lunedì 25 agosto 2014

Il Gigante Egoista, O.Wilde

gni pomeriggio, appena uscivano da scuola, i bambini avevano l'abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante. Era un bel giardino grande, con erba verde e soffice. Qua e là si drizzavano fiori belli come stelle, e c'erano dodici peschi che a primavera si aprivano in delicati fiori color di rosa e perla, e in autunno davano frutti succosi. Gli uccelli si posavano sugli alberi e cantavano con tanta dolcezza che i bambini interrompevano i loro giochi per ascoltarli.
"Come siamo felici qui!" si gridavano l'un l'altro.
Un giorno il Gigante tornò. Era stato a far visita al suo amico, l'orco della Cornovaglia, e si era trattenuto da lui per sette anni. Alla fine dei sette anni aveva detto tutto quanto aveva da dire, perché aveva una conversazione limitata, e decise di tornare al suo castello.



Quando arrivò vide i bambini che giocavano nel giardino.
"Che ci fate qui?" esclamò con voce molto burbera, e i bambini scapparono via. "Il mio giardino è mio - disse il Gigante - Questo lo può capire chiunque, e non consentirò a nessuno di giocarci all'infuori di me." Così vi costruì un alto muro tutt'intorno, e mise un cartello.

"Vietato l'Ingresso 
I Trasgressori Saranno 
Perseguiti a Termini di Legge"





Era un Gigante molto egoista. I poveri bambini non sapevano dove giocare. Cercarono di giocare lungo la strada, ma la strada era polverosa e piena di sassi aguzzi, e a loro non piaceva. Alla fine delle lezioni si aggiravano sotto le alte mura, e parlavano del bel giardino all'interno. "Come eravamo felici lì!" si dicevano.
Poi venne la Primavera, e in tutto il paese spuntarono piccoli fiori e cinguettavano piccoli uccelli. Solo nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno. Gli uccelli non ci andavano a cantare perché non c'erano bambini, e gli alberi si dimenticarono di fiorire.
Una volta un bel fiore fece capolino dall'erba, ma quando vide il cartello si dispiacque talmente per i bambini che scivolò di nuovo nella terra e si rimise a dormire. I soli a essere contenti furono la Neve e il Gelo.
"La primavera ha dimenticato questo giardino - esclamarono - vuol dire che ci abiteremo tutto l'anno".
La Neve coprì l'erba con il suo gran mantello bianco, e il Gelo dipinse d'argento tutti gli alberi. Poi invitarono il Vento del Nord a fermarsi da loro, e lui arrivò. Era tutto impellicciato, e ruggì nel giardino da mattina a sera, e abbattè i comignoli. "Questo è un posto magnifico - disse - Dobbiamo invitare la Grandine, che ci venga a trovare". Così venne la Grandine. Ogni giorno per tre ore crepitò sul tetto del castello finché non ebbe rotto la maggior parte delle tegole, e allora si mise a correre incessantemente, più forte che poteva, intorno al giardino. Era vestita di grigio, e aveva l'alito come ghiaccio.



"Non capisco proprio perché la Primavera tarda tanto - diceva il Gigante Egoista guardando dalla finestra il suo giardino freddo, bianco - Spero che il tempo cambi".
Ma la Primavera non arrivò mai, e nemmeno l'Estate. L'Autunno diede frutti d'oro a ogni giardino, ma neppure uno crebbe nel giardino del Gigante. "È troppo egoista" disse. Così lì era sempre inverno, e il Vento del Nord e la Grandine e il Gelo e la Neve danzavano qua e là fra gli alberi.
Una mattina il Gigante se ne stava a letto quando udì un canto melodioso. Gli suonò così dolce alle orecchie che pensò dovessero essere i musici del Re che passavano. In realtà era solo un piccolo fanello che cantava davanti la finestra, ma da così tanto tempo non sentiva cantare un uccello nel suo giardino che quella gli parve la più bella musica del mondo. Allora la Grandine smise di danzargli sulla testa, e il Vento del Nord cessò di ruggire, e un profumo delizioso lo raggiunse dai battenti aperti.



