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sabato 10 gennaio 2015

Snegurochka, ovvero La Fanciulla di Neve, Seconda Variante, la più Popolare ed Amata in Russia

negurochka [La Fanciulla di Neve] è la figlia della Primavera e di Morozco, [il futuro Ded Moroz, o Nonno Gelo].
La Primavera non vuole interrompere l'Inverno per non separarsi dalla figlia avuta da Morozco.


Sanderson R.


Per vendicarsi, Yorilo, il Sole, giura che, il giorno in cui Snegurochka si fosse innamorata, sarebbe morta. Per proteggerla, il padre le ha dato un cuore di ghiaccio, duro come un diamante, e la fanciulla vive in una dimora di neve, gli animali selvatici come guardiani. Sempre più insofferente della sua segregazione, la quindicenne Snegurochka chiede di vivere nel mondo, e i genitori la affidano al contadino Bobyl-Bakula e a sua moglie, che abitano in un piccolo villaggio nei pressi della città dello Zar Berendey con la figlia Kupava, coetanea di Snegurochka.











Snegurochka, un giorno, ode il canto struggente del pastore Lel e ne è attratta, ma il pastore si allontana con il gruppo delle altre fanciulle del villaggio. Frattanto, viene annunciato il matrimonio tra Kupava e Mizgir, ma il giovane, non appena vede Snegurochka, se ne innamora perdutamente. Kupava lamenta l'affronto subìto davanti agli anziani del villaggio, che le consigliano di chiedere giustizia allo Zar Berendey, nella vicina città. Proprio mentre lo Zar, udita la perorazione di Kupava, sta deliberando di confinare Mizgir nella foresta, compare la bellissima Fanciulla di Neve.
Lo Zar le chiede:"Tu, chi ami?", e Snegurochka risponde:"Io non amo nessuno".
Lo Zar Berendey proclama che il giovane che corteggerà con successo Snegurochka otterrà la mano della fanciulla e una ricompensa regale. Le ragazze del villaggio sono convinte che il vincitore sarà il pastore Lel, ma Mizgir giura che sarà lui a conquistare il cuore di Snegurochka.





Quella sera, durante una festa, lo Zar chiede a Lel di scegliere una compagna tra le fanciulle presenti. Nonostante Snegurochka gli si offra, il pastore sceglie Kupava e si allontana con lei. La rifiutata Snegurochka viene raggiunta da Mizgir, che le dichiara nuovamente il suo amore, ma la Fanciulla di Neve, spaventata e confusa, fugge, mentre Mizgir, ingannato dallo Spirito della Foresta, insegue una falsa Snegurochka.
La Fanciulla di Neve, assistendo alla felicità di Kupava e del pastore Lel, per la prima volta, desidera di essere capace di amare, e supplica la Primavera sua madre di aiutarla. La madre accorre al suo richiamo, emerge dal lago, le dona una ghirlanda di fiori e la supplica di tenersi lontana dalla luce del Sole, poi, ritorna nel lago con la sua Corte. Prima che Snegurochka possa fuggire nella foresta, al riparo dal Sole, Mizgir la raggiunge, e la fanciulla non riesce più a trattenere l'amore che le si è acceso nel cuore per lui.
Seguendo la tradizione, le coppie di innamorati si presentano davanti al villaggio, e, il Sole come celebrante, si scambiano le promesse. Mizgir si dichiara a Snegurochka. Non appena la Fanciulla di Neve, a sua volta, gli dichiara il proprio amore, un brillante raggio di sole la colpisce e Snegurochka si scioglie in una nebbiolina che si dissolve nel lago. Il dono della capacità di amare è anche la sua fine. Disperato, Mizgir la segue, annegandosi nel lago.
Il saggio Berendey calma il popolo sconvolto: il lungo inverno che da quindici anni [l'età di Snegurochka] non allentava la sua gelida morsa, ha lasciato il posto a Yorilo, il Sole, che splende trionfante, alto nel cielo. E il popolo adora il Sole intonando inni in suo onore.






A questa leggenda, perché tale è, più che una fiaba, si ispira - con grande fedeltà - l'opera di Rimsky-Korsakov, "Снегурочка-Весенняя сказка".
E sulle musiche di Rimsky-Korsakov si snodano le immagini del bellissimo film di animazione sovietico, regia di Ivan Ivanov-Vano, del 1952, dal quale ho tratto la gif che ho inserito nel post.

Mab's Copyright


domenica 4 gennaio 2015

Snegurochka, Prima Variante, "Fiocco di Neve", da A. Lang - Traduzione Mia

La fiaba-mito di Snegurochka, figlia della Primavera e di Morozco, nella variante più famosa, è popolarissima in Russia, ma anche in Ucraina e in Bielorussia: è la fiaba di Natale per antonomasia.
Nei festeggiamenti natalizi, come potete leggere QUI, Snegurochka è diventata la nipotina di Ded Moroz (Morozco) -San Nicola e lo aiuta a distribuire i doni.
In questa variante, invece, meno affascinante, la storia di Snegurochka si apparenta a La Bambina di Neve, Nevina, Fiocco di Neve... più conosciute da noi, e manipolate da diversi scrittori. Ovviamente, la morte della bambina di neve, nelle versioni nostrane, è genericamente imputata al sole, al calore dell'estate. In Russia, ha una data precisa: la notte di Ivan Kupala (Иван-Купала), ovvero la notte di Mezza Estate, la notte del Solstizio d'Estate.
Che ve lo dico a fare? L'antica divinità adesso si chiama san Giovanni, e la religione cristiana si è appropriata del rito (con qualche modifica), ma essa non muore e in luoghi scampati alla strage culturale Ivan è, misteriosamente, Иванна (Ivanna).


