sabato 15 aprile 2017

I Dodici Fratelli, Grimm n.9, Traduzione Mia

'era una volta un Re e una Regina che vivevano insieme in grande armonia. Avevano dodici figli maschi. E il Re disse alla moglie: 
"Se il tredicesimo figlio che partorirai sarà una bambina, i dodici maschi dovranno morire perché ella non debba spartire con loro né le sue ricchezze né il governo del Reame." 
E ordinò dodici bare riempite di trucioli, e in ogni bara c'era un piccolo cuscino funebre; e comandò che le trasportassero in una sala chiusa a chiave, e diede la chiave alla Regina, ordinandole di non farne parola con nessuno. 
Ma la Regina era oppressa da una gran pena, e il più giovane dei suoi figli, che era il suo prediletto e che aveva chiamato con il nome biblico di Beniamino [1], le disse: 
"Cara madre, perché siete così triste?"
"Amato figlio, non posso dirtelo", rispose la Regina. 
Ma egli non le diede requie finché la madre non aprì la sala segreta e non gli mostrò le dodici bare riempite di trucioli. 
Poi disse:
"Mio amatissimo Beniamino, queste bare le ha fatte preparare tuo padre per te e per i tuoi undici fratelli: se partorirò una bambina voi dovrete essere uccisi e seppelliti qui." 
E singhiozzava da spezzare il cuore.
Allora, il figlio rispose: 
"Non piangete più, cara madre! Vedrete, riusciremo a sfuggire a questo triste destino." 
E la Regina disse: 
"Va' nel fitto del bosco con i tuoi fratelli, e che uno di voi stia sempre di guardia sull'albero più alto, senza staccare lo sguardo dalla torre del castello. Se nascerà un maschietto, farò issare un drappo bianco e potrete ritornare. Ma, se nascerà una femmina, farò issare un drappo rosso come il sangue, e allora fuggite il più lontano possibile, e che il buon Dio vegli su di voi. Ogni notte pregherò perché in inverno abbiate un fuoco a cui scaldarvi, e perché, in estate, la calura non vi sfinisca." 
Dopo avere ricevuto la benedizione materna, i figli fuggirono nel bosco.
Montavano di guardia uno dopo l'altro sulla quercia più alta, e non distoglievano mai lo sguardo dalla torre.
Passarono undici giorni e il turno di guardia toccò a Beniamino. Egli vide che veniva issato un drappo, ma non era bianco, bensì rosso come il sangue ed era l'annuncio di morte per lui e per i suoi fratelli.
Quando corse ad avvertire i fratelli, essi montarono su tutte le furie e dissero:
"Dobbiamo dunque morire a causa di una femmina? Giuriamo che, ovunque ci capitasse di incontrare una fanciulla, faremo scorrere il suo sangue purpureo."
Poi, si addentrarono ancor di più nel bosco, là dove si addensavano le tenebre, e trovarono una capanna povera e deserta.
Allora dissero:
"Questa sarà la nostra dimora: noi andremo a caccia e tu, Beniamino, che sei il più giovane e fragile, cucinerai e terrai in ordine la casa."
E, ogni giorno, andavano a caccia e uccidevano lepri, caprioli, uccelli e piccioni, e portavano la selvaggina a Beniamino, che doveva cucinare per tutti loro. E vissero insieme per dieci anni, e tennero fede al loro giuramento, e uccidevano tutte le fanciulle che incontrarono [2], e il tempo trascorso non parve loro così lungo.
Intanto, la bambina che la Regina aveva partorito cresceva: era molto bella e aveva una stella d'oro in fronte.
Una volta - era giorno di bucaro - vide, tra i panni stesi sul prato a sbiancare, dodici camicie da uomo e chiese a sua madre:
"Di chi sono queste dodici camicie? Sono troppo piccole per appartenere a mio padre."
Allora, la Regina, con un sospiro accorato, le disse:
"Mia cara bambina, quelle camicie appartengono ai tuoi dodici fratelli."
Disse la fanciulla:
"Dove sono i miei dodici fratelli? E perché non ne ho mai sentito parlare?"
E la madre:
"Dove sono? Lo sa solo Iddio: vagano per il vasto mondo."
Condusse, allora, la figlia alla stanza segreta, la aprì, e le mostrò le dodici bare con i trucioli e i piccoli cuscini funebri.
