sabato 20 settembre 2014

La Zarevna Morta e i Sette Bogatyri, A. Pushkin (Quarta Parte)

La vil Zarina intanto
la Principessa ricorda e ancora
la sua bellezza non le perdona
e col suo Specchio fa la musona
per lungo tempo, fino a che un giorno
non scorda l'ira e fa ritorno
a lui davanti a rimirarsi
tutta sorrisi ed a vantarsi:
"Salve specchietto! Dimmi tu il vero
senza menzogna e per intero:
non sono al mondo io la migliore,
candida e rosa come un bel fiore?"
A lei lo Specchio pronto risponde:

"La tua bellezza certo confonde,
ma senza averne mai gloria alcuna,
tra verdi querce, vive là
con sette Prodi, serenamente
ed è più bella sicuramente."

E la Zarina dalla Neretta
subito vola: "Ah, maledetta,
m'hai ingannata! La Principessa..."
Quella sgomenta tutto confessa.
La vil Zarina allor catene
per lei minaccia e dure pene
e la fa sceglier: morir lei stessa
oppure uccider la Principessa.




Così un bel giorno la Principessa,
mentre i fratelli a casa aspetta,
alla finestra siede a filare,
ma a un tratto il cane sente abbaiare
e vede fuori tutta tremante
una vecchina che, mendicante,
dal can si para con la stampella.
"Nonnina, aspetta - le grida quella -
ora ti levo di torno il cane
e poi ti porto un po' di pane".
"Questa bestiaccia è maledetta -
fa in risposta da fuor la vecchietta -
bisogna, cara, che lo allontani
qui manca poco che non mi sbrani!"
La Principessa, preso del pane,
vuole andar fuori, ma pronto il cane,
appena è uscita, par che le dica:
"non t'accostare alla mendica!"
E se la vecchia un passo tenta
come una belva quello s'avventa.
"Ma che gli prende tutto ad un tratto?
Ha mal dormito o forse è matto -
dice stupita la giovinetta -
beh, prendi al volo!" E il pane getta.
Afferra il pane ben la mendìca.
"Che Dio, carina, ti benedica!
Ma prendi in cambio almen qualcosa!"
E una dorata mela succosa
alla fanciulla giunge volando.
A balzi il cane va guaiolando
ma giunge tardi, ché a volo,
già l'ha afferrata la giovinetta.
"Che questa mela possa giovarti,
non ho altro modo per ringraziarti."
dice la vecchia, la riverisce
e poi nel bosco lesta sparisce...








Ma a saltellare il cane insiste
e fisso in volto la guarda triste
come se in cuore sentisse pena
e ringhia, e tutto poi si dimena
come volesse poterle dire:
"getta la mela, stammi a sentire!"
Lei lo carezza dolce e gli chiede:
"Chètati caro, che ti succede?"
Ignara in casa, poi torna, ancora
chiude la porta e come ognora
alla finestra siede a filare
mentre i fratelli resta ad aspettare.
Ma gli occhi ha sempre su quella mela
che la dolcezza sua le rivela
tanto è fresca e profumata,
parte scarlatta, parte dorata,
piena di miele pare e d'essenza,
mostra i semini in trasparenza;
sì, sì, vorrebbe ben aspettare
l'ora di pranzo, ma come fare?...
Tanto che in mano già l'ha afferrata
ed alla bocca l'ha avvicinata;
ne morde un pezzo con labbra ghiotte
e con gran gusto poi se lo inghiotte...
Ma all'improvviso, ahi mia piccina,
le manca il fiato, tutta reclina
e le sue mani piano disserra
sì che la mela rotola a terra,
rovescia gli occhi, cade in avanti
sotto le icone dei buoni Santi,
il capo adagia sopra la panca
e resta immota, silente e bianca...





Ecco che intanto in bel plotone
tornano i sette alla magione,
reduci appena da eroico scontro,
ma uggiolando va loro incontro
di corsa il cane e par chiamarli.
"D'una disgrazia pare ci parli -
dicono quelli - sveltiamo il passo!"
Entrati in casa restan di sasso.
E ancora il cane la mela azzanna
forte abbaiando, lesto s'affanna,
la inghiotte e tosto cade stecchito:
Ch'era veleno s'è ormai chiarito.
Ed i fratelli or costernati
restano muti, chini e prostrati
la principessa morta a onorare.
La risollevan, si dan da fare
nella preghiera, a rivestirla
e poi vorrebber ben seppellirla,
ma non ardiscon perché ancor sembra
che solo sonno copra le membra
di lei che giace li tanto fresca
che a respirare pare ancor riesca.
E cosi aspettan tre giorni in veglia,
ma dal suo sonno non si risveglia.
Funebre prece allor recitata,
in una bara l'hanno adagiata,
di sol cristallo ben trasparente,
e tutti insieme van tristemente
a collocarla nella montagna
e mezzanotte già li accompagna.
Lì a sei pali con gran catene
legan la bara appesa bene,
poi all'intorno ben rinforzata
ancora innalzan alta inferriata.
Della sorella morta al cospetto
prostrato a terra con gran rispetto
dice il maggiore: "Dormi qui in pace
nella tua bara. Odio rapace
ha presto spento la tua bellezza.
L'anima porti in ciel la brezza.
Tutti noi sette t'abbiamo amata
al tuo promesso t'abbiam serbata.
Ma ahimè nessuno ti fu mai sposo
sol questa bara ti da riposo."




La vil Zarina quel giorno stesso,
che buona nuova s'attende adesso,
in gran segreto lo Specchio prende
e di sapere ancor pretende:
"Non sono al mondo io la migliore
candida e rosa come un bel fiore?"
Ed in risposta sente ora a tono:

"Di certo dubbi non ve ne sono:
tu mia Zarina sei la migliore, 
candida e rosa come un bel fiore."

(continua)

Le Gif animate sono tratte da fotogrammi dell'omonimo film sovietico del 1954.

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