martedì 21 gennaio 2014

Il Vampiro, Russia (Afanas'ev n. 363)

Molte fiabe mediorientali esaltano il valore della sabr', uno straordinario esercizio della pazienza come mezzo per vincere la sofferenza. Un esempio, per chi lo abbia letto (già postata nel Blog), è la fiaba dei Grimm, "La Figlia della Madonna", di sicura origine orientale. Storia, protagonisti, e, soprattutto, il significato, sono, però, in Occidente, completamente sovvertiti. La Madonna, nella fiaba mediorientale, è uno sheikh, maestro in una scuola coranica, scoperto da una piccola allieva mentre divora una giovane sposa. Da quel momento, perseguiterà la bambina, divenuta fanciulla e poi sposa di un principe, chiedendole ripetutamente di confessare ciò che ha visto. Ad ogni diniego, subisce una terribile disgrazia. Come la Madonna, anche lo sheikh le sottrae i figli neonati, lasciando che venga sospettata di averli divorati, e, come la Madonna, in realtà, non li uccide, ma li cresce e li educa. E, dopo aver saggiato la sabr' della loro madre, glieli restituisce il giorno in cui si celebrano le nozze del marito con un'altra donna.
L'eroica capacità di sopportazione della protagonista, nella fiaba tedesca, e nelle consimili europee, (dove rientra nel tipo Barbablu), diventa, al contrario, ostinazione nel peccato d'orgoglio che le impedisce di confessare la trasgressione, l'apertura della porta proibita.
In Russia, la funzione dello sheikh e della Madonna è svolta da un vampiro, e si avvicina al tipo "The False Lover", (Il Fidanzato Brigante, Mr Fox...), piuttosto che a Barbablu. Ecco la fiaba.


Gilbert A.Y.




n un certo stato, in un certo reame, c'era una volta un vecchio e una vecchia. Avevano una figlia, Marusja. Nel loro villaggio c'era l'abitudine di festeggiare S.Andrea, primo apostolo. Le ragazze si riuniscono in un'izba, cuociono delle frittelle, e si divertono per un'intera settimana, e magari anche di più. Ed ecco che arrivarono al giorno della festa, le ragazze si riunirono, prepararono le frittelle, come si doveva; la sera arrivarono i giovanotti con il flauto, portarono i vini, cominciò la danza, cominciò la baldoria con gran baccano. Tutte le ragazze ballano bene, ma Marusja è la più brava di tutte! Dopo un po' entra un giovanotto:  ma che meraviglia! Sangue e latte! E' vestito in modo ricco, pulito. "Salute, - dice - belle ragazze!"
"Salute, bravo giovane!"
"Buon divertimento!"
"Ti chiediamo di divertirti con noi!"
Qui egli trasse un borsellino pieno d'oro, mandò a ordinare del vino, delle noci, del panpepato; in un momento tutto fu pronto. Egli cominciò ad offrire roba da mangiare e da bere a ragazze e ragazzi, accontentò tutti. E poi si mise a danzare era proprio bello vederlo! Più di tutti lo ammirava Marusja, così le andava a garbo.

Gilbert A.Y.

