martedì 25 giugno 2013

La Luce Azzurra dei Grimm, Ovvero, Aladino in Europa Traduzione Mia

'era una volta un soldato che per molti anni aveva combattuto al servizio del Re, ma, quando la guerra terminò, fu congedato senza ricevere un soldo. Il soldato sapeva fare solo la guerra e non aveva idea di come avrebbe potuto guadagnarsi da vivere. Tutto assorto in questi tristi pensieri, camminò senza meta fino a sera, quando giunse in un bosco. Vi entrò e, al calar delle tenebre, scorse una lucina. S'incamminò in direzione della luce e giunse ad una casetta dove viveva una vecchia strega.



Olga Kondarova


Il soldato la pregò di dargli un giaciglio per la notte e un tozzo di pane per levargli la fame, e la vecchia gli disse:
"Chi darebbe mai qualcosa ad un vagabondo? Ma io ho un cuore compassionevole e ti ospiterò, a patto che domani tu vanghi il mio giardino".
Il soldato promise. Il giorno dopo, vangò di buona lena il giardino della strega fino a sera. E la strega gli disse:
"Se domani spaccherai la mia provvista di legna per l'inverno in tanti piccoli ciocchi, ti ospiterò e ti darò di che sfamarti anche questa notte".
Così, il giorno dopo, il soldato spaccò la legna fino a sera.
"Hai lavorato sodo - disse la vecchia - e ti ospiterò anche stanotte, a patto che domani tu mi renda un ultimo servigio, una faccenda che ti costerà ben poca fatica: dietro la casa, c'è un pozzo secco. Tempo fa, vi ho lasciato cadere la mia candela. Fa una luce di un bell'azzurro e non si consuma mai, e tu dovrai riprenderla per me".
L'indomani, la strega lo condusse al pozzo, e lo calò in una cesta. Una volta sul fondo, il soldato trovò la luce azzurra e tirò la corda perché la vecchia lo tirasse su. La strega lo tirò su, ma quando egli fu così vicino all'orlo che poteva quasi toccarlo, gli gridò: "Svelto, passami la mia luce azzurra!", ma il soldato, diffidente, ribattè: "Non prima d'aver rimesso tutti e due i piedi in terra!".
"Dammela!", gridò nuovamente la strega, incollerita. E, di nuovo, lui si rifiutò.
Allora, la strega montò su tutte le furie, lasciò cadere la corda e se ne andò, e il soldato ripiombò in fondo al pozzo.



Olga Kondarova


Cadde nel fango, senza ferirsi. La luce azzurra continuava a splendere, ma lui era molto infelice poiché sapeva che lo aspettava una morte certa. Si ricordò che, in tasca, serbava la sua pipa, che era ancòra piena, e pensò: 'Sarà il tuo ultimo piacere!'
La tirò fuori, l'accese alla luce azzurra e si mise a fumare. Quando il fumo si sparse nel pozzo, gli comparve d'un tratto davanti un piccolo gnomo nero, che, dopo essersi inchinato rispettosamente, gli chiese:
"Padrone, cosa comandi?".
Il soldato rispose:
"Cosa? Quali comandi?".
Lo gnomo disse:
"Devo eseguire ogni tuo ordine".
"Bene, allora, per incominciare, aiutami a uscire da questo pozzo!"
L'omino nero lo prese per mano e lo condusse per un passaggio segreto fino ad una caverna dove la vecchia strega aveva nascosto i suoi tesori. Il soldato si riempì le tasche d'oro e di diamanti, e, infine, riemerse alla luce del giorno, ma non dimenticò di portare con sé la luce azzurra.
Quindi, il soldato ordinò allo gnomo di portare la strega davanti ad un giudice perché venisse giustiziata, ed ecco la vecchia trascinata via che sbuffava e soffiava come un gatto idrofobo.
Poi l'omino gli disse:
"Se avrai bisogno dei miei servigi, non dovrai far altro che accendere la pipa alla luce azzurra". E sparì.
Il soldato si recò in città, prese alloggio nella migliore locanda, si fece confezionare magnifici abiti, e arredò sfarzosamente la sua camera. Quando tutto fu pronto, il soldato evocò l'omino nero e disse:
"Ho servito fedelmente il Re per anni, e lui mi ha cacciato lasciandomi morire di fame. Adesso, voglio la mia vendetta. Questa notte, quando la sua unica figlia sarà profondamente addormentata, rapiscila e portala qui da me: mi farà da serva".
Lo gnomo rispose:
"E' un incarico facile per me, ma che creerebbe gravi problemi a te se venissi scoperto".
Tuttavia, quando suonò la mezzanotte, andò a rapire la Principessa addormentata dal suo letto, e la portò nella camera del soldato, e la fanciulla dovette obbedire ai suoi ordini e sbrigare le faccende di una serva: "Spazza e lava la stanza da cima a fondo!", le gridò il soldato. E la Principessa obbedì, ma aveva gli occhi socchiusi, come se dormisse. "Lustra i miei stivali!", urlò il soldato, gettandoli a terra, e la Principessa li raccolse e li lucidò finché brillarono.


