martedì 30 giugno 2015

La Bella e la Bestia, Madame de Villeneuve (da Andrew Lang), Traduzione Mia. Terza e Ultima Parte.


I giorni passavano veloci, tra svaghi sempre nuovi, e, dopo un po', Bella scoprì un'altra eccentricità di quel posto che la distraeva quando soffriva particolarmente per la noia o per la solitudine.
C'era una stanza a cui, all'inizio, non aveva prestato grande attenzione: era completamente vuota, ma, davanti ad ogni finestra, era collocata una comoda poltrona. La prima volta che era entrata nella stanza, e aveva lanciato un'occhiata fuori, attraverso una delle finestre, ne aveva ricavato l'impressione che una tenda nera le coprisse la visuale. Ma, in una seconda visita, sentendosi piuttosto stanca, si accomodò in una delle poltrone, e, subito, la tenda si aprì come una cortina lasciandola assistere ad una deliziosa pantomima: danze, luci colorate, musica, e bei costumi, e tutto era così allegro e divertente che Bella ne fu estasiata. Una dopo l'altra, aprì le altre sette finestre, e ogni finestra le offrì un nuovo e suggestivo spettacolo, cosicché Bella non soffrì più di solitudine.
Ogni sera, dopo cena, la Bestia veniva a trovarla, e, ogni volta, prima di congedarsi, le chiedeva con la sua terribile voce:
"Bella, vuoi sposarmi?"
E, adesso che lo conosceva un poco, a Bella pareva che, quando lei rispondeva: "No, Bestia", se ne andasse molto rattristato.
Ma i suoi sogni felici con il giovane Principe le facevano dimenticare in fretta la povera Bestia, e l'unica cosa che la irritava erano i suoi continui avvertimenti di non fidarsi delle apparenze, di lasciarsi guidare dal suo cuore e non dai suoi occhi, e altri discorsi egualmente enigmatici che proprio non riusciva a capire.
Le cose andarono avanti così per molto tempo finché Bella, sebbene fosse felice, cominciò ad avvertire più acutamente la mancanza di suo padre, dei suoi fratelli e delle sue sorelle, tanto che una sera, vedendola particolarmente malinconica, la Bestia le chiese cosa avesse.





Bella, ormai, non aveva più paura di lui: sapeva bene che, a dispetto del suo aspetto feroce e della sua terribile voce, aveva un animo gentile. Quindi, rispose che moriva dal desiderio di rivedere la sua famiglia ancòra una volta.
A queste parole, la Bestia sembrò travolta da una grande tristezza, e scoppiò in un pianto desolato:
"Ah, Bella, davvero avresti il cuore di abbandonare una Bestia infelice quale io sono? Che altro vuoi per essere felice? È il tuo odio per me che ti spinge a fuggire?"
"No, cara Bestia - rispose Bella soavemente - io non ti odio, e soffrirei molto se non potessi rivederti, ma ho tanta nostalgia di mio padre e vorrei riabbracciarlo. Lasciami andare per due mesi, e ti prometto che ritornerò, e resterò qui con te per il resto della mia vita".
La Bestia, che aveva continuato a singhiozzare dolorosamente mentre Bella parlava, le rispose:
"Non posso rifiutarti nulla, anche se dovesse costarmi la vita. Prendi i quattro cofanetti che troverai nella stanza accanto alla tua e riempili con tutto ciò che desideri portare con te. Ma ricorda la tua promessa e ritorna da me allo scadere dei due mesi o potresti pentirtene amaramente, poiché, se non ritornerai per la data fissata, troverai la tua fedele Bestia senza vita. Non avrai bisogno di alcuna carrozza per il viaggio di ritorno: ti basterà dire addio alla tua famiglia la notte prima della tua partenza, e poi, quando sarai a letto, non dovrai far altro che girare questo anello intorno al dito, pronunciando con voce sicura queste parole: Voglio tornare al mio palazzo per rivedere la mia Bestia. Buonanotte, Bella. Non aver paura, dormi serenamente, e, in men che non si dica, rivedrai tuo padre".
Non appena fu sola, Bella si affrettò a riversare gran quantità degli oggetti preziosi che la circondavano nei cofanetti, e, solo quando fu stanca di riempirli, essi sembrarono colmi. Allora, si coricò, ma non riusciva ad addormentarsi per la gioia. Quando, finalmente, fu vinta dal sonno, sognò il suo amato Principe: con suo grande dolore, lo vide disteso su di una sponda erbosa, triste e indebolito al punto da essere quasi irriconoscibile.
"Che vi succede?", gridò.
Il Principe la guardò con aria di rimprovero, e disse:
"Come puoi chiedermi una cosa del genere, o donna crudele? Non stai forse per abbandonarmi alla morte?"
"Ah, non siate così triste - esclamò Bella - Vado solo a rassicurare mio padre che sono sana e salva, e felice. Ho dato alla Bestia la mia parola d'onore che sarei ritornata: morirebbe di dolore se non mantenessi la mia promessa!"
"E a te che importa? - disse il Principe - Non te ne cureresti affatto, non è così?" "Parola mia, sarei davvero un'ingrata se non mi curassi di una Bestia così gentile - disse Bella con indignazione - Morirei per evitargli un dolore. Credetemi, non è colpa sua se è così brutto!"