Simon Leonidovitch Kozhin
       


'era una volta una coppia di sposi. Lui era un contadino e si chiamava Ivan, e sua moglie si chiamava Maria. Avrebbero potuto vivere felici e contenti se non fosse stato per il cruccio di non aver figli con cui giocare: erano ormai avanti con gli anni, e si rendevano conto, amaramente, che osservare i bambini dei vicini non era una gran consolazione per non averne uno tutto loro.
Un inverno, un inverno talmente rigido che nessuno avrebbe mai dimenticato, la neve cadde con tanta abbondanza che anche l'uomo più alto del villaggio vi sprofondava fino alle ginocchia! Quando smise di nevicare e tornò a risplendere il sole, i bambini del vicinato corsero in strada, e il vecchio Ivan sedette alla finestra con sua moglie per guardarli giocare. I bambini prepararono, per prima cosa, una sorta di basamento, pressando ben bene la neve con i piedi, quindi, incominciarono a modellare una donna di neve. Ivan e Maria li osservavano e, intanto, riflettevano tra sé e sé. Improvvisamente, il volto di Ivan si illuminò, e, voltandosi a guardare Maria, il vecchio disse: "Moglie, perché non la facciamo anche noi una donna di neve?"
"E perché no? - rispose Maria, che, quel giorno, era proprio di buon umore - potremmo distrarci un po', anche se, in effetti, a noi non serve una donna di neve. Facciamo un bambino di neve, invece, e fingiamo che sia un bambino vero!"
"Si, sì, andiamo!", approvò Ivan.
Prese il berretto e uscì in giardino con la sua vecchia. E si misero a lavorare di buona lena per fare una bella bambola di neve: modellarono un corpicino, due manine e due piedini, e, in cima, piazzarono una palla di neve dalla quale contavano di ricavare la testolina.
"Ma che diavolo fate?" chiese uno che passava di lì.
"Non lo indovini?" rispose Ivan.
"Facciamo un bambino di neve", aggiunse Maria.
Avevano modellato naso e mento e lasciato due fori per gli occhi, quando Ivan prese a rifinire con gran cura la piccola bocca. Aveva a malapena finito il lavoro che avvertì un respiro tiepido sulle guance. Sbalordito, si scostò bruscamente, e - guarda guarda! - gli occhi del bambino di neve cercavano i suoi, e le sue labbra, rosse come lamponi, gli sorridevano!
"Ma che succede?- gridò Ivan, facendosi il segno della croce - sto diventando matto, o questa cosa è stregata?"
E il bambino di neve girò il capo come se fosse un bambino vero. E sgambettò nella neve alta proprio come tutti gli altri bambini.
"Oh, Ivan, Ivan! - esclamò Maria, tremando di gioia - il Cielo ci ha mandato un bambino finalmente!"
E si precipitò ad abbracciare Fiocco di Neve (perché questo era il nome del bambino di neve), e lo ricoprì di baci. Al calore dei suoi baci, la neve si sciolse e cadde, e, proprio come il guscio viene tolto un pezzetto dopo l'altro liberando l'uovo, così la neve si staccò pian piano da Fiocco di Neve, e Maria si ritrovò tra le braccia una bambina vera!
"Oh, Fiocco di Neve, tesoro!" gridò Maria, e condusse la bimba nella loro casetta.
E Fiocco di Neve crebbe velocemente, non ad anni, ma a giorni e a ore, e diventava sempre più bella. I due vecchi non stavano nella pelle dalla gran contentezza e non pensavano che a lei. La loro casetta era sempre affollata dai bambini del villaggio poiché tutti si dilettavano della compagnia di Fiocco di Neve e non c'era cosa al mondo che non avrebbero fatto pur di procurarle altrettanto diletto. Era la loro bambola e le confezionavano in continuazione abitini nuovi, le insegnavano canzoni o giocavano con lei.




Fiocco di Neve era intelligente al di là di ogni immaginazione: nulla sfuggiva alla sua attenzione e ci metteva un attimo ad imparare una nuova lezione. Chiunque avrebbe detto che aveva almeno tredici anni! Ed era anche buona, obbediente, e talmente bella! Aveva l'incarnato candido come la neve, occhi blu come due non ti scordar di me e lunghi capelli biondi come l'oro. Ma le sue guance non erano rosee, bensì pallide come la nivea fronte.
E il lungo inverno ebbe fine, e il sole primaverile, alto nel cielo, incominciò a stiepidire la terra. L'erba verde ricoprì i campi, e si udivano nuovamente i cinguettii dei passerotti. Le fanciulle del villaggio si riunirono e formarono un cerchio cantando:
"Bella Primavera, come giungesti qui?
Come giungesti qui?
Su di un aratro, o, forse, su un erpice?"

