'era una volta un mercante così ricco che, se avesse voluto, avrebbe potuto lastricare d'oro l'intera via, e ne avrebbe avuto a sufficienza anche per un vicolo laterale, ma, naturalmente, non ci pensò neanche: conosceva troppo bene il valore del denaro. Era molto accorto, e se investiva uno scellino, doveva ricavarne almeno un tallero: era proprio un commerciante in tutto e per tutto, e, come tale, morì.
Il figlio ereditò le sue ricchezze e si diede al bel tempo: partecipava a balli in maschera ogni notte, costruiva aquiloni con le banconote, e, invece di far rimbalzare sassolini sull'acqua del lago, usava monete d'oro, poiché - si sa - i pezzi d'oro rimbalzano meglio.
Naturalmente, sperperò ben presto tutto il patrimonio: non gli restarono che un paio di pantofole, una vecchia veste da camera e quattro scellini.
I suoi amici lo abbandonarono, non sapevano che farsene di lui dal momento che non poteva più condividere i loro festini notturni. Uno solo della vecchia brigata, uno tenero di cuore, gli mandò un vecchio baule con un messaggio: "Fa' i bagagli!". Facile a dirsi, peccato che non avesse nulla da impacchettare. Così si mise lui stesso nel baule.
Era un baule straordinario. Quando si faceva scattare la serratura, si sollevava da terra e spiccava il volo. Infatti, non appena il figlio del mercante si sdraiò al suo interno e chiuse il chiavistello, il baule volò su per il camino, e poi, sempre più in alto, tra le nuvole. Il fondo scricchiolava, e lui tremava: se il baule fosse andato in pezzi, avrebbe fatto una fine orribile!
Invece, arrivò sano e salvo nella terra dei Turchi.
Nascose il baule nel bosco, sotto un mucchio di foglie secche, e se ne andò in città.
Passava inosservato poiché i Turchi andavano in giro in vestaglia e babbucce come lui.
Incontrò una balia con un bambinello.
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mercoledì 16 agosto 2017
domenica 19 febbraio 2017
La Sirenetta, H.C. Andersen, Traduzione Mia (Terza e Ultima Parte)
Gabriel Pacheco
E la Sirenetta abbandonò la sua aiuola e nuotò fino al gorgo mugghiante al di là del quale abitava la Strega. Non si era mai spinta in quei luoghi remoti, dove non crescevano fiori né erbe marine. Solo nuda sabbia grigia si estendeva fino al vertiginoso abisso dove un terribile vortice d'acqua turbinava come la ruota di un mulino, e trascinava nello sprofondo tutto ciò che riusciva a ghermire.
E i vapori velenosi di quel vortice dovette attraversare la Sirenetta per raggiungere il dominio della Strega del Mare, e, per un lungo tratto, fu costretta a nuotare sul pantano ribollente che la Strega chiamava la sua torbiera.
E al di là del pantano era la sua dimora, nel mezzo di una foresta ben strana, i cui alberi, rami e sterpeti erano, infatti, polipi, per metà animali e per metà piante.
Parevano serpenti dalle cento teste che spuntavano dal suolo: i rami erano lunghe braccia viscide, con dita mollicce come vermi, ed era tutto un torcersi ed uno strisciare, e ciò che riuscivano a brancicare lo avvinghiavano stretto e non lo lasciavano andare mai più.
Per un istante, alla Sirenetta mancò il cuore per lo spavento: fu tentata di tornare indietro, ma ripensò al Principe, ripensò all'agognata anima immortale, e riprese coraggio. Si avvolse i lunghi, fluttuanti capelli intorno alla testa perché i polipi non glieli afferrassero, si strinse le braccia sul petto, e continuò ad avanzare, guizzando come un pesce, tra le orribili lunghe braccia e le dita mollicce protese per afferrarla.
Vide uomini annegati e colati a picco sul fondo, e, adesso, bianchi scheletri nella morsa dei polipi, e remi e relitti di naufragi, e ossa di animali marini, e scheletri di navi affondate, e persino una piccola sirena che i polipi avevano ghermito e strangolato, e questo fu lo spettacolo più orribile da sopportare per la Principessina.
Giunse, infine, ad una grande palude nel cuore della spaventosa foresta, dove enormi bisce d'acqua strisciavano all'intorno, e svolgevano le loro spire mostrando il ventre giallastro. E nella palude sorgeva la dimora della Strega, edificata con bianche ossa di naufraghi, e là se ne stava la Strega, impegnata a dar da mangiare ad un rospo dalla propria bocca, così come noialtri, a volte, porgiamo un pezzetto di zucchero ad un canarino.
La Strega chiamava gli orridi serpenti i "suoi cari pulcini", e lasciava che le strisciassero in grembo e intorno alle spalle.
Lomaev A.
sabato 11 febbraio 2017
La Sirenetta, H.C. Andersen, Traduzione Mia (Seconda Parte)
Quando la Sirenetta emerse dalle onde, il sole era appena tramontato; pure, le nuvole avvampavano ancòra di rosa e oro, e, nel cielo trasparente, risplendeva, nella sua solitaria bellezza, la stella della sera. L'aria era pura e fresca, e il mare, calmo, senza un'increspatura. C'era un grande bastimento a tre alberi, ma con una sola vela
spiegata, poiché non spirava un alito di vento; e i marinai se ne stavano seduti sulle sartie e sui fasci di cordami. Risuonavano musica e canti, e, quando si addensarono le ombre della sera, vennero accese centinaia di luci colorate, e pareva che avessero issato le bandiere di tutte le nazioni del mondo.
