martedì 21 maggio 2013

Lo Zoccolo di Legno - (Pelle d'Asino in Abruzzo)

'erano una volta una moglie e un marito ed avevano un'unica figlia. La donna si ammalò e morì, ma, prima di chiudere gli occhi, consegnò al marito la propria fede e gli disse che avrebbe dovuto prendere in moglie, in seconde nozze, la donna che fosse riuscita ad infilare l'anello che gli lasciava nel proprio dito. Il vedovo fece trascorrere sei mesi e poi prese a misurare l'anello all'una e all'altra, ma a chi andava troppo largo e a chi andava stretto.


Von Blaas E.


Un bel giorno, la figlia volle provare, e l'anello le andava a puntino. Corse, allora, dal padre e gli disse: "Papà, vedete che questa fede va proprio giusta soltanto a me?"
"Beh - fece l'uomo - allora, tu sei mia moglie."
La ragazza,quando seppe che le toccava di sposare il proprio padre, si addolorò molto e se ne andò, afflitta, a piangere dalla comare.Questa le disse:
"Sai che vuoi fare? Va' da tuo padre e fatti fare una veste di luna e di sole con tanti campanellini ricamati e dipinti".
Il padre si disperava perché non sapeva a chi affidare la confezione di questa veste. Esce fuori dalla porta della città e incontra un signore che gli chiede:
"Brav'uomo, perché ti disperi tanto? Che ti è accaduto? Raccontalo a me, raccontalo a me, perché possa procurarti tutto ciò che desideri, a patto che tu mi dia la tua anima". L'uomo accettò, e il signore sconosciuto lo accompagnò in una bottega e gli disse: "Scegliti la veste". Questi si scelse  la veste e se ne tornò a casa, e la figlia, vedendola proprio come aveva detto, di luna e di sole, con i campanellini d'oro dipinti, cominciò a chiedersi: "E come faccio ora?".
Ritornò di nuovo dalla comare e le disse: "Comare mia, comare mia, come devo fare ora? Papà mi ha portato la veste!".
"Sai che vuoi fare?- le rispose la comare - fatti fare un'altra veste di acqua marina e di pesci dipinti." La ragazza la chiese al padre, e questi uscì ancora una volta fuori dalla porta e incontrò nuovamente quel mercante, che gli chiese:
"Brav'uomo, come è che ti vai disperando? Non ti avevo detto di venire alla mia bottega? Ciò che ti occorre lo avrai da me". L'uomo andò alla bottega e si scelse la veste d'acqua marina e di pesci dipinti. Riportò l'abito alla figlia, la quale restò ancora più addolorata di prima. La ragazza tornò dalla comare e le disse:
"Comare mia, comare mia, che devo fare? Papà mi ha portato anche l'altra veste!".
E la comare: "Ma sai che devi fare? Fatti procurare un'altra veste di foglie di ulivo con le olive dipinte".
La figlia fece la richiesta al padre, il quale uscì un'altra volta, incontrò il signore, e questi lo riaccompagnò alla bottega e gli diede l'altra veste. E la figlia, vedendo che le era stata procurata, ancora più si rammaricò, e, tornata dalla comare, le riferì tutto e le chiese cosa dovesse fare. E la comare: "Figlia mia, ora un'altra veste è restata da fare, una veste con tutte le stelle che sono in cielo". Ma il padre, tornato alla bottega, le procurò anche quella e la ragazza andò a lamentarsi presso la comare, la quale le disse:
"Fatti fare ora uno zoccolo di legno così grande che possano entrarvi le vesti e anche una persona e chi v'entra, quando s'affaccia, deve sembrare una vecchia".
La ragazza fece la richiesta al padre che andò da quel mercante e ottenne anche lo zoccolo.
La ragazza andò a riferire tutto alla comare, che le disse: "Ora preparagli il letto sopra la cisterna, ma preparalo con le tavole sconnesse, così che, quando si volta, le tavole si spezzano ed egli casca".
Quando scese la sera, al padre parevano mill'anni che si facesse l'ora di andare a dormire, e la figlia gli disse:
"Papà, va' a dormire e aspettami un poco, perché stasera devo mettere il lievito a fermento, e poi devo rifarmi la testa. Va' a dormire, perché ti ho preparato il letto sopra la cisterna per farti stare fresco".
Il padre andò a coricarsi, e, dopo un po', cominciò a dire:
"Bimba, che fai?"
"Ora mi sciolgo i capelli".
Passò un po', e ancora:
"Bimba, che fai?"
"Ora mi pettino, padre mio".
E dopo un altro po': "Bimba, che fai?"
E quella:
"Ora me li riattacco, padre mio".
E ancora dopo un po':
"Bimba, che fai?"
"Mi rifaccio la treccia, padre mio"
"Bimba, che fai?"
"Me li inforcino, padre mio". Ma non era vero che stava a rifarsi la testa, e invece stava a sistemarsi tutti i panni dentro lo zoccolo di legno.
Il padre le chiese ancora una volta:
"Bimba mia, che fai?"
"Adesso mi addormento, padre mio". Mentre la figlia gli diceva che veniva a dormire, il padre cominciò a rigirarsi per farle largo nel letto, ma le tavole si ruppero ed egli cadde giù nel fondo della cisterna.
La figlia, una volta che il padre era andato a finire nella cisterna, si mise in cammino dentro lo zoccolo di legno, che era uno zoccolo fatato e camminava da solo, e se ne andò in mezzo ad un bosco.
Nel bosco c'era a caccia il figlio del re, con il suo cane, che prese a correre tutt'intorno allo zoccolo di legno. Il figlio del re si fece avanti e chiese:
"Ma che ha mai questo cane?"
Dallo zoccolo si affacciò la ragazza, che sembrava una vecchia, e il figlio del re le chiese se volesse seguirlo per preparare il pastone per le papere. Quella vi andò, e il figlio del re la chiuse dentro la stalla delle papere. Ma, quando la donna si rifece la testa, le papere dissero :

"Pa-pa-pa,
Che bella donna che sta qua!
Come luna, come sole,
Sembra figlia di gran signore".

