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martedì 10 gennaio 2017

Kalevala: le Vergini Ilmatar e Marjatta e i Loro Figli Divini

Il Kalevala (ovvero Terra degli Eroi)  è una raccolta di rune finniche che narrano le avventure di tre personaggi favolosi, tre Eroi dalle origini divine.
Questo monumento letterario nazionale, conservatisi solo grazie alla trasmissione orale fu raccolto e trascritto da un medico finlandese, Elias Lonnrot, e pubblicato nel 1835. Nel corso dei secoli, e soprattutto con l'avvento del Cristianesimo (1150), la trasmissione non scritta determinò la contaminazione dell'originario carattere magico e cosmico dei miti, che riflettevano la spiritualità "animistica e sciamanica" delle popolazioni finniche.
Così, gli antichi Eroi, gli antichi Dèi, personificazione dei Miti della Natura, furono costretti ad allontanarsi per sempre, come i Túatha Dé Danann, gli Dèi luminosi d'Irlanda, che lasciarono l'Isola sacra o si confusero con il preesistente popolo magico abitatore dei Tumuli, dopo l'invasione vittoriosa degli Uomini e del loro nuovo Dio.





n principio era Ilmatar/Luonnotar, unico Essere, figlia dell'Aria e discesa sulle onde del Mare. Fecondata dal Vento, vagò a lungo, settecento dei nostri anni, senza poter partorire il figlio che portava in grembo. Il Figlio non può nascere perché il Mondo che deve accoglierlo non è stato creato. E un'anatra si posò sul suo ginocchio e nidificò, ma Ilmatar mosse il ginocchio e le uova rotolarono e caddero, e si ruppero, e dai loro frammenti nacquero il Cielo, la Terra, il Sole, la Luna, le Stelle e le Nuvole. In seguito, Ilmatar creò gli abissi marini, le terre sommerse e le terre emerse, i promontori e le montagne. E, finalmente, partorì Väinämöinen, che nacque già vecchio, e trascorsero altri sette anni, e Väinämöinen era in balìa delle onde.

martedì 13 dicembre 2016

13 Dicembre. Lussi. La Tenebra e la Luce.





La Notte di Lussi, Lussinatta. Il lato oscuro di santa Lucia. O meglio, è santa Lucia l'idilliaca usurpatrice cristiana dell'antica Dèa del solstizio d'inverno.
Lussi, l'aspetto terrifico della Dèa Madre, imperversava nelle gelide regioni nordiche, accompagnata, come le pre-olimpiche Iside o Ecate, dalla caccia selvaggia [Lussiferda], tra i fischi delle bufere e le tempeste di neve. Guai a chi l'avesse incontrata di notte. I dèmoni e gli spiriti e i troll che la scortavano erano partecipi della sua natura maligna. La Lussinatta, a ridosso del solstizio invernale, era una notte di veglia e di terrore. Nelle case si accendevano lumi e candele per tenere lontani gli spiriti delle tenebre al massimo della loro potenza e del loro furore nell'imminenza del rinnovato trionfo della Luce. Il sonno costituiva un pericolo pari a quello delle tenebre né si era al sicuro fra le mura domestiche. Lussi la Terribile si calava dai camini delle case dove i lavori giornalieri non erano stati portati a termine prima del crepuscolo e rapiva i colpevoli.
Di questo aspetto minaccioso restano tracce anche nella soavità della festa cristiana di santa Lucia, della santa Lucia buona. I bambini, in attesa dei doni, le lasciano dolci, biscotti e latte (v. Befana!), ma non devono arrischiarsi ad aspettarla svegli perché potrebbero essere accecati per punizione con la cenere del focolare.

domenica 18 settembre 2016

La Principessa Fillide, il Mito del Mandorlo

C'è sempre di mezzo un Demofoonte (o Demofonte), fratello ora di Trittolemo, ora di Acamante, e figlio o del re di Eleusi Celeo e di Metanira, o dell'ateniese Teseo.
Il Demofoonte che, al momento, non ci interessa, ebbe per balia occasionale, da bambino, Demetra, che viaggiava per il mondo in incognito alla ricerca di Persefone, e Demetra, di nascosto, nottetempo, lo forgiava nel fuoco per donargli l'immortalità. Ma sua madre non riconobbe la Dèa, e, cogliendola sul fatto, mentre lo accostava alle fiamme del focolare, urlò e la fermò. Demofoonte perse la sua occasione, e, si dice, anche la vita, ma i Mortali guadagnarono, attraverso suo fratello Trittolemo, ciò che Prometeo aveva significato con il dono del fuoco. Demetra, infatti, insegnò loro, tramite il fratello di Demofoonte, l'arte di coltivare il grano.