Solo Fiocco di Neve se ne stava seduta, immobile, alla finestra della casetta. "Che c'è, bambina cara? - chiese Maria - Perché sei così triste? Sei malata? O, forse, qualcuno è stato scortese con te?"
"No - rispose Fiocco di Neve - non è niente, madre, nessuno mi ha ferito, io sto bene."
Il tiepido sole primaverile aveva scacciato anche l'ultima neve dai suoi nascondigli sotto le siepi di confine, i campi erano colmi di fiori, gli usignoli gorgheggiavano tra i rami degli alberi, e il mondo appariva gaio e luminoso.
Ma, più gaiamente si moltiplicavano uccelli e fiori, più triste diventava Fiocco di Neve. Rifuggiva i compagni di giochi, e si raggomitolava su se stessa, là dove le ombre si addensavano, come un giglio si nasconde tra le proprie foglie. Il suo unico piacere era sdraiarsi tra i verdi salici sulle rive di spumeggianti torrenti. Sembrava felice solo all'alba e al tramonto. Una volta, scoppiò un gran temporale, e la grandine, copiosa, imbiancò il terreno, ed ella divenne allegra e gioiosa come la Fiocco di Neve di un tempo. Ma, quando le nubi svanirono e la grandine si sciolse al sole, scoppiò in lacrime e pianse come una sorella piange il proprio fratello.
Anche la primavera passò. Arrivò la notte di San Giovanni, la notte di Mezza Estate. Era la festa più importante dell'anno: le fanciulle del villaggio si incontravano nel bosco e danzavano e cantavano. Le ragazze passarono a prendere Fiocco di Neve e dissero a Maria:" Lascia che venga a danzare con noi!". Maria, però, era spaventata, non sapeva neanche lei perché, sapeva soltanto che non ce la faceva proprio a lasciar andare la bambina. Neanche Fiocco di Neve se la sentiva di uscire, ma non riuscirono ad imbastire una scusa, così Maria baciò la bambina e disse:
"Va', mia piccola Fiocco di Neve e divertiti con le tue amiche; e voi, care ragazze, abbiate cura di lei: sapete bene che è la luce dei miei occhi!"
"Oh, sì, ci prenderemo cura di Fiocco di Neve", risposero, sorridenti, le ragazze, e poi corsero nel bosco. Colsero fiori, e si adornarono il capo di ghirlande, e confezionarono mazzolini. Cantarono canzoni, alcune tristi, altre allegre. E tutto ciò che le fanciulle facevano, anche Fiocco di Neve faceva. Quando il sole tramontò, accesero un fuoco con fasci di erba secca e si misero in fila, e Fiocco di Neve era l'ultima della fila.
"Guarda cosa facciamo noi - le dissero - e corri con noi"



Henryk Hector Siemiradzki


E, tutte insieme, incominciarono a cantare, mentre, una dopo l'altra, saltavano al di sopra del fuoco. Improvvisamente, proprio dietro di loro, udirono un sospiro, e poi un lamento; si voltarono bruscamente e si guardarono l'un l'altra: cos'era stato? Ma non c'era nulla. Guardarono ancòra. Dov'era Fiocco di Neve? Si era nascosta per gioco - pensarono - e la cercarono dappertutto.
"Fiocco di Neve! Fiocco di Neve!", chiamarono, ma non ricevettero alcuna risposta.
"Dove può essere andata? - si chiesero - Deve essere tornata a casa!".
Rientrarono al villaggio, ma Fiocco di Neve non era neanche lì. Per giorni, la cercarono in lungo e in largo, guardarono sotto ogni cespuglio e dietro ogni siepe, ma, di Fiocco di Neve, nessuna traccia. E anche molto tempo dopo che al villaggio avevano perso ogni speranza di trovarla, Ivan e Maria continuarono a vagare nel bosco chiamando a gran voce:"Fiocco di Neve, colombella, ritorna! Ritorna!"
A volte, credevano di udire una risposta, ma non era mai Fiocco di Neve. Che ne era stato di lei? Forse una bestia feroce l'aveva rapita e l'aveva trascinata nella sua tana, nel cuore della foresta? O, forse, un uccello l'aveva trasportata al di là del grande, azzurro mare? No, nessuna belva l'aveva toccata; nessun uccello l'aveva portata lontano. Quando il primo caldo alito del fuoco l'aveva raggiunta, quella notte, mentre giocava con le sue amiche, Fiocco di Neve si era disciolta in una lieve nuvoletta di vapore, che, per un po', fluttuò nell'aria, e questo fu tutto ciò che rimase di lei.


Da: The Pink Fairy Book, Andrew Lang, (Snowflake - da "Contes Populaires Slaves")
Traduzione: Mab's Copyright

martedì 31 dicembre 2013

I Tre Omini del Bosco, Grimm n.13 - Traduzione Mia

'era una volta un uomo a cui era morta la moglie e una donna a cui era morto il marito. L'uomo aveva una figlia, e così la donna. Le due ragazze erano amiche e, spesso, si intrattenevano insieme in casa della donna. Una volta, ella disse alla figlia dell'uomo:
"Ascolta, di' a tuo padre che voglio sposarlo: ogni mattina, avrai latte in cui lavarti e vino per dissetarti, mentre mia figlia avrà acqua in cui lavarsi e acqua per dissetarsi."
La fanciulla tornò a casa e raccontò al padre ciò che la donna le aveva detto. L'uomo disse:
"Cosa devo fare? Sposarsi è una gioia, ma anche un tormento".
Infine, poiché non riusciva a decidersi, si tolse uno stivale e le disse:
"Prendi questo stivale: ha un buco nella suola. Sali in soffitta, appendilo al chiodo grosso e versaci dentro dell'acqua. Se lo stivale tiene, mi ammoglierò una seconda volta, ma, se lo stivale non tiene l'acqua, non mi risposerò."
La fanciulla fece ciò che il padre le aveva ordinato, ma l'acqua restrinse il buco della suola e lo stivale si riempì fino all'orlo. Allora, scese e riferì al padre cosa aveva deciso la Sorte. L'uomo salì in soffitta a constatare di persona e vide che era vero, quindi, andò dalla vedova, la chiese in moglie, e furono celebrate le nozze.
La mattina dopo, quando le due fanciulle si svegliarono, la figlia dell'uomo trovò latte per lavarsi e vino per dissetarsi, mentre la figlia della donna ebbe acqua per lavarsi e acqua per dissetarsi. La seconda mattina, sia l'una che l'altra trovarono acqua per lavarsi e acqua per dissetarsi, e, la terza mattina, la figlia dell'uomo trovò acqua per lavarsi e acqua per dissetarsi, mentre la figlia della donna ebbe latte in cui lavarsi e vino per levarsi la sete, e, da quel giorno, fu sempre così.
La donna prese a odiare profondamente la figliastra, e non sapeva più che inventarsi per renderle la vita ogni giorno più dura. Oltretutto, si macerava d'invidia perché‚ mentre la figliastra era bella e amabile, la propria figlia era brutta e odiosa.
Una volta - si era d'inverno, c'era un gelo da spaccare le pietre e i monti e le valli erano ricoperti di neve - la donna confezionò un vestito di carta, chiamò la figliastra e le ordinò:
"Su, mettiti questo vestito, va' nella foresta e raccoglimi un cestino di fragole: ne ho voglia!"
"Mio Dio! - disse la fanciulla - le fragole non crescono d'inverno, la terra è congelata e la neve ha ricoperto tutto. E come farò con un abito di carta? Fa così freddo che il fiato si ghiaccia! Il vento ci passerà attraverso e i pruni lo strapperanno."
"Sei ancòra qui a  rispondere?- disse la matrigna - Fila via! E t'avverto: non tornare senza il cestino colmo di fragole."
Poi le diede un pezzetto di pane duro e raffermo, dicendo:
"Così avrai da mangiare per tutto il giorno."
E, intanto, pensava che sarebbe di certo morta di fame e di freddo, e che non l'avrebbe mai più avuta davanti agli occhi.


Ségur A.


La fanciulla obbedì, indossò il vestito di carta e uscì con il cestino. Una spessa coltre di neve si estendeva per ogni dove, e non si scorgeva neanche un filo d'erba. Quando si inoltrò nel bosco, capitò davanti ad una casetta piccola piccola. Da una finestra, tre nani sbirciavano fuori. La fanciulla augurò loro il buongiorno e bussò con discrezione alla porta.
I nani gridarono Avanti!, ed ella entrò e si sedette sulla panca accanto al focolare per scaldarsi e mangiare il suo magro pasto.
I nani dissero: "Danne un pezzetto anche a noi."
"Volentieri!", disse la fanciulla, spezzò in due il suo tozzo di pane e ne diede loro una metà.
I nani le domandarono: "Cosa fai nel bosco, in questo gelido inverno e con quel vestitino di carta?"
"Ah! - rispose la fanciulla - devo riempire il mio cestino di fragole, e, finché non ci sarò riuscita, non potrò tornare a casa."
Quando ebbe mangiato il suo pane, essi le diedero una scopa, dicendo:
"Spazza via la neve davanti alla porta sul retro."
Ma, appena fu uscita, i tre nani si chiesero l'un l'altro:
"Che cosa le regaleremo per ricompensare la sua gentilezza e la sua bontà e perché ha diviso il suo pane con noi?"
Allora, il primo disse: "Che diventi ogni giorno più bella."
E il secondo: "Che le cadano monete d'oro dalla bocca ad ogni parola che pronuncerà."
E il terzo: "Che arrivi un Re e se la prenda in sposa."
La fanciulla, intanto, spazzava via la neve sul retro della  casetta, e cosa trovò, spazzando, se non grosse fragole succose, che chiazzavano di porpora tutto quel candore? Allora, piena di gioia, riempì di fragole il suo cestino, ringraziò gli omini, strinse la mano a tutti e tre, e ritornò di corsa a casa, per portare alla matrigna ciò che le aveva ordinato.


Rackham A.


Entrando, disse Buongiorno!, e subito le cadde una moneta d'oro dalla bocca. Poi, raccontò quel che le era capitato nel bosco, e, a ogni parola che pronunciava, le cadevano monete d'oro dalla bocca, sicché‚ ben presto, il pavimento ne fu completamente ricoperto. E la sorellastra gridò: "Guardate con quanta impudenza getta via il denaro!", ma era molto invidiosa e desiderava andare anche lei nel bosco. La madre, però non voleva e tentò di dissuaderla:
"No, bimba mia, fa troppo freddo, congelerai!"
Ma, poiché la figlia si era intestardita e insisteva da levarle il respiro, finì col cedere. Prima, però, le fece indossare un bell'abito tutto foderato di pelliccia e le preparò panini imbottiti e una torta come pan di via. La fanciulla entrò nel bosco e si diresse subito alla volta della casetta piccola piccola. I tre nani erano alla finestra, sbirciando fuori, ma lei non li degnò di uno sguardo né di un saluto, entrò nella stanza senza tanti complimenti, si accomodò accanto al focolare e incominciò a mangiare la sua colazione.
"Danne un pezzetto anche a noi!", dissero i nani, ma la ragazza rispose: "Basta appena appena per me: come posso darne un po' a qualcun altro?"
Quando ebbe finito di mangiare, i nani le chiesero di spazzare la neve sul retro della casetta, ma ella rispose:
"Come no! Spazzate da voi, non sono mica la vostra serva!"
Quando vide che non avevano intenzione di regalarle qualcosa, infilò la porta e se ne andò, senza manco salutare. Allora, i nani si chiesero l'un l'altro:
"Che cosa le regaleremo per ricambiare la sua sgarberia e per punire il suo cuore duro, invidioso, e avaro?"
Il primo disse: "Che diventi ogni giorno più brutta."
E il secondo: "Che le esca di bocca un rospo a ogni parola che pronuncia."
E il terzo: "Che incontri una morte orribile."
Intanto, fuori, la figlia della donna cercava le fragole, ma, non trovandone neanche una, se ne tornò a casa, ed era furiosa avvelenata. E, quando aprì la bocca per raccontare a sua madre quel che le era successo nel bosco, ad ogni parola che pronunciava, le saltava fuori dalla bocca un rospo orribile, sicché suscitava il ribrezzo di tutti. 
La matrigna si incattivì ancor di più nei confronti della figliastra, e non pensava ad altro che a tormentarla, ma la fanciulla diventava ogni giorno più bella. 
Infine, la cattiva donna prese un calderone, lo mise sul fuoco e vi fece bollire del filo. Quando il filo fu bollito, lo appese alle spalle della povera fanciulla e le diede una scure perché andasse sul fiume gelato, aprisse un buco nel ghiaccio e vi immergesse il filo. La figliastra obbedì, andò al fiume, e, mentre si adoperava per scavare un buco nel ghiaccio, passò di lì una splendida carrozza in cui viaggiava il Re. Questi ordinò che si fermasse la carrozza e le chiese:
"Ragazza mia, chi sei e cosa stai facendo laggiù?"
"Sono una povera ragazza e bagno il filo."
Allora il Re ne ebbe pietà, e, vedendo che era tanto bella, disse:
"Vuoi venire con me?"
"Oh, sì, di tutto cuore!" rispose la fanciulla, felice di non rivedere mai più la matrigna e la sorellastra. Salì nella carrozza del Re e andò via con lui, e, una volta giunti al Palazzo Reale, si celebrarono le loro nozze con grande magnificenza, e tutto andò proprio come i tre omini del bosco le avevano augurato.
Un anno dopo, la giovane Regina partorì un bambino, e, quando la matrigna venne a conoscenza della gran fortuna che le era toccata, si presentò a Palazzo con sua figlia, fingendo che fosse per una visita di cortesia. Ma, non appena il Re si allontanò per breve tempo, e, poiché nella camera non c'era nessun altro, la malvagia donna afferrò la Regina per le spalle, sua figlia l'afferrò per i piedi, la levarono dal letto, e la precipitarono nel fiume che scorreva sotto la finestra. Poi la matrigna fece coricare la sua brutta figlia nel letto e la coprì con le lenzuola fin sopra la testa. Quando il Re ritornò e volle parlare con sua moglie, la vecchia gridò:
"Zitto, zitto, adesso non è possibile: è tutta inzuppata di sudore, è necessario che, per oggi, venga lasciata tranquilla."
Il Re non ci vide nulla di male, e non ritornò che la mattina dopo, e, quando parlò con sua moglie ed ella gli rispose, ad ogni parola che pronunciava, invece di una moneta d'oro, le saltava fuori dalla bocca un viscido rospo! Alle domande del Re la vecchia affermò che era solo l'effetto della gran sudata di quella notte e che tutto sarebbe tornato come prima.