"Queste bare - disse - erano destinate a loro, ma sono fuggiti prima che tu nascessi", e le raccontò tutto.
Allora, la fanciulla disse:
"Cara madre, non piangete  più: andrò a cercare i miei fratelli."
Prese le dodici camicie, e si allontanò alla volta della foresta.
Camminò tutto il giorno, e, a sera, giunse alla capanna nel bosco.
Entrò, e le venne incontro un giovinetto, che le chiese:
"Da dove vieni e dove vai?", e grandemente si stupiva che fosse così bella, con i suoi ricchi abiti regali e una stella in fronte.
Ed ella rispose:
"Sono figlia di Re e vado in cerca dei miei dodici fratelli, e non mi fermerò, e camminerò fin dove il cielo è azzurro pur di trovarli."
E gli mostrò le dodici camicie [3].
Allora Beniamino capì che qiella fanciulla era sua sorella e disse:
"Io sono Beniamino, il tuo fratello più giovane!"
La Principessa scoppiò a piangere per la gioia e così Beniamino, e caddero l'uno nelle braccia dell'altra, e si baciarono teneramente.
Poi egli disse:
"Cara sorella, devo avvertirti: noi fratelli giurammo che avremmo ucciso qualsiasi ragazza avessimo incontrato sul nostro cammino."
Allora, ella esclamò:
"Morirò volentieri se ciò servisse a liberare i miei cari fratelli."
"No, no - gridò Beniamino - tu non dovrai morire! Nasconditi dietro quel tino, e aspetta finché non avrò parlato con i nostri fratelli."
La fanciulla obbedì, e, quando scese la notte, gli undici Principi tornarono dalla caccia, e Beniamino servì loro la cena. Sedettero a tavola, e, mentre si accingevano a cenare, domandarono:
"Che c'è di nuovo?"
Beniamino disse:
"Come? Non sapete nulla?"
"No"
E Beniamino:
"Voi girate per la foresta, io rimango in casa, eppure ne so più di voi!" "Racconta!"
Egli rispose:
"Se mi promettete che la prossima fanciulla che incontreremo non sarà uccisa" "Sì, sì - esclamarono i fratelli - la risparmieremo; ma racconta!"
Allora, Beniamino annunciò:
"Nostra sorella è qui."
E andò a prendere dietro il tino la bella fanciulla in abiti regali e con la stella d'oro in fronte. Ed era così affascinante, delicata e radiosa che i fratelli si rallegrarono, la abbracciarono e la baciarono e sentirono di amarla con tutto il cuore.
Da quella notte, la Principessa rimase con loro. Aiutava Beniamino con le faccende di casa, mentre gli undici fratelli erano a caccia, e cucinava per cena le lepri, i caprioli, gli uccelli e i piccioni che le portavano. Si procurava la legna per la stufa e le erbette per il contorno, e, quando gli undici fratelli rientravano, trovavano sempre la cena in tavola e i lettini immacolati e in ordine, cosicché erano tutti felici e contenti e vivevano in grande armonia.
Ma la capanna aveva un piccolo giardino, nel quale c'erano dodici gigli.
Una sera, ella volle usare una gentilezza ai suoi fratelli e colse i dodici fiori, pensando di ornare i loro coperti a cena. Ma, non appena ebbe colto i fiori, i dodici fratelli si trasformarono in dodici corvi e volarono via, e anche la capanna e il giardino sparirono.
La povera fanciulla si ritrovò sola nella foresta cupa e tenebrosa, ma le comparve accanto una vecchia che le disse:
"Ahimé, bambina, che hai fatto? Perché hai toccato i dodici fiori bianchi? Erano i tuoi fratelli, e ora sono tramutati in corvi per sempre."
La ragazza disse piangendo:
"Non vi è modo di liberarli?"  
"Esiste un solo modo - disse la vecchia - ma è così difficile che non ce la farai: dovrai essere muta per sette anni, non potrai parlare né ridere e anche se ti sfuggisse una parola soltanto, e anche se dovesse mancare soltanto un'ora allo scadere dei sette anni, tutto sarebbe vano, e i tuoi fratelli sarebbero uccisi da quell'unica parola.[4]" 
Ma la fanciulla disse tra sé e sé: "Libererò i miei fratelli ad ogni costo!" 
Andò in cerca di un alto albero, vi si arrampicò, e prese a filare, senza parlare né ridere.