Fillide e Demofoonte, Edward Burne-Jones

mercoledì 14 settembre 2016

La Leggenda del Serpente Bianco, del Serpente Nero, del Giovane Xu Xian e del Monaco Fa Hai

Toshiyuki Enoki


Questa antichissima storia cinese, tramandata oralmente per secoli, divenne un racconto scritto nel settimo secolo, durante la dinastia Tang, e si inserisce nel filone, noto anche nel nostro patrimonio folcloristico, della "sposa soprannaturale". Ho già avuto occasione di sottolineare come il nostro tipo fiabesco, in genere riguardante la ragazza-serpe, sia totalmente rovesciato rispetto al mito e/o alle fiabe diffuse in Asia e in Africa.
In Asia e in Africa, la donna non è stregata, né soggiace a qualche incantesimo, ma è un serpente, che assume l'aspetto di una bellissima umana, si unisce ad un giovane mortale, e, in genere, gli dà anche un figlio. Quando il marito scopre la sua vera natura, il Serpente sparisce per sempre, ma non senza provvedere al figlioletto, che lascia allo sposo mortale. Melusina, la bellissima donna-drago, è la parente più stretta di questo genere di eroine. E la sua leggenda, come molte altre, era funzionale a creare un alone mitico intorno alle origini di una potente famiglia realmente esistita.
In Cina, la versione più pericolosa e popolare di questo mito ha per protagonista una Volpe, dèmone lussurioso e fatale o spettro inquieto e maligno che s'incarna in una donna bellissima e affascinante, spesso accompagnata da una "consorella" che si finge sua serva. Nei panni di una donzella in difficoltà, durante una tempesta di neve o di pioggia, attende le sue vittime nei pressi di una pagoda in rovina, di un ponte, dei resti di un'antica villa o di una tomba. "Salvata" e ospitata da qualche giovane e solitario mortale, riesce d ammaliarlo e a farsi sposare. In genere, la natura maligna della moglie viene scoperta da qualche saggio monaco buddista chiamato per curare la malattia del giovane, che sta deperendo rapidamente. Che sia anche un'allegoria, una spiegazione soprannaturale, o meglio, superstiziosa, della tisi, mi pare evidente.
(Vedi la Lamia e la Dame-sans-Merci di Keats).



Toshiyuki Enoki



l Serpente Bianco, Bai Suzhen, e il Serpente Nero, Xiao qing, vivevano da millenni sul monte Emei, montagna sacra per il Buddismo, il Taoismo e il Confucianesimo. Avevano studiato anche la magia, di cui erano diventati maestri. Un giorno, decisero che ne avevano abbastanza di una vita solitaria fra le nevi e i tramonti d'oro del monte Emei, e, curiosi di sperimentare la vita dei mortali, dopo aver assunto l'aspetto di due bellissime fanciulle umane, scesero al meraviglioso Lago dell'Ovest, che si diceva nato da una perla caduta dalla Via Lattea, nel distretto di Hangzhou. Mentre si trovavano sul ponte Duan Qiao, ammirando l'incantevole bellezza del lago, vennero sorprese da un improvviso e violento acquazzone. Un giovane e bellissimo uomo di nome Xu Xian, che lavorava presso una farmacia, accorse in loro aiuto offrendo la protezione del proprio ombrello.

lunedì 6 giugno 2016

Demetra e Persefone. La Madre e la Fanciulla





Pinax conservato nel Museo di Taranto, Persefone e Ade, Re e Regina dell'Oltretomba, smbolo della Morte e della Rinascita.


