lunedì 13 maggio 2013

Il Castello Errante di Howl (Secondo Me), Capitolo Primo

"Il Castello Errante di Howl"
Titolo originale: "Howl's Moving Castle"
di Diana Wynne Jones

Capitolo Uno
In cui Sophie Parla ai Cappelli

"Nella terra di Ingary, dove realmente esistono cose come stivali delle sette leghe e mantelli che rendono invisibili, essere il primogenito di tre fratelli è considerata una sfortuna piuttosto grossa. Colui che nasce per primo, infatti, è anche quello destinato a sbagliare per primo e sarà ancora peggio se sarà l'ultimo ad andarsene di casa in cerca di fortuna..."

Già dalle primissime righe del primo capitolo scopriamo il gioco dell'autrice: usare con garbo i canoni classici della fiaba, intrecciandoli e rimescolandoli con gradevole ironia, per poi rituffarsi nell'Avventura che da secoli si fa raccontare in mille modi diversi... In queste prime righe, allude alla tradizione fiabesca che, nel caso di tre fratelli maschi, vede il minore, spesso sottovalutato se non bistrattato in famiglia, che, dopo le prove fallimentari dei fratelli maggiori, conquista grandi ricchezze e la mano della Principessa con l'astuzia ed un aiutino magico. D'altra parte, alla minore di tre sorelle, "segnata" da una rara bellezza che ne fa una predestinata, capita, invece, la straordinaria fortuna di conquistare "le Prince Charmant", pronto ad offrirle cuore e corona.
Così veniamo subito a sapere che, in una strana Terra dove le leggi naturali sono le leggi della Fiaba, la protagonista parte già svantaggiata in quanto primogenita: niente avventure, nessun principe all'orizzonte...
All'improbabile Eroina è riservato un destino grigio, grigio come l'abito e lo scialle che indossa abitualmente e che rispecchiano la sua condizione ed il suo stato d'animo.

 " Sophie Hatter era la primogenita di tre sorelle, e non era nemmeno figlia di un povero taglialegna, cosa questa che le avrebbe dato una qualche possibilità di successo; i suoi genitori, anzi, erano benestanti e gestivano un negozio di cappelli per signora nella prospera cittadina di Market Chipping ..."

E arriviamo ad un altro stereotipo fiabesco: la Matrigna. Anch'esso, in un primo tempo, viene argutamente smontato per poi essere riproposto con uno stile da novella ottocentesca. Il padre di Sophie, come molti papà fiabeschi, adempie con bovina mitezza al suo dovere drammaturgico: muore improvvisamente lasciando sull'orlo della rovina economica la vedova e le amatissime figlie, ma, prima del sacrificio supremo condiviso con una moltitudine di sbiadite figure paterne, ha coscienziosamente adempiuto al dovere primario: introdurre in famiglia la Matrigna. Rimasto precocemente vedovo con due figlie in tenerissima età, Sophie e Lettie, aveva sposato in seconde nozze "la commessa più giovane del loro negozio una biondina molto graziosa di nome Fanny. Ed è pur vero che Fanny aveva dato ben presto alla luce un'altra bimba, Martha..."
Dopo averci ricordato che il peso fiabesco della primogenitura si era definitivamente aggravato per Sophie con la nascita della terzogenita, fatalmente predestinata ad un matrimonio regale, l'autrice sfata (vedremo presto se apparentemente o meno) lo stereotipo conseguente ad una simile dinamica domestica. Infatti, puntualizza che Sophie e Lettie non si trasformarono automaticamente in due sorellastre brutte e cattive, né, d'altra parte, Fanny si rivelò una Matrigna perfida, in adorazione della figlia "vera", anzi, "...tutte e tre le bimbe crescendo divennero molto carine (anche se Lettie era considerata da tutti la più bella) e venivano trattate da Fanny senza alcun favoritismo, con la stessa identica dolcezza."
E così, sappiamo ciò che Sophie NON è: NON è la "predestinata", la figlia minore, NON è la più bella (segno della benevolenza degli Dèi e garanzia di un futuro radioso nell'immaginario fiabesco), NON è poverissima, e NON è bistrattata da una Matrigna perfida e crudele. Eppure, siamo pienamente in una situazione fiabesca.
L'improvvisa morte del padre è la Disgrazia / Sciagura iniziale (V. Propp) che provoca indirettamente la svolta avventurosa della vita di Sophie. Come abbiamo detto, il padre muore con l'accortezza di lasciare la famiglia a un passo dal baratro. Così Fanny pianifica il futuro delle tre ragazze. Fino alla dipartita del mite genitore, avevano frequentato la scuola più prestigiosa di Market Chipping la cui costosissima retta, però, assorbiva la quasi totalità dei guadagni del negozio. Quindi, niente più scuola, il che amareggia soprattutto le due ragazze più grandi. Ed ecco le decisioni di Fanny, pian piano calata nel ruolo di una ipocrita Matrigna vittoriana: Lettie diventerà apprendista presso la pasticceria Cesari, la più elegante della città. Martha, la "predestinata", studierà Arti Magiche presso una fattucchiera, Miss Annabel Fairfax, proprietaria di una casa grande e lussuosa assiduamente frequentata da una scelta clientela, e persino dalla bella gente di Kingsbury, la città dove abita il Re! E Sophie? Beh, Sophie sarebbe rimasta nel negozio di cappelli per signora ad affinare l'arte di guarnire cuffie e cuffiette, arte per cui già mostrava un talento naturale notevole, ma, soprattutto - la blandì Fanny - avrebbe imparato la difficile eppur interessante arte del vendere e comprare con sapienza ed accortezza. Sophie, a differenza delle sorelle, non si meravigliò più di tanto. Si aspettava di vivere e morire nella cappelleria. Anzi, giudicò molto accorte le scelte di Fanny, poiché assecondavano con assennatezza i destini fiabeschi delle tre figlie.

 "...Lettie, in quanto secondogenita probabilmente non avrebbe mai avuto grandi opportunità, così Fanny l'aveva sistemata dove avrebbe potuto incontrare un giovane apprendista, sposarsi e vivere felice e contenta. Martha, che era quella destinata al pieno successo, avrebbe avuto arti magiche e amici ricchi ad aiutarla"

Quanto alla propria sistemazione, Sophie stessa non avrebbe saputo inventarsi una via di scampo. E così, apparentemente domate, Lettie e Martha lasciarono la casa paterna. In tutto ciò, veniamo a sapere che "...erano cominciate a girare di nuovo delle chiacchiere sulla Strega delle Terre Desolate. Dicevano che la Strega avesse minacciato la vita della figlia del Re, e che il sovrano avesse dato l'ordine al suo negromante personale, il Mago Suliman, di andare nelle Terre Desolate per trattare. Sembrava, però, che la missione fosse fallita e la Strega avesse ucciso Suliman."

E, con Sophie, sentiamo parlare, per la prima volta, del terribile Mago Howl e del suo Castello errante...

"...Così quando un alto castello nero, con quattro snelle torri che sputavano nuvole di fumo scuro, apparve all'improvviso sulle colline di Market Chipping, tutti pensarono che la Strega fosse di nuovo uscita dal suo territorio per spaventare l'intero paese, come aveva fatto cinquant'anni prima. [...] Quello che faceva maggiormente paura era il fatto che il castello non stesse fermo in uno stesso posto: a volte la sua sagoma indistinta incombeva nera e tetra sulla brughiera a nord-ovest , altre si innalzava sulle rocce ad est; qualche volta, invece, scendeva dalle colline , e si andava a posare sull'erica appena oltre l'ultima fattoria a nord della cittadina..."

Il Castello, però, non aggredisce il paese e rimane sulle colline, emanando incessantemente un fumo grigio e sporco. E, intanto, si viene a sapere che non appartiene affatto alla Strega delle Terre Desolate, ma a Howl, il Mago.

"Il che non migliorava, però, la situazione; si diceva infatti che il Mago non muovesse il castello dalla zona perché si divertiva a collezionare ragazze dai dintorni. Alle giovani succhiava l'anima, o, sostenevano alcuni, mangiava il cuore. Era un essere freddo e crudele, e nessuna ragazza si sarebbe salvata se mai fosse caduta nelle sue mani."

E tutto ciò accadeva ancor prima che il padre morisse e che Lettie e Martha se ne andassero di casa. E con queste minacce incombenti sullo sfondo della sua personale vicenda, Sophie, rimasta sola, si dedica completamente alla cappelleria. Mentre Fanny svolazzava dal negozio alla Piazza del Mercato, e andava per compere e per chiacchiere, Sophie, tutta sola nel retrobottega, continuava a guarnire cappellini, e ad acquisire strane abitudini.





