H.J. Draper
Nascono bellissime, e Lamia, che fosse raccontata come figlia di Poseidone o del re libico Belo, lo era, tanto da affascinare il "nuovo" Re degli Dèi, Zeus. Era buona e feconda e partorì molti figli e belli all'amante prestigioso. Hera, la sposa ufficiale, sterminatrice dei frammenti dell'Unica, accanita custode della sua forzata sterilità, li uccise tutti, o - si dice anche - le indusse una follia omicida che la costrinse a ucciderli con le sue proprie mani. Hera è la Dèa olimpica che mi è meno simpatica in assoluto. E' lo sgherro, il sicario del nuovo ordine. Là dove la regalità maschile non potrebbe che sbriciolarsi nella meschinità, interviene la pochezza della sua proverbiale gelosia femminile e riporta lo stato delle cose nella "giusta" direzione. Per assurdo, sia nel mondo greco che in quello romano, è associata alla maternità, alla fecondità, e, più comprensibilmente, all'amore coniugale, di cui è spietata guardiana.
H.J. Draper
Tornando a Lamia, Hera non si limita ad ucciderle i figli. La tortura negandole il Sonno. Non è difficilissimo leggere anche questa ulteriore crudeltà di Hera. Mutilata nella sua fecondità, privata del Sonno, ovvero dei Sogni, della Seconda Vista, Lamia viene soccorsa dal prode Zeus, che, come sempre, mitiga le efferatezze della consorte, nel ruolo della Fata più giovane che ammorbidisce la maledizione (profezia) della vecchia Fata al battesimo di Aurora.