Demetra (la Cerere romana), Dèa antica, pre-olimpica, poi inserita nel nuovo ordine (perché, evidentemente, il suo culto era duro a morire) come sorella di Zeus. Più delle consorelle greco-romane ricorda le grandi Dèe di altri culti, tutte frammenti dispersi dell'Unica e Trina. Era diventato inconcepibile, in un mondo "nuovo", con nuovi concetti del Bene e del Male, che morte e vita, abbondanza e carestia, natura madre e natura matrigna potessero coesistere in una unica Dèa. Se la purezza dei cicli naturali non fosse stata disconosciuta, non sarebbe stata inventata Persefone, figlia di un'unione eugamica, di un incesto regale (e divino) tra Demetra e il fratello Zeus. Persefone o Kore, la Fanciulla.
Particolarmente amata e, insieme con la madre, di cui era l'alter ego, oggetto di culti misterici segnatamente nella Magna Grecia. E proprio in Sicilia - si narrava - fu rapita, all'insegna di un secondo incesto, da Ade (Plutone), il Dio degli Inferi, fratello di Demetra e Zeus.
La disperazione, la sete di vendetta e la ricerca dell'amatissima figlia da parte di Demetra segnarono la nascita del mito delle Sirene, del mito eziologico del Barbagianni, e del Prometeo agricolo che insegnò agli uomini la coltivazione dei cereali. Infine, Demetra, mentre la terra inaridiva, si appellò ad Ecate, l'antica sorella esule, ma temuta dallo stesso Zeus che non poteva disubbidirle.
E Zeus le concesse il ritorno della figlia, purché, durante la sua permanenza, non avesse toccato il cibo degli Inferi. Hermes riportò la giovane dalla madre, ma Persefone aveva mangiato sei chicchi di melograno, così il suo Destino si divise tra sei mesi giù, accanto allo sposo infernale - e la terra non dava più frutti - e sei mesi con Demetra, e la gioia della Dèa rendeva nuovamente fiorente e feconda la terra. Si dice, anche, che Persefone avesse mangiato sei semi di papavero, poiché il papavero e l'oppio erano sacri a Demetra.


Persefone e Ade, A.Y. Gilbert

venerdì 29 aprile 2016

La Storia di Lamia. Eppure la Amo

Eppure la amo. Le amo. Appartiene a quelle che chiamo "Regine Spodestate", le antiche Dèe scalzate dalle nuove religioni, deposte, frantumate, demonizzate. "O Venerate dal Tremendo Sguardo", le chiama Sofocle per bocca di Edipo. Il Destino, il mistero stesso della Vita, la Fecondità e la Morte. La lontananza dai mortali - troppo enigmatica e complessa e assoluta la loro essenza - che ne aumenta il mistero e alimenta il timore. Sopravvissero agli Dèi "moderni", gli Olimpici, che le temevano e le ascoltavano. Brandelli di ciò che erano riemersero, sconvolti, sovvertiti, incompresi, nelle nuove storie. Lamia (Λάμια) riassume molti aspetti di questa Inversione, come la definirebbe Propp. E la genesi dell'Inversione, ovvero l'involuzione deformante di ciò che furono, è involontariamente rappresentata nei miti.



H.J. Draper



Nascono bellissime, e Lamia, che fosse raccontata come figlia di Poseidone o del re libico Belo, lo era, tanto da affascinare il "nuovo" Re degli Dèi, Zeus. Era buona e feconda e partorì molti figli e belli all'amante prestigioso. Hera, la sposa ufficiale, sterminatrice dei frammenti dell'Unica, accanita custode della sua forzata sterilità, li uccise tutti, o - si dice anche - le indusse una follia omicida che la costrinse a ucciderli con le sue proprie mani. Hera è la Dèa olimpica che mi è meno simpatica in assoluto. E' lo sgherro, il sicario del nuovo ordine. Là dove la regalità maschile non potrebbe che sbriciolarsi nella meschinità, interviene la pochezza della sua proverbiale gelosia femminile e riporta lo stato delle cose nella "giusta" direzione. Per assurdo, sia nel mondo greco che in quello romano, è associata alla maternità, alla fecondità, e, più comprensibilmente, all'amore coniugale, di cui è spietata guardiana.