Avvenne che un Re andasse a caccia nella foresta. Questo Re possedeva un grosso levriero, che corse sotto l'albero sul quale aveva trovato rifugio la fanciulla, e prese ad abbaiare e a latrare, lanciandosi in grandi balzi verso la cima.
Il Re si avvicinò e scorse la bellissima Principessa con la stella d'oro sulla fronte, e fu così ammaliato dalla sua avvenenza che le chiese se voleva diventare sua sposa. La fanciulla non rispose, ma accennò lievemente con il capo in segno di assenso.
Allora, il Re salì sull'albero, portò giù la bella fanciulla e la mise sul suo cavallo.
Le nozze furono celebrate con grande pompa e nel tripudio generale, anche se la sposa non parlava né rideva.
Trascorsero felici un paio di anni, quando la madre del Re, che era una donna malvagia, prese a calunniare la giovane Regina e ripeteva al figlio:
"Ti sei messo in casa una mendicante straniera, chissà quali empietà compie in segreto! È muta e non può parlare, ma potrebbe almeno ridere! Chi non ride nasconde una cattiva coscienza."
Sulle prime, il Re non voleva prestarle orecchio, ma la madre non gli dava pace, e continuava ad insinuare calunnie terribili sulle nefandezze della sposa, tanto che egli, infine, si lasciò convincere, e la condannò a morte.
Nel cortile fu acceso un gran fuoco, il rogo sul quale ella doveva essere bruciata, e il Re, dalla sua finestra, guardava nella corte con gli occhi colmi di lacrime, poiché l'amava ancòra.
E, quando la giovane Regina era già legata al palo, e già lingue di fuoco lambivano le sue vesti, ecco, trascorse l'ultimo istante dei sette anni.
Nell'aria si udì un frullare d'ali, e arrivarono dodici corvi, e si posarono a terra, e, non appena toccavano il suolo, riprendevano le sembianze dei suoi fratelli, liberati dal suo sacrificio.
Essi spensero le fiamme, dispersero le fascine del rogo, slegarono la sorella, e la baciarono e l'abbracciarono.
Ora ella era libera di parlare, e raccontò al Re perché prima non poteva pronunciare parola né ridere.
Il Re si rallegrò della sua innocenza, e vissero tutti insieme felici e in armonia fino alla morte.
La malvagia madre fu chiusa in una botte piena di olio bollente e di serpenti velenosi e morì di una mala morte.






"I Dodici Fratelli", Die zwölf Brüder
Grimm n.9
Classificazione; Aa Th 451 [The Brothers Who Were Turned into Birds]
Traduzione. Mab's Copyright

Il testo in lingua originale è nella Pagina: "Brüder Grimm"


[1] Nella prima versione (1812), non è citato il nome del figlio più giovane.

[2] La sottolineatura che i fratelli mantennero il giuramento e che, per dieci anni, si dedicarono all'assassinio di "fanciulle innocenti" è presente solo nella prima versione.

[3] Nella prima versione, il fratello più giovane si accinge ad ucciderla, ma si intenerisce a causa delle sue suppliche. Così accadrà anche con gli altri fratelli. Una volta graziata la nuova arrivata, scopriranno le dodici camicie, la riconosceranno come loro sorella e si rallegreranno per averla risparmiata.

[4] Non ci sono le camicine da cucire. Rimangono i divieti canonici: non parlare e non ridere. Nella prima versione, il numero degli anni corrisponde al numero dei fratelli.

