giovedì 3 aprile 2014

Il Giardino delle Esperidi, L'Albero-che-Canta

Citando il giardino delle Esperidi, Propp, quasi in chiusura del saggio, ribadisce alcuni punti fermi della sua analisi: il sovvertimento del consueto paradigma Mito-Leggenda-Fiaba come inesorabile percorso cronologico e storico di un racconto, la scoperta conseguente di una dignità e una scientificità della Fiaba, che, spesso unica, tramanda le fasi del Rito (pur avendone smarrito il senso).

"...Nelle concezioni greche lo studioso del folclore non trova molto di nuovo. Ci sono le montagne, l'Olimpo, e il regno sotterraneo, l'Ade, le isole dei beati, il regno sottomarino di Poseidone e il giardino delle Esperidi con le mele d'oro. Citando Gruppe, Radermarcher scopre che il colore d'oro delle mele dimostra che il giardino delle Esperidi un tempo si trovava sotto terra. Egli è incline a credere che l'oro, in questo caso, è segno di ricchezza fiabesca. Ambedue le spiegazioni, alla luce dei nostri materiali, sono errate. Noi dobbiamo ritenere confermata un'altra spiegazione, quella fornita da Dieterich: 'Il giardino è sempre stato immaginato in rapporto con il sole e con il dio del sole; esso si trova là dove il sole sorge, o, secondo una concezione più diffusa, là dove il sole tramonta, all'estremo Occidente'.
Una tale pluralità è già l'inizio della decadenza, della dissoluzione [...]
Tutto il mito di Eracle che si procura le mele delle Esperidi è molto vicino alla fiaba delle mele d'oro; ché anzi la fiaba è persino più arcaica e conserva il potere magico delle mele, mentre nel mito di Eracle esse sono soltanto rarità. [...]


Leighton E.B.

I Greci, probabilmente per  primi, introdussero nell'altro mondo la musica, e non la musica magica dei flauti e dei tamburi ma la normale musica degli uomini; questo elemento si tramandò poi in tutta l'Europa, da Il Fiorellino di Alenka agli angeli che suonano i violini e le trombe ai piedi di Maria. L'isola dei morti è piena di suoni, dice Dieterich. In questa città 'la maggioranza dei beati suona la cetra... Anche sull'isola dei beati, in Luciano, si sente il suono delle cetre e dei flauti e risuonano cantici; persino le foglie degli alberi, mosse dal vento, stormiscono canti... Le Esperidi, che stanno a guardia del giardino del sole, sono chiamate da tempo immemorabile occhi-lucenti, cantatrici'.
Viene in mente, a questo punto, l'albero che canta delle nostre fiabe.


Remnev A.

Questo splendore dorato è proprio degli dèi, dei morti e degli iniziati. Pitagora, quale prova della sua iniziazione e della sua avvenuta divinizzazione, affermava di avere le estremità d'oro e, all'occasione, mostrava una coscia d'oro. Ricorderemo l'eroe della nostra fiaba con le gambe d'oro fino al ginocchio e le mani d'argento fino al gomito. Il volto d'oro, la corona d'oro, il nimbo, l'aureola trovano la loro origine proprio in questa circostanza. Trova anche spiegazione il fatto che l'oro veniva impiegato nel culto dei defunti non soltanto in Grecia ma anche in altri paesi.


Herter A.

[...] Tutto ciò spiega con una certa fondatezza l'origine del motivo che sta alla base del desiderio di possedere rari oggetti d'oro. Si tratta di oggetti che hanno perduto la magica funzione di oggetti provenienti dall'altro mondo, che danno longevità e immortalità. Conservarono tale funzione le mele d'oro; l'hanno perduta invece le varie anatre dal ciuffo d'oro.

Burne Jones E.

Da: "Le Radici Storiche dei Racconti di Magia", V. Propp.

Concludendo la sua analisi con "l'ultimo ostacolo", ovvero la fuga magica che segue il furto dell'oggetto d'oro e/o meraviglioso, Propp ricorda che solo in alcune fiabe, (e io includo tra queste Vasilisa!), si riflette il Rito, laddove l'oggetto magico derivava da un dono o da una semplice presa di possesso. Nelle fiabe più tarde e nel Mito, che riflettono una società in cui è nato e ha preso radici il concetto di proprietà privata, interviene il furto, e, di conseguenza, la fuga.
"Nel Rito, il mezzo magico viene dato e il ritorno avviene sempre pacificamente. Nel Mito, invece, il mezzo spesso è stato sottratto e il ritorno assume la forma di fuga".

H.J. Ford

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