Galya Zinko
venerdì 3 febbraio 2017
La Sirenetta, H.C. Andersen, Traduzione Mia (Prima Parte)
Illarionova N.
In mare aperto, l'acqua è blu come i petali dei fiordalisi più belli, e trasparente come il cristallo più puro, ma è molto profonda, così profonda che non è possibile gettare l'ancora; così profonda che bisognerebbe mettere i campanili di tante, tante chiese l'uno sopra l'altro per arrivare a scorgere la cima dell'ultimo.
Ed è laggiù che ha la sua dimora il Popolo del Mare.
Ma non crediate che sul fondo ci siano solo distese di candida sabbia! Vi crescono stranissimi alberi e piante i cui rami e steli e petali sono così flessuosi che ondeggiano al minimo movimento dell'acqua tanto da sembrare esseri viventi.
Pesci grandi e piccoli nuotano tra i loro rami, proprio come gli uccelli volano fra i rami degli alberi sulla terra.
E, nel profondo più profondo, si erge il Castello del Re del Mare. Le mura sono di corallo, e le alte finestre ad ogiva dell'ambra più trasparente, ma il tetto, formato da conchiglie che si aprono e si chiudono secondo il movimento dell'acqua, è uno spettacolo meraviglioso perché ogni conchiglia racchiude una luminosa perla, e una sola di quelle perle sarebbe il più superbo ornamento per la corona di qualsiasi regina.
Lomaev A.
lunedì 8 agosto 2016
I Cigni Selvatici, Edizione Integrale, Traduzione Mia - Ultima Parte
lisa trascorse tutta la notte al lavoro. Non intendeva concedersi alcun riposo prima di aver salvato i suoi cari fratelli. Il giorno seguente, la sua solitudine non le pesò, il tempo non era mai volato tanto in fretta: aveva già ultimato una camicia e si accingeva a metter mano alla seconda. All'improvviso, risuonò fra le montagne il richiamo dei corni da caccia, e lei ne fu atterrita. Il frastuono dei corni e dell'abbaiare dei cani si faceva sempre più vicino; terrorizzata, Elisa si rifugiò nella grotta, legò in una fascina le ortiche che aveva già raccolto e pestato, e vi si sedette sopra. E dalla boscaglia sbucò un grosso cane, seguito da un altro e da un altro ancòra. Abbaiavano forte, correvano da tutte le parti, sparivano e poi ritornavano.
In pochi minuti, tutti i cacciatori raggiunsero l'ingresso della grotta, e, tra loro, il più avvenente era il giovane Re del Paese. Si avvicinò ad Elisa e le rivolse la parola poiché non aveva mai visto una donna più bella.
"Come sei arrivata fin quassù, mia bella fanciulla?", le chiese.
Elisa si limitò a scuotere il capo: non osava parlare, poiché sapeva che dal suo silenzio dipendeva la vita dei suoi fratelli, ma nascose le belle mani piagate sotto il grembiule perché il Re non vedesse quanto soffriva.
Lomaev A.
venerdì 5 agosto 2016
I Cigni Selvatici, Edizione Integrale, Traduzione Mia - Terza Parte
lisa fu svegliata da un battito d'ali sopra di lei. I suoi fratelli si erano trasformati nuovamente in cigni selvatici e volarono formando cerchi sempre più ampi, finché scomparvero all'orizzonte, ma uno di loro, il più giovane, rimase con Elisa, posò il capo nel suo grembo, e lei gli accarezzò le bianche ali. E trascorsero insieme l'intera giornata.
Juan Ramón Alonso Díaz-Toledo
Verso sera, ritornarono gli altri cigni, e, non appena il sole s'inabissò nel mare, ripresero le fattezze umane.
"Domani partiremo e non torneremo prima che sia passato un intero anno - disse uno di loro - ma non possiamo lasciarti qui! Hai il coraggio di venire con noi? Se il mio braccio è forte abbastanza per trasportarti attraverso la foresta, le nostre ali non saranno abbastanza forti per portarti in volo sul grande mare?"
"Oh, sì, portatemi con voi!", pregò Elisa.
martedì 2 agosto 2016
I Cigni Selvatici per Immagini - Seconda Parte
"Per tutta la notte sognò i suoi fratelli..."
Jeffers S.
"E la vecchia donna condusse Elisa ad un pendio in fondo al quale si snodava un fiume; dalle sue rive, gli alberi protendevano sull'acqua i lunghi rami frondosi l'uno verso l'altro. Elisa disse addio alla vecchia e s'incamminò lungo la riva del fiume..."
Lomaev A.
I Cigni Selvatici, Edizione Integrale, Traduzione Mia - Seconda Parte
Konstantin Vasiliev
La natura era quieta e silente, e una brezza gentile le accarezzava la fronte; fra l'erba e nel muschio si accesero centinaia di lucciole, simili a fiammelle verdi; e, se Elisa sfiorava con la mano un ramoscello, pur muovendosi con grande delicatezza, quegli insetti luminosi le piovevano tutt'intorno come stelle cadenti.