"Man mano che il tempo passava, Sophie parlava sempre di più con i cappelli [...] prese così l'abitudine, man mano che finiva un cappello e lo metteva sull'apposita forma, di fare una breve pausa dal lavoro; si soffermava a valutare il copricapo, che in quella posizione sembrava una testa senza corpo, quindi gli spiegava chi avrebbe dovuto essere la sua proprietaria, gli descriveva l'immaginario fisico sottostante, lo blandiva e lo adulava, proprio come avrebbe fatto con una cliente."

Importante informazione: Sophie parlava con i cappelli, ma poco si curava delle conseguenze di questi suoi monologhi, e anche noi lettori conosciamo tali inaspettate conseguenze come per caso.
Dal retrobottega, Sophie ascoltava distrattamente le chiacchiere dell'unica apprendista rimasta e delle clienti. Così, quasi per sbaglio, sentì bisbigliare che Howl aveva rapito un'altra ragazza, che il Re aveva litigato con il fratello, il Principe Justin, il quale era sparito dal Paese. Sentì anche dire che il Conte di Catterack, mandato sulle sue tracce, aveva incontrato una ragazzotta locale, bruttina e sgraziata, tale Jane Farrier, e che se ne era innamorato! Del tutto casualmente, l'autrice aveva raccontato che, rifinendo una modesta cuffietta dall'aria triste e disadorna con della seta plissettata color fungo verdastro, Sophie, impietosita, le aveva predetto: "Hai un cuore d'oro, e una persona di alto rango lo vedrà e si innamorerà di te ".  Inutile dire che quella cuffietta era stata acquistata proprio da Jane Farrier, ma sembra che Sophie non colleghi affatto le sue chiacchierate con i cappelli con gli eventi che si verificano, e anche l'autrice, come ho già detto, vi accenna vagamente, senza trarne conclusioni. Naturalmente, sia per la bellezza dei cappelli sia per la benedizione impartita loro da Sophie, il negozio è sempre pieno, la cassa pure. Ma gli scaffali si svuotano in fretta. Per Sophie il successo vuol dire solo lavoro in più. Non che le dispiaccia. Non ha altre ambizioni, a parte i sogni di avventure notoriamente negate ai primogeniti!
Ed arriviamo all'ultima, importante informazione: l'autrice deve amare moltissimo Jane Eyre e la sua dignitosa rassegnazione ad un grigiume interiore ed esteriore, simbolizzato persino dagli abiti tutti grigi di Sophie. Così leggiamo frasi del tipo: " Sembrava che le cose interessanti capitassero sempre e solo agli altri." Oppure: Una sera si provò i cappellini davanti allo specchio e si vide così: Sembro proprio una vecchia domestica "




"Sophie non si mosse né quel giorno né i successivi, anzi, ogni giorno Sophie incontrava una nuova difficoltà che le impediva di andare a trovare Lettie. Era molto strano perché Sophie aveva sempre pensato di essere volitiva quasi quanto la sorella; ora scopriva che c'erano delle cose che poteva fare solo quando non le fosse rimasta più neppure una scusa. [...] - È assurdo, la Piazza del Mercato è solo due strade più in là. Se corro...- e giurò a se stessa che sarebbe andata da Cesari il giorno del Calendimaggio..."

Calendimaggio, cioè Beltine (o Belatane, o Beltaine, o..., o...) una delle più importanti ricorrenze celtiche, la Festa dei Fuochi, l'unione del Re Cervo con l'incarnazione della Dèa, le Druidesse ammesse a partecipare alla celebrazione dell'amore divino, e con loro, anche se distanti miglia e secoli, tutto intorno ai fuochi sulle colline trionfa la Festa pagana che tanto scandalizzò san Patrizio e coloro che seguirono le sue orme rendendo terrena Eriu, l'Isola sacra, nel momento stesso in cui la "liberarano" dal paganesimo. Vabbé... comunque è a Beltine che Sophie incontrerà un giovane misterioso.
Fedele alla promessa fatta a se stessa, si avventura alla volta della pasticceria Cesari dove lavora Lettie, ma è presa dal terrore. "Sophie sentì come se i mesi trascorsi seduti a cucire l'avessero trasformata in una vecchia o in una semi-invalida." Senza forze, spaventata, evita i giovanotti "in tiro". E qui c'è un bella allusione a ciò che accadeva a Beltine...

" Si chiamavano e facevano ogni tipo di apprezzamento, cercando di avvicinare le ragazze, che da parte loro erano pronte a lasciarsi avvicinare [...] Era normale nel giorno del Calendimaggio..."

E anche Sophie viene "avvicinata".

... Sappiamo che è "un uomo giovane e vestito in un fantastico costume blu e argento ", che Sophie lo giudicò "un esemplare di maschio veramente affascinante (forse solo un po' troppo vecchio, senz'altro sulla ventina) con un viso ossuto, sofisticato e i capelli biondi acconciati in maniera piuttosto elaborata "

Il giovin signore guarda la simil-Jane Eyre quasi con pietà e la chiama "piccolo topino grigio" proponendole prima di offrirle da bere, poi, vedendola così spaventata, di scortarla da sua sorella, ma Sophie è talmente terrorizzata che scappa come un razzo. " Il giovane emanava un intenso profumo di giacinti che seguì Sophie mentre se la dava a gambe. Che persona raffinata!"
Non che sbagliasse poi tanto a galoppare via: perché lei era Sophie, perché era Calendimaggio e perché il giovane olezzante di giacinti era Howl, of course!




Confronto Libro-Film.

Beh, ovviamente ho bluffato. Quando si racconta si può e si deve seguire il proprio istinto, la propria fantasia... l'importante è darne puntualmente conto. In realtà, il primo capitolo non si conclude con il primo incontro di Sophie e Howl, anzi, l'identità dello sconosciuto profumoso di giacinti non viene svelata e si procede per un paio di paginette fino ad un diverso colpo di teatro con cui si avvierà il secondo capitolo. Non mi sento affatto in colpa per un motivo molto semplice: il primo capitolo non ha niente a che vedere con il film...
E' un peccato, anzi, un vero e proprio tradimento, che, nel film, sia stata completamente trascurata quell'atmosfera magica che circonda l'inconsapevole Sophie indipendentemente dall'irruzione del Mago nella sua vita, così come sarebbe stato interessante conservare la sua consapevolezza di un destino grigio da primogenita, segnato dalla tirannia delle leggi fiabesche, né si fa cenno alla sindrome da attacchi di panico di cui, con tutta evidenza, soffre. Ma, proprio perché mi sono dilungata nel resoconto del primo capitolo - quasi totalmente ignorato dal regista - ho poco da dire in un primo, reale confronto libro/film.
Salta agli occhi il "contorno": il film è ambientato, in una versione luminosa dello stile steampunk, in uno staterello mitteleuropeo all'insorgere di una Grande Guerra: significativamente, il Calendimaggio, che segna con la sua simbologia misterica l'incontro con Howl, è sostituito da una parata militare, interminabili sfilate di carri armati, bandiere al vento, ed improbabili fortezze volanti che sorvolano incessantemente le strade affollate. In luogo dei giovanotti in amore per la "festa dei fuochi", una soldataglia arrogante che importuna Sophie.
A proposito: se nel film Howl accorre in aiuto della donzella in difficoltà, nel libro è proprio lui ad abbordarla e a chiamarla "topino grigio"... Né vi è traccia dei neri dèmoni gommosi che li costringono ad una fuga aerea per i tetti...
Un altro dettaglio: nel film, Sophie è assediata dai fumi delle macchine da guerra e non solo: il retrobottega che è un po' la sua tana, nonché il laboratorio dove guarnisce i cappellini, affaccia sulla ferrovia e la finestra è ostentatamente e costantemente oscurata da un lunghissimo sbuffo di fumo nero. In fondo, la comparsa del Castello di Howl, una sorta di vecchia caffettiera deambulante su zampe di gallina stile itzba della Baba Jaga, sarebbe quasi un'allegra macchia di colore se non fosse accompagnato dalla sinistra fama del suo proprietario! Nel libro, invece, il Castello, nero e turrito stile negromante classico, è l'unica fonte dei fumi densi, sporchi e grigi che invadono improvvisamente le colline e la brughiera minacciando la cittadina.

Mab's Copyright

Le immagini sono tratte dal film omonimo di Hayao Miyazaki, del 2004

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