Proprio in quel momento, uno strano suono la destò: qualcuno stava parlando non molto lontano da lei. Aprì gli occhi e si rese conto di trovarsi in una stanza che non aveva mai visto prima, e che, di certo, non era neppure lontanamente paragonabile ai fasti del palazzo della Bestia. Si alzò e si vestì in gran fretta, e si accorse che i cofanetti che aveva riempito la sera prima erano anch'essi nella stanza. Mentre si domandava per mezzo di quale magia la Bestia fosse riuscita a trasportare lei e i suoi cofanetti in quel posto sconosciuto, riconobbe la voce di suo padre, e, allora, si precipitò fuori, al colmo della gioia, per riabbracciarlo.
I suoi fratelli e le sue sorelle non riuscivano a capacitarsi ch'ella fosse lì con loro, dal momento che non avevano più alcuna speranza di rivederla, e la tempestarono di domande. Anche Bella aveva molto su cui chiedere: tutto ciò che era accaduto loro da quando se n'era andata, a cominciare dal viaggio di ritorno di suo padre. Ma, quando i fratelli appresero che si sarebbe trattenuta con loro solo per poco tempo, e che sarebbe ritornata per sempre dalla Bestia, presero a lamentarsi a gran voce.
Più tardi, Bella chiese a suo padre cosa ne pensasse dei suoi strani sogni e perché il Principe non facesse che supplicarla di non fidarsi delle apparenze. Dopo una lunga riflessione, il padre disse:
"Tu stessa mi hai detto che la Bestia, per quanto spaventoso possa essere il suo aspetto, ti ama teneramente e merita il tuo amore e la tua gratitudine per la gentilezza e la generosità che ti dimostra. Io penso che il Principe intenda che tu capisca che devi ripagarlo assecondando i suoi desideri, nonostante la sua grande bruttezza".
Ma Bella non riusciva a credere che ciò fosse possibile. Inoltre, quando pensava al suo caro Principe ed alla sua bellezza, non si sentiva affatto incline a sposare la Bestia. Ad ogni modo, aveva davanti a sé due mesi in cui non doveva prendere alcuna decisione, ma poteva divertirsi con le sue sorelle. Tuttavia, sebbene adesso fossero ricchi e risiedessero nuovamente in città, dove conducevano vita di società, Bella si rese conto che niente più la rendeva veramente felice, e che le capitava spesso di ripensare al palazzo della Bestia, dove, invece, lo era stata tanto. E, soprattutto, da quando era a casa, non aveva più sognato il suo caro Principe, e questo distacco la rattristava moltissimo.
Inoltre, le sorelle sembravano essersi assuefatte tanto bene alla sua assenza che, a volte, Bella aveva quasi la sensazione di essere di troppo, così non si sarebbe sentita troppo triste quando il termine dei due mesi stava per scadere, se non fosse stato per suo padre e per i suoi fratelli che la supplicavano in continuazione affinché restasse più a lungo, ed erano talmente addolorati al pensiero della sua prossima partenza che Bella non riusciva a trovare il coraggio per dire loro addio.









Ogni mattina, si alzava risoluta ad accomiatarsi da loro la sera stessa, ma, ogni sera, rimandava gli addii al giorno seguente, finché le capitò di fare un sogno angoscioso che l'aiutò a decidersi, senza ulteriori rinvii. In sogno, vagava per un sentiero solitario nei giardini del palazzo, quando udì dei lamenti che sembrava provenissero da alcuni cespugli che celavano l'ingresso di una caverna. Corse da quella parte, e trovò la Bestia, riversa su di un fianco, in punto di morte.
La Bestia la rimproverò debolmente di essere la causa del suo stato, e, in quel momento, apparve una maestosa Dama, che le disse in tono grave:
"Ah, Bella, sei tornata appena in tempo per salvargli la vita. Vedi cosa succede quando non si  mantiene la parola data! Se avessi tardato un solo giorno ancòra, lo avresti trovato morto".






Quel sogno terrorizzò Bella, tanto che, il mattino seguente, annunciò a tutti la sua irrevocabile decisione di partire quella sera stessa, disse addio al padre, ai fratelli e alle sorelle, e, non appena si fu coricata, girò l'anello intorno al dito, e disse, senza esitazione alcuna:
"Voglio tornare al mio palazzo e rivedere la mia Bestia", così come le era stato detto di fare. Cadde subito in un sonno profondo per risvegliarsi al suono dell'orologio che ripeteva "Bella, Bella" dodici volte con voce musicale, e capì, senza ombra di dubbio, che si trovava di nuovo nel palazzo.
Tutto era rimasto immutato, e come furono felici i suoi uccelli di rivederla! Ma a Bella parve che quello fosse il giorno più lungo della sua vita poiché era ansiosa di rivedere la Bestia, e le sembrava che l'ora di cena non arrivasse mai. E, quando, a cena, la Bestia non si fece vedere, si allarmò davvero!