Il servitore del re ascoltò e riferì al re ogni cosa, ma questi, in un primo tempo, non gli prestò grande attenzione e, solo quando ebbe occasione di ascoltare le papere di persona, si accorse che il servitore gli aveva detto la verità.
Ora, un giorno, il figlio del re andava ad una festa, e, mentre passava, la guardiana delle papere gli disse:
"Perché non ci portate anche me?"
Quegli le diede un calcio con lo stivale e se ne andò alla festa, ma la ragazza indossò la veste di luna e di sole, con i campanellini d'oro dipinti, e lo seguì, salendo nel palazzo dove si teneva un gran ballo. Mentre ballava, il figlio del re le fece:
"Di dove sei?"
E quella:
"Sono quella dello stivale in testa!", e se ne ridiscese.
Il figlio del re restò indispettito perché non era riuscito a sapere chi era la dama con cui aveva ballato. La sera dopo, la ragazza seppe che si rifaceva la festa, e allora salì nelle camere del palazzo con la scusa di dover cambiare l'acqua delle papere. E il figlio del re era per caso lì ad aprire un armadio e le disse:
"Vado un'altra volta alla festa stasera!". E la ragazza:
"Ci porti anche me?"
E quegli:
"Brutta vecchiaccia! E tu saresti donna da venire con me!"
Prese la chiave e gliela diede in testa.
Venne la sera e il figlio del re andò alla festa. La ragazza indossò la veste di acqua marina con i pesci pitturati e lo raggiunse. Quando le toccò di ballare con il figlio del re, questi le chiese:
"Di dove sei?"
"Sono quella della chiave in testa."
Il figlio del re le infilò una corniola al dito, ed ella se ne andò via. Il giovane restò ancora più insoddisfatto perché non era riuscito a scoprire chi fosse la ragazza.
Quando, nella sera seguente, andò ancora una volta alla festa, il principe fece appostare delle guardie per accertare da dove venisse e uscisse quella giovane.
Passò presso la stalla delle papere e le disse:
"Vecchia, io me ne vado alla festa", ma la ragazza, che aveva fiutato di essere controllata dalle guardie, finse di niente e non rispose. Prese, poi, la sua veste di ulivo e di olive dipinte, la indossò e si diresse verso il palazzo. Appena vide le guardie, fece cascare dalla veste una gran manciata di quattrini e le guardie vi si precipitarono a raccoglierli, non badando alla via che la ragazza prendeva. Alla festa ballò con il figlio del re, in silenzio, senza che scambiassero parola, e, al termine del ballo, se ne andò via. Le guardie erano lì a controllare la via che faceva nel ritorno, ma quella con un'altra scrollata di quattrini li distrasse.
Ora il figlio del re fu preso da una passione così grande per la sconosciuta con la quale aveva ballato, che se ne ammalò. La mamma non sapeva più che cibo preparargli, perché rifiutava ogni cosa. Un giorno il principe chiese che gli fosse preparata una pizza fatta da quella che custodiva le papere, e la mamma si chiese se proprio gli convenisse mangiare una pizza preparata da quella sudiciona. E tanto insistette che il principe disse: "Allora fatemela voi".
Mentre la regina stava ad impastare la pizza, salì la guardiana delle papere e disse:
"Signora mia, datemi un poco di pasta di questa pizza".
E la regina:
"La sto impastando per mio figlio, e vorresti che la dessi a te?"
"Suvvia, mia signora, datemene soltanto un poco". La regina gliene gettò un pezzetto. La ragazza impastò il poco che le aveva dato e nella pizza così preparata mise la corniola che aveva avuto dal principe. Ciò fatto, si volse alla regina, chiedendo:
"Signora mia, mi fate infornare la pizza mia con la vostra?"
La regina acconsentì e accadde che la pizza della guardiana delle oche venne meglio dell'altra, più cresciuta e più croccante. La regina, vedendo che era migliore, le disse:
"Dalla a me questa pizza!"
E la guardiana:
"Prima me l'avete data, e ora volete togliermela?"
E la regina:
"Dammela, dammela, perché se mio figlio vede questa, che è più bella, più ne mangia"
La ragazza fingeva di fare la sostenuta e di non volergliela dare , ma in cuor suo avrebbe voluto portargliela essa stessa. Così infine gliela diede. Il principe aprì la pizza per mangiarla, vi trovò la corniola: "Chi ha fatto questa pizza?". E la mamma l'assicurò che l'aveva fatta lei, ma il giovane insistette fino a quando la regina gli raccontò tutto. Allora il principe si alzò dal letto e andò accanto alla stalla delle papere. Intanto la ragazza stava a sciogliersi i capelli e le papere facevano:

"Pa-pa-pa
Che bella donna che sta qua!
Come luna, come sole,
Sembra figlia di gran signore".

Il figlio del re, ascoltando questo canto, strappò le porte dai cardini, e la ragazza non ebbe manco il tempo di rientrare nello zoccolo di legno per nascondervisi. Il figlio del re, a gran voce, le ingiunse di fermarsi, e quella, impaurita, non riusciva ad andare né avanti, né indietro. E il giovane la prese e la portò nelle camere del palazzo, chiamò subito il curato e la sposò con grandi nozze.


Dicksee F.

G.Finamore, "Novelle popolari abruzzesi".






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