lunedì 10 aprile 2017

I Dodici Buoi, D. Comparetti

ice che c'era una volta un padre che aveva dodici figliuoli già grandi che non stavano più a casa, ma lavoravano e avevano casa da sé.
Accadde che il padre ebbe ancora una bambina, e loro n'ebbero tanto dispetto che non vollero più tornare dal padre e si misero in un bosco a fare i falegnami. Quella ragazza aveva già quattordici o quindici anni e i fratelli li conosceva, ma con loro non era andata mai.
Una volta andò a lavarsi in una fonte e prima si levò i coralli dal collo perché non gli cadessero nell'acqua. Ora, un corvo che passava di là li pigliò e li portò via, e lei dàlli dietro, arrivò in quel bosco dove stavano i suoi fratelli.
Il corvo andò a nascondersi in una capanna dove loro abitavano e lei c'entrò dentro, ché non c'era nessuno, e per paura che poi la maltrattassero si mise sotto al letto. I suoi fratelli, venuti a casa, fecero colazione e se ne tornarono fuori senza vederla. Alla sera lei preparò i taglierini e si nascose di nuovo. Loro mangiarono, ma gli venne il sospetto che fosse qualche strega che avesse fatto questo gioco. E uno di loro, all'indomani, restò a casa e vide uscire di sotto al letto la sorella. La riconobbe e le perdonò di essersi nascosta in quella maniera, e le disse che lui mandava a dire alla madre che lei stava coi fratelli.
Poi l'avvertì di non andar a pigliar del fuoco a una casa vicina perché ci stavano le streghe.
Lei stette una quindicina di giorni senz'andarci. Ma una volta lasciò venir sera e non aveva preparato la cena. Per far presto andò per fuoco in casa delle streghe e trovò una vecchia che gliene diede. Ma quella vecchia le disse che anche lei le domandava un piacere, che all'indomani si lasciasse succhiare un poco da lei il dito mignolo. E per mostrarle come doveva fare, chiuse l'uscio, le fece mettere il dito nel buco e succhiò tanto sangue che quella povera ragazza cascava quasi in svenimento. E la strega le disse che all'indomani voleva fare lo stesso.
I fratelli della ragazza cenarono la sera come al solito, ma poi guardando la sorella si accorsero che doveva aver qualche cosa, e a forza di domande, si fecero raccontare tutto. E lei disse dunque che all'indomani doveva venire la strega a succhiarle il dito.
Il suo primo fratello aspettò la mattina, e quando venne la strega, la sorella non aprì, e quando quella mise la testa dentro per un finestrino, il fratello con una sega gliela tagliò; poi aprì l'uscio e gettò la testa e il corpo della strega giù in un burrone.
Accade che una volta quella ragazza va per acqua a una fonte e trova una vecchia che le voleva vendere delle scodelle bianche; e lei non ne voleva sapere, perché non aveva quattrini. Ma la vecchia tanto fece che lei ne accettò una in regalo e la portò a casa. Arrivano i fratelli che tornavano stanchi dal lavoro e avevano sete. E appena bevono in quella scodella diventano tutti buoi, salvo uno che diventò un agnello perché aveva bevuto poco. Figuratevi il dispiacere della sorella e la paura anche di trovarsi sola affatto in quel deserto e con quelle dodici bestie da mantenere!
Un figliuolo del principe, per fortuna, andando a caccia si smarrì in quella boscaglia e passando vicino alla capanna domandò alloggio. La giovane non voleva riceverlo, ma lui la pregò tanto che finalmente acconsentì.





domenica 9 aprile 2017

Giocare il Gioco di Calvino (Che gli Dèi delle Fiabe lo Perdonino)

Se volessi "calvineggiare", beh, quello de "I Sei Cigni" sarebbe l'inizio preferito della mia fiaba-Frankenstein sui fratelli-animali e la sorella eroina.
Per il motivo del matrimonio forzato con la creatura della foresta, la Figlia della Strega. Ovviiamente, madre e non matrigna della progenie del Re (Capuana è stato molto più audace ne "La Figlia dell'Orco"). Che l'invenzione della suocera orchessa della Bella Addormentata - in luogo della più imbarazzante (sic!) moglie tradita del Prince Charmant - derivi dalle stesse leggende vagamente melusiniane?
Conserverei il pellegrinaggio della "Sorellina" dal Sole e dalla Luna, crudeli e cannibali. Conserverei la sciamanica Montagna di Vetro.
Dei poveri "briganti" che si fanno carico dell'aspetto omicida dei Primcipi ho già parlato. Lascerei ai fratelli la responsabilità dei loro assassinii di fanciulle innocenti.
E, sempre se fossi inCalvinata, come resistere alla tentazione di inserire, magari in una fiaba calabrese o emiliana, il motivo dello spogliarello a favore dei cacciatori del Re? Perché si sa: la fanciulla "muta" del bosco deve essere nuda, coperta solo dai suoi lunghissimi capelli.



H.J. Ford


sabato 8 aprile 2017

Cigni, Corvi, "Sorelline", Fratellini Assassini, Sole Cannibale, Luna-Orco...

Ho tradotto e postato  "I Sette Corvi" prima della programmata  "I Dodici Buoi" di Comparetti. Apparentemente una fiabuccia rispetto a ben più ricche varianti come "I Sei Cigni".
C'è un perché.
Intanto, consideriamo le principali differenze.