Gabriel Cornelius von Max


Ma, quella notte, lo sguattero vide un'anatra che risalì nuotando il canale di scolo dell'acquaio e che prese a dire:

"Mio Re, che fai? 
Dormi o vegli?"

E, non ricevendo risposta, aggiunse:

"Le mie ospiti che fanno?"

Lo sguattero rispose: "Dormono profondamente."

"E il mio bimbo, che cosa fa?"

E lo sguattero: "Dorme nella sua culla!"
Allora l'anatra riprese le sembianze della Regina, allattò il bambino, gli sistemò il lettino e lo coprì ben bene. Poi, tornata anatra, nuotò via lungo il canale di scolo dell'acquaio. Tutto si ripetè tale e quale la notte successiva. La terza notte, la Regina disse allo sguattero:
"Va' dal Re: digli che prenda la sua spada e, sulla soglia, la brandisca per tre volte sul mio capo."
Lo sguattero corse a dirlo al Re, e questi accorse con la sua spada e, sulla soglia, la brandì tre volte sullo spettro, e, la terza volta, gli apparve la sua sposa, viva, sana e bella come prima. Il Re era colmo di gioia, ma tenne la Regina nascosta in una stanzetta fino alla domenica seguente, giorno in cui il Principino doveva essere battezzato. Dopo il Battesimo, il Re chiese:
"Che cosa merita una persona che ne strappa un'altra dal letto e la getta in acqua?"
"Ah!- disse la vecchia - non merita di meglio che essere chiusa in una botte irta di chiodi al suo interno, e che la botte sia fatta rotolare giù nel fiume dalla cima del monte."
E il Re disse:
"Hai appena pronunciato la tua condanna!", e, fatta preparare una botte chiodata, vi fece rinchiudere la vecchia e sua figlia, e ordinò che sigillassero il fondo della botte, e la botte fu spinta giù dalla montagna, fino a che rotolò nel fiume.

Grimm n.13, "Die drei Männlein im Walde"
Classificazione: AaTh 403-B [The Black and the White Bride]
AaTh 480 [The Spinning-Woman by the Spring (The Kind and the Unkind Girls)]

Traduzione: Mab's Copyright
Il testo in lingua originale è nella pagina Brüder Grimm.



lunedì 30 dicembre 2013

Il Gelo, Afanas'ev n.84 (Russia)

'era una volta un vecchio e una vecchia, che avevano tre figlie. Alla più grande la vecchia non voleva bene (era una figliastra), e spesso la sgridava, la svegliava al mattino presto e la caricava di tutto il lavoro. La bambina accudiva il bestiame, portava nell'isba l'acqua e la legna, accendeva la stufa, faceva i vestiti, scopava la casa e metteva tutto in ordine sin dall'alba, ma neanche così la vecchia era contenta, e gridava a Martina:
"Che pigrona, che disordinata! La scopa non l'hai neppure toccata, eppure non costa tanto, guarda com'è sporca l'isba!"


Vasnecov V.M.