Per tutta la notte, sognò i suoi fratelli; erano tornati bambini e giocavano insieme. Li vide mentre scrivevano con le matite dalla punta di diamante sulle lavagnette d'oro, e vide se stessa intenta a sfogliare il bel libro illustrato che era costato metà del Regno. Ma i suoi fratelli non tracciavano più lettere e numeri sulla lavagna, come facevano un tempo, bensì descrivevano le loro nobili gesta, e tutto ciò che avevano visto e vissuto. Inoltre, le immagini del libro illustrato avevano preso vita: gli uccelli cantavano e i personaggi uscirono dal libro e chiacchierarono con Elisa e con i suoi fratelli, ma, non appena Elisa voltava pagina, guizzavano indietro, al loro posto, affinché tutto fosse in ordine.
lunedì 1 agosto 2016
domenica 31 luglio 2016
I Cigni Selvatici, Edizione Integrale, Traduzione Mia - Prima Parte
ontano lontano, laggiù dove volano le rondini ai primi rigori dell'inverno, abitava un Re, padre di undici figli maschi e di un'unica figlia, Elisa. Gli undici fratelli, che erano principi, si recavano a scuola con una stella sul petto e la spada al fianco, scrivevano con matite dalla punta di diamante su lavagnette d'oro, e imparavano le loro lezioni così rapidamente, e leggevano con tale scioltezza che chiunque avrebbe indovinato che erano principi. La sorella, Elisa, se ne stava seduta su di uno sgabello di cristallo sfogliando un libro ricco di belle immagini che valeva metà del Regno.
Ah, come erano felici quei bambini! Ma la loro felicità non era destinata a durare per sempre!
Il Re loro padre si risposò con una malvagia Regina, che non era affatto ben disposta nei confronti dei figliastri, e ai poveri bambini toccò scoprirlo subito, fin dal primo giorno. Al Castello si teneva un gran ricevimento, e i bambini giocavano alle "visite". Di solito, veniva apparecchiato loro un tavolino ricolmo di dolciumi e mele al forno, ma la Regina ordinò che avessero solo tazze da té piene di sabbia, e che giocassero pure a "far finta".
La settimana successiva, esiliò la piccola Elisa in campagna, presso una famiglia di contadini, e non ci mise molto a far credere al Re orribili cose sul conto dei Principini, tanto che Sua Maestà si disinteressò completamente di loro.
Ah, come erano felici quei bambini! Ma la loro felicità non era destinata a durare per sempre!
Lomaev A.
Il Re loro padre si risposò con una malvagia Regina, che non era affatto ben disposta nei confronti dei figliastri, e ai poveri bambini toccò scoprirlo subito, fin dal primo giorno. Al Castello si teneva un gran ricevimento, e i bambini giocavano alle "visite". Di solito, veniva apparecchiato loro un tavolino ricolmo di dolciumi e mele al forno, ma la Regina ordinò che avessero solo tazze da té piene di sabbia, e che giocassero pure a "far finta".
La settimana successiva, esiliò la piccola Elisa in campagna, presso una famiglia di contadini, e non ci mise molto a far credere al Re orribili cose sul conto dei Principini, tanto che Sua Maestà si disinteressò completamente di loro.
Gilbert A. Y.
venerdì 29 luglio 2016
Da "Il Brutto Anatroccolo", di H.C. Andersen. Traduzione Mia
Spirin G.
Ma il povero anatroccolo, che era uscito per ultimo dal suo uovo e che era tanto brutto, venne beccato, spinto e preso in giro non soltanto dalle anatre ma anche dalle galline:
"È troppo grosso!" dicevano tutti, e il tacchino, che era venuto al mondo con gli speroni e quindi si credeva un Imperatore, si gonfiò come un vascello a vele spiegate e si precipitò contro di lui gloglottando, con la testa avvampata d'indignazione.
Il povero anatroccolo non sapeva se rimanere o andar via: era molto infelice perché era tanto brutto e tutto il pollaio lo prendeva in giro.
E si andò avanti, giorno dopo giorno, e le cose non fecero che peggiorare. Il povero anatroccolo veniva scacciato da tutti; persino i suoi fratelli erano cattivi con lui, e gli ripetevano: "Ah, se solo il gatto ti prendesse, mostro!", e la madre: "Quanto vorrei che tu fossi molto molto lontano da qui!". Era troppo: volò oltre la siepe. Gli uccellini che si trovavano tra i cespugli frullarono ad ali spiegate.
"È perché sono brutto da far spavento", pensò l'anatroccolo e chiuse gli occhi, ma continuò a correre.[...]
giovedì 21 luglio 2016
Il Sambuco, la Driade, e la Madre o Nonnina-Sambuco
La Hyldemoer di H. C. Andersen, spesso sbrigativamente tradotta in Italiano: la Nonnina del Sambuco, è dichiaratamente (nelle versioni integrali) una Driade, una ninfa o divinità minore degli alberi. La novella - perché tale è, non una fiaba - gronda degli usuali buoni sentimenti andersiani. Cupezza, delitto e castigo, mortificazione dei proprii desiderii, sofferenze come espiazione e strada per la Salvezza, fidanzati sfortunati (ma saranno felici in un mondo "migliore"), madri orbate dei bambini innocenti (ma è la volontà di Dio, magari le moriva sulla forca) pur respingendomi alla velocità della luce, si riscattano con rari spunti ironici, dialoghi surreali, e una sorta di malcelata soddisfazione con cui affonda nel ridicolo i "vincenti" tradizionali. Nessuna nemesi sociale, per carità, una sua debolezza. Tornando alla sua Hyldemoer, non si nega e non ci nega quegli assaggi, scorci, brandelli di cultura popolare che fanno irresistibilmente parte del suo immaginario. Naturalmente: maneggiare con cura. Ovvero, è tutto da decifrare e da depurare. In fondo, (per Andersen) trattasi di un mondo pagano e pericoloso, ma troppo radicato per essere rinnegato sbrigativamente.
lunedì 4 gennaio 2016
La Regina delle Nevi- Versione Integrale - (Ultima Parte), Traduzione Mia - Rieditata
Si fermarono vicino ad una miserabile casupola: il tetto scendeva fino a terra e la porta era così bassa che i suoi abitanti, per entrare, dovevano strisciare sul ventre.