Dopo esser rimasta per un po' in attesa, tendendo inutilmente l'orecchio per udire il suono dei suoi passi, corse in giardino per cercarlo. Cercò e cercò per i viali e per i viottoli, invocando il suo nome, ma fu tutto inutile: nessuno le rispose e non trovò traccia della Bestia. Infine, esausta, si fermò un istante per riprender fiato, e si accorse che si trovava proprio davanti al sentiero ombroso che aveva visto in sogno. Lo percorse correndo finché - com'era prevedibile - ecco la caverna, e, al suo interno, c'era la Bestia addormentata, o così parve a Bella. Felice di aver ritrovato la sua Bestia, Bella corse al suo fianco e gli toccò la testa, ma, con suo grande sgomento,  la Bestia non si mosse né aprì gli occhi.
"Oh, è morto! Ed è solo colpa mia!", disse Bella, piangendo amaramente.






Ma, guardandolo con più attenzione, pensò di cogliere un respiro, allora, corse alla fonte più vicina, raccolse un po' d'acqua fra le mani, e gliene spruzzò un poco sulla faccia. E, finalmente, con immensa gioia di Bella, la Bestia incominciò a riaversi.
"Oh Bestia, che spavento ho avuto! - esclamò - Non sapevo quanto ti amassi fino a quando non ho temuto di essere arrivata troppo tardi per salvarti la vita".
"Ma tu puoi davvero amare una creatura così orribile quale io sono?", chiese debolmente la Bestia - Ah, Bella, sei giunta appena in tempo: stavo morendo perché pensavo che tu avessi scordato la tua promessa. Ma ora ritorna a palazzo e riposa, ci rivedremo presto".






Bella, che temeva fortemente la sua ira, e se l'aspettava, si sentì rassicurata dal suo tono gentile e tornò a palazzo, dove l'attendeva la sua cena.
Dopo cena, arrivò la Bestia, come il solito, e conversarono sui mesi che Bella aveva trascorso con suo padre: le chiese se si fosse divertita e quanto la sua famiglia fosse stata contenta di rivederla. Bella rispose cortesemente, e si divertì a raccontare tutto ciò che le era capitato mentre si trovava in famiglia.
Quando giunse il momento di congedarsi, la Bestia le chiese, come aveva fatto tutte le altre sere:
"Bella, vuoi sposarmi?"
Lei rispose dolcemente:
"Sì, cara Bestia".
Aveva appena pronunciato la sua risposta che un lampo di luce sfolgorò attraverso le finestre del palazzo: crepitavano fuochi d'artificio e rimbombavano colpi di cannone, e, su per il viale di aranci, apparve, formata da sciami di lucciole, la scritta, "Lunga Vita al Principe e alla sua Sposa".
Quando si voltò per chiedere alla Bestia il significato di tutto ciò, Bella si accorse che la Bestia non c'era più, e, al suo posto, vide il suo caro e amato Principe!






In quel mentre, udì il rotolìo delle ruote di una carrozza sul lastricato della terrazza, e due Dame entrarono nella sala. In una di loro, Bella riconobbe la maestosa Dama che aveva visto in sogno. L'altra non era da meno quanto a bellezza e maestà, tanto che Bella non sapeva a quale delle due dovesse rivolgere per prima il suo saluto. La Signora che già conosceva disse alla sua compagna:
"Ebbene, Regina, ecco Bella, colei che ha avuto il coraggio di salvare vostro figlio da quel terribile maleficio. Si amano e non aspettano altro che il vostro consenso al loro matrimonio per poter essere pienamente felici".
"E io acconsento  con tutto il cuore!- esclamò la Regina - Non potrò mai ringraziarti abbastanza, deliziosa creatura, per aver restituito al mio caro figlio le sue vere sembianze".
E abbracciò teneramente Bella e il Principe, che, nel frattempo, aveva salutato la Fata, e aveva ricevuto le sue congratulazioni.
"E ora - disse la Fata a Bella - immagino che vorrai che io inviti i tuoi fratelli e le tue sorelle ai festeggiamenti per il vostro matrimonio!"
Così accadde, in effetti, e le nozze vennero celebrate il giorno seguente con grande sfarzo, e Bella e il Principe vissero per sempre felici e contenti.

Madame de Villeneuve - Da "The Blue Fairy Book" di Andrew Lang.
Traduzione Mia.
Ho aggiunto alcune illustrazioni di Gabriel Pacheco.




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