La ragazza taceva e piangeva; essa si sforzava di accontentare la matrigna quanto meglio poteva e di servire le sue figlie, ma le sorelle, vedendo come faceva la matrigna, l'offendevano in tutto, litigando con lei finché non si metteva a piangere: era proprio quello che loro volevano!
Loro s'alzavano tardi, si lavavano con l'acqua già pronta, s'asciugavano con asciugamani candidi, e si sedevano a lavorare dopo mangiato.
Ecco che le nostre ragazzette incominciarono a crescere, si fecero grandi e divennero ragazze da marito. Si fa presto a raccontarlo, non così presto a farlo. Il padre aveva pietà della figlia più grande; le voleva bene perché era ubbidiente, lavoratrice, non era testarda, faceva quello che c'era da fare e non contraddiceva neppure con una parola; ma il vecchio non sapeva come alleviare le pene della ragazza. Lui era debole, la moglie litigiosa, e le figlie di lei pigre e caparbie.
Ed ecco che i nostri vecchi cominciarono a ruminar pesieri: il vecchio pensava come accasare le figlie, mentre la vecchia pensava come liberarsi della più grande. E una volta la vecchia disse al marito:
"Suvvia, vecchio! Bisogna maritare Martina"
"Bene", dice il marito, e intanto si arrampica pian piano sulla stufa e la vecchia alle calcagna:
"Senti vecchio, domani alzati più presto, lega la cavalla al traino e parti con Martina, e tu, Martina, raccogli la tua robetta in una scatola, e mettiti una camicia pulita: domani devi andare a far visite!"
La buona Martina fu tutta contenta di quella fortuna che le capitava, d'esser portata a far visite l'indomani; tutta la notte dormì dolcemente; al mattino presto s'alzò, si lavò, disse le preghiere, raccolse tutta la sua roba, la ripose per benino, si vestì, ed era così bella... una vera fidanzata! Tutto questo accadeva d'inverno e fuori c'era un gelo da spaccare le pietre.
Al mattino, tra il lusco e il brusco, il vecchio legò la cavalla al traino e lo portò avanti alla porta; entrò nell'isba, sedette sulla cassapanca e disse:
"Tutto è pronto."
"Venite a tavola, e mettete qualcosa sotto i denti!", disse la vecchia.
Il vecchio sedè a tavola e si mise la figlia accanto. Il cesto del pane era sulla tavola, lui tirò fuori una pagnotta tonda tonda e ne tagliò per sé e per la figlia.
Intanto la vecchia, scodellato un piatto di minestra di cavoli per il marito, disse:
"Mio caro, mangia e vattene, ne ho abbastanza di starti a guardare! Vecchio, porterai Martina dallo sposo; bada, vecchio barbone, va' dritto per la strada, poi volta a destra verso il bosco, sai dove, là dove c'è quel vecchio pino che sta sul monticello, e lì darai Martina a Gelo".
Il vecchio spalancò gli occhi, aprì la bocca e smise di mangiare; la ragazza si mise a gemere.
"Cosa stai a piagnucolare! Forse che lo sposo non è bello e ricco? Guarda quanti beni possiede: tutti gli abeti, i pini, e le betulle ben adorne; farai una vita invidiabile e lo sposo è un eroe!"
Tacendo, il vecchio mise su il bagaglio, ordinò alla figlia di indossare il pellicciotto, e si pose in cammino; camminò tanto, camminò poco? non so; si fa presto a raccontarlo, non così presto a farlo. Finalmente arrivò al bosco, lasciò la strada e si spinse dritto nella neve, sulla crosta indurita; arrivato nel folto, si fermò, e ordinò alla figlia di scendere, mise lui stesso la scatola sotto un enorme abete e disse:
"Siedi e aspetta il fidanzato; ma bada, sii garbata con lui". Poi voltò il cavallo e andò a casa.


Bederev G.


La ragazza siede tutta tremante, il freddo comincia a invaderla. Avrebbe voluto piangere, ma le mancava la forza: solo i denti battevano. D'improvviso, sente non lontano da lei Gelo che scricchiola sugli abeti; saltava dall'uno all'altro, faceva certi schiocchi! Comparve anche sull'abete sotto cui sedeva la ragazza, e dall'alto le dice:
"E' tiepido, ragazza?"
"Tiepido, tiepido, mio caro Gelo!"
Gelo cominciò a scendere lungo il tronco, scricchiolando e schioccando sempre di più. E chiede alla ragazza:
"E' caldo, ragazza mia? E' caldo, bella?"
La ragazza può appena tirare il fiato, ma dice:
"E' caldo, Gelo! E' caldo, caro!"
Gelo scricchiolò ancora peggio, schioccò più forte ancora, e disse:
"Hai caldo, ragazza? Hai caldo, bella ? Hai caldo, zampino mio?"
La ragazza si sentì diventar di ghiaccio; la sua voce s'udiva appena quando disse:
"Oh, com'è caldo, Gelo mio caro!"
A questo punto, Gelo ebbe pietà di lei, l'avvolse fra le pellicce, la riscaldò con le coperte.
Al mattino la vecchia dice al marito:
"Va', vecchia barba, e sii coraggioso!"
Il vecchio legò il cavallo e andò. Avvicinatosi alla figlia, la trovò viva: aveva indosso una bella pelliccia e un prezioso velo da sposa, e inoltre una scatola di ricchi regali. Senza dire una parola, il vecchio depose tutto sul traino, sedette con la figlia e andò a casa. Arrivarono e la ragazza si gettò ai piedi della matrigna. La vecchia rimase sbalordita al vedere la ragazza viva, la pelliccia nuova e la scatola di biancheria.
"Eh, cagna, a me non mi inganni!"
Ed ecco, la vecchia lasciò passare un po' di tempo e poi disse al vecchio:
"Porta un po' anche le mie figlie dallo sposo: egli non ha ancora presentato loro i regali!"
Ci vuol del tempo a fare, si fa presto a raccontare. Ecco che una mattina all'alba la vecchia diede da mangiare alle sue figliette, le adornò come si deve col velo e la corona, e le mise in viaggio. Il vecchio seguì la stessa strada e lasciò le ragazze sotto l'abete. Le nostre ragazzette si metton sedute e ridono:
"Cosa è saltato in mente a nostra madre di maritarci tutte e due insieme? Come se al nostro paese non ci fossero ragazzi! Chi sa chi diavolo verrà? Non sappiamo neppure chi è!"
Sebbene fossero avvolte nei pelliccioni, le ragazze cominciavano ad aver freddo.
"Paracha, mi sta entrando il gelo nelle ossa. Be', se il nostro pretendente in maschera non arriva, ci congeleremo"
"Basta dire sciocchezze, Maska! Purchè i fidanzati arrivino presto! Adesso a casa staranno pranzando"
"O Paracha! Se viene uno solo, chi sceglierà?"
"Non crederai che prenda te, stupidona!"
"O guarda! E allora te, forse?"
"Naturale che prenderà me"
"Te! Ma smettila di farmi ridere e di dire stupidaggini!"
Intanto, Gelo aveva fatto diventar di ghiaccio le mani delle ragazze. Esse le infilarono sotto le ascelle e ricominciarono come prima.
"Ehi tu, muso insonnolito! Brutto ceffo, grugno immondo!Tu non sai presentarti né comportarti, e in generale ti manca il cervello"
"Oh, tu, fanfarona! Cosa sai fare, tu? Solo andare intorno a chiacchierare e
lisciarti. Stiamo a vedere chi sceglierà per prima!"
Così si bisticciavano le ragazze, ma intanto si congelavano sul serio e d'improvviso esclamarono ad una voce:
"Ma che fesso, perché non viene? Guarda, sei diventata blu!".



