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domenica 11 giugno 2017

Thomas the Rhymer e la Regina delle Fate, (Scozia)




rcildourne è un paese che giace all'ombra della montagna di Eildon.
Nei tempi antichi viveva in questo luogo un uomo di nome Thomas Learmont, che si distingueva dai suoi vicini per il fatto di suonare il liuto, come fanno gli artisti ambulanti.
In un giorno estivo, Thomas uscì dalla sua capanna con il liuto sotto il braccio per recarsi da un piccolo contadino, che viveva sul pendio della montagna.
Il luogo non era molto lontano ed egli cominciò a camminare con passo spedito attraversando la landa. Il cielo era senza una nuvola, di un bel blu terso, quando raggiunse la località di Huntlie Bank, ai piedi della montagna. Stanco e spossato per il caldo decise di riposarsi un po' all'ombra di un grosso albero. Davanti a lui si estendeva un piccolo bosco dal quale si snodavano verdi sentieri; Thomas guardò gli alberi del bosco e suonò un paio di accordi nel suo liuto. Udì allora in lontananza un rumore, come il gorgoglio di un ruscello, e all'improvviso vide avvicinarsi a cavallo la più bella donna del mondo, vestita di seta verde, con un mantello di velluto del colore dell'erba e i biondi capelli sciolti sulle spalle. Il suo cavallo, bianco come il latte, si muoveva leggiadro tra gli alberi e Thomas vide che a ogni pelo della criniera era legata una campanellina d'argento.
Il giovane si levò il cappello e cadde in ginocchio davanti alla bella cavallerizza, che fermò la sua cavalla e gli ordinò di rialzarsi.
"Sono la Regina del Regno delle Fate e vengo a trovarti, Thomas di Ercildourne", disse sorridendo e gli porse la mano, affinché lui l'aiutasse a smontare da cavallo.
Costui lasciò cadere le briglie in un cespuglio e la condusse, incantato dalla sua bellezza eterea, sotto l'ombra di un grosso albero.
"Suona il tuo liuto Thomas - disse la Regina - bella musica e verde ombra sono due cose che si accompagnano bene".
Thomas suonò e gli parve di non aver mai prodotto con il suo liuto melodie così dolci.



Kinuko Y Craft


lunedì 27 gennaio 2014

La Ballata di Tam Lin di J.Child

Katharine Briggs:
Della ballata "Young Tam Lin" esistono molte versioni nei paesi della zona di confine tra l'Inghilterra e la Scozia e nell'Aberdeenshire. E' forse la più importante di tutte le ballate soprannaturali proprio per le molte credenze fatate che vi si trovano. La versione più completa è quella di Child in "The English and Scottish Popular Ballads". All'inizio, il Re avverte le fanciulle della sua corte di non andare nella foresta di Carrhaugh poichè è abitata da Young Tam Lin, il quale esige un pegno da ogni fanciulla che visita quel luogo, e tale pegno è spesso la verginità. Non tenendo conto del suo avvertimento, la giovane figlia Janet va al pozzo di Carrhaugh e perde la verginità per colpa di Young Tam Lin.




Janet ha rimboccato la veste verde
Un po' sopra il ginocchio,
Ha raccolto i capelli biondi
Un po' sopra la fronte,
E corre al palazzo del padre
Più veloce che può. 
Ventiquattro dame belle
Giocano a palla,
Ecco che arriva la bionda Janet
Che fu il fiore tra loro. 
Ventiquattro dame belle
Giocano a scacchi
Ecco che viene la bionda Janet
Verde come lo smeraldo.
Parlò un vecchio cavaliere grigio,
Appoggiato al muro del castello,
"Ahimè, bionda Janet, per causa tua
Saremo biasimati tutti".
"Sta' zitto, cavaliere grinzoso,
Che tu muoia di morte tremenda!
Accetta come padre chi voglio,
Nessuno di voi lo è di mio figlio". 
Parlò allora il vecchio padre amato,
E parlò con grande mitezza,
"Ahimè, per sempre, dolce Janet,
Te ne andrai con tuo figlio". 
"Se devo andarmene con lui, padre,
Io sola sarò biasimata,
Non c'è signore nel tuo palazzo
Che possa dar nome a questo figlio. 
Se il mio amato fosse terreno,
E non un elfo cavaliere,
Non cambierei il mio amore
Per nessuno dei tuoi nobili. 
Il destriero che cavalca il mio amore
E' più leggero del vento,
Davanti è ferrato d'argento
Dietro con oro ardente". 