La "Sorellina" rimane tale dall'inizio alla fine della fiaba. E' una bambina. E non si trasforma, in corso d'opera, in una giovane donna di strabiliante bellezza. Non incontrerà e non sposerà il Re-cacciatore, che, quindi, è assente.



L. Campinoti



Ovviamente, manca anche la seconda parte, con l'accusa di stregoneria, la condanna a morte sul rogo, il salvataggio in extremis.

Sempre procedendo a ritroso, scopriamo che alla bambina non è richiesto neanche l'annoso sacrificio - con relativi divieti - che, nelle altre varianti, la porterà diritta sul suddetto rogo.

venerdì 7 aprile 2017

mercoledì 5 aprile 2017

I Sette Corvi, Grimm n.25, Traduzione Mia




Teresa Jenellen




n uomo aveva sette figli maschi, ma neanche una figlia femmina, benché la desiderasse con tutto il cuore. Finalmente, la moglie diede alla luce una bambina. Grande fu la gioia dei genitori, ma, ahimé, la neonata era minuscola e gracile, e si giudicò dovesse essere battezzata immediatamente, tanto debole era la speranza che riuscisse a sopravvivere.
Il padre inviò in gran fretta uno dei figli al pozzo a prendere l'acqua per il battesimo, ma anche gli altri sei ragazzi gli corsero dietro, e, poiché ciascuno voleva essere il primo ad attingere l'acqua, la brocca sfuggì loro di mano e cadde nel pozzo. I ragazzi rimasero là, confusi ed impietriti, incapaci di trovare il coraggio di rientrare in casa. Intanto, il padre, che temeva che la neonata morisse senza battesimo, non capiva perché i figli tardassero tanto.
"Quei ragazzacci! - disse - staranno perdendo tempo a giocare, e non si curano affatto della povera piccola".
Infine, non vedendoli arrivare, lanciò loro una maledizione:
"Che possano diventare tutti corvi!".

venerdì 31 marzo 2017

Il Funerale di Flory Cantillon, Thomas Crofton Croker

Yeats colloca questo racconto nella sezione Sirene:

"La Sirena o, se si vuole usare il nome irlandese, la Moruadh o Murrúghach, da muir, mare, e oigh, ragazza, non è infrequente, dicono, sulle coste più selvagge. Ai pescatori piace poco vederla, perché vuol sempre dire burrasche imminenti. Le Sirene maschio (se si può usare questa espressione; io non ho mai sentito il maschile di Sirena) hanno denti verdi, capelli verdi, occhi porcini e naso rosso; le loro donne invece sono belle, pur con tutta la loro coda di pesce e le dita palmate come le zampe delle anatre. A volte preferiscono i pescatori di bell'aspetto ai loro innamorati marini, e non si può biasimarle troppo. Si dice che vicino a Bantry, il secolo scorso, vivesse una donna tutta coperta di squame come un pesce, nata da un'unione di questo tipo. Alle volte escono dal mare e se ne vanno in giro per la spiaggia sotto forma di piccole mucche senza corna. Nelle loro vere sembianze portano un cappello rosso chiamato cohullen druith, in genere coperto di piume. Se questo viene loro rubato, non possono più immergersi sott'acqua. In ogni paese il rosso è il colore della magia, ed è sempre stato così, dai tempi più remoti. I cappelli delle fate e dei maghi sono quasi sempre rossi."

domenica 26 marzo 2017

La Signorina Esperson, di Stephen Grendon

Ricordavo la signorina Esperson molto vagamente, quando lessi il suo cognome nella colonna dei necrologi di un giornale metropolitano. Suppongo sia sempre per queste vie misteriose che si creano ponti per i ricordi, specie per i ricordi d'infanzia, anche se poi non riusciamo a spiegare il flusso di pensieri che si intrecciano successivamente.
Nel caso della Esperson, forse fu la differenza tra la visione delle cose dell'uomo maturo e la visione delle cose del ragazzo che non ero più. Di sicuro era improbabile che esistesse un rapporto tra il gentiluomo appena defunto di nome Esperson, e la dolce vecchietta di quella piccola cittadina della Louisiana dove avevo trascorso tanta parte dell'infanzia.