La Renna raccontò per intero la storia di Gerda, ma prima narrò la sua perché la riteneva di gran lunga più interessante, e Gerda era talmente congelata che non riusciva a parlare.
Birmingham C.
"Ahimé, poverine! - disse la donna Lappone - Se è così, vi attende ancòra un lungo viaggio! Dovete percorrere più di cento miglia per raggiungere la Finlandia, perché è là che la Regina delle Nevi trascorre la villeggiatura, e, ogni notte, accende grandi fuochi azzurri. Scriverò un messaggio su un baccalà secco, dal momento che non possiedo carta, e voi dovrete portarlo alla donna Finlandese che troverete lassù. Lei saprà consigliarvi meglio di me".
Così, quando Gerda si fu scaldata ed ebbe mangiato e bevuto, la donna Lappone scrisse due righe su un baccalà secco, raccomandò a Gerda di non perderlo, legò di nuovo la ragazzina alla Renna e questa ripartì.
Ibautulline B.
" Fut! Fut! Fut!" si sentiva nell'aria, e lassù risplendeva una meravigliosa luce azzurra, e, alla fine, giunsero in Finlandia e bussarono al camino della donna Finlandese, poiché non c'era neppure una porta.
Che caldo là dentro! La donna Finlandese andava in giro quasi nuda; era mingherlina e piuttosto sporca. Si affrettò a togliere i vestiti alla piccola Gerda, e anche i guanti e gli stivali, perché avrebbe sofferto troppo il caldo, poi mise sulla testa della Renna un pezzo di ghiaccio e, finalmente, lesse quello che c'era scritto sul baccalà secco; lo lesse tre volte di sèguito finché non l'ebbe imparato a memoria, poi gettò il pesce nella pentola del cibo, perché era ancòra buono da mangiare e lei non sprecava mai nulla.
Quindi, la Renna raccontò prima la sua storia e poi quella della piccola Gerda, e la donna Finlandese strizzò i suoi occhi acuti, ma non disse una parola.
"Tu sei così intelligente - disse la Renna - So che sei in grado di legare tutti i venti del mondo con un filo per cucire; quando il navigatore scioglie un nodo, riceve un buon vento, se ne scioglie un altro, allora il vento diventa più forte; se poi scioglie anche il terzo e il quarto, allora, il vento si trasforma in tempesta e sradica gli alberi dei boschi. Non vuoi dare a questa bambina una pozione che le doni la forza di dodici uomini affinché possa sconfiggere la Regina delle Nevi?"
"La forza di dodici uomini? - disse la donna Finlandese - Sì, basterebbe!"
Poi, da una mensola, prese una grande pelle e la srotolò: c'erano scritte strane lettere che la donna Finlandese lesse, mentre gocce di sudore le colavano dalla fronte.
E la Renna implorò nuovamente il suo aiuto per la piccola Gerda, e la stessa Gerda volse verso la donna Finlandese gli occhi imploranti, colmi di lacrime, e questa ricominciò di nuovo a strizzare i suoi, poi si appartò con la Renna in un angolo e, mentre le metteva dell'altro ghiaccio sulla testa, le sussurrò:
"Effettivamente, il piccolo Kay si trova presso la Regina delle Nevi, e trova tutto di suo gradimento, e crede che quello sia il luogo più bello del mondo, ma solo perché una scheggia di vetro è penetrata nel suo cuore e un granellino di vetro gli è entrato in un occhio. Devono essere estratti, altrimenti non diventerà mai un uomo, e la Regina delle Nevi manterrà il il suo potere su di lui."
"Ma tu non puoi dare qualcosa alla piccola Gerda in modo che possa avere potere su tutto ciò?"
"Io non posso donarle una forza più grande di quella che già possiede! Non vedi quanto essa sia già grande? Non vedi come gli uomini e gli animali la servono, e quanto ha camminato nel vasto mondo a piedi scalzi? Non ha bisogno di ricevere il potere da noi: il potere è nel suo cuore perché è una fanciulla dolce e innocente. Se lei, lei in persona non riesce ad arrivare dalla Regina delle Nevi e a togliere i frammenti di vetro dal piccolo Kay, non possiamo aiutarla noi! A due miglia da qui comincia il giardino della Regina delle Nevi: tu devi portare fin lì la bambina, e devi lasciarla vicino a un grande cespuglio di bacche rosse che si trova tra la neve... Non perdere tempo in chiacchiere e affrettati a tornare indietro!" , e, così dicendo, mise la piccola Gerda sulla Renna, che cominciò a galoppare più in fretta che potè.
"Oh, non ho preso gli stivali! E nemmeno i guanti!", gridò la piccola Gerda.
Se ne accorgeva solo adesso per via del freddo pungente, ma la Renna non osò fermarsi e corse, corse finché non giunse al grande cespuglio di bacche rosse; lì fece scendere Gerda, la baciò sulle labbra, mentre grosse lacrime lucenti le rigavano il muso, poi corse via di gran carriera. E fu così che la povera Gerda si ritrovò, senza scarpe e senza guanti, nel cuore della terribile e fredda Finlandia.