Remnev A.

Janet ha rimboccato la veste verde
Un po' sopra il ginocchio.
Ha raccolto i capelli biondi
Un po' sopra la fronte,
E corre a Carterhaugh
Più veloce che può. 
Quando giunse a Carterhaugh
Tam Lin era al pozzo;
Vide lì il suo destriero,
Ma il suo amato non c'era. 
Aveva colto forse due rose,
Una rosa sola o due.
Quando comparve il giovane Tam Lin,
Dicendo "Non coglierne più. 
Perchè cogli le rose, Janet,
Nei boschi d'alberi verdi,
Forse per uccidere il bimbo grazioso
che noi tra poco seguiremo?".
"Dimmi, dimmi, Tam Lin,
Per amore di chi è morto in croce,
Sei mai stato in una sacra cappella,
Hai mai visto i cristiani?".
"Mio nonno era Roxbrugh,
Mi portò a vivere con lui;
Ma un giorno giunse l'ora
In cui il male mi colse.
E giunse un giorno
Un giorno freddo e pungente,
Stavamo tornando dalla caccia
E io caddi dal mio cavallo;
Mi catturò la Regina delle Fate,
Perchè abitassi in quella verde collina.
E' piacevole la terra incantata,
Ma, storia lugubre a dirsi,
Quando scattano i sette anni
Si paga un tributo all'Inferno;
Sono così bello e robusto
Che non vorrei, questa volta, esser io.
Nella notte della vigilia, o fanciulla,
Prima dell'alba d'Ognissanti,
Conquistami, conquistami,
Ti supplico piangendo di farlo.
Solo nelle tenebre di mezzanotte
Cavalcherà il popolo delle fate,
E chi vuole conquistare l'amore
Deve attendere al Miles Cross".
"Come ti riconoscerò, Tam Lin,
Come troverò il mio vero amore
In mezzo a tanti cavalieri
Fantastici e senza simili?"
"Lascia passare il cavallo nero,
Poi lascia passare il baio
Corri lesta al destriero biancolatte
E butta in terra il cavaliere.
Sul destriero bianco sarò io,
Il più vicino alla città,
Perchè ero un cavaliere terreno
Mi daranno questa distinzione.
Nella destra avrò un guanto,
La mano sinistra sarà nuda,
Terrò alzata la falda del cappello,
Pettinati e lisci i miei capelli,
Per questi segni mi riconoscerai,
E non temere, io sarò lì.
Mi muteranno mentre ti abbraccio
In una vipera velenosa,
Ma tienmi stretto, non temere,
Sono il padre di tuo figlio.
Mi muteranno in un orso feroce,
E poi in un leone audace,
Ma tienmi stretto, non temere,
Per amore di tuo figlio.
Mi muteranno mentre mi abbracci
In una lancia di ferro arroventato
Ma tienmi stretto, non temere,
Non ti farò nessun male.
Mi muteranno nel tuo abbraccio,
Infine, in brace ardente,
Buttami allora nell'acqua del pozzo,
Buttami più veloce che puoi.
E sarò il tuo amore fedele,
Diventerò un nudo cavaliere,
Coprimi allora col tuo mantello
E nascondimi alla loro vista".
Cupa, cupa è la notte
E lugubre il cammino,
La bella Janet nel manto verde
Va verso Miles Cross.
A mezzanotte
Sente le redini tintinnare
E la rallegra questo suono
Come fosse di metallo.
Lascia passare il cavallo nero,
Poi lascia passare il baio,
Corre lesta al destriero biancolatte
E butta in terra il cavaliere.
Si ricorda sì bene ciò che ha detto,
Che conquista il giovane Tam Lin,
lo copre del suo mantello verde
Allegra come un uccello a primavera.
Parlò allora la Regina delle fate,
Da un fitto cespuglio di erica,
"Chi si è preso Tam Lin
Si è preso un nobile marito".
Parlò allora la Regina delle fate,
Ed era una donna furiosa,
"Che la vergogna copra il suo volto infausto,
Che muoia di morte tremenda,
Ha rapito il cavaliere più bello
Di tutta la mia compagnia. 
Ma se avessi saputo, Tam Lin, disse la Regina,
Quel che questa notte dovevo vedere,
Ti avrei strappato i begli occhi grigi
E messo al posto due occhi di legno".


