci sono delle delle lepri che non dovrebbero esserci affatto".
A queste parole, Mary e Pat si sentirono un po' a disagio, e quando tutte le altre lepri si girarono a guardare loro, si voltarono e scapparono via. Gli altri li inseguirono, ma loro avevano un buon vantaggio e arrivarono a casa sani e salvi. Mary andò allo specchio per vedere come stava da lepre, e guardando vide che si stava di nuovo trasformando in una donna, e Pat in un uomo.

Lo Specchio de "La Regina delle Nevi", Diodorov B.


domenica 17 novembre 2013

Sul Cane Nero - "Il Cane Nero di Tring"


Dalla introduzione alla sezione " Cani Neri " di Katharine Briggs:
"I cani neri, buoni e cattivi, fanno parte della tradizione in tutta l'Inghilterra, ma i compilatori di indici internazionali tendono a ignorarli. Non sono una tradizione esclusivamente britannica, perché sono conosciuti anche in Britannia e in Scandinavia. Sul Continente, il cane nero è considerato, di solito, l'animale domestico della strega, come il cane nero che segue Faust .. "

Beh, che non sia diffuso nel "Continente" esattamente nella stessa accezione nordica è già confutato dalla storia che ho postato. Ma potrei portare altri esempi, anche di leggende italiane. Certo, come "aiutante magico" della strega è più comune il gatto nero, ma come misterioso messaggero o incarnazione di un fantasma o di uno spirito maligno del tutto autonomo è ben presente anche da noi, di qua dalla Manica.

"In Scozia , il 'Cagnaccio Nero e Sporco' che presiede al sabba delle streghe sarebbe il diavolo in persona, mentre il cane delle fate è verde scuro."

Vero, può essere verde scuro, ma, a parte l'incomprensibile "delle fate" (= i folletti? Ma, allora...), in Scozia, come in tutto il mondo profondamente intriso di cultura celtica, gli animali fatati, in genere, sono bianco-latte con le orecchie rosso sangue.

" ...Talvolta in Scozia i cani neri stanno a guardia di un tesoro, come nella fiaba di Andersen 'L'Acciarino'. Vicino a Murthly, nel Pertshire, c'è un macigno e la leggenda vuole che l'uomo tanto audace da spostarlo troverrà uno scrigno con seduto sopra un cane nero che lo custodisce [...]" 

Il cane più famoso, come Male incarnato, è il Barguest, che può anche mutare forma. Le funzioni rimangono le stesse ovunque, a prescindere dalla "fortuna" e dal numero delle leggende che lo riguardano.

1) Guardiano (e qui possiamo dare una lettura a ciò che scrive Propp sul guardiano di tesori per eccellenza, ossia il Dragone)

2) Incarnazione diabolica

3) Incarnazione di uno spettro inquieto

Per quanto riguarda la fiaba di Andersen, credo sia di origine orientale. Laddove il mostruoso guardiano di tesori, rapitore di fanciulle dormienti, ed insolito "aiutante magico dell'Eroe" è un Djinn. Ma ecco un breve esempio dalla raccolta della Briggs.

el 1751 una povera vecchia del villaggio di Tring fu annegata perché sospetta di stregoneria. Il colpevole principale di questo assassinio era uno spazzacamino che fu impiccato e lasciato esposto sul patibolo vicino al luogo dove era avvenuto il fatto. E finché il patibolo restò lì, e anche per molto tempo dopo che l'ebbero smontato, il luogo fu infestato dall' apparizione di un cane nero. Un corrispondente del ' Book of Days ' scrive che il maestro del villaggio gli raccontò di aver visto lui stesso il diabolico cane, mentre tornava da un viaggio ' all'estero '.
"Ero sulla via di casa - disse - e viaggiavo a notte fonda in un calesse, accanto al guidatore. Quando arrivammo al punto in cui fino a poco tempo prima era sorto il patibolo, il mio compagno notò sul ciglio della strada una lingua di fuoco grande pressappoco come il mio cappello. 'Che roba è?', esclamai.
'Zitto!"disse il mio compagno, e, all'improvviso, tirò le briglie, e fermò di colpo il calesse. Allora vidi un immenso cane nero proprio di fronte al nostro cavallo, ed era la più incredibile creatura su cui avessi mai posato gli occhi. Era grande come un terranova ma sparuto e irsuto, con orecchie e coda molto lunghe, occhi come palle di fuoco, e quando aprì la bocca in un ringhio vidi denti enormi e lunghi. Dopo pochi minuti il cane scomparve, svanì come un'ombra, o fu risucchiato sottoterra, e noi passammo sul punto dove era comparso."

p.s.
Il "Pescatore e la sua Anima": la Strega Rossa, dando appuntamento al giovane Pescatore per il Sabba, lo ammonisce di battere con una verga di salice il cane nero che si troverà sul cammino.