Kochergin N.



Ed ecco da lontano Gelo comincia a scricchiolare; salta schioccando da un abete all'altro. Le ragazze sentono che qualcuno s'avvicina.
"Paracha, senti? Sta arrivando con una campanella."
"Vattene, cagna, non sento, il freddo m'ha assordito."
"E vuoi anche trovar marito!"
Cominciarono a soffiarsi sulle dita. Gelo s'avvicina sempre più e più; infine comparve sull'abete, sopra le ragazze. E dice loro:
"Siete al calduccio, ragazze? Siete al calduccio, bellezze? Siete al calduccio, colombelle mie?"
"Ohi, Gelo, fa terribilmente freddo! Ci siamo congelate in attesa del promesso sposo, ma quel maledetto se l'è squagliata".
Gelo cominciò a scender da basso scricchiolando sempre più, schioccando ancor più forte.
"Avete caldo, ragazze? Avete caldo, belle?"
"Va' al diavolo! Sei cieco? Vedi bene che abbiamo mani e piedi congelati".
Gelo scese ancor più basso, picchiò forte e disse:
"Avete caldo, ragazze?"
"Che tu possa sprofondare all'inferno tra i diavoli, sparisci, maledetto!", e in così dire le ragazze divennero dure come ghiaccio.
Al mattino la vecchia dice al marito:
"Attacca un po' il traino, vecchio; mettici una bracciata di fieno, e porta una coperta di pelli. Quelle ragazze debbono essere gelate. Fuori c'è un freddo terribile. Bada di andare svelto, vecchio barbone!"
Il vecchio aveva appena finito di mangiare un boccone che già era fuori, in istrada.
Arriva dalle figlie e le trova morte. Le getta sul traino, le avvolse nella coperta e le ricoprì con una pezzuola. Vistolo da lontano la vecchia gli corse incontro, e così domandò:
"E le ragazze?"
"Sono nel traino"
La vecchia tirò via la pezzuola, tolse la coperta, e trovò le figlie morte.
Qui la vecchia scoppiò come un uragano, e cominciò a maltrattare il vecchio:
"Cosa hai fatto, vecchio cane? Tu hai assassinato le mie figliette, il sangue del mio sangue, la mia semenza, i miei bei boccioli! Io ti acchiappo e t'ammazzo, con l'attizzatoio ti finirò!"
"Basta, vecchiaccia! Lo vedi, ti sei fatta sedurre dalla ricchezza, e anche quelle testarde delle tue figlie! E' colpa mia, forse? Tu stessa l'hai voluto".
La vecchia s'infuriò, gridò, ma infine fece la pace con la figliastra, e da allora vissero felici e contenti, dimenticando i mali. La ragazza fu chiesta in moglie da un vicino, si celebrarono le nozze, e ora Martina vive felice. Quando i nipotini fanno i capricci, il vecchio li spaventa chiamando Gelo.

Anch'io fui alle nozze, bevvi idromele e birra sui baffi scivolò, in bocca niente andò.

domenica 29 dicembre 2013

Nonno Gelo (Ded Moroz), Afanas'ev n.96 (Russia)


na matrigna aveva una figliastra e una figlia. Qualsiasi cosa facesse la figlia, la accarezzava sulla testa e diceva: "Che intelligente!". La figliastra, qualsiasi cosa buona facesse, non andava mai bene, non doveva fare così, era tutto brutto. E invece bisogna dirlo: la ragazza era oro, aveva le mani come il formaggio nel burro. Ma la madre ogni giorno si bagnava di lacrime. Il vento prima soffia, poi tace. Ma la vecchia baba prima s'infuria, però non si calma subito, pensa sempre a qualche dispetto così la donna pensò di cacciare la figliastra da casa:
"Portala, portala, vecchio, dove vuoi, purché i miei occhi non la vedano, e le mie orecchie non sentano più parlare di lei; ma non portarla dai parenti, in una casa calda, ma portala nel campo, nel gelo scricchiolante!".
Il vecchio si rattristò, per un poco, pianse per un poco, poi mise la ragazza sulla slitta, voleva coprirla con una coperta, ma ebbe paura. Portò la sventurata senza casa in un campo aperto, la scaricò su un cumulo di neve, le fece il segno della croce, e in fretta tornò a casa, per non assistere alla morte della figlia.
La poverina rimase sola, trema e e dice una muta preghiera. Arriva il Gelo; saltella, fa dei salti, e osserva la bella ragazza:
"Ragazza, ragazza! Io sono Gelo Naso-rosso! (Ded Moroz krasnyj' nos)".
"Salute a te, Gelo. Si capisce che Dio ti ha mandato per la mia anima peccatrice." Gelo voleva colpirla e assiderarla; ma ammirò le sue parole sagge, provò compassione! Le buttò una pelliccia. Lei l'indossò, si strofinò i piedi, si mette a sedere. Viene di nuovo Gelo Naso-rosso, saltella, balla, guarda la bella ragazza:
"Ragazza, ragazza, io sono Gelo Naso-rosso!"
"Salute a te, Gelo. Si capisce che Dio ti ha mandato per la mia anima peccatrice." Gelo sembrò non essere proprio in sé: portò alla bella ragazza un grande baule, pieno di ogni sorta di regali. Lei si sedette, nella sua pelliccia, sul baule, così allegra, così bellina! Arriva di nuovo Nonno Gelo Naso-rosso, saltella, balla, e guarda la bella ragazza. Lei lo accolse con un saluto, e lui le regalò un vestito cucito d'oro e d'argento. Lei lo indossò e fu una vera bellezza, una vera eleganza!