Hom Jennifer

Traduzione di  Cecilia Casorati e Giovanni Iovane, da "A Dictionary of Fairies", di K. Briggs.

Confronta con La Leggenda di Tam Lin,Trasformato in Cavaliere Elfo e Liberato nella Notte di Halloween dal Coraggio di una Mortale Innamorata

giovedì 31 ottobre 2013

La Leggenda di Tam Lin,Trasformato in Cavaliere Elfo e Liberato nella Notte di Halloween dal Coraggio di una Mortale Innamorata

a bella Janet era la figlia di un conte delle Terre Basse che viveva in un grigio castello circondato da campi verdi. Un giorno, stanca di ricamare e di giocare a scacchi con le altre dame del castello, decise di andare a esplorare i boschi di Carterhaugh: indossò un mantello verde, raccolse i capelli biondi e partì. Vagò attraverso quiete radure erbose piene di ombre, dove le rose selvagge crescevano rigogliose e le campanule dai verdi stami formavano un soffice tappeto. A un certo punto Janet allungò una mano per cogliere una rosa bianca da appuntare alla vita, ma appena staccò il fiore un giovane uomo le comparve davanti sul sentiero.
"Come osi tu cogliere le rose di Carterhaugh e vagare per questa foresta senza il mio consenso?" chiese a Janet.
"Non intendevo fare alcun male", rispose la ragazza.
"Io sono il guardiano di questi boschi e devo fare in modo che nessuno disturbi la loro quiete", le spiegò il giovane. Poi lentamente sorrise, come se lo facesse dopo molto tempo, e raccolse una rosa rossa che cresceva vicino alla rosa bianca. "Eppure ti darei tutte le rose di Carterhaugh tanto sei bella", disse.
Prendendo la rosa Janet gli chiese: "Chi sei tu che parli così dolcemente?".
"Il mio nome è Tam Lin", replicò il giovane.
"Ho sentito parlare di te!- gridò atterrita Janet - Tu sei un cavaliere degli Elfi!", e spaventata allontanò da sé la rosa.
"Non devi temere, dolce Janet -  disse Tam Lin - perché anche se tutti pensano che io sia un cavaliere degli Elfi, in realtà sono un essere umano proprio come te".
E mentre Janet meravigliata ascoltava, egli raccontò la sua storia.
"I miei genitori morirono quando ero un bambino e mio nonno, il conte di Roxburg, mi portò a vivere con sé. Un giorno mentre stavamo cacciando nel bosco profondo, uno strano vento gelido proveniente dal nord cominciò a soffiare scuotendo ogni foglia. Un profondo torpore mi avvolse e caddi da cavallo. Quando mi risvegliai mi trovai nel paese delle Fate; la Regina degli Elfi mi aveva rapito mentre dormivo.- Poi tacque per un attimo, ripensando a quella verde terra incantata - Da quel giorno sono prigioniero dell'incantesimo della Regina degli Elfi. Durante il giorno sorveglio i boschi di Carterhaugh, e la notte torno nel bosco fatato. Oh Janet, ho una grande nostalgia della vita mortale, vorrei con tutto il cuore liberarmi dall'incantesimo che grava su di me!"
Le sue parole suonavano così addolorate che Janet disse:
"Non c'è alcun modo per liberarti?".
Tam Lin prese la mano di Janet fra le sue e disse:
"Stanotte, Janet, è Halloween, e ogni anno, in questa notte, è possibile ricondurmi alla vita mortale. Nella notte di Halloween le creature fatate cavalcano oltre i confini del loro regno e io vado con loro".
"Dimmi cosa posso fare per aiutarti - disse Janet - Con la forza del mio cuore ti ricondurrò fra gli uomini".
Tam Lin disse: "A mezzanotte dovrai andare al crocevia e aspettare che passi la schiera fatata a cavallo. Resta ferma e lascia passare le prime due compagnie. Io sarò con la terza, monterò un cavallo bianco e avrò un cerchio d'oro sulla fronte. Appena mi vedi corri da me e abbracciami forte; qualunque cosa accada tu tienimi stretto e non lasciarmi, e in questo modo mi permetterai di tornare fra gli uomini".
Poco dopo la mezzanotte, Janet si diresse verso il crocevia e aspettò all'ombra di un cespuglio di biancospino. L'acqua dei fossi rifulgeva alla luce lunare, i cespugli spinosi proiettavano strane ombre sul terreno e i rami degli alberi si agitavano in modo inquietante sulla sua testa. A un tratto avvertì in lontananza un debole suono di campanelli e capì che i cavalli fatati si stavano avvicinando. Tremando un poco si avvolse nel mantello e, sbirciando lungo la strada, vide il balenio argentato dei finimenti, poi la candida criniera del primo cavallo; e in un attimo comparì l'intera schiera fatata: i pallidi volti degli Elfi erano rivolti verso la luna, i loro strani riccioli erano scomposti dal vento. Janet restò ferma mentre passava la prima compagnia, con la Regina degli Elfi a cavallo di un nero destriero; né si mosse quando passò la seconda, ma appena vide il bianco destriero di Tam Lin e il luccichio del cerchio d'oro sulla sua fronte uscì di corsa dai cespugli e afferrando la briglia lo trascinò a terra avvolgendolo nel suo abbraccio. Subito si levò un grido: "Tam Lin va via!".