Sbaglio o era detto "cane nero" il segno di morte, ovvero la comunicazione di una condanna a morte da parte della confraternita dei pirati ne "L'Isola del Tesoro?". 

E un demoniaco cane nero non è il protagonista di un romanzo del solito Stephen King, da cui è stato tratto il solito film made in U.S.A.? E per tornare alla "materia" leggendaria, vogliamo parlare delle "cacce selvagge" con tanto di mute infernali?

Mab


"...And Now I Wanna Be...Your Dog", Kruger S.


sabato 9 novembre 2013

Re Herla, Leggenda Britannica

La Briggs nella sua raccolta definisce "Re Herla", una fiaba medievale, come uno degli esempi migliori del soprannaturale trascorrere del tempo nel regno delle fate." I motivi presenti in questa fiaba si incontrano tutti nelle saghe celtiche, per parlare di ciò che conosco meglio: la visita di un re (bizzarro) proveniente dalla Terra al di là del mare (o Sotto il Mare), la descrizione minuziosa dell'abbigliamento e dell'equipaggiamento dell'ospite e del suo seguito, la profezia, l'invito, lo scambio di promesse. Il resto del racconto, infine, rientra, non a caso, anche nel tipo "Invitare alle proprie nozze un amico morto"(qualcosa di molto simile alla "sposa cadavere"). E se pensiamo che la Terra degli Immortali o degli Eternamente Giovani o Al di là del Mare o il Regno Sottomarino sono tutti sinonimi dell'Oltretomba, ovvero, secondo la concezione cristiana, il Regno dei Morti....


