mercoledì 27 maggio 2015

Andrew Lang: Nessuno Può Scrivere una Nuova Fiaba

... Nessuno ha realmente scritto la maggior parte delle fiabe e delle favole.
In ogni parte del mondo, i popoli le raccontavano prima che fossero inventati i geroglifici egizi o cretesi o il sillabario cipriota o gli alfabeti. Sono più antiche della lettura e della scrittura, e sono nate come fiori selvatici prima ancòra che gli uomini avessero i mezzi culturali per discuterne. Le nonne le raccontavano alle nipoti, e, quando le nipoti diventavano nonne, ripetevano le stesse fiabe alle nuove generazioni.
Omero le conosceva e da una mezza dozzina ne ha tratto la materia per creare l'Odissea. La storia greca fino a circa l'800 a.C. è una serie di fiabe: tutto ciò che si racconta su Teseo, Ercole, Edipo, il Minotauro e Perseo è un Cabinet des Fées, una raccolta di fiabe.
Shakespeare attinse dalle fiabe sia per Re Lear che per creare altre opere: non avrebbe mai potuto inventarle da solo, nonostante la sua grandezza.
Che dame e gentiluomini ci riflettano su, mentre siedono a scrivere fiabe, e le battono elegantemente a macchina e le spediscono a Longman & Co. perché siano pubblicate. Pensano che scrivere una nuova fiaba sia un lavoro facile. Beh, si sbagliano: è un'impresa impossibile. Nessuno può scrivere una nuova fiaba, si può giusto rimescolare e infiocchettare antichissime fiabe e rivestire i personaggi con nuovi abiti, come Miss Thackeray ha fatto così pregevolmente in "Five Old Friends".
Se una qualche ragazzona di quattordici anni leggerà questa prefazione, lasciate pure che insista nel pretendere la sua copia di "Five Old Friends"
I trecentosessantacinque autori che tentano di scrivere favole nuove sono esasperanti. Incominciano immancabilmente con un ragazzino (o una ragazzina) che incontra le fate delle primule, delle gardenie e dei fiori di melo. "Fiori e frutti, e altre cose alate". Queste fate cercano di essere divertenti e falliscono miseramente, o cercano di essere edificanti e ci riescono in pieno. Le vere fate non predicano mai né usano espressioni gergali. Alla fine il ragazzino (o la ragazzina) si sveglia e scopre che è stato tutto un sogno. Le nuove storie sono così. Che il Cielo ce ne scampi!

Andrew Lang, dalla Prefazione di "The Lilac Fairy Book" (1910).



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