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sabato 12 agosto 2017

Storia del Terzo Vecchio e del Mulo, Mille e Una Notte

uindi, si fece avanti il terzo vecchio, che conduceva con sé un mulo e disse:
"O Principe dei Djinn, ti narrerò una storia ancòra più sorprendente di quelle che hai ascoltato, e so che mi accorderai l'ultimo terzo del sangue e del delitto del mercante".
E incominciò a raccontare:
"Sappi, o gran Principe e Capo dei Djinn che questo mulo era mia moglie. Tempo fa, intrapresi un viaggio che durò un intero anno; Tornai a casa nottetempo e trovai mia moglie a letto con uno schiavo moro: conversavano, ridevano, giocavano, si baciavano e amoreggiavano.
Non appena mi vide, mia moglie si affrettò a prendere una brocca d'acqua e vi mormorò sopra alcune parole. Poi, mi si avvicinò e mi spruzzò con l'acqua dicendo:
"Lascia la forma umana e prendi quella di un cane!" E, all'istante, diventai un cane.





Mi scacciò fuori di casa, e io presi a correre finché non mi arrestai sulla porta della bottega di un macellaio, dove incominciai a rosicchiare le ossa. Il macellaio mi condusse a casa sua, ma, quando sua figlia mi vide, si velò il viso e disse al padre:
"Padre, perché conduci un uomo in mia presenza?"
"Dov'è quest'uomo?"
E lei rispose:
"Questo cane è un uomo, la cui moglie lo ha incantato, ma io posso liberarlo".
A queste parole, suo padre disse:
"Allora, ti scongiuro in nome di Allah di liberarlo!"
La giovane prese una brocca d'acqua, vi mormorò sopra alcune parole, poi mi spruzzò sopra qualche goccia d'acqua dicendo:
"Abbandona questa forma e riprendi le sembianze umane!"
E immediatamente tornai uomo, e le baciai la mano supplicandola di incantare mia moglie come lei aveva incantato me. Così, la fanciulla mi diede un po' d'acqua e mi disse:
"Sorprendila nel sonno, spruzzala con questa acqua, ripetendo le parole che mi hai sentito pronunciare, indicando la forma che tu vorresti assumesse, e lei si trasformerà in qualsiasi cosa tu desideri".
Così ho preso l'acqua, sono tornato a casa, dove ho trovato mia moglie addormentata, e l'ho spruzzata con l'acqua, dicendo:
"Abbandona la forma umana per quella di un mulo!"
E all'istante si trasformò in un mulo, questo che vedi davanti a te, o Sultano e Capo dei Re dei Djinn".
Poi disse al mulo: "È vero?"
E il mulo scosse il capo annuendo, come se volesse dire: "Sì, questa è la mia storia, è proprio ciò che mi è capitato".
Il Djinn, non appena ebbe udito la fine del racconto, concesse al vecchio l’ultimo terzo della vita del mercante, e disparve. Il mercante si gettò ai piedi dei suoi tre salvatori ringraziandoli con tutto il cuore, e se ne tornò dalla sua sposa e dai suoi figli, con i quali trascorse serenamente il resto dei suoi giorni.

FINE

Traduzione: Mab's Copyright

venerdì 4 agosto 2017

Storia del Secondo Vecchio e dei Due Cani, Mille e Una notte


ran Principe dei Djinn, devi sapere che questi due cani ed io siamo fratelli. Morendo, nostro padre ci lasciò mille zecchini ciascuno. Con questa somma, tutti e tre decidemmo di darci al commercio e diventammo mercanti. Il mio fratello maggiore si mise in viaggio per cercar fortuna in terre straniere. Un anno dopo, un uomo male in arnese, che io scambiai per un mendicante, si affacciò all'uscio della mia bottega, e io gli dissi:
"Che Allah ti benedica!"
"E che benedica anche te - mi rispose lui, e aggiunse - Ebbene, non riconosci tuo fratello?"
Allora, lo guardai attentamente e lo riconobbi: era il mio fratello maggiore.
"Ah, fratello mio! - esclamai, abbracciandolo - come avrei potuto riconoscerti ridotto in questo stato?"
Lo feci entrare in casa, e gli domandai notizie del suo viaggio.
"Non chiedere - mi disse - Guardami e avrai le tue risposte".
Al contrario, i miei affari andavano a gonfie vele, tanto che avevo raddoppiato il capitale iniziale, e disponevo di duemila zecchini. Gliene donai la metà dicendo:
"Fratello mio, con questi denari potrai dimenticare le perdite subite".
Egli accettò i mille zecchini con gioia, riprese il suo commercio, e vivemmo insieme, come prima.
Qualche tempo dopo, il mio secondo fratello - l'altro di questi due cani - partì in cerca di fortuna, e non gli andò meglio: ritornò dopo aver perduto tutti i suoi averi. Lo rimisi in sesto, e, poiché gli affari mi andavano bene e avevo nuovamente raddoppiato l'eredità paterna, gli donai mille zecchini. Riaprì la sua bottega, e riprese  la sua attività di mercante.
I miei due fratelli mi facevano continuamente pressioni perché intraprendessi un viaggio in terre straniere con loro. Sulle prime, spaventato dal triste esito dei loro precedenti viaggi, non ne volli sapere, e per cinque anni, rifiutai ogni proposta. Infine, sfinito dalla loro insistenza, mi arresi.
Quando giunse il momento in cui dovevamo comprare le mercanzie, scoprii che avevano nuovamente sciupato i loro averi. Non mossi loro il minimo rimprovero, e poiché il mio capitale ammontava ora a seimila zecchini, ne divisi la metà in parti uguali tra noi, e nascosi i rimanenti tremila zecchini in casa mia.
Comprate le mercanzie, ci imbarcammo. Trascorso un mese, gettammo le àncore in un porto. Vendemmo le nostre merci, e io fui particolarmente fortunato perché, per ogni zecchino speso, ne guadagnai dieci. Conclusi i nostri affari, ci accingevamo ad imbarcarci nuovamente, quando, sulle rive del mare, m'imbattei in una donna molto bella, ma vestita poveramente.


E. Dulac


martedì 25 luglio 2017

Storia del Primo Vecchio e della Cerva, Mille e Una notte

IL MERCANTE E IL GENIO
Novella-cornice



Un ricco mercante intraprende un lungo viaggio per curare i suoi affari. Il quarto giorno, riposandosi presso una fonte, mangia alcuni datteri e lancia i noccioli all'intorno. All'improvviso, compare un Djinn spaventoso, enorme e carico d'anni, che, brandendo una sciabola, gli annuncia la sua prossima morte: uno dei noccioli sbadatamente lanciati dal mercante ha colpito in un occhio il figlio del Djinn uccidendolo. Dopo inutili lacrime e proteste di innocenza, il mercante ottiene un anno di tempo: sistemerà i suoi affari, si congederà da moglie e figli e tornerà per la propria esecuzione. Il mercante fa ritorno a casa, sistema gli affari di famiglia*, e, dopo un anno, rispetta il giuramento e raggiunge il luogo in cui aveva incontrato il Djinn. Mentre attende l'arrivo del suo carnefice, sopraggiungono tre vecchi, che, uno dopo l'altro, ascoltano la sua storia e manifestano il desiderio di aspettare con lui. Una volta comparso il Djinn, quando afferra il mercante per ucciderlo, il primo vecchio, che conduce con sé una cerva al guinzaglio, si getta ai suoi piedi e gli propone di ascoltare la storia sua e di quella cerva: se il Djinn riterrà tale storia meravigliosa e fuori dall'ordinario, rimetterà  al mercante un terzo della sua condanna. Il Djinn accetta.


H.J. Ford





Storia del Primo Vecchio e della Cerva




uesta cerva che Voi vedete, è mia cugina, ed è anche mia moglie. Ella non aveva che dodici anni quando la sposai. Siamo vissuti insieme trent'anni, senza che mi abbia dato figli. E fu unicamente per il desiderio di avere figli che sposai una schiava, la quale partorì un maschio sano e intelligente. Mia moglie si ingelosì e prese in odio madre e figlio, ma nascose così bene i suoi sentimenti che io me ne accorsi troppo tardi.
Intanto, mio figlio cresceva, e aveva già dieci anni quando fui obbligato ad intraprendere un viaggio. Prima di partire, raccomandai a mia moglie la schiava e suo figlio, e la pregai di averne cura durante la mia assenza, che sarebbe durata un anno intero. Ma ella approfittò di quel tempo per sfogare il suo odio. Si diede agli studi della magia, e, quando ne seppe abbastanza di quell'arte diabolica, la scellerata trascinò mio figlio in un luogo isolato, dove, con i suoi sortilegi, lo trasformò in un vitello; quindi, lo affidò al mio intendente. Né si limitò a sfogare la sua rabbia compiendo quel crimine abominevole contro mio figlio: trasformò la schiava in una vacca, e affidò anch'essa alle cure dell'intendente.