erla regnava sugli antichi Britanni, e un giorno fu sfidato da un altro re, un pigmeo non più grosso di una scimmia e alto meno della metà di un uomo. La sua cavalcatura abituale era una grossa capra, e in realtà lui stesso sarebbe potuto passare per il dio Pan, perché aveva una gran testa e il viso paonazzo, una lunga barba rossa, e il torace avvolto in una pelle di cerbiatto maculata che lo rendeva piuttosto vistoso. La parte inferiore del suo corpo era ruvida e irsuta, e le gambe finivano in uno zoccolo caprino. Il nano chiese a re Herla un colloquio privato, e gli disse quanto segue: " Io sono il Signore di un popolo innumerevole, e di molti principi e re. Volentieri vengo a te come loro messaggero, anche se non mi conosci. Eppure mi rallegro per la fama che ti arride e che ti eleva al di sopra di ogni altro re. Tu sei il migliore fra gli uomini, e noi siamo strettamente legati da vincoli di sangue e dalla nostra condizione regale. Tu sei degno dell'onore che ti farò intervenendo come ospite al tuo matrimonio, perché il Re di Francia ha deciso di darti sua figlia, e proprio oggi arriverà la sua ambasciata, anche se la decisione è stata presa a tua insaputa. Secondo il patto eterno che tu ed io qui stabiliamo, io sarò presente alle tue nozze, e tu lo sarai alle mie, lo stesso giorno un anno più tardi. "
Alla fine di questo bel discorso, si voltò e scomparve alla vista, rapido più della tigre. Il Re, tornato dal luogo del colloquio grandemente stupito, ricevette l'ambasciata ed accettò le loro proposte. Il giorno delle nozze arrivò, e il Re si sedette a tavola per il consueto banchetto, ma non era ancora stata servita nemmeno la prima portata quando all'improvviso giunse il pigmeo. Era accompagnato da una moltitudine di nani come lui, talmente tanti che anche quando ebbero completamente riempito il salone delle feste c'erano più nani fuori, nelle tende che avevano istantaneamente montato, che dentro. Da queste tende cominciarono a spuntare dei servi che portavano vasellame di pietre preziose, tutto nuovo e mirabilmente lavorato. Riempirono il palazzo e le tende con mobili fatti d'oro e di pietre preziose. Né il vino né la carne furono mai serviti in recipienti d'argento o di legno. Ovunque ci fosse bisogno di loro, i servitori erano lì pronti, e non servirono niente preso dalle provviste del Re o di chiunque altro, ma solo roba loro, che era di qualità eccelsa, superiore a ogni aspettativa. Nulla di quanto aveva fatto preparare Herla fu consumato, e i suoi servi se ne stavano seduti in ozio. I pigmei si guadagnarono l'approvazione generale. Il loro abbigliamento era splendido; come lampade usavano gemme scintillanti; quando c'era bisogno di loro erano sempre a portata di mano e quando non erano desiderati non stavano mai fra i piedi. Poi il loro Re si rivolse ad Herla:
" Ottimo ed eccellentissimo Re, Dio mi è testimone che sono qui al tuo matrimonio per rispettare il nostro patto. Se c'è qualsiasi altra cosa che tu desideri, ben volentieri la procurerò, a condizione che quando ti chiederò di ricambiare, tu accetti. " Dopodiché, senza attendere una risposta tornò nella sua tenda e al canto del gallo partì con tutto il suo seguito.
Dopo un anno tornò all'improvviso da Herla e gli chiese di osservare i patti. Herla acconsenti, e seguì il nano ad un suo cenno. Entrarono in una caverna in cima ad un altissimo dirupo, e dopo aver viaggiato per qualche tempo al buio, illuminati non dal sole o dalla luna, ma da innumerevoli torce, arrivarono al palazzo del nano, una stupenda dimora. Quando le nozze furono celebrate, e Herla ebbe pagato convenientemente il proprio debito nei confronti del nano, egli partì carico di doni, cavalli, cani, falconi e ogni sorta di cose legate alla caccia e alla falconeria. Il pigmeo li guidò lungo il buio sentiero e poi diede loro un piccolo segugio (canem sanuinarium) così minuscolo da poter essere tenuto in braccio (portabilem), e proibì rigorosamente a tutti gli uomini del Re di scendere da cavallo finché non fosse saltato giù il cane, poi li salutò e tornò a casa sua.
Poco dopo Herla emerse alla luce del giorno, e trovandosi nuovamente nei confini del suo regno chiamò un vecchio pastore e chiese notizie della regina, di cui pronunciò il nome. Il pastore lo fissò stupefatto e rispose:
" Signore, capisco a malapena quello che dite, perché io sono un Sassone e voi un Britanno. Non ho mai sentito parlare di una regina con quel nome, tranne la sposa di Herla, regina degli antichi Britanni. Si narra che lui sia scomparso al seguito di un nano proprio dentro quel dirupo, e nessuno lo vide mai più sulla terra. Ormai sono duecento anni che i Sassoni dominano nel suo regno, e gli antichi abitanti furono tutti cacciati."
Il Re restò di sasso, perché immaginava di essere stato via soltanto tre giorni. Alcuni dei suoi cavalieri smontarono da cavallo prima che il cane fosse saltato giù, immemori degli ordini del nano, e furono immediatamente ridotti in polvere. Allora il Re proibì a tutti gli altri di scendere finché il cane non fosse saltato giù. Secondo una leggenda, Herla vaga ininterrottamente come un folle insieme al suo seguito, senza dimora e senza riposo e molta gente afferma di averli visti passare.


Rackham A.

Prelevato dal Forum, sezione "La Terra degli Eternamente Giovani".

giovedì 31 ottobre 2013

La Sposa Perduta, K. Briggs

Ma non sempre, anzi, quasi mai, i tentativi di liberare un giovane o una fanciulla o una "levatrice delle Fate" avevano successo come nel caso di Tam Lin.
Katharine Briggs ne riporta un esempio:



Ed Org

"La moglie di un contadino di Lorbian era stata portata via dagli esseri fatati e, durante l'anno di prova, apparve ripetutamente la domenica in mezzo ai suoi figli, pettinando i loro capelli. In una di queste occasioni il marito le si avvicinò; allora ella raccontò cosa le era capitato e gli disse come avrebbe potuto fare per riaverla con sé. Lo esortò a mostrare tutto il suo coraggio, poiché la sua felicità terrena ed eterna dipendeva da lui e dal successo di quel tentativo. Il contadino, che amava ardentemente la moglie, si preparò e il giorno della vigilia di Ognissanti si nascose in un cespuglio di ginestra e aspettò impaziente la processione delle fate. Quando udì il suono delle briglie dei cavalli e il rumore selvaggio e irreale che accompagnava il corteo, il suo cuore miseramente lo tradì e, così, lasciò che la processione passasse senza interromperla. Appena l'ultimo fu passato, l'intera moltitudine sparì tra grida di esultanza, fra le quali, purtroppo, si distingueva la voce di sua moglie che si lamentava perchè egli l'aveva persa per sempre."