H.J. Draper


Tornando a Lamia, Hera non si limita ad ucciderle i figli. La tortura negandole il Sonno. Non è difficilissimo leggere anche questa ulteriore crudeltà di Hera. Mutilata nella sua fecondità, privata del Sonno, ovvero dei Sogni, della Seconda Vista, Lamia viene soccorsa dal prode Zeus, che, come sempre, mitiga le efferatezze della consorte, nel ruolo della Fata più giovane che ammorbidisce la maledizione (profezia) della vecchia Fata al battesimo di Aurora.

martedì 26 gennaio 2016

I "Folletti" Seguirono i Deportati, i Ladri, le Prostitute? E Loro, li Riconobbero?



Alan Lee


Già da ragazzina mi chiedevo come mai non esistessero fiabe nord-americane. Persino nei multicolori libri di Andrew Lang,  colpevole come i varii Calvino (senza condividerne l'eleganza) di pensare alle fiabe come ad un prodotto letterario "bambinilistico", e di agire (maleficamente) di conseguenza, ma coraggioso nel cercare e nel proporre fiabe provenienti dagli allora remoti angoli del mondo, partoriti da quelle antiche culture che i superbi Britannici facevano viaggiare in terza classe nel proprio Paese, persino tra quelle pagine, il Nord America è giustamente rappresentato solo dai racconti tramandati dai Nativi.
Sulle galere galleggianti che attraversarono l'oceano, i Folletti, gli Elfi, i Giganti... ricordi mistificati ma tenaci degli antichi Dèi nordici, salirono mai?
E se, per sbaglio o per l'ostinazione di una qualche vecchia mammana al servizio di esangui meretrici londinesi, un Pixie, o un Pooka (o un Elfo spogliato dall'aura regale della divinità da monaci grigi, ubriachi di malinconia e avvelenati di virtù) si confuse con l'ombra di un fagotto di stracci, cosa avvenne una volta raggiunta la Terra Promessa dei fantomatici "Pellegrini"?
I deportati incrostati di malattie e corrosi dalla rabbia ricordarono il suo nome? Riconobbero le sue tracce? Rammentavano ancòra i piccoli trucchi che lo avrebbero tenuto a rispettosa distanza? E avevano un fuoco per il racconto?
E la nuova antica Terra come poteva accoglierli?
Troppo affollate di divinità altrui quelle terre sconfinate? Si può anche strappare con la violenza la terra ad un altro popolo, ma come impossessarsi dei sogni multicolori degli Sciamani? Come distinguere il bisbiglio dei conciliaboli del Piccolo Popolo nel fruscio di quelle splendide foglie di oro e di porpora che, come una tovaglia d'altare, ornano le tombe delle ossa gigantesche di animali mitici in cui s'incarnarono gli Dèi di altri popoli?
I Giganti e i Troll - feroci quanto stupidi - avranno riattraversato l'Oceano a piedi, annientati dalla remota estraneità di Dèi piumati, e saranno tornati a farsi giocare e derubare dai loro cari, vecchi nemici, i settimi figli di un settimo figlio alti quanto una pigna?


Dragan Bibin


E gli Elfi e i Folletti, che non possono morire se non di morte violenta, l'avranno invocata, la Morte, in una terra in cui grossi uomini dagli occhi animaleschi, invece di cercare l'oro nelle pignatte custodite all'estremità dell'arcobaleno, tentavano di strapparlo all'acqua e alle rocce, insieme a tutto il resto, finendo, pazzi di fatica e di sospetto, per sorvegliarsi l'un l'altro, molto più preoccupati di ricevere una coltellata nella schiena dal compagno di follia che gli dorme accanto che di tendere l'orecchio al grido agghiacciante della Banshee?


