venerdì 22 aprile 2016

La Papessa Giovanna, Cristina di Svezia e Liv Ullmann

Per una che ha già visto una marea di amatissimi (ma anche no) libri inesorabilmente strapazzati sullo schermo, il remake compulsivo di questi anni privi di creatività e fantasia - se non meramente fumettistica - (e parlo di cattivi fumetti) è una tragedia: straziano anche film, più o meno cult, che, ai loro tempi, e a loro volta, avevano straziato dei buoni libri... Le eccezioni ci sono, ovviamente. Su Tim Burton, ad esempio, vado sul sicuro, con la fiducia di una treenne la vigilia di Natale: anche se stravolge il libro o la storia originale, crea un'altra narrazione , "sua", altrettanto fantastica, magari più affascinante (vedi Sweeney Todd)... e lo perdòno sistematicamente.



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Titolo originale : "Die Papstin"
Regia : Sonke Wortman
Genere : Drammatico
Durata : 149 min
Interpreti : Johanna Wokalek, David Wenham, John Goodman, Iain Glen, Anatole Taubman.
Co-produzione Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna (2009)


Voglio segnalare un bel film del 1971, di cui questo è, con tutta evidenza, il remake in incognito. La leggenda della papessa Giovanna, infatti, è un intrico tale di versioni che si stratificano, si intrecciano e si differenziano che la scusa della fonte comune non regge proprio. Qui c'è qualcuno che copia. Male.
Da vedere assolutamente questo film del '71, di produzione inglese, regia di Michael Anderson, con una Liv Ullmann all'apice della sua carriera e quasi insopportabilmente brava. Certo, qualcuno userà un 'espressione che mi infastidisce assai, ovvero: "E' datato!"
Non essendo un capolavoro assoluto, mi sembra normale che mostri qualche ingenuità, qualche scoloritura... cosa sembrerà l'orrido "Troy" fra quarant'anni?




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Approfitto per segnalare un altro film. Sempre con Liv Ullmann, stesso periodo, (è del 1974), anch'esso fra storia e leggenda: "La Rinuncia" - una volta tanto felice traduzione dell'originale "The Abdication"- perché si presta ad una doppia interpretazione del tutto pertinente.


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Liv Ullmann interpreta la regina Cristina di Svezia. Ogni paragone con la Garbo è improponibile. La "Cristina" della Garbo era una splendida, magnetica fantasia fiabesca, una George Sand con il fascino contrastante e contrastato della corona, e il romanticismo dell'amore impossibile, commedia degli equivoci e tragico finale compresi.
Anche qui c'è un amore impossibile, ma vissuto attraverso la bizzarria degli umori della giovane Regina, orgogliosa della propria umiltà, ansiosa di rinunciare alla corona e di convertirsi al cattolicesimo, ma che vuole trattare e contrattare direttamente con il papa, e che si aggira notte dopo notte, seguita dal suo nano, di camera in camera, perché non riesce a dormire più di tanto in uno stesso letto e rincorre il sonno. Non più regina regnante, per sua decisione, ma incredula che gli altri le credano e che la trattino diversamente. Peter Finch giganteggia, ovvero le tiene testa, nel ruolo del cardinale, del politico e dell'innamorato di un fantasma troppo carnale.
Da vedere. Chi non gradisse... beh, si riguardasse "Troy" , e, quando il grande (et magnifico et amatissimo) Peter O'Toole, umiliato nel ruolo di un Priamo stile "Ercole contro Maciste", si appella al coraggio dei suoi sudditi gridando :"Sons of Troy!", ricordatevi che durante il doppiaggio hanno cambiato la battuta in
"Troiani!" perché "figli di Troia" era veramente troppo anche per quel film lì!!!
A proposito, Luca Ward, il doppiatore di R.Crowe ne "Il Gladiatore", si vanta ogni tre per due di aver cambiato in corso d'opera la battuta originale prima della battaglia, proprio all'inizio del film:
 "Al mio segnale sciogliete i cani" (o qualcosa del genere)  in:  "Al mio via scatenate l'inferno!" Che avrebbe detto, quindi, il povero generale? Scatenate l'Ade? Perché, all'epoca, l'Inferno non era ancora stato inventato. Non nella rassicurante accezione cristiana, almeno. Amen.

Mab



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