Rebecca Guay


Il cavallo della Regina si impennò e tornò sui suoi passi; la Regina posò i suoi bellissimi occhi su di loro, e con un sortilegio trasformò Tam Lin in una piccola lucertola che Janet continuò a stringere al petto. A quel punto avvertì qualcosa strisciare fra le dite e si accorse che la lucertola si era trasformata in un gelido, viscido serpente, che ella abbracciò mentre le avvolgeva le spire intorno al collo. Improvvisamente provò un intenso dolore alle mani: il serpente si era trasformato in una barra di ferro rovente. Lacrime di dolore scesero lungo le gote di Janet che tuttavia non abbandonò la presa e continuò a stringere a sé Tam Lin. Allora la Regina degli Elfi capì di aver perso Tam Lin a causa del saldo amore di una donna mortale e gli restituì sembianze umane: Janet si ritrovò così fra le braccia un uomo nudo. Trionfante avvolse Tam Lin nel suo mantello verde e mentre la compagnia degli Elfi riprendeva il cammino e una sottile mano verde afferrava le briglie del cavallo di Tam Lin, si udì la voce della Regina levarsi in un lamento amaro: "Ho perso il più bel cavaliere della mia compagnia, tornato al mondo dei mortali. Addio Tam Lin! Se avessi saputo che una donna ti avrebbe conquistato con la forza del suo amore ti avrei privato del tuo cuore di carne per sostituirlo con uno di pietra. Se avessi saputo che la bella Janet sarebbe venuta nel bosco di Carterhaugh, avrei sostituito i tuoi occhi grigi con degli occhi di legno".
Mentre la Regina parlava la notte rischiarò e, alla debole luce dell'aurora, con uno strano grido, i cavalieri fatati rimontarono sui loro cavalli e scomparvero. Mentre il suono dei campanelli si faceva sempre più lontano, Tam Lin prese fra le sue una delle povere mani piagate di Janet e insieme tornarono al castello, dove viveva il padre di lei.