Dulac E.
Corse più in fretta che potè, ma sopraggiunse un intero reggimento di fiocchi di neve. Non cadevano dal cielo, che era limpido e luminoso per via dell'aurora boreale: i fiocchi di neve correvano proprio a livello del terreno, e, più si avvicinavano, più diventavano grandi. Gerda ricordava bene quanto grandi e meravigliosi le erano sembrati quella volta che li aveva visti attraverso la lente d'ingrandimento, ma questi erano grandi e terribili in un modo tutt'affatto diverso: erano vivi, erano l'avanguardia della Regina delle Nevi e avevano le forme più strane - alcuni sembravano orribili e grossi porcospini, altri apparivano come serpenti annodati e con la testa ritta, altri ancora come grassi orsacchiotti dal pelo lucente - ma, tutti, erano di un bianco splendente, erano, tutti, fiocchi di neve vivi.
Allora, la piccola Gerda recitò il Padre Nostro. Il freddo era così intenso che riusciva a vedere il suo respiro: una nuvoletta di vapore che le usciva dalla bocca e che si fece sempre più densa trasformandosi in piccoli angeli trasparenti che diventavano grandi toccando terra. Tutti indossavano l'elmo ed avevano una spada in mano e lo scudo al fianco; man mano aumentavano di numero, e, quando Gerda ebbe finito il Padre Nostro, erano una intera legione. Colpirono con le spade gli orribili fiocchi di neve fino a infrangerli in mille pezzi, e la piccola Gerda potè avanzare intrepida, con passo sicuro. Gli angeli le davano piccoli colpetti sui piedi e sulle mani in modo che lei soffrisse meno il freddo, e così Gerda arrivò al castello della Regina delle Nevi. Ma, adesso, dobbiamo vedere come stava Kay. Kay non pensava affatto alla piccola Gerda, e men che meno aveva idea che lei fosse alle porte del castello.
Birmingham C.
Settima Storia. Che Cosa Era Successo nel Castello della Regina delle Nevi e che Cosa Accadde in Seguito.
Le pareti del Castello erano forgiate nella neve caduta, le finestre e le porte erano cesellate dai venti taglienti; c'erano più di cento saloni creati dai turbini di neve; il più vasto si estendeva per miglia, e tutti erano illuminati da magnifiche aurore boreali ed erano ampi, vuoti, di un freddo glaciale, e scintillanti. Niente allegria lì, neanche il più piccolo ballo di orsi sulla musica soffiata dal vento, e gli orsi bianchi si sarebbero rizzati sulle zampe posteriori ed avrebbero assunto un'aria distinta. Nessuna danza per gli orsi polari, mai un invito per il tè alle signore, le bianche volpi: tutte le sale della Regina delle Nevi erano vuote, enormi e gelide. Le aurore boreali brillavano con tanta regolarità che si poteva addirittura calcolare quando la loro luce avrebbe raggiunto l'apice della potenza e quando sarebbe stata più debole. Proprio nel centro di una sala di neve vuota e enorme, si trovava un lago ghiacciato: era infranto in mille pezzi, ma ogni pezzo era identico all'altro, quasi fosse opera di fini cesellatori. E, proprio nel centro del lago, stava seduta la Regina delle Nevi quando era a casa, e diceva che sedeva sullo Specchio della Conoscenza, e che quello era l'unico e il miglior posto del mondo.
Birmingham C.
Il piccolo Kay era violaceo per il freddo, anzi era quasi nero, ma non se ne accorgeva, perché lei, con un bacio, gli aveva tolto il brivido del freddo, e il cuore di Kay era come un blocco di ghiaccio. Trafficava con alcuni pezzetti di ghiaccio lisci e appuntiti che disponeva in tutti i modi possibili perché ne voleva ricavare qualcosa, un po' come quando noi abbiamo dei pezzettini di legno e li mettiamo insieme per formare delle figure: quello che si chiama il rompicapo cinese o puzzle. Anche Kay formava varie figure, ed erano perfette.
Lo chiamava il gioco di ghiaccio dell'intelligenza: ai suoi occhi quelle figure erano meravigliose e molto importanti, e ciò a causa del granellino di vetro che aveva nell'occhio. Poi, componeva figure che erano parole scritte, ma non riusciva mai a comporre la parola che lui voleva: eternità. La Regina delle Nevi gli aveva detto:
"Se riuscirai a comporre quella parola, diventerai signore assoluto di te stesso, e io ti regalerò il mondo intero e un paio di pattini nuovi". Ma lui non ci riusciva mai.
Zinko G.
"Ora devo andare nei Paesi caldi - disse la Regina delle Nevi - Devo andare a guardare nelle mie pentole nere". Erano le montagne che buttano fuoco, l'Etna e il Vesuvio - questi sono i loro nomi.
"Devo imbiancarle un po'! È ora, ormai. E la neve sta molto bene sui limoni e sulle viti!" Così la Regina delle Nevi andò via in volo.
Kay rimase tutto solo in quelle grandissime e gelide sale vuote a guardare i suoi pezzetti di ghiaccio, continuando a pensare finché la testa quasi non gli scoppiava, restando rigido e immobile, tanto da sembrare morto assiderato.