Alan Lee


La Banshee.
Davvero potrò mai credere che quest'altra Dèa degradata a profetessa di morte, l'ombra della mostruosa Morrigan che si mostrò nelle sue sembianze di fanciulla per lavare inutilmente la tunica insanguinata di Cù Chulainn avviato all'ultimo scontro, avrebbe mai abbandonato i ruderi delle morte fortezze, le morte Case dei Guerrieri giganteschi degli Antichi Tempi, i fondatori di dinastie - anch'esse scomparse o comprate dai commercianti di birra e tè - i cui discendenti, per secoli, hanno avuto il terribile privilegio di condividere con Cù Culhainn l'annuncio della propria morte nel livido grido dell'aristocratica Lavandaia di sudarii?


"Morte di Cù Chulainn", Stephen Reid


Billy the Kid - se pure fosse riuscito a udirla - le avrebbe sparato scambiandola per un coyote.
E la Luna avrà mai riconosciuto una delle sue figlie nella puttana infetta seduta a spidocchiarsi accanto alla finestrella dell'alcova dal tetto di lamiera, torrida di afa e di troppi clienti? O si è rassegnata a lasciare la sua immagine - nel mondo dei mondi di cartapesta - sospesa come la faccia bianca e gonfia di un ubriaco sopra uno dei tanti motel di Norman Bates, e se ne è tornata tra le pietre millenarie dei Tumuli, in cerca di una fanciulla che - per l'odio di un'avara matrigna - può cucire solo alla sua luce? E sospirerà fiotti di nostalgia perché la sposa incauta del Serpente o dell'Orso da troppo tempo non leva le sue mani verso di lei per interrogarla sulla strada da prendere per raggiungere l'amante perduto. Sospirerà, ma il fiume ancòra tiepido del corpo della Dèa, per sempre sazio della carne e del sangue del Sacrificio divino è un bel posto per aspettare, e, nel frattempo, specchiarsi.

Mab's Copyright



Louis Rhead


giovedì 7 gennaio 2016

Веселого Рождества и Счастливого Нового года! - Il Periodo Magico del Natale Russo

Spero di aver scritto davvero "Buon Natale e Buon Anno!".

Questa lacca tradizionale russa di Fedoskino apre un discorso che sarebbe vastissimo: le tradizioni magico-divinatorie legate al Natale russo.
Sviatki, il Periodo Magico del Natale Russo.




Soggetti: Donne, il Gallo (simbolo maschile) pane (o grano), candele, acqua, anelli d'oro d'argento e di rame, specchi, luce/ombra...




Il periodo di più intensa attività magico-esoterica è tradizionalmente quello chiamato Svyatki, precisamente i famosi 12 giorni che vanno dal Natale russo (7 gennaio) all'Epifania (19 gennaio). Naturalmente, proprio il 7 e il 19 sono i più "magici". E' una faccenda di donne e riguarda il futuro marito. Non si trascurano le pratiche più comuni come la lettura delle carte o dei fondi del the o del caffè.


Konstantin Egorovič Makovskij


La carta pieghettata e ruotata davanti alla fiamma della candela dovrebbe proiettare sulla parete il nome (o le iniziali) del futuro marito.


Nikolai Pimonenko

Il Gallo è il protagonista assoluto. E certe pratiche erano (?) diffuse in tutti gli strati sociali.








Se il Gallo si avvicina allo specchio il futuro marito sarà vanitoso, se, invece, si accosta ai chicchi di grano, sarà un brav'uomo, se si dirige verso l'acqua, il marito sarà un ubriacone.


Konstantin Egorovič Makovskij





Yuri Sergeyev





S. Kojin

Questa sembrerebbe la divinazione dell'anello: si passa un filo attraverso un anello e si immerge rapidamente nell'acqua, poi, si contano le volte che l'anello urta contro i bordi della bacinella. Quella sarà l'età raggiunta la quale la ragazza a cui appartiene l'anello si sposerà.




... oppure quella con la cera nell'acqua calda. Gli auspici si ricavano dalle forme che assumerà la cera.




I volti sorridenti spariscono quando compare lo specchio. Anzi, gli specchi, nel rito canonico. E' una divinazione solitaria, simile a quella raffigurata nelle cartoline vintage che ho postato in occasione di Halloween (v. Bloody Mary). Ed è pericolosa. Si collocano uno di fronte all'altro due specchi di grandezza simile, e, alla luce di due candele poste tra gli specchi, si evoca il viso del futuro marito, ma, non appena esso appare, è necessario coprire immediatamente lo specchio con un panno, perché potrebbero accadere cose terribili. Nessun animale deve essere presente nella stanza.