Tuck R.

Siede e canta.
La matrigna prepara la veglia funebre per lei, cuoce le frittelle.
"Va', vecchio, porta a seppellire la tua figlia."
Il vecchio andò.
E il cane sotto il tavolo: "Bau, Bau! Adesso portano la figlia del vecchio tutta vestita d'oro e d'argento, ma la figlia della vecchia i fidanzati non la prenderanno!"
"Taci, stupido cane. Eccoti una frittella, e di': 'I fidanzati prenderanno la figlia della vecchia, e della figlia del vecchio porteranno solo gli ossicini!".
Il cane si mangiò la frittella, ma disse di nuovo: "Bau, bau. Portano la figlia del vecchio tutta vestita d'oro e d'argento, ma la figlia della vecchia i fidanzati non la prenderanno!"
La vecchia diede al cane le frittelle e lo picchiava, ma lui, sempre:
"Portano la figlia del vecchio tutta vestita d'oro e d'argento, ma i fidanzati non prenderanno la figlia della vecchia!".
Il portone scricchiolò, si aprì la porta della capanna, portano un alto e pesante baule, entra la figliastra, tutta risplendente come una vera signora! La matrigna la guardò e allarga le braccia!
"Vecchio, vecchio, attacca altri cavalli, e porta presto mia figlia! Mettila nello stesso campo, nello stesso posto!"
Il vecchio portò la figliastra nello stesso campo, nello stesso posto, e depose la ragazza.






Arrivò Nonno Gelo Naso-rosso, guardò la sua ospite, saltellò e ballò, ma buone parole non le ebbe. Allora si arrabbiò, l'afferrò e la uccise.
"Vecchio, va', portami la mia ragazza, attacca cavalli selvatici, non far affondare la slitta, non perdere il baule!"
E il cane, sotto il tavolo:
"Bau, Bau! I fidanzati prenderanno la figlia del vecchio, ma porteranno in un sacco gli ossicini della figlia della vecchia!"
"Non mentire! Eccoti una torta. Di': 'porteranno la figlia della vecchia vestita d'oro e d'argento!"
Si aprì il portone, la vecchia corse incontro alla figlia, ma invece di lei abbracciò un corpo freddo. Pianse, gridò, ma ormai era troppo tardi.






Baba=donna del popolo, contadina (N.d.T)

Traduzione: E. Bazzarelli, E. Guercetti, E. Klein.

Da Morozco a Ded Moroz (Nonno Gelo)

In principio (?) fu Morozco, molto probabilmente un Dio "pagano"dei boschi e delle montagne, un Dio che torturava ed uccideva con il gelo, ma che, a seconda del suo capriccio, poteva mostrare un lato benefico. Era anche rapitore di bambini (foresta=bambini), ma, se sufficientemente ripagato con doni ed offerte da parte dei genitori disperati, poteva anche restituirli.
Credo che non sempre si debba ricercare una Dèa madre dietro ogni divinità maschile. Spesso, è il rango che cambia, non il genere. Non è sorprendente che a una Dèa terribile, ma anche feconda in quanto femmina, si affianchi un aiutante maschile, sterile come il cupo periodo che sovrintende e/o personifica. Del resto, non è la Vecchia - quindi infeconda - Holle, (e le sue analoghe), che tiene prigioniero il proprio giovane alter ego?


Petar Meseldžija

Questi è Svjatogor, un Eroe della mitologia russa, un semidio guerriero, uno "spaccamontagne" (tutte queste divinità non sono forse sopravvissute, nelle fiabe russe, come Aiutanti prodigiosi dello zarevic Ivan?), il primo grande Bogatyr.
E così viene rappresentato Morozco, già diventato Ded Moroz.





Con l'affermazione del Cristianesimo, Ded Moroz, letteralmente Nonno Gelo, perde i connotati demoniaci, veste i colori dell'inverno, bianco, blu, argento, e, pur conservando la sua pericolosità, la traveste da giustizia.






Nelle fiabe del tipo La Bella e la Brutta, o La Figlia e la Figliastra, premia la cenerentola di turno e punisce terribilmente la brutta e pigra. In realtà, punisce la malvagità e l'avidità della sua orribile madre, la Matrigna della Buona. E, qui, ancòra conserva tracce di quell'inevitabile passaggio da divinità a personaggio folcloristico: le caratteristiche da Elfo crudele e capriccioso alla Jack Frost, evidenti in molte illustrazioni.
In questo tipo fiabesco, svolge la funzione di sposo soprannaturale, ma, un tempo, aveva una sposa alla sua altezza, la personificazione della Primavera, della Natura che rifiorisce e si rigenera. Con lei aveva avuto Snegùrochka, la "fanciulla di neve", protagonista di pièce teatrali e opere (la più celebre quella con musiche di Rimsky-Korsakov), di film e racconti: il più famoso racconto d'inverno russo.


Ded Moroz siberiano

Ded Moroz bielorusso


E, mentre san Nicola si tinge di bianco, blu e argento e indossa pelliccioni,  Ded Moroz diventa un distributore di doni per quei bimbi che, un tempo, teneva come ostaggi in attesa delle offerte dei loro genitori.
Lo accompagna la sfortunata (e rediviva) Snegùrochka, non più figlia, ma dolce nipotina, anch'ella in bianco e blu, con la famosa treccia bionda penzolante sulle spalle. Spesso, cullano amorosamente un neonato, l'Anno Nuovo.
E, ormai,  anche Ded Moroz si tinge di rosso e si tempesta di stelle.