Venne il momento in cui dovettero lasciarsi ciascuno a casa sua. Dice il giovanotto a Marusja:
"Marusja, vieni! Accompagnami!".
E Marusja lo accompagnò.
Egli dice "Marusja, cuore mio! Vuoi sposarmi?"
"Se tu mi volessi, volentieri accetterei! Ma tu di dove sei?"
"Ecco, io vengo dal tale luogo, e vivo presso un mercante, come commesso".
Qui si lasciarono. e ciascuno andò per la sua strada.
Marusja tornò a casa, e la madre le chiese:
"Ti sei divertita, figliola?"
"Sì, mamma, e ti devo dire una cosa, una gioia. C'era uno venuto da fuori, un bravo giovane, un bel giovane, con molti soldi. E mi ha promesso di sposarmi."
"Ascolta, Marusja, quando domani andrai dalle ragazze, porta con te un gomitolo di filo. Quando lo accompagnerai, annoda un filo a un suo bottone, e poi lascia che il gomitolo si svolga piano piano, grazie a questo filo riuscirai a sapere dove abita."
Il giorno dopo, Marusja andò alla serata e prese con sé il gomitolo di filo. Di nuovo arrivò il giovanotto:
"Salve, Marusja!"
"Salve!"
Cominciarono a giocare, a ballare.
Più di prima si attacca a Marusja, non la lascia di un passo. E già viene il tempo di tornare a casa.
"Marusja - dice l'ospite - accompagnami."
Marusja uscì in  strada, si salutarono, e Marusja si mise a salutarlo, e intanto gli legò a un bottone il filo. Lui se ne andò per la sua strada, e Marusja svolse poco a poco il suo gomitolo, e il gomitolo si srotola. Marusja corse dietro al filo: dove viveva il fidanzato?
All'inizio il filo seguì la strada, poi passò sopra palizzate, attraverso canali, e condusse Marusja proprio in chiesa, alla porta principale. Ma la porta era chiusa. Marusja girò intorno alla chiesa, trovò una scala, l'appoggiò ad una finestra e guardò che cosa succedeva. Il suo bel fidanzato sta presso una bara e sta mangiando il morto. Allora tenevano per una notte i cadaveri in chiesa. Marusja avrebbe voluto piano scendere dalla scala ma per lo spavento non fu molto attenta e fece rumore. Fugge a casa, è così spaventata che le pare che la stiano inseguendo. Arrivò a casa mezzo morta dalla paura.
Il mattino, la madre le chiede:
"Allora, Marusja, hai visto il tuo giovanotto?"
"Sì, l'ho visto, matuska!"
Ma quello che ha visto non lo vuole raccontare. La sera, Marusja è tutta pensierosa, andare o non andare alla festa?
"Va' - dice la madre -  e gioca finché sei giovane!"
Marusja va alla festa, e l'impuro è già là. Di nuovo cominciano i giochi, le risate, le danze. Le ragazze non sanno nulla. Si salutarono per andare a casa. L'impuro dice:
"Marusja, accompagnami!"
Lei non vuole andare, ha paura.
"Che ti succede? Hai vergogna? Su, vieni, accompagna questo bravo ragazzo!"


Gilbert A.Y.

Non c'è niente da fare: Marusja lo accompagna. Non appena furono in strada lui le chiede:
"Tu ieri sei venuta nella chiesa?"
"No."
"Hai visto quello che io facevo là?"
"No."
"Beh, domani tuo padre morrà!", disse, e sparì.
Marusja tornò a casa, triste e infelice. Il mattino si alzò: suo padre giace morto. Lo piansero e lo misero nella bara; la sera la madre va dal prete; Marusja rimase sola.
"Allora andrò dalle amiche."
Ci va, e là trova l'impuro.
"Salute, Marusja! Perchè non sei allegra?"
"Ma quale allegria? E morto mio padre."
Tutti sono tristi con lei, e lo è anche l'impuro, come se non fosse colpa sua, il maledetto. Si salutarono, ciascuno se ne andò a casa sua.
"Marusja - dice l'impuro - accompagnami."
Lei non vuole.
"Che succede, Marusja, che ti succede, piccola? Di che hai paura? Accompagnalo!", insistono le ragazze. Uscirono in strada:
"Dimmi, Marusja, sei stata in chiesa?".
"No."
"Hai visto che cosa ho fatto?"
"No."
"Beh, domani tua madre morirà!", disse, e sparì.
Marusja tornò a casa ancora più triste; trascorse la notte ;il mattino si svegliò: la madre giace morta. Marusja pianse l'intero giorno. Ecco, il sole scese, si fece buio tutto in giro; Marusja ha paura a stare da sola, e va dalle amiche.
"Salute! Che ti succede? Hai la faccia sconvolta!" dissero le ragazze.
"Come posso essere felice? Ieri è morto mio padre, oggi è morta mia madre."
Poverina, infelice la compassionano. Ed ecco viene il tempo di lasciarsi.
"Marusja! Accompagnami", dice l'impuro.
Marusja uscì per accompagnarlo.
"Dimmi, sei stata in chiesa?"
"No!"
"Hai visto quello che ho fatto?"
"No!"
"Beh, allora domani verso sera morirai!"
Marusja passò la notte con le amiche, il mattino si alza e pensa: 'Che cosa devo fare?' Si ricordò di avere una nonna, vecchia, vecchissima, già divenuta cieca a causa dei molti anni. 'Andrò da lei per chiedere consiglio'.
Andò dalla nonna:
"Salute, nonnina!"
"Salute, nipotina! Come te la passi? Come stanno il papà e la mamma?"
"Sono morti, nonnina!", e qui Marusja raccontò tutto quel che le era successo. La vecchietta ascoltò e dice:
"Oh, disgraziata mia! Va' subito dal pope, e chiedigli questo: non appena sarò morta, digli, che scavino una fossa sotto la soglia di casa, e che non mi portino fuori dall'izba passando attraverso la porta, ma che mi trascinino attraverso quell'apertura, quella fossa. E chiedi che ti seppelliscano ad un crocicchio, là dove le strade si incontrano".
Marusja andò dal pope, pianse tutte le sue lacrime, e chiese che facessero come le aveva insegnato la nonnetta. Tornò a casa, comprò una bara, vi si coricò, e morì subito. Lo dissero al prete: egli seppellì dapprima il padre e la madre di Marusja. E poi lei. La trasportarono sotto la soglia, e la seppellirono ad un crocicchio.
Poco tempo dopo, al figlio di un bojaro accadde di passare vicino alla tomba di Marusja, e su quella tomba era nato un meraviglioso fiore, un fiore che nessuno aveva mai visto. Dice il signorino al suo servo:
"Va', prendi quel fiore con la sua radice, lo portiamo a casa, e lo mettiamo in un vaso: che fiorisca in casa nostra!"
Ed ecco che strapparono il fiore, lo portarono a casa, lo misero in un vaso smaltato e lo collocarono alla finestra. Il fiore cominciò a crescere, diventò bello. Accadde che una notte il servo non riusciva a dormire. Guarda il vaso e vede che si sta compiendo un prodigio: a un tratto il fiore si mise a oscillare, dal suo ramo cadde a terra, e si trasformò in una bella ragazza. Il fiore era bello, ma la ragazza ancora più bella! La ragazza camminò in su e in giù per la camera, prese diverse bevande e cibi, bevve e mangiò, poi diede un colpo al pavimento, si trasformò di nuovo in fiore, salì sulla finestra, e si posò sul suo ramicello.

