mercoledì 5 luglio 2017

Il Principe Scursuni (Sicilia)


'erano una volta un re e una regina che avevano quanto si può desiderare, da mangiare e da bere, bei vestiti e carrozze e feste quante ne volevano, solo una cosa mancava loro: non avevano figli.
La regina diceva sempre tra sé e sé: "Oh, Dio, tutti gli animali hanno i loro piccoli, persino i ragni, le lucertole e gli scarafaggi, solo a me non avete concesso un figlio".
Un giorno andò a passeggiare in giardino e vide strisciare uno scorsone con i suoi piccoli e disse: "Oh, Dio, quanti piccoli avete concesso a questo animale velenoso e a me nemmeno un  figlio. Ah, come vorrei un figlio, anche se fosse uno scursuni!"
Poco dopo la regina rimase incinta. Ci fu grande gioia al castello e in tutto il paese. Trascorsi i nove mesi, venne il momento di partorire e il re mandò a chiamare subito la levatrice. Non appena questa entrò nella stanza dove era coricata la regina, cadde a terra morta.
"Cosa succede? - gridò il re - Presto, chiamate un'altra levatrice".
Ne fecero venire un'altra, ma non le andò meglio che alla prima, e, per quante ne chiamassero, tutte morivano non appena mettevano piede nella stanza della regina.
Vicino al castello abitava un povero calzolaio che aveva un'unica figlia che era bellissima. Lei però aveva una matrigna che non la poteva soffrire e pensava sempre a come danneggiarla. Quando la matrigna malvagia sentì le grandi difficoltà che c'erano al castello, disse alla ragazza:
"Vestiti e va' al castello: devi assistere la regina in questo momento difficile", pensando che anche la ragazza sarebbe morta come le altre donne.
"Ah, - disse la ragazza - come potrò assistere la regina? Nessuno può avvicinarsi a lei senza morire".
"Non mi interessa" disse la matrigna malvagia e scacciò la ragazza con male parole.
La povera ragazza entrò nella chiesa vicina, dov'era seppellita la sua vera madre e si lamentò:
"Ah, anima di mia madre! Ah, cara mammina! Vedi come vengo maltrattata! Ah, aiutami!"
"Non piangere! - rispose una voce che era l'anima della madre - Va' invece coraggiosa al castello, perché se fai quel che ti dico non ti succederà niente. Fatti preparare dal fabbro un paio di guanti di ferro e mettiteli. Poi prepara un grande mastello di latte e, quando la regina partorirà, prendi il bambino con i guanti di ferro e gettalo nel latte".
Così la ragazza uscì consolata dalla chiesa e si fece preparare dal fabbro un paio di guanti di ferro; li infilò e andò al castello per assistere la regina. Prima di entrare nella stanza, si fece dare un grande mastello di latte, lo prese e lo mise vicino al letto. La regina era in grandi angustie, ma la figlia del calzolaio la prese tra le sue braccia e l'aiutò a partorire un maschio che sembrava un grande scursuni.
La ragazza lo prese con i guanti di ferro e lo gettò nel latte. Lo scursuni bevve il latte e si fece il bagno.
Il figlio della regina diventava ogni giorno più grande e forte, ma era e rimase uno scursuni, perché sua madre aveva commesso un peccato nel desiderare di avere un figlio anche se fosse stato uno scursuni.
Così trascorsero alcuni anni. Un giorno lui disse a sua madre:
"Madre, datemi una moglie, voglio sposarmi".
"Ah, adesso l'animale si vuole sposare, -  lamentò la regina - chi vuoi che ti prenda, orribile Scursuni!".
"Madre! non m'importa, voglio una moglie".
Allora la regina andò dal re e disse:
"Figurati, nostro figlio si vuole sposare. Vicino a noi abita un povero tessitore, che ha una figlia graziosa; facciamola venire, senza dirle che deve sposare nostro figlio".
Il re fu contento e la regina fece chiamare il tessitore e gli disse:
"Mastro, voi avete una bella figlia; mandatecela come serva per nostro figlio, ché la pagheremo lautamente".
Il padre acconsentì e mandò sua figlia al castello, dove venne rinchiusa nella stanza del Principe Scursuni. La sera si mise a letto, e a mezzanotte  Scursuni  si sfilò improvvisamente la sua pelle di serpente e si trasformò in un uomo bello, benfatto.
"Di chi sei figlia tu?" chiese alla ragazza.
Lei rispose:
"Sono la figlia di un tessitore".
"Cosa! Io sono figlio di un re e mi portano in moglie la figlia di un tessitore?"
Con queste parole si infilò di nuovo la pelle del serpente e la uccise con un morso.



Ségur A.



L'indomani la regina andò nella stanza e chiese al Principe Scursuni:
"Ebbene, figlio mio, ti è piaciuta tua moglie?"
"Cosa? Quella deve essere mia moglie? - brontolò lui - Io sono il figlio di un re e voglio sposare la figlia di un principe, non la figlia di un tessitore! Guardate, eccola là!".
La madre corse e trovò la ragazza morta e urlò:
"Il crudele Scursuni ha ammazzato la povera ragazza!".
E fece sapere al tessitore che sua figlia era morta.
Poco dopo, il Principe Scursuni chiese di nuovo una donna.
"Madre - disse - voglio sposarmi, procuratemi una moglie".
"Ah, ma va', brutto Scursuni, chi vuoi che ti sposi!".
"Madre! Non mi importa; dovete procurarmi una moglie".
Cosa poteva fare la regina? Pensò:
'Dio mi manda questa croce per i miei peccati'.
Fece allora chiamare un povero fabbro che abitava vicino al castello e che aveva una bella figlia.
"Mastro, - disse - voi avete una figlia graziosa, mandatecela a servizio e noi provvederemo a lei".
Il fabbro fu contento e mandò sua figlia al castello. La regina la accolse gentilmente e la portò nella stanza del Principe Scursuni.
La sera si coricò, e a mezzanotte lo scursuni si sfilò di nuovo la pelle e si trasformò in un bell'uomo che le chiese:
"Di chi sei figlia tu?"
"Sono figlia di un fabbro".
"Cosa? Io dovrei sposare la figlia di un fabbro?".
Infilò di nuovo la pelle di serpente e la uccise con un morso.
La mattina, la regina pensò tutta trepidante:
'Speriamo che l'infelice Scursuni non abbia ucciso anche questa povera ragazza!".
Entrò nella stanza e chiese a suo figlio:
"Ebbene, figlio mio, ti è piaciuta tua moglie?"
"Cosa? Mia moglie? Voglio una principessa in moglie e non la figlia di un fabbro! Eccola là".
La regina corse al letto e e vide la povera ragazza morta e gemette:
"Questo essere malvagio ha ucciso anche questa ragazza infelice!".
E al padre fece sapere che la figlia era morta.



