mercoledì 5 agosto 2015

Breve Storia del Castello di Galtelli (Sardegna)





Il territorio di Galtellì è frequentato sin dal periodo Neolitico, è intensamente abitato in età nuragica e in età romana, lo testimoniano le numerose domus de janas sparse nel territorio, alcune ormai inglobate nel nucleo urbano, i diversi nuraghi e i resti di vari siti romani.

" ...le janas, piccole fate che durante la giornata stanno nelle loro case di roccia a tesser stoffe d’oro in telai d’oro, ballavano all’ombra delle grandi macchie di filirea... "

Ma il territorio galtellinese è soprattutto nel Medioevo che assunse particolare importanza, quando divenne sede di Curatorìa giudicale e di Diocesi, la seconda per importanza nel Giudicato di Gallura, dopo Civita (Olbia).
La Basilica di San Pietro e il Castello di Pontes sono teatro del potere ecclesiastico e politico che gravitava in questo villaggio medievale.

"…lunghe muricce in rovina, casupole senza tetto, muri sgretolati, avanzi di cortili e di recinti, catapecchie intatte più melanconiche degli stessi ruderi fiancheggiano le strade in pendio selciate al centro di grossi macigni; pietre vulcaniche sparse qua e là dappertutto danno l’idea che un cataclisma abbia distrutto l’antica città e disperso gli abitanti…"

E’ Galtellì! Non resta niente, a prima vista, che possa far pensare alla "Civitas Galtellina", come la chiamò il Fara, ricordandola quale centro dell’omonima Baronia e dell’antica Diocesi. l castello, di cui restano i ruderi, fu edificato intorno al 1070 e costituiva un baluardo di difesa in tempo di guerra, e un rifugio sicuro in occasione delle frequenti scorrerie dei pirati barbareschi che approdavano ai lidi di Orosei. La chiesa di San Pietro risale al 1090, e la prima notizia certa sulla presenza della diocesi risale al 22 Aprile 1138, quando il Papa Innocenzo III emana la bolla che concede all’Arcivescovo di Pisa la giurisdizione metropolitica sulle diocesi sarde di Civita e Galtellì, oltre che Populonia in Toscana, per compensarlo delle tre diocesi della Corsica, passate in mano genovese. Galtellì tra l’XI e il XIII secolo assunse un’importanza sempre più rilevante e la mantenne anche quando, dissoltosi nel 1288 il Regno di Gallura, divenne parte della Repubblica comunale di Pisa.
Il suo ruolo inizia a decadere dopo il 1324, quando, divenuto possesso del Regno catalano-aragonese di Sardegna, i diversi feudatari non riuscirono a tenere a lungo la proprietà che cadde continuamente in diverse mani creando disagi alla popolazione e provocando continue guerre tra il Regno d’Aragona e il Giudicato d’Arborea che si contendevano il territorio.

"…I fantasmi degli antichi Baroni scendevano dalle rovine del castello sopra il castello di Galte, su, e percorrevano le sponde del fiume alla caccia dei cinghiali e delle volpi…"

Quando, nel 1449 il feudatario aragonese Ernesto Guevara lo vendette al Barone Salvatore Guiso, il paese si vide privare della centralità del suo ruolo.
In più l’11 settembre del 1495, il Papa Alessandro VI, con bolla Sacrosanta Romana Ecclesia abolì la diocesi di Galtellì e la annesse all’Archidiocesi di Cagliari. Da questo momento iniziò la decadenza che cessò in parte con il ripristino della diocesi nel 1779, anche se con una nuova sede, quella di Nuoro. Intanto il castello era sempre presidiato dai Baroni Guiso che, dopo lunghe dispute tra la famiglia e il Fisco, lo cedettero all’erario nel 1808.
Nel 1838 venne riscattato dal demanio statale, con decreto del 1927 venne aggregato al nuovo comune di “Irgoli di Galtellì”e nel 1946 divenne finalmente comune autonomo

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