Sam Weber

Il giorno dopo, il servo raccontò al padrone il prodigio a cui aveva assistito.
"Ah, fratello, perché non mi hai svegliato? Questa notte faremo la guardia tutti e due".
Scese la notte, essi non dormono, aspettano. Proprio a mezzanotte il fiore comincia a muoversi, a volare da una parte all'altra, poi cadde in terra, e comparve la bella ragazza la quale si procurò cibo e bevande, e si sedette a cenare. Il signorino corse fuori, la prese per le bianche mani e la trascinò nella propria stanza. Non riusciva neanche a guardarla troppo: era troppo bella, una bellezza abbacinante. Il mattino dice al padre e alla madre:
"Permettete che io mi sposi: mi sono trovato una fidanzata".
I genitori lo permisero. Marusja gli dice:
"Io ti sposo soltanto a patto che per quattro anni non si vada in chiesa".
"D'accordo!".



Così si sposarono, vivono insieme un anno, due anni, misero al mondo un figlio. Una volta vennero da loro degli ospiti; giocarono, scherzarono, bevvero, si misero a vantare le proprie mogli. Una era brava e bella, l'altra ancora più brava e più bella.
"Beh, come volete - dice il padrone - ma meglio della mia sposa al mondo non c'è nessuna"
"Sì, ma non è battezzata!", rispondono gli ospiti.
"Come?"
"Non va mai in chiesa."
Queste parole sembrarono al marito offensive. Aspettò la domenica e ordinò alla moglie di prepararsi per andare a messa.
"Non voglio sapere niente! Preparati subito!"
Si prepararono dunque, e si recarono in chiesa. Entra il marito, non vede nessuno. Ma lei guarda, presso la finestra è seduto l'impuro:
"Ah, eccoti dunque! E allora sei stata in chiesa quella notte?"
"No!"
"Allora domani moriranno tuo marito e tuo figlio!"
Marusja andò direttamente dalla chiesa alla sua vecchia nonna. Questa le dette un flaconcino di acqua santa, e un altro flaconcino di acqua viva, e le disse quello che doveva fare.
Il giorno dopo morirono il marito e il figlio di Marusja. E l'impuro volò da lei e le chiese:
"Dimmi, sei stata in chiesa?"
"Sì."
"E hai visto ciò che facevo?"
"Divoravi un cadavere!" Nel dire questo spruzzò l'impuro di acqua santa e quello si disperse in polvere. Dopo di che spruzzò il marito e il figlio di acqua viva, ed essi subito rivissero, e da quel momento non conobbero né dolore, né abbandono, ma vissero inseme a lungo felicemente.

Remnev A.

Traduzione: Bazzarelli, Guercetti, Klein.





Nessun commento: