martedì 22 ottobre 2013

Le Beate Donnette

iù nello Staich ci sono alte rupi, con grandi caverne, dove anticamente vivevano le Beate Donnette. Queste erano persone piccole, astute e buone e avevano ricavato piccole camere nella caverna e la cucina per fare da mangiare. Di giorno non stavano mai in casa, ma giravano nei boschi o nelle valli per raccogliere radici, fiori e foglie per utilizzarle come intendevano loro. Per dono di Domine Dio, avevano la facoltà di parlare con le bestiole e con gli animali selvatici. Rare volte parlavano con la gente. Quando erano stanche o era tempo di tornare a casa, chi montava su un orso, chi a cavalcioni di una volpe, chi ancora su un capriolo, andavano a casa per cenare o per dormire. Tutte le mattine, al sorgere del sole, le Beate Donnette si facevano sulla porta e battendo una ciotola cantavano:

"Buone bestiole che siete per le valli 
 venite qui oggi dalla Beata Donnetta. 
Capriole che siete nei boschi 
 desidero vedervi e mungere un po'".

Le capriole accorrevano, si fermavano davanti alle caverne e le Beate Donnette le mungevano. Quando si recavano in paese per cercare qualcosa di cui avevano bisogno, vi andavano sempre di soppiatto, senza farsi vedere, ma ogni favore che veniva fatto loro era sempre ricompensato. Una volta, una Beata Donnetta bussò ad una casa per chiedere un po' di farina gialla: era una casa fuori dal paese e vi viveva una donna sola che si chiamava Marietta. Marietta le diede un bel cartoccio di farina e la Beata Donnetta, vedendo che aveva cuore, tolse dal suo corpetto una bella e bianca matassina di lana e la diede alla donna dicendo:

"La Beata Donnetta questa matassina regala, 
 poco essa è ma 
vasta e grande come il mondo 
 non stancatevi se sarà mai 
 dipanata, 
 voi avete da fare quanto vorrete".

Marietta, sentendo queste parole, si meravigliò perché non riusciva a capire come quella piccola matassina potesse essere grande e vasta quanto il mondo. Ritornò a guardare la Donnetta e capì: quella era la più grande cosa che poteva ricevere per il cartoccio di farina gialla che le aveva dato. Salutò la Donnetta dicendo: "Statemi bene e vi ringrazio". Lieta, la Donnetta se ne andò e non si fece più vedere...."
Quella sera, Marietta andò al "filò". Così si chiamava la veglia serale nelle campagne del Veneto.




"Nel cuore dell'inverno, la stalla diventa il centro della vita sociale e, spesso, familiare (i bambini desinavano e cenavano in stalla) perché le case erano fredde e umide come tane di serpenti." Le donne filavano, rammendavano, cucivano... gli uomini riparavano gli arnesi da lavoro... e intanto si chiacchierava, si raccontavano "fole"... insomma, si "faceva il filò"....Marietta raccontò la sua avventura e tutte le donne le si fecero accanto per non perdere una parola sul suo strano incontro.
"Quando la Beata Donnetta mi donò questa matassina pronunciò molte parole che io non ho compreso. Mi pare di ricordare solo che questa matassina è piccola e grande; l'importante è che non mi stanchi di dipanarla". Tutte le donne erano meravigliate ma credevano a Marietta perché la lana era bianca come un dente, soffice come una piuma; lana che non si era mai vista da quelle parti. Doveva essere lana di paesi lontani.
Solo una ragazza fece spallucce e disse che, forse, ci avrebbe ricavato un paio di scarpine per il suo bimbo piccolo. Marietta dipanò, dipanò tutta la sera e la matassina non finiva...
"Quando andò a dormire aveva riempito una gran cesta di gomitoli e tutti si stupivano della matassina della Beata Donnetta. Il giorno dopo dipanò ancora e, dipana dipana, ebbe lana per un intero paese. Le donne andavano a vedere la matassina e la lana dipanata; la matassina era sempre uguale, ma i gomitoli crescevano, crescevano...
"Cosa fate, Marietta, con tanta lana?" chiedevano le donne. 
"Ne darò anche alla povera gente ", rispondeva Marietta.
Un giorno, Marietta se ne stava nella stalla a mungere le vacche e ad un certo punto entrò in casa una donna per latte. Questa donna era sempre stata invidiosa di Marietta e, vedendosi sola, incominciò a dipanare svelta per finire la matassina prima che tornasse Marietta. Ma non riusciva a finirla e, incollerita, esclamò: "Maledetta matassa, ma quando finisci, tu?!"
A queste parole sparirono la matassina e tutta la lana dipanata. La cattiva donna si spaventò per ciò che era successo e di nascosto corse via senza farsi vedere, così quando Marietta tornò non trovo più la matassa e neanche i gomitoli. Marietta vi rimase male e pianse. Alzando gli occhi si vide davanti la Beata Donnetta che la guardava tristemente.