Fu in quel momento che la piccola Gerda entrò nel castello attraverso il grande portone forgiato dal vento tagliente, ma lei recitò la preghiera della sera e il vento si quietò, come volesse dormire, così lei entrò in quelle sale gelide, vuote ed enormi. Allora vide Kay, lo riconobbe, e gli saltò al collo, lo abbracciò stretto e gridò:
" Kay! Dolce piccolo Kay! Finalmente ti ho trovato!"
Erko V.
Ma lui rimase immobile, rigido e gelido. Allora, la piccola Gerda pianse calde lacrime che caddero sul petto di Kay, gli entrarono nel cuore, sciolsero il blocco di ghiaccio e corrosero il frammento di specchio; Kay la guardò e lei cantò l'inno:
"Le rose sbocciano nelle valli,
laggiù dove parleremo con Gesù Bambino!"
E Kay scoppiò in lacrime e pianse tanto che il granellino di specchio gli uscì dall'occhio, riconobbe la giovinetta ed esultò:
"Gerda, dolce piccola Gerda! Dove sei stata tutto questo tempo? E io, dove sono stato io?" e si guardò intorno.
"Che freddo fa qui! Com'è tutto vuoto ed enorme!"
E abbracciò forte Gerda, e lei rise e pianse di gioia, e una grande felicità si diffuse intorno a loro, tanto che persino i pezzi di ghiaccio si misero a danzare di gioia, e, quando furono stanchi, si fermarono, componendo proprio quella parola che la Regina delle Nevi aveva detto a Kay di formare per poter diventare signore di se stesso e per ottenere da lei tutto il mondo e un paio di pattini nuovi.
Gerda gli baciò le guance, e queste ripresero colore, poi gli baciò gli occhi, che brillarono come quelli di lei, poi gli baciò i piedi e le mani, e lui ritornò vispo e sano. La Regina delle Nevi poteva pure tornare a casa: la lettera di addio stava scritta là con i pezzetti di ghiaccio scintillanti.
Birmingham C.
Allora si presero per mano e uscirono dal grande Castello. Parlarono della nonna e delle rose sul tetto, e, dove passavano, i venti si placavano e il sole risplendeva. Quando raggiunsero il cespuglio di bacche rosse, trovarono la Renna che li aspettava. C'era una giovane renna con lei, con le mammelle gonfie: diede ai fanciulli il suo latte e li baciò sulle labbra.
Poi, le due renne portarono Kay e Gerda prima dalla donna Finlandese, dove si scaldarono nella torrida stanza e si informarono sul viaggio di ritorno; quindi, dalla donna Lappone, che aveva cucito per loro degli abiti nuovi e aveva preparato una slitta.
E le due renne si misero a saltare al loro fianco e li accompagnarono fino ai confini del Paese, dove cominciava a spuntare la prima erbetta, e là i ragazzi salutarono le renne e la donna Lappone.
"Addio!" dissero tutti.
I primi uccellini cominciarono a cinguettare, il bosco sbocciava di verdi gemme, e, dal folto, sbucò, in groppa ad un magnifico cavallo che Gerda riconobbe (era stato attaccato alla carrozza d'oro), una fanciulla con un bel cappello rosso fiammante in testa e armata di un paio di pistole: era la figlia dei briganti, che, stanca di stare a casa, voleva andare prima verso Nord e poi, se non si fosse divertita, da qualche altra parte. Subito riconobbe Gerda e Gerda riconobbe lei; fu veramente una gran gioia!
"Sei proprio un bel tipo a andare in giro per il vasto mondo! - disse al piccolo Kay - Mi piacerebbe sapere se meriti che la gente vada sino alla fine del mondo per te!"
Ma Gerda le accarezzò la guancia e le chiese del Principe e della Principessa.
"Sono all'estero", rispose la figlia dei briganti.
"E la Cornacchia?" chiese la piccola Gerda.
"Ah, la Cornacchia è morta! - rispose lei - La Cornacchia domestica è diventata vedova e se ne va in giro con un pezzetto di lana nero intorno a una zampa; si lamenta in modo pietoso, ma sono tutte storie! Adesso raccontami tu, piuttosto, come ti è andata e come hai fatto a trovarlo".
Gerda e Kay raccontarono ogni cosa.
"Beh, accidenti!", esclamò la figlia dei briganti, strinse loro la mano e promise che, se un giorno fosse passata per il loro Paese, sarebbe andata a trovarli, poi cavalcò via nel vasto mondo, mentre Kay e Gerda si avviarono, mano nella mano: sotto i loro passi, sbocciava la bella primavera con i fiori e il verde; le campane della chiesa suonarono, e loro riconobbero le alte torri e la grande città. Era quella in cui abitavano. Entrarono e camminarono fino alla porta della nonna, su per le scale, nella stanza dove tutto si trovava nel solito posto, e l'orologio diceva: "Tic! Tac!" e le lancette giravano, ma, quando oltrepassarono la soglia, si accorsero che erano diventati adulti.
Le rose che si trovavano sulla grondaia e che erano fiorite entravano dalle finestre aperte, e c'erano ancora le loro due seggioline da bambini, e Kay e Gerda sedettero tenendosi per mano; avevano dimenticato, come fosse stato solo un brutto sogno, il gelido vuoto splendore della Regina delle Nevi. La nonna era nella chiara luce di Dio e leggeva a voce alta dal Vangelo: "Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli".
Kay e Gerda si guardarono negli occhi, e, improvvisamente, capirono il vecchio inno:
" Le rose sbocciano nelle valli,
laggiù, dove parleremo con Gesù Bambino!"
laggiù, dove parleremo con Gesù Bambino!"