Paul Hoecker



Il fatto è che avevo dimenticato completamente la signorina Esperson. Erano dieci anni che non ripensavo più a lei, e l'imbattermi nella lettura del nome Esperson tra i necrologi fu assolutamente un caso di pura coincidenza. L'avevo appena scorso, così, distrattamente, quando dai recessi della mia memoria uscì improvvisamente l'immagine della signorina Esperson, e in un attimo mi ritrovai nelle vesti di un ragazzino di un'oscura cittadina della Louisiana.
Ecco la Esperson, alta, con la sua bizzarra faccia rettangolare, la mascella forte - quasi equina, a ripensarci adesso - e i suoi meravigliosi occhi scuri incastonati tra i capelli d'argento... Ecco la sua piccola "proprietà", circondata da filari di alberi e da un giardino di rose, separata dal resto della città, affacciata sulla strada ombrosa dietro al fiume che tracciava i confini della sua terra, quei prati che erano un vero paradiso per i fortunati bambini che vi arrivavano per caso... Ed ecco di nuovo quel terrore superstizioso così sciocco, agli occhi di un bambino. Perché la Esperson, che era di sicuro lo spirito della dolcezza incarnato e che non faceva del male a nessuno, avviandosi serenamente sulla strada del tramonto come si conveniva all'ultima superstite di una famiglia estinta, era vittima di una strana paura superstiziosa da parte della popolazione nera della città. Una paura oltremodo strana proprio perché era assolutamente infondata.

venerdì 24 marzo 2017

The Dark, o Pitch Pine, Figlia del Re di Norvegia

Quando, nel nostro Paese e nelle isole, arrivarono i Norvegesi per rivendicarne il possesso, e le loro incursioni divennero sempre più frequenti, con i crudeli saccheggi e i massacri a cui si abbandonavano ovunque sbarcassero, si guadagnarono la fama di essere una razza audace, coraggiosa, tenace, brutale, e senza scrupoli, e, più di ogni altra cosa, dedita alla stregoneria, agli incantesimi e alle fatture, e ad ogni sorta di empie conoscenze.


Abbey Edwin Austin



In particolare, la figlia maggiore del Re di Norvegia divenne tristemente famosa in quanto esperta di Magia Nera. Non vi era incidente o disgrazia che colpisse una persona cara, o una qualche rovina che abbattesse i nemici, o una buona sorte che riguardasse sia amici che nemici di cui non fosse ritenuta, in un modo o nell'altro, responsabile.

sabato 18 marzo 2017

The Pied Piper of Hamelin, Robert Browning - Illustrazioni di E. Le Cain

E. Le Cain



Hamelin town's in Brunswick,
By famous Hanover city;
The River Weser, deep and wide,
Washes its wall on the southern side;
A pleasanter spot you never spied;
But, when begins my ditty,
Almost five hundred years ago,
To see townsfolk suffer so
From vermin, was a pity.



E. Le Cain



Rats!
They fought the dogs, and killed the cats,
And bit the babies in the cradles,
And ate the cheeses out of the vats,
And licked the soup from the cook's own ladles,
Split open the kegs of salted sprats,
Made nests inside men's Sunday hats,
And even spoiled the women's chats,
By drowning their speaking
With shrieking and squeaking
In fifty different sharps and flats.



E. Le Cain


giovedì 16 marzo 2017

La Figlia dell'Orco, Luigi Capuana (Il Raccontafiabe)

'era una volta un Re che aveva due figli, uno buono e l'altro cattivo. Quello buono era il Reuccio, e alla morte del padre doveva essere Re. La cosa non garbava al cattivo, e pensò di disfarsi del fratello per diventare Re lui.
Un giorno gli disse: "Andiamo a caccia?"
E andarono.
Giunti in mezzo a un bosco, lontani dalle persone del séguito, cava fuori la spada e dà addosso al fratello, che non si aspettava quel tradimento. Credette di averlo ucciso. Coprì con erbacce e rami di albero il corpo insanguinato, e tornò addietro.
A palazzo, il Re domandò:
"E tuo fratello?"
"Maestà, che disgrazia! Fu sbranato dalle fiere!"
Il povero padre ne fece un gran pianto. Dal dolore si ammalò, e dopo pochi giorni morì.
Il Reuccio, sotto le erbe e i rami, rinvenne; e cominciò a lamentarsi, a chiamare soccorso: "Aiuto, buoni cristiani, aiuto!"
Era già buio. Udendo rumore lì accosto, il poverino gridò più forte che poté: "Aiuto, buoni cristiani, aiuto!"
Sentì frugare tra l'erbe e i rami; poi, due manacce con tanto di ugne lo ghermiscono, lo levano di peso quasi fosse un fuscellino, e una lingua ruvida come una raspa gli lecca il sangue addosso:
"Oh che buon sapore! Oh che buon sapore!"
Il Reuccio, a quel vocione cupo cupo, rabbrividì:
"Povero a me! Son capitato alle mani dell'Orco!"