sabato 2 novembre 2013

La Madre Inconsolabile, Fiaba Popolare Araba

n uomo lavorava tutto il giorno, interrompendosi solo per i pochi minuti in cui si recava su un monticello e si dedicava alle sue preghiere.
Un giorno, facendo le abluzioni presso un corso d'acqua, scorse un bel fico trasportato verso di lui dalla corrente. Lo afferrò e, vedendolo così profumato e appetitoso, lo mangiò. Subito dopo, però, pensò:
'Ho fatto male a mangiare questo fico. Esso, infatti, non era mio, poiché non l'ho comprato né l'ho ereditato da mio padre e da mia madre. Senz'altro ho commesso un peccato. andrò in cerca del padrone del frutto e glielo pagherò'.
Egli risalì il corso del fiume. Arrivò ad una casa che aveva un bel giardino, al centro del quale si ergeva un fico carico di frutti succulenti. L'uomo si fermò davanti alla porta e bussò. Al signore che venne ad aprire egli disse:
"Vengo a scusarmi perché ho mangiato uno dei tuoi fichi senza avertelo pagato. Ho commesso un peccato e voglio rimediare."
Il proprietario dell'albero pensò tra sé e sé:
'E' possibile che esista ancòra al mondo gente così pietosa e devota?', e, rivolgendosi all'uomo, gli disse:
"Non c'è bisogno che tu mi paghi quel fico, anzi, va' pure in giardino e mangiane quanti ne vuoi."
Il pover'uomo si arrampicò sull'albero e si riempì il ventre dei suoi frutti deliziosi.
In seguito, il padrone del fico, ritenendo quell'uomo veramente onesto, gli propose di diventare suo giardiniere.
Egli accettò subito e si mise al lavoro con tanta meticolosità che, ben presto, il giardino divenne splendido.
Un giorno, il padrone gli propose di sposare sua figlia.
L'uomo, felice, rispose:
"Sarò fiero di legarmi alla tua famiglia."
La sposa era molto bella e possedeva qualità pari a quelle del marito. Nove mesi dopo il matrimonio, ella mise al mondo un bel bambino che venne chiamato Muhammad; ma, dopo soli tre mesi, il piccolo morì.
La madre, che adorava il figlio, cominciò a piangere e a graffiarsi il viso, disperata.
Il marito le disse:
"Sottomettiti alla volontà di Allah. Egli ci ha donato il bambino, ed Egli ce l'ha ripreso. Il suo potere è al di sopra di tutti i poteri."
La donna, nonostante avesse il cuore infranto, diede ragione al marito e pazientò.
Qualche tempo dopo fu nuovamente incinta e mise al mondo un bambino che fu chiamato Hasan. Anche questo piccolo morì. La donna riuscì ancòra a dominare i suoi sentimenti: non pianse né si lacerò il viso.
Il terzo bambino che nacque alla coppia subì la stessa sorte dei due precedenti. A questo punto, la madre non potè più trattenere le lacrime: era veramente disperata e restava ore ed ore a guardare nel vuoto.




Un giorno, il marito decise di portarla a fare una passeggiata per distrarla. Ella si velò e uscì. Ben presto la donna ebbe sete e disse al marito:
"Vorrei avere un po' d'acqua. Se i miei poveri bambini vivessero ancòra, certo uno di loro sarebbe corso a prendermi da bere."
"Chiama uno dei nostri figli - rispose il marito - e vedrai che arriverà: la volontà di Allah è onnipotente."
La donna chiamò Muhammad. Immediatamente il primogenito accorse, abbracciò i genitori e corse a prendere dell'acqua per la madre. Poi, salutati i genitori, scomparve.
"Chiama il secondo", disse l'uomo alla moglie.
Ella chiamò Hasan che arrivò correndo come il fratello e, come lui, corse a prendere l'acqua, poi disparve.
"Chiama il terzo", disse il marito.
Ella chiamò il bambino, ma, quando questi arrivò, apparve un fiume che lo separava dai genitori. Egli si mise a gridare:
"Madre mia, non posso attraversare! Addio!", e scomparve.
L'uomo disse a sua moglie:
"Hai visto? Non hai pianto i tuoi primi bambini perché ti sei sottomessa alla volontà di Allah, ed essi ti hanno portato l'acqua. Le lacrime che hai versato per la morte del terzo si  sono trasformate in un fiume e gli hanno impedito di venire."
Numerose sono le donne che quando perdono una persona cara urlano, graffiandosi il viso e strappandosi i vestiti. Allah le condanna poiché esse privano la morte della misericordia divina.