na volta c'era un giovinotto e tre sorelle che erano le più belle del paese.
Il giovane faceva all'amore con una di loro e tutti gli dicevano:
“Voi fate all'amore con quelle ragazze; non sapete che sono streghe?”
Glielo dissero tanto che una volta volle fare la prova. Accadde dunque che lui va in casa di queste ragazze verso sera, e arrivandoci disse:
“Abbiate pazienza se sono arrivato tardi, perché oggi ho avuto tanto da fare! E ho un sonno che non posso più star in piedi.”
E discorre un poco e poi
roh, roh, incomincia a russare che pareva un somaro.
Le tre sorelle per un po' stettero zitte, ma poi erano lì per sonar le undici, e loro dovevano andare sotto il noce a ballare. Mettono dunque de' zolfanelli acesi sotto il naso di quest'uomo e lui faceva le viste di non sentire, come se dormisse d'un sonno più duro. Allora gliene fecero di tutti i colori, ma il giovanotto tenne fermo. Loro pigliarono un vasetto d'unguento e ungendosi dicevano:
"Unguento unguento, fammi andare più del vento!"
E si unsero, e sedendosi sopra una seggiola gli uscì dalla bocca un pipistrello, e restarono lì come morte.
Il giovanotto quando vide che non si muovevano più, si levò e guardò se erano proprio morte. E non sapeva neanche lui cosa fare. Aspettare gli rincresceva; andare faceva vedere che l'aveva scoperte. Volle stare ancora un po' a vedere. Ecco che alle tre dopo mezzanotte si sente venire a casa le tre streghe in forma di tre pipistrelli; tornano dentro al loro corpo, e si mettono a cenare. Guardarono se potevano destare il giovanotto; ma che? l'era tempo perso. Loro dunque si misero a mangiare, e una strega più vecchia disse:
"Facciamo un po' una stiacciatina del sangue del figliuolo del re, e mangiamola se no potrebbe essere che qualcuno ce lo pigliasse. Se quel povero ragazzo ne potesse mangiare lui, guarirebbe, ma non può e non passa una giornata che lui se ne starà lungo e disteso, freddo come una pietra".
B.M. Vidal
Intanto che lei diceva queste parole, il giovanotto si destò e loro dissero:
"Giacchè siete un dormiglione, mangiate un po' tanto quanto avete dormito".
Ma lui non mangiò di quella stiacciata fatta del sangue del figliuolo del re: fece vista di mangiarla e se la mise in seno. Poi, venendo il giorno, tornò al paese. E appena arrivato sentì la nuova che il figliuolo del re stava per morire. Andò sotto la finestra del re e cominciò a gridare:
"Chi vuol guarire d'ogni male? Io ci ho il rimedio".
La serva disse alla regina:
"O Madama, c'è uno sotto la finestra che fa guarire tutti i mali; chiamiamolo un poco, che lui farà guarire il principe".
E così fecero e il figliuolo del re mangiando di quella stiacciatina fatta con il suo sangue, si fece già più bello e più forte di prima. Poi andarono a pigliare quelle tre streghe, ne fecero una fiammata e le bruciarono. E bruciandole sentivano un puzzo di morto così forte che pareva di stare in un cimitero perché quelle streghe mangiavano il sangue della gente del paese.
(Monferrato)
n.8 da "
Novelline Popolari Italiane", D. Comparetti