Stavano lì seduti, entrambi adulti eppure bambini, bambini nel cuore, ed era estate, la dolce estate benedetta.
Pavel Tatarnikov
FINE
Traduzione:
Mab's Copyright
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Ibautulline B.,
Pavel Tatarnikov,
Post a Puntate,
Regina delle Nevi (La),
Traduzione Mia
domenica 3 gennaio 2016
La Regina delle Nevi ( Parte Quarta), Traduzione Mia - Rieditata
Quinta Storia. La Figlioletta dei Briganti.
Bagram Ibatoulline
Viaggiavano attraverso il bosco oscuro, ma la carrozza riluceva come una fiamma e abbagliava gli occhi dei briganti appostati, che non riuscivano a reggerne lo splendore.
"Oro! E' oro!" gridarono, e corsero giù, incontro alla carrozza: presero i cavalli, uccisero il postiglione, i valletti e i servitori, e trascinarono la piccola Gerda fuori dalla vettura.
Dulac E.
"È pienotta, graziosa: è stata messa all'ingrasso con gherigli di noci!- disse la vecchia moglie del brigante, che aveva una lunghissima barba ricciuta e sopracciglia che le spiovevano fin sugli occhi - Dev'essere gustosa come un agnellino grasso! Uhuh, deve essere proprio saporita!", e, intanto, cacciò fuori il coltello, che scintillò orribilmente.
"Ahi!" gridò, perché, in quello stesso momento, era stata morsa all'orecchio dalla figlioletta che si era appesa alla sua schiena: era una ragazzina terribilmente selvaggia ed insolente.
"Tu! Monellaccia!" esclamò la madre, ma non riuscì ad uccidere Gerda.
"Giocherà con me! - disse la figlia della Brigantessa - Mi darà il suo manicotto, i suoi bei vestiti, e dormirà nel mio letto!" e le diede un altro morso, e la moglie del brigante saltò per aria torcendosi per il dolore, e tutti i briganti si misero a ridere dicendo:
"Guarda come balla con la piccola!".
"Voglio andare in carrozza!" esclamò la figlia del brigante, e riuscì a ottenere quello che voleva perché era testarda e viziata oltre ogni dire.
Lei e Gerda montarono in carrozza e corsero, scavalcando sterpi e rovi, fino ad arrivare proprio nel folto del bosco. La figlia dei briganti era alta come Gerda, ma molto più forte, più robusta e con la carnagione scura. Aveva gli occhi nerissimi ed uno sguardo vagamente triste.
Afferrò la piccola Gerda alla vita e le disse:
"Non ti uccideranno finché io non mi arrabbierò con te! Senza dubbio sei una principessa !?".
"No", rispose la piccola Gerda, e le raccontò tutto quello che le era capitato, e quanto volesse bene al piccolo Kay.
La figlia dei briganti la guardò molto seriamente, scosse lievemente il capo e disse:
"Non ti ammazzeranno anche se io mi arrabbierò con te: sarò io stessa a farlo!".
Intanto, asciugò gli occhi di Gerda, e infilò le mani nel bel manicotto così soffice e caldo.
La carrozza si fermò in mezzo al cortile di un castello di briganti: era decrepito e completamente in rovina; corvi e cornacchie uscivano volando da tutti i pertugi, e dei grossi mastini, ognuno dei quali sembrava in grado di divorare un uomo, saltavano ma non abbaiavano perché era loro proibito.
Nella grande, vecchia sala annerita dal fumo, nel centro del pavimento di pietra, s'innalzava un gran fuoco; il fumo saliva verso il soffitto in cerca di una via d'uscita; in un grande pentolone cuoceva la zuppa, e sullo spiedo rosolavano conigli e lepri.
"Questa notte dormirai con me e con tutti i miei animaletti!" disse la figlia dei briganti.
Mangiarono e bevvero, e poi andarono in un angolo dove si trovavano paglia e coperte.
Un po' più in alto, su pertiche e assicelle, erano appollaiati quasi cento colombi: sembrava che dormissero, ma si mossero un po' quando le bambine arrivarono.
"Sono tutti miei", disse la figlia dei briganti, e afferrò in fretta uno dei più vicini, prendendolo poi per le zampe e scuotendolo, in modo che muovesse le ali.
"Bacialo!" gridò, sbattendoglielo sul viso.
"Là ci sono i miei colombi selvatici! - continuò, indicando le sbarre che chiudevano un buco, in alto, nel muro - Sono colombi selvatici quei due! Se ne volerebbero subito via se non fossero chiusi a chiave. E qui c'è la mia carissima renna", e tirò per le corna una renna che aveva un anello di rame luccicante intorno al collo ed era impastoiata.
"Anche questa deve stare in gabbia, altrimenti scappa via. Ogni sera le faccio il solletico sotto la gola con il mio coltello affilato e lei ha così paura!..." e, preso un lungo coltello da una fessura del muro, lo fece scorrere sul collo della renna; il povero animale si mise a tirar calci, e la figlia dei briganti rise forte e trascinò Gerda con sé nel letto.
Rackham A.
"Tieni il coltello con te anche quando dormi?" le domandò Gerda guardandolo un po' intimorita.
"Dormo sempre con il mio coltello! - rispose la figlia dei briganti - Non si sa mai quello che può succedere. Ma raccontami di nuovo quello che mi hai detto prima sul piccolo Kay e su come sei andata in giro per il vasto mondo."