Brulloff Karl


Da: Encyclopedia of Russian and Slavic Myth and Legend:


Koliada

"Winter solstice ceremony that began on or around 12 December.
The vord Koliada comes from Kolo (round or circle) and the name of Koliada's companion ceremony, Sviatki, is related to svet (light). The festival known as Sviatki is only a small part of the ceremony of Koliada.
The traditional festival of Koliada united an entire community in worship of its ancestors, thereby ensuring the rebirth of the land in the coming new year. Young women were central in the cerimonies.
In the Sviatki ritual they would divine their own futures as well as that of the larger community - the village and its farms.
At the same time, the old women of the community would symbolically feed the dead ancestors.
The winter solstice was seen as a time when the living and dead communed in a period of half-light as the sun approached its death surrounded by the forces of darkness. It wa important to commune with dead ancestors in order to dislodge the evil forces that sought to kill the sun's continuation and that of all life on earth.
In the Volga region, the Koliada was known as Ovsen' or Vinograd, but the central core of the ceremony remained the same. [...]
The ancients believed that the rebirth of the sun goddess, whom they also called Koliada, was ensured by driving a young woman out of the village on a sled, while singing hymns invoking the sun.
The woman on the sled symbolically died in this ritual, which might once have called for actual human sacrifice".


Igor Oleynikov


... Come nei rituali di tutto il mondo, magari in differenti ma pur sempre paralleli piani temporali.

Mab

sabato 29 agosto 2015

Zenobia, Rama, Damayanti e Worwick Goble

Zenobia, Regina Guerriera di Palmira



Sita Finds Rama among Lotus Blooms



Rama Spurns the Demon Lover




Damayanti Choosing a Husband



Damayanti and the Swan



Shantanu Meets the Goddess Ganga



Aryuna and the River Nymph



The Ordeal of Queen Draupadi



The Return of the Heroes Slain in Battle





sabato 24 maggio 2014

Ecate, la Luna e Biancaneve

La Giricoccola greca, "Rodia", sola e piangente nel cuore della notte, s'imbatte nel terribile corteo di Ecate. La Dèa, un po' per capriccio, un po' per pietà, la prende sotto la sua protezione. Che la Luna e Ecate ricoprano lo stesso ruolo in due fiabe parallele non è sorprendente. Il culto di Ecate si è spesso affiancato e/o confuso con quello di Selene e di Artemide, divinità "lunari".


Maximilian Pirner

In realtà, Ecate ha tutte le caratteristiche delle grandi e temute Dèe pre-olimpiche: lo stesso Zeus non può opporle un rifiuto, e lei, che, sola, ha ascoltato il pianto di Demetra, si batterà perché Persefone possa riemergere dal suo tetro Regno.
Con il tempo, Ecate aveva subito la sorte di tutte le Dèe Madri (o meglio, di tutte le rappresentazioni della Dèa Madre): la divinità che presiedeva ai parti, alla generazione e alla rigenerazine della Terra, che, pur vergine, era madre e portatrice di fecondità, aveva un ovvio rapporto anche con il mondo sotterraneo, in un inesauribile ciclo vitale. Era prevalso questo aspetto. Guardiana feroce dell'Oltretomba, scortata da spettri e cani infernali che ululavano come lupi (e cuccioli di cane venivano sacrificati in suo onore), terrorizzava le notti degli uomini forando il buio con le torce delle sue processioni, tendendo agguati là dove più strade si incrociavano. Scontata la sua elezione a divinità regina e protettrice delle streghe, della magia, degli incantesimi; ispiratrice di filtri, di pozioni (Medea e Circe) e di veleni inesorabili.