Olga Kondarova


Al primo canto del gallo, l'omino nero la riportò a Palazzo e la coricò nel suo letto. Quando la Principessa si alzò, disse al padre:
"Questa notte ho fatto uno strano sogno: mi è parso di essere sollevata e portata via alla velocità del vento. Mi ritrovai nella camera di un soldato che mi ha costretto a sbrigare ogni sorta di faccende come fossi stata la sua serva. So che è solo un sogno, ma sono stanca morta e ho tutte le ossa rotte".
Ma il Re disse:
"Ascoltami: fa' un forellino nella tasca e riempila di piselli: chissà, il sogno potrebbe anche essere vero, e, in questo caso, i piselli, cadendo lungo la strada, ci indicheranno la via".
La fanciulla seguì il consiglio paterno, ma l'omino nero aveva udito, non visto, le parole del Re e, quando si fece sera e il soldato gli ordinò di andare a prendere di nuovo la Principessa, egli disseminò di piselli tutte le strade della città, così lo stratagemma ideato dal Re non sortì alcun effetto e la Principessa dovette lavorare come una serva fino al canto del gallo.
L'indomani, quando le guardie percorsero le strade in cerca della scia di piselli, scoprirono che tutta la città ne era piena, e che la gente gridava:"Stanotte, son piovuti piselli!"
Allora, il Re si convinse che quello della Principessa non era affatto un sogno, e, furioso ed umiliato, le disse:
"Stanotte, coricati con le pantofole ai piedi, e, se dovesse tornare il tuo rapitore, nascondi una pantofolina nella stanza in cui è solito portarti".
Per la terza volta, il soldato ordinò allo gnomo di portargli la Principessa.
L'omino nero disse: "Obbedisco, ma ti consiglio di fuggire da qui non appena l'avrò riportata a Palazzo, domattina!"
Ma il soldato non se ne dette per inteso.
La Principessa nascose una delle sue pantofoline sotto il letto, e, la mattina seguente, quando fu sana e salva a Palazzo, il Re ordinò che venisse frugata ogni casa, stanza e locanda della città, e le guardie trovarono la pantofola sotto il letto del soldato, che fu catturato e gettato in prigione. Così, coperto di catene, guardava fuori dalla finestrella della sua cella, rammaricandosi d'aver dimenticato la luce azzurra nella sua stanza. Ad un tratto, vide passare uno dei suoi antichi camerati, lo chiamò e in cambio di un ducato - tutto ciò che aveva in tasca - quello si recò nella sua stanza e gli portò la luce azzurra. Il soldato accese la sua pipa alla luce azzurra e subito comparve il piccolo gnomo nero.
"Non aver paura! - gli disse - Va' tranquillamente dovunque ti condurranno, ma tieni sempre con te la luce azzurra".
Il giorno dopo, il soldato fu processato e condannato a morte. Quando lo condussero sulla strada per la forca, implorò un'ultima grazia dal Re.
"Quale?" domandò il Re.
"Un ultimo tiro dalla mia pipa."
"Anche tre, se ti va - rispose il Re - ma non sperare che ti risparmi la vita!".
Allora, il soldato tirò fuori la sua pipa e l'accese alla luce azzurra, ed ecco comparire l'omino nero, con un randello in mano.
"Padrone, cosa comandi?"
"Uccidi il giudice che mi ha condannato e il Re che mi ha trattato così crudelmente e tutta la Corte, ma risparmia la Principessa perché è innocente dei torti di suo padre, e l'ho già fatta soffrire abbastanza", disse il soldato.
E lo gnomo cominciò a menar colpi a destra e a manca e la gente cadeva come birilli, tanto che il Re si gettò ai piedi del soldato implorando che gli risparmiasse la vita, e gli consegnò il Regno e sua figlia in sposa.



Olga Kondarova


Grimm n.116, "Das blaue Licht"
Classificazione: AaTh 562 [The Spirit in the Blue Light]
Traduzione: Mab's Copyright.
Il testo in lingua originale è nella pagina Brüder Grimm.

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