"In questo mondo c'è buona gente, 
 cattiva, brutta che male invidiano il bene 
 degli altri e di tutti 
 gli amici 
 i cattivi moriranno e i buoni 
vivranno.
Non avvilitevi cara buona donna 
 per oggi per domani danneggiata siete 
 chi vi ha danneggiato non 
 progredirà 
 In questo mondo sempre devono patire, 
 sacrificare molto devono 
 le persone, 
 in giro per i boschi e le verdi colline 
 Questa è la vita dei poveri 
 montanari 
 Per l'ultima volta vi saluto, o donna 
 non mi vedrete e non mi 
 sentirete più 
datevi cuore per questa vita 
 il miglior augurio che vi posso fare è: 
salute".

La Beata Donnetta così disse, lasciò per terra un sacco di gomitoli di lana e sparì come un'ombra."




Ma, a volte, era l'ingratitudine, non l'invidia, la causa della perdita del dono prezioso.Anzi, direi che è il "peccato"più ricorrente in questo genere di racconti.



na volta, tanti tanti anni fa, c'era una donna che era diventata troppo vecchia per guadagnarsi da vivere e così fu "costretta a farsi mendicante". Un giorno, divorata dalla fame, scese giù nella Dross, in Valdastico appoggiandosi ad un bastone e tirandosi dietro un sacco vuoto. E chiedeva farina qua e là. Sfinita, sedette a rifiatare, e sentì nell'aria un odore delizioso di pane appena sfornato... Improvvisamente le si presentò davanti una Donnetta Beata, le porse un pane fresco e le disse: 
"Prendi, maiale goloso, un pane lo do anche a te ..." e nello stesso momento sparì come un lampo. Rinfrancata, la vecchia scese giù nella Dross, ma incontrò solo gente dal cuore duro e dallo sguardo di pietra e quasi se ne morì per il freddo e gli stenti. Anzi, sarebbe sicuramente morta se non avesse avuto in corpo il pane della Donnetta. Allora tornò indietro, e, giunta al Lèrchovel, dove aveva sentito l'odore di pane, vide delle belle tele stese sui prati ad imbiancare. E pensò che se avesse avuto una soltanto di quelle pezze di tela, avrebbe cucito delle buone camicie che certo l'avrebbero protetta dal vento gelido più dei suoi stracci. Improvvisamente, ecco di nuovo la Donnetta Beata. Questa volta, con una matassina in mano."Prendi questa matassa, piccolo verme nudo, questa non finirà mai. Bada bene a non dire: Oh, se tu fossi almeno finita! " E immediatamente la Donnetta Beata sparì. La poveretta prese la matassa e tutta contenta fece ritorno al paese. Si mise a dipanare il filo tanto da farne parecchi gomitoli per una bella pezza di tela. Non sapeva tessere, ma pagò il tessitore con un bel pezzo di tela avanzata. Dapprima si cucì una gonna ed una giacchetta per sé Poi, incominciò a vendere la tela in giro e con tutto il denaro ricavato non le mancava nulla. La gente incominciò a chiacchierare sul suo improvviso benessere... E poi... dove la prendeva tutta quella tela? Per un po' la vecchia lasciò correre, ma, un giorno, una donna pettegola e cattiva le brontolò dietro: "Sta' un po'zitta tu... che lo sappiamo tutti dove prendi la tua tela:vecchia strega, è il diavolo che te la regala... e chissà che altro ancora!" La donna si lasciò trascinare in quel brutto litigio, poi, stanca, se ne tornò a casa e riprese a dipanare il filo. Ma la matassina si aggrovigliò e la vecchia, esasperata, esclamò: "Maledetta matassa, se fossi almeno finita presto!"
"... e in quel momento la matassa sparì e sparì tutta la tela che era stata fatta con quel filo, sparì tutto il denaro che aveva accumulato, sparì anche l'abito che indossava ed ella rimase su uno scanno e si trovò ancora più povera di prima".


Liberamente tratto da:"I racconti di Luserna (in Cimbro e Italiano) " a cura di A. Bellotto.

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