Lacombe B. (Blanche-Neige)


Dov'è il nesso con Biancaneve? La Morte e la Rinascita (quella che Propp chiama la "Morte Temporanea", che ogni iniziando doveva affrontare). Biancaneve è una morta.
La Notte e le bestie feroci, spesso lupi, che la terrorizzano nella sua fuga.
La Mela, frutto sacro e attributo di Ecate.
Il Veleno (vedi sopra).
La Fecondità: queste versioni, molto più antiche della Biancaneve grimmesca, si sviluppano, nella seconda parte, parallelamente a La Bella Addormentata nel Bosco. Con il principe, Biancaneve genera immancabilmente due gemelli.
Propp afferma che nelle fiabe si verifica quella che chiama Inversione fiabesca: in seguito al distacco della società degli uomini dal profondo significato dei Riti di Iniziazione, la Maestra e Celebrante diventa la strega del bosco, torturatrice e cannibale. Ma è vero anche il contrario. Forse solo nelle fiabe, e questo è il caso, una Dèa come Ecate è ancòra Tutto: è veleno, ma anche il suo antidoto, è terrore, ma anche salvezza, è il Principio e la Fine, la Fine e il Principio.

lunedì 5 maggio 2014

Rosmarina e Petrosinella, Fanciulle-Pianta 1

Petrosinella (Prezzemolina), Rosmarina... Niente in comune con le caramellose e puffesche "fatine dei fiori", naturalmente, ma neanche con la tarda invenzione fiabesca di Pollicina, per la quale  il seme regalato alla madre sterile dalla solita vecchietta sa tanto di donatore eterologo, e la corolla del fiore di un utero surrogato.


"Fatina dei Fiori" (Burp!) Gilbert A.Y.

Sono più vicine alle Fate de I"Tre Cedri" che compaiono (bellissime e adulte) quando il principe taglia il frutto e muoiono inesorabilmente perché l'evocatore non è abbastanza sollecito ad alleviare la loro terribile sete.
Curiosamente, le piante di cui le eroine portano il nome avrebbero - tradizionalmente - in comune benefici poteri curativi in caso sia di amenorrea che di dismenorrea, anzi, il decotto di Prezzemolo, la "minestra" - come veniva chiamato da antiche mamme e mammane - era emorragico e quindi con effetti abortivi. Strano che ne fosse così golosa una donna gravida, tanto da rubare nell'orto di una vecchia strega pur di soddisfare le sue voglie, o no? Ancòra più strano che l'effetto sia il medesimo: perde la figlia che sta aspettando, poiché deve prometterla alla strega per salvarsi la vita.

Dodd Thomas

Il Rosmarino, pianta considerata magica dall'Irlanda alle nostre estreme coste meridionali (dove è realmente di casa), non solo si appropria spesso e volentieri delle aristocratiche origini dell'incenso (di cui era il parente povero), ma, di conseguenza, intreccia la propria storia a quella del Girasole.
In breve:
Apollo si innamora perdutamente (leggi= solito istinto di spulzellamento compulsivo) di Leucotoe, figlia del re di Persia. Ella appartiene al club delle fanciulle segregate, probabilmente in seguito ad oscure profezie.
Il Dio, dopo aver assunto le sembianze della augusta genitrice di colei, piomba nella stanza dove Leucotoe è intenta a filare con le sue ancelle, allontana le altre donne e si manifesta alla regale vittima in tutto il suo splendore. Segue il suddetto spulzellamento. Clizia, ninfa patologicamente innamorata di Apollo e da lui disprezzata, si precipita dal Re Padre e gli riferisce l'accaduto. Il Re, sordo ad ogni supplica, lava il proprio onore uccidendo Leucotoe, che viene seppellita in una profonda fossa. Apollo, dopo aver invano tentato di resuscitarla con il potere ed il calore della sua luce, fa germogliare il profumato incenso dalle sue carni morte.
Clizia, intanto, muore d'amore e di inedia, riversa sulla nuda terra e con lo sguardo fisso sul disco del Sole, e si trasforma in Girasole.

Dodd Thomas

lunedì 30 dicembre 2013

Pygmalion (le due serie a confronto), Edward Burne Jones



(Prima Serie), "The Heart Desires" 


 (Seconda Serie), "The Heart Desires"


(Prima Serie), "The Hand Refrains"


(Seconda Serie), "The Hand Refrains"