Gerda raccontò tutto dal principio, e i colombi selvatici tubavano nella gabbia, mentre gli altri dormivano. La figlia dei briganti le passò un braccio intorno al collo, tenendo il coltello nell'altra mano, e si addormentò, ronfando rumorosamente. Gerda, invece, non riuscì a chiudere occhio: non sapeva se sarebbe sopravvissuta o se sarebbe morta. I briganti erano seduti intorno al fuoco, cantavano e bevevano, e la moglie del brigante faceva le capriole. Oh, era proprio uno spettacolo orribile a vedersi per la piccola Gerda!
Allora i colombi selvatici dissero:
"Curr! Curr! Noi abbiamo visto il piccolo Kay! Una gallina bianca portava il suo slittino, lui era seduto nella slitta della Regina delle Nevi, che volava rasentando gli alberi del bosco, mentre noi eravamo ancòra nel nido: lei soffiò sui piccoli, che morirono tutti, tranne noi due. Curr! Curr! ".
"Che raccontate, lassù? - gridò Gerda - dov'era diretta la Regina delle Nevi? Sapete qualcosa?"
" È sicuramente andata in Lapponia, perché là ci sono sempre neve e ghiaccio. Prova a chiedere alla renna che è legata qui."
"Ci sono ghiaccio e neve, là si sta a meraviglia! - rispose la Renna - Laggiù si salta liberamente nelle grandi vallate scintillanti! Là si trova la tenda estiva della Regina delle Nevi, ma il suo castello è vicino al Polo Nord, su di un'isola che si chiama Spitzberg!"
"Oh Kay, mio piccolo Kay!" sospirò Gerda.
"Vuoi stare un po' ferma? - disse la figlia dei briganti, mezza sveglia - altrimenti ti caccio il coltello nello stomaco!".
Al mattino, Gerda raccontò tutto quello che i colombi selvatici le avevano riferito, e la figlia dei briganti diventò seria, ma chinò la testa dicendo:
"Per me è lo stesso, per me è lo stesso! Tu sai dove si trova la Lapponia?" chiese alla Renna.
"Chi può saperlo meglio di me? - rispose l'animale, e i suoi occhi brillavano di gioia - là sono nata e cresciuta, là ho saltato sui campi innevati!"
"Ascolta - disse la figlia dei briganti a Gerda - tutti i nostri uomini sono andati via, la mamma è ancora qui, e qui resterà, ma, quando si fa giorno, si mette a bere da quel bottiglione e poi schiaccia un pisolino; a quel punto, farò qualcosa per te!"
Intanto, saltò giù dal letto, si precipitò al collo della madre, le tirò la barba e disse:
"Caprona mia cara, buon giorno!". E la madre le pizzicò il naso finché non divenne rosso e blu, ma erano manifestazioni di affetto.
Postma L.
Quando la madre, bevuta la sua bottiglia, si mise a sonnecchiare, la figlia dei briganti andò dalla Renna e le disse:
"Mi piacerebbe tanto continuare a farti il solletico tante e tante volte ancòra con il mio coltello affilato, perché sei così divertente quando hai paura!... Ma, tanto peggio! Scioglierò la corda e ti aiuterò a fuggire perché tu possa tornare in Lapponia, ma dovrai correre più forte che potrai e portare questa fanciulla al castello della Regina delle Nevi, dove si trova il suo compagno di giochi. Hai certamente sentito quello che ha raccontato, perché ha parlato a voce alta, e tu stai sempre ad ascoltare!".
La Renna saltò di gioia. La figlia dei briganti aiutò la piccola Gerda a salirle in groppa, la legò ben stretta e le diede persino un piccolo cuscino su cui sedere.
"Eccoti i tuoi stivaletti foderati di pelo - esclamò - perché là farà molto freddo, ma il manicotto lo tengo per me: è troppo grazioso! Comunque non devi congelarti, ecco i guantoni di mia madre, ti arriveranno certo fino al gomito, infilali. Adesso hai le mani proprio come quelle della mia brutta, vecchia mamma!"
Gerda pianse di gioia.
"Non mi piace che tu pianga! - disse la figlia dei briganti - Dovresti essere contenta! Eccoti due pani e un prosciutto, così non avrai fame."
Li sistemò sul dorso della Renna, aprì la porta, rinchiuse i cani e tagliò la corda col coltello, dicendo alla Renna:
"Corri, va'! Ma stai bene attenta alla bambina".
Gerda tese le mani con i guantoni verso la figlia dei briganti e le disse addio, e la Renna partì, scavalcando cespugli e sterpi, attraverso il grande bosco, oltrepassando steppe e paludi, più in fretta che potè. I lupi ululavano e le cornacchie gracchiavano.
"Fut fut!" si sentì come un crepitìo nel cielo, che si illuminò tutto di rosso.
"Ecco la mia cara vecchia aurora boreale! - disse la Renna - guarda come risplende!" e galoppò ancora più in fretta, giorno e notte; i pani finirono, e anche il prosciutto, ma, intanto, erano arrivate in Lapponia.
Birmingham C.
Fine Quarta Parte
Traduzione:
Mab's Copyright
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lunedì 28 dicembre 2015
La Regina delle Nevi - Parte Terza - Altre Illustrazioni
V. Erko
Diodorov B.
Pavel Tatarnikov
Nika Goltz
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H.J. Ford
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Le Cain E.
Anderson A.
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