Franz von Bayros


Accanto al castello, come sappiamo, abitava il povero calzolaio che aveva la bella figlia, ma la matrigna malvagia non la poteva più soffrire e pensava a come farle del male. Allora le disse:
"Vestiti, che devi andare al castello e servire il Principe".
"Ah, - rispose la figlia - sono già morte due ragazze a servizio da lui, adesso volete veder morta anche me".
"Non contraddirmi - disse la matrigna - Altrimenti ti rovino e, se non vuoi obbedire, ti caccio via da casa!".
La ragazza andò in chiesa dove era seppellita la madre e pianse:
"Ah, anima di mia madre! Ah, cara mammina! Vedi come mi maltratta! Ah, aiutami!".
"Non piangere! - rispose l'anima di sua madre - Va' tranquilla al castello del Principe Scursuni. Se però ti chiede di chi sei figlia, rispondigli che sei figlia di un grande principe e raccontagli delle tue ricchezze e dei tuoi tesori",
La regina la accolse gentilmente, la condusse nella stanza di suo figlio e la rinchiuse con lui.
La sera, la figlia del calzolaio si coricò, e, a mezzanotte, il figlio del re si sfilò la pelle di serpente e si trasformò in un bell'uomo alto.
"Di chi sei figlia?" chiese alla ragazza.
Lei cominciò a raccontare che era la figlia di un ricco principe e parlò dei suoi tesori e della sua ricchezza. Il figlio del re fu tutto contento e disse:
"Su di me grava una maledizione per colpa di mia madre, che una volta espresse il desiderio di avere un figlio, anche se fosse stato uno scursuni. Quando sarò liberato dall'incantesimo, tu sarai mia moglie".
Poi si coricò anche lui e dormirono tranquilli fino al mattino. Venuto giorno, si infilò di nuovo nella pelle di serpente. La mattina, venne la regina tutta impaurita nella stanza del figlio, ma la ragazza le andò incontro viva e vegeta. Il Principe Scursuni allora disse:
"Madre, adesso ho trovato una buona moglie!".
Così passarono alcuni mesi e la figlia del calzolaio viveva con il Principe Scursuni  nella sua stanza e lui l'amava più dei suoi occhi. Presto, lei rimase incinta, e, arrivata l'ora, partorì un meraviglioso maschietto. Lei però lo tenne nascosto e nemmeno il re e la regina seppero di lui. Nella notte il bambino una volta pianse, così il figlio del re si alzò, lo cullò e cantò:

Dormi, dormi, e fa' la ninna,
Si to nanna lo saprà,
Fasci d'oru ti farà. (2)

La regina sentì il canto, l'indomani chiamò la figlia del calzolaio e le chiese:
"Chi ha cantato questa notte nella vostra stanza?".
La figlia del calzolaio le raccontò tutto e disse:
"Ah, se sapeste che bel giovane è vostro figlio! Ma un malvagio incantesimo grava su di lui".
"Chiedigli come può essere liberato" disse la regina.


H.J. Ford


La sera la ragazza chiese al figlio del re:
"Come è possibile liberarti dall'incantesimo?"
"Per liberarmi, bisogna filare, tessere e cucire, in un giorno solo, una veste di lino bianco e fine. Poi si deve scaldare una calcara per tre giorni e tre notti e quando mi toglierò la pelle, qualcuno deve gettarmi la veste addosso e buttare la pelle velocemente nel forno. Io devo essere tenuto fermo con la forza, altrimenti mi getto anch'io nel fuoco".
L'indomani lei disse tutto alla regina, la quale convocò subito a palazzo tutte le lavoratrici della città.
Dovevano filare e tessere in un giorno il lino e con la tela cucire la veste. La sera, quando il Principe Scursuni si tolse la pelle, sua moglie gli gettò l'abito. Nello stesso tempo entrarono i servi, alcuni buttarono la pelle nel fuoco, gli altri tennero fermo il figlio del re che smaniava e scalciava per buttarsi a tutti i costi nel fuoco. Bruciata tutta la pelle, anche l'incantesimo cessò e lui rimase un bel giovane.  Il re e la regina abbracciarono pieni di gioia il loro figlio, il nipotino e l'amata nuora. Lei però disse al figlio del re:
"Io non sono la figlia di un principe, come ti ho detto, mio padre è solo un povero calzolaio".
Ma lui rispose:
"Tu mi hai liberato dall'incantesimo, per questo sarai mia moglie".
E celebrarono un magnifico matrimonio con grandi feste e

Iddi ristaru cuntenti e filici
E nui comu un mazzu di radici.




1) "Biscia dal collare" - "Natrice".
Qua ha il valore di serpe velenosa, in contrapposizione a quella non velenosa. Nella fantasia popolare è un animale pericolosissimo di cui si ha un timore particolare. Nel raccontare spesso viene usato il termine dispregiativo "scursunazzu".
L. Gonzenbach

2) "Dormi, dormi, e fa' la ninna/ Se tua nonna lo saprà/ Fasce d'oro ti farà". L. Gonzenbach

"Fiabe Siciliane", Laura Gonzenbach.
Rilette da Vincenzo Consolo.
A cura di Luisa Rubini.

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