martedì 14 marzo 2017

Nel 1284, un Uomo Misterioso Comparve nella Città di Hamelin


Quella che ho postato è la scarna versione dei Grimm (1812) di una leggenda nera tedesca spesso spacciata per fiaba. E, secondo la cultura distorta che ha devastato il racconto sacro delle fiabe, per cui una fiaba deve avere una morale, una fiaba deve trasmettere un monito, una fiaba deve contenere simbologie che neanche l'inconscio più raffinato e contorto potrebbe partorire, anche la "fiaba" del Pifferaio ha ricevuto il carico di una morale edificante: i cittadini di Hamelin vennero puniti a causa della loro avidità, della loro ingratitudine e della promessa tradita, della parola data e non rispettata.


Eleanor Fortescue Brickdale



Così la figura ambigua - ammaliatore salvifico e fascinoso rapitore - del Pifferaio assurge allo status di implacabile giustiziere. Ma questa giustizia che sa di vendetta è mitigata da particolari rassicuranti che si sono via via incrostati sul racconto originale; ad esempio, i bambini scampati. Una consolazione ambigua poiché gli scampati erano afflitti da disabilità (uno era muto, l'altro, cieco) che ricordano più una selezione naturale che un passaporto per la salvezza.
Per non parlare dello "zoppetto" che arranca dietro la processione dei bambini e che assolve un'ulteriore funzione consolatrice: i bambini scomparsi non sono andati incontro ad un destino oscuro e terribile, ma sono stati condotti in un luogo meraviglioso quanto misterioso. Lo zoppetto, infatti, riesce a sbirciare nel varco apertosi nella parete della caverna sotto la montagna prima che si richiuda per sempre alle spalle dell'ultimo bambino e ha una rapida visione dello splendore di un luogo sconosciuto.

domenica 12 marzo 2017

I Bambini di Hamelin, (Il Pifferaio Magico), Grimm - Traduzione Mia


Tenggren G.



Nell'anno 1284, un uomo misterioso fece la sua comparsa nella cittadina di Hamelin. Indossava una palandrana multicolore ed una sciarpa sgargiante: ecco perché lo chiamarono The Pied Piper, il Variopinto Pifferaio. Sosteneva di essere un acchiappatopi, e promise che, in cambio di una certa somma di denaro, avrebbe liberato Hamelin da ogni sorta di topo o ratto. I cittadini strinsero  un accordo con il Pifferaio e pattuirono una ricompensa. Allora, l'Acchiappatopi trasse un piccolo flauto da una tasca e prese a suonare. Immediatamente, topi e ratti sgusciarono fuori dalle case di Hamelin e gli si affollarono intorno. Quando il Pifferaio ritenne di averli radunati tutti, si incamminò alla volta del fiume Weser: continuava a suonare e i topi lo seguivano. Giunto sulle rive del Weser, entrò in acqua, e i topi precipitarono nelle acque vorticose e annegarono tutti.

venerdì 10 marzo 2017

Favola di Costantino Fortunato e della Gatta, G.F. Straparola






FAVOLA I. 

Soriana viene a morte, e lascia tre figliuoli, Dusolino, Tesifone e Costantino Fortunato; il quale per virtù d’una gatta acquista un potente regno.



rovavasi in Boemia una donna, Soriana per nome chiamata; ed era poverissima, ed aveva tre figliuoli, l'uno de' quali dicevasi Dusolino, l'altro Tesifone, il terzo Costantino Fortunato. Costei altro non aveva al mondo che di sostanzia fosse, se non tre cose, cioè un albuolo, nel quale le donne impastano il pane; una panara, sopra la quale fanno il pane; ed una gatta soriana già carica di anni. Venendo a morte fece l'ultimo suo testamento; ed a Dusolino suo figlio maggiore lasciò l'albuolo, a Tesifone la panara ed a Costantino la gatta.