"Secondo me è finalmente arrivata la Primavera" disse il Gigante; e saltò giù dal letto e guardò fuori. Che cosa vide? Vide uno spettacolo meraviglioso. Da un piccolo buco nel muro si erano intrufolati i bambini, e ora sedevano appollaiati fra i rami degli alberi. Su ogni ramo a lui visibile c'era un bambino. E gli alberi sembravano talmente contenti di riavere i bambini che si erano coperti di fiori, e agitavano delicatamente le loro braccia sul capo dei bambini. Gli uccelli volavano qua e là cinguettando di piacere, e altri fiori facevano capolino dall'erba verde e ridevano. Era una scena bellissima, solo in un angolo era ancora inverno. Era l'angolo più remoto del giardino, e lì c'era un bambino, ritto in piedi.
Quel bambino era così piccolo che non arrivava ai rami dell'alnero, e vi girava tutto intorno, piangendo amaramente. Il povero albero era coperto di ghiaccio e di neve, ed era in balia del Vento del Nord che soffiava e ruggiva.
"Sali, piccolino!" diceva l'Albero, e piegava i rami più che poteva; ma il bambino era troppo piccolo. A quella vista il cuore del Gigante si sciolse.



" Come sono stato egoista!- disse - Ora so perché la Primavera non voleva arrivare. Metterò quel piccolino in cima all'albero, e poi abbatterò il muro, e il mio giardino sarà riservato ai giochi dei bambini, per sempre". Gli dispiaceva davvero per quanto aveva fatto. Così scese lentamente al piano di sotto, e spalancò il portone senza far rumore, e uscì in giardino. Ma alla sua vista i bambini si spaventarono tanto da scappar via, e nel giardino tornò l'inverno. Solo il bambino più piccolo non fuggì perché aveva gli occhi talmente pieni di lacrime che non vide il Gigante avvicinarsi. E il Gigante gli si avvicinò silenziosamente alle spalle, e lo prese con delicatezza nel palmo della mano, e lo posò sull'albero. E l'albero fece immediatamente sbocciare i fiori, e gli uccelli vennero a cantarvi sopra, e il bambinetto tese le braccia e le gettò al collo del Gigante, e lo baciò. E gli altri bambini vedendo che il Gigante non era più cattivo tornarono di corsa, e con loro tornò la Primavera. "Ora il giardino è vostro, bambini" disse il Gigante, e prese una grande scure e abbattè il muro.
E a mezzogiorno, la gente che andava al mercato vide il Gigante giocare con i bambini nel giardino più bello che si fosse mai visto. I piccoli giocarono per tutto il giorno, e la sera tornarono dal Gigante per salutarlo.
"Ma dov'è il vostro piccolo compagno?- chiese - Dov'è il bambino che ho messo sull'albero?". Il Gigante lo amava più di tutti perché gli aveva dato un bacio.
"Non lo sappiamo - risposero i bambini - È andato via."
"Dovete dirgli di non mancare domani" disse il Gigante. Ma i bambini dissero che non sapevano dove abitava e che non lo avevano mai visto prima. Il Gigante fu molto gentile con tutti i bambini, eppure quel suo primo piccolo amico gli mancava sempre, e spesso parlava di lui. "Come mi piacerebbe rivederlo!" diceva. Passarono gli anni e il Gigante si fece molto vecchio e debole. Non poteva più giocare, perciò si metteva su una grande poltrona e guardava giocare i bambini, e ammirava il suo giardino. "Ho tanti bei fiori - diceva - ma i bambini sono i fiori più belli di tutti."
Una mattina d'inverno, mentre si vestiva, guardò dalla finestra. Ormai non odiava più l'Inverno, perché sapeva che era soltanto la Primavera addormentata e che, in quel periodo, i fiori stavano riposando. D'un tratto, si strofinò gli occhi dalla meraviglia e guardò e di nuovo riguardò. Era certo una vista meravigliosa. Nell'angolo più remoto del giardino c'era un albero ricoperto di bellissimi fiori bianchi. Aveva rami d'oro da cui pendevano fiori d'argento, e sotto c'era il bambinetto che aveva tanto amato. Il Gigante si precipitò dabbasso pieno di gioia, e uscì in giardino. Attraversò in fretta il prato, e andò verso il bambino. E quando giunse vicino al suo viso diventò rosso dall'ira e disse:"Chi ha osato ferirti?". Perché sulle palme delle mani del bambino c'erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano anche sui suoi piedini.



"Chi ha osato ferirti?- esclamò il Gigante - dimmelo, ch'io possa prendere il mio spadone e ucciderlo."
"No - rispose il piccolo - queste sono le ferite dell'Amore".
"Chi sei tu?" disse il Gigante, e uno strano timore si impadronì di lui, e si inginocchiò davanti al bambino.
E il bambino sorrise al Gigante, e gli disse:
"Una volta mi hai permesso di giocare nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio di giardino, che è il Paradiso". E quando i bambini corsero nel giardino quel pomeriggio, trovarono il Gigante che giaceva morto sotto l'albero, tutto coperto di fiori bianchi.



Traduzione di Masolino d'Amico, per "I Meridiani", Mondadori
Illustrazioni di Wladimir Dowgialo, da